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sabato 16 luglio 2016

IL FORMICOLIO



Il formicolio a mani e gambe è una sensazione anormale che, oltre a generare fastidio, è anche motivo di preoccupazione, poiché non sappiamo cosa lo causa. Anche se il formicolio di solito interessa diverse parti del corpo, si presenta con maggiore frequenza nelle mani, nei piedi, nelle braccia o nelle gambe. All’inizio lo ignoriamo, ma quando si avverte di frequente e senza una ragione concreta, significa che c’è qualcosa che non va bene nel nostro organismo, è il sintomo di qualche malattia.

Esso può essere causato da un’ampia varietà di condizioni, come ad esempio una lesione da compressione (es. frattura o lussazione, ernia discale, lesione al collo o alla schiena, sindrome del tunnel carpale, lesione alla testa, pressione a carico di un nervo, dovuta ad una massa crescente o ad un tumore, permanenza nella stessa posizione per troppo tempo, causando la compressione di un nervo).

Il formicolio agli arti può essere dovuto, però, anche a malattie (es. diabete, tiroide inattiva o ipoattiva, infezioni come l’Herpes zoster, sclerosi multipla, crisi epilettiche o convulsioni, ictus, attacco ischemico o transitorio). Altre cause includono: abuso di alcolici o tabacco, carenza o eccesso di vari minerali come calcio, sodio, potassio, avvelenamento da metalli pesanti, effetti collaterali o interazioni di determinati farmaci, esposizioni a radiazioni o radioterapia, carenza di vitamina B12. Il formicolio può accompagnare altri sintomi, variabili a seconda della malattia, tra cui: pelle bluastra o fredda, intorpidimento o dolore nella stessa zona o nell’area circostante il punto interessato, debolezza muscolare, eruzione cutanea specie ad un solo lato del tronco, crisi epilettiche o convulsioni, improvvisi cambiamenti a carico della vista, perdita della vista o dolore oculare.

Il formicolio può essere uno dei sintomi della cosiddetta ipoestesia, una perdita della sensibilità, accompagnata da questa fastidiosa sensazione. Nel caso in cui avvertiate questi sintomi, bisogna fare molta attenzione perché potrebbe essere un disturbo tutt’altro che passeggero.

Quando una persona presenta problemi circolatori, è possibile che ogni tanto avverta una sensazione di formicolio. Si può avvertire questa sensazione anche nel caso di fatica e/o esaurimento nervoso. 

La malattia di Buerger è associata al consumo di tabacco. All’inizio si presenta con un dolore provocato dalla mancanza di flusso sanguigno a mani e piedi, condizione conosciuta come claudicatio intermittens. La persona avverte un formicolio costante e le si addormentano le mani, in seguito le dita di mani e piedi. Questa patologia è molto delicata, poiché se non viene tratta può, presentare complicazioni come la necrosi.



Il diabete è una delle malattie più comuni al giorno d’oggi, che si verifica quando i livelli di zucchero nel sangue aumentano. Il formicolio è un sintomo tipico di questa malattia, poiché si può presentare un flusso sanguigno insufficiente che di conseguenza può provocare questa fastidiosa sensazione di formicolio nelle gambe e nei piedi. Questo sintomo può indicare la presenza di ulcere, che bisogna trattare in tempo per evitare la formazione di necrosi.

Mani e gambe che si addormentano e formicolano è uno dei primi sintomi che si presenta nelle persone che soffrono di sclerosi multipla. Questa malattia può presentare, inoltre, sensazione di bruciore e maggiore sensibilità. Questo tipo di sensazioni dipendono dall’insufficienza del flusso sanguigno nelle zone interessate e da problemi al sistema nervoso.

La polineuropatia demielinizzante infiammatoria acuta o AIDP (sigla in inglese) è una di quelle malattie poco comuni che impedisce ai nervi di inviare segnali ai muscoli del corpo. Il formicolio è uno dei sintomi di questa malattia, e di solito si presenta nei piedi e nelle gambe, anche se col passare del tempo si estende anche alle braccia e alle mani.

Il formicolio alle estremità che di solito molte persone avvertono durante la notte può essere associato anche al disturbo noto come sindrome delle gambe senza riposo. Il formicolio è uno dei principali sintomi, ma non l’unico. Chi ne soffre può anche avvertire dolore, crampi e prurito, accompagnati da problemi di insonnia poiché diventano più forti durante le ore notturne. Questa sindrome può essere causata da anemia, insufficienza renale o neuropatie periferiche.

Il formicolio può essere lieve e derivare dalla semplice pressione a carico di un nervo, come quando un piede o una gamba si intorpidiscono (comunemente definiti "addormentati") dopo essere stati seduti nella medesima posizione per lungo tempo.

In alcuni casi, il formicolio può essere un sintomo di una condizione estremamente grave che necessita di essere valutata immediatamente in un contesto di emergenza. Occorre chiamare il 118 quando l’individuo sperimenta sintomi gravi come: variazione del livello di coscienza o vigilanza, variazione dello stato mentale o improvviso cambiamento del comportamento (es. stato confusionale, delirio, letargia, allucinazioni), incontinenza fecale, confusione nell’esprimersi o non essere in grado di parlare, intorpidimento o debolezza ad un solo lato del corpo, paralisi, parestesia a seguito di una lesione a testa, collo o schiena, improvvisi cambiamenti a carico della vista, perdita della vista o dolore oculare, movimento incontrollabile, incontinenza urinaria. Quando il formicolio si presenta in modo continuato, invasivo e si ha la sensazione che si stia spandendo in un’aria più vasta del corpo , è indispensabile rivolgersi allo specialista, che è in grado di guidarci nell’individuazione di ventuali patologie gravi che possono associarsi a un disagio apparentemente innocuo come la parestesia.

La terapia medica varia in base al tipo di disturbo sotteso dietro ai formicolii. Se sono passeggeri e causati dalla pressione continuata di un nervo, è possibile mettere in atto semplici azioni mirate a farlo passare più rapidamente (es. per svegliare un piede intorpidito, basterà esercitare una pressione per alcuni secondi, con la punta del piede verso l’alto e il tallone a contatto con il pavimento oppure massaggiando delicatamente la parte interessata finchè il formicolio cesserà di infastidire. E’ utile anche far scorrere dell’acqua fredda sull’area del corpo colpita. Se dietro la parestesia si nasconde una carenza vitaminica, l’assunzione di una dosa giornaliera di integratori potrebbe risolvere il problema. Nel caso di formicolio come conseguenza di una reazione allergica scaturita dal contatto con metalli pesanti, rivolgetevi ad un allergologo. Nel caso in cui dietro la parestesia sia causata da una carenza vitaminica, l’assunzione di una dose tal senso, può essere necessario indagare sulle cause rivolgendosi a un bravo allergologo.
Per evitare il formicolio ai piedi e alle dita dei piedi, tra i più diffusi, evitate di indossare i tacchi alti o le calzature che stringono troppo le dita o, se proprio non riuscite ad abbandonare quest’abitudine, avvaletevi dell’aiuto delle solette. Occhio a non praticare allenamenti ad alto impatto, facendo stretching prima di fare esercizi fisici, anche qui con scarpe adeguate da corsa e da ginnastica su superfici piane. Scegliete validi sport alternativi che non provocano formicolii, tra cui nuoto e ciclismo, cercate il più possibile di perdere peso perché è risaputo che sovrappeso e obesità aumentano questa fastidiosa sensazione. Dato che lo stare seduti a gambe incrociate o accavallate per lunghi periodi può portare ad una certa insensibilità, cambiate spesso posizione per aiutare la circolazione sanguigna e liberare le arterie strozzate. Indossate calze a compressione e calzini per aumentare la sensibilità delle dita, riducete l’alcol e tenete i piedi a caldo con una coperta riscaldata.




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venerdì 6 maggio 2016

LAVIAMOCI LE MANI



Il lavaggio delle mani è il mezzo più idoneo ed efficace per prevenire la trasmissione delle infezioni. E’ molto importante quindi che tutti prima e dopo essere stati in ambienti molto frequentati assumano come abitudine quella di lavarsi le mani accuratamente.

Avere le mani pulite è il primo passo per ridurre il rischio di infezioni virali e batteriche: molti studi hanno trovato che il 15-30% delle infezioni che si verificano in ospedale possono essere prevenute con una accurata igiene delle mani. Le mani infatti sono un veicolo di trasmissione perché le cellule più esterne dell’epidermide sono normalmente abitate (colonizzate) da microbi (batteri e funghi) che nell’insieme formano la flora batterica. La pratica di igiene delle mani ha l’obiettivo di eliminare rapidamente la flora batterica riducendo così il rischio di trasmissione delle infezioni. Perché il lavaggio sia efficace è necessario rispettare la tecnica corretta avendo l’accortezza di togliere anelli, braccialetti perché comportano un aumento del numero di microrganismi presenti sulle mani.
Lavare le mani tutte le volte che sono visibilmente sporche non è sufficiente per ridurre il rischio di infezioni virali e/o batteriche. E’ importante abituarsi a lavarsi le mani:
- prima di preparare da mangiare;
- prima di mangiare;
- prima e dopo essere stati vicini a qualcuno che è malato;
- prima e dopo aver medicato una ferita;
- dopo essere andati in bagno;
- dopo aver cambiato il pannolino a un bambino;
- dopo aver starnutito o dopo essersi soffiati il naso;
- dopo aver toccato un animale.

I germi, sono ovunque e si spostano facilmente da un punto all'altro utilizzando l'acqua, gli oggetti, gli esseri viventi e le particelle di polvere come navicelle di trasporto. Quando trovano un ambiente ideale o comunque protetto, vi si annidano e, se le condizioni ambientali lo consentono, proliferano moltiplicandosi ad un ritmo impressionante.
Durante la giornata, le nostre mani vengono a contatto con numerosi oggetti, spesso con animali e con alimenti che pullulano di microrganismi (pensiamo, ad esempio, alle banconote, ai sostegni dei mezzi pubblici, alle maniglie delle porte, agli attrezzi della palestra, alle stuzzicherie sul bancone del bar o ai pulsanti degli strumenti elettronici). Anche se la maggior parte di questi germi è innocua, alcuni microrganismi possiedono caratteristiche patogene. Basti pensare alla diffusione di certe malattie, come il colera, l'ascaridiasi, la salmonellosi e l'epatite A, nei Paesi dove le norme igieniche generali e personali sono particolarmente carenti.
Senza scomodare patologie fortunatamente rare nel nostro Paese, prendiamo in esame il raffreddore, la temuta toxoplasmosi, la congiuntivite, gli ossiuri o le comuni "influenze intestinali": a detta degli esperti, è sufficiente lavarsi le mani ogni volta si esce dalla toilette o si manipolano gli alimenti, per abbattere considerevolmente il rischio di infezione. In caso contrario, questi germi possono penetrare nell'organismo quando le mani vengono portate al naso, alla bocca, agli occhi o passano su ferite aperte, anche impercettibili ad occhio nudo.
Alcuni batteri, inoltre, hanno sviluppato una notevole resistenza agli antibiotici ed è quindi importante prevenire l'infezione lavandosi accuratamente le mani, soprattutto se la persona ha un sistema immunitario debilitato (un banale raffreddore potrebbe complicarsi in una bronchite cronica).

Quando si parla di igiene personale, non è importante rispettare solo le indicazioni sul momento opportuno per lavarsi le mani, ma anche quelle inerenti la corretta tecnica di lavaggio e detersione. Un risciacquo veloce, infatti, non è sufficiente per eliminare il problema.
Utilizzare sapone ed acqua corrente, preferibilmente calda.
Lavare accuratamente tutte le superfici, compresi i polsi, i palmi ed il dorso delle mani, le dita e lo spazio al di sotto del margine libero delle unghie
Sfregare le mani tra di loro e strofinare tutte le superfici per almeno 20 secondi
Risciacquare abbondantemente.
Asciugare le mani con l'apposita carta usa e getta, con un asciugamano personale pulito o con un dispositivo ad aria calda
Qualora il lavandino sia dotato dei vecchi rubinetti o dei più moderni ma antigienici miscelatori, questi andrebbero chiusi con le mani protette dalla carta usa e getta
Eventualmente, applicare una crema idratante per prevenire le irritazioni dopo l'utilizzo di detergenti troppo aggressivi o dopo un lavaggio prolungato.

Il comune sapone è sufficiente per rimuovere i germi dalle mani, ma in assenza di acqua si può ricorrere ai cosiddetti hand sanitizers, moderni e speciali saponi a base alcolica per lavare le mani a secco. Sempre negli ultimi anni, sono comparsi nella grande distribuzione detergenti dotati di azione battericida, ma più del prodotto scelto è fondamentale rispettare la corretta tecnica di lavaggio (anche perché gli agenti antibatterici potrebbero aumentare la resistenza batterica.



Studi clinici condotti nel 2006 in occasione dell'epidemia di SARS hanno rivelato che lavandosi le mani almeno 10 volte nell'arco della giornata il contagio del virus si riduceva del 55%.
In molte parti del mondo lavarsi le mani con il sapone è un'abitudine niente affatto radicata. Indagini condotte sulla popolazione adulta in diversi Paesi fanno emergere scenari preoccupanti, con percentuali di utilizzo di acqua e sapone che vanno da zero a poco oltre il 30% dei soggetti monitorati.
Il lavaggio delle mani con sapone da parte delle levatrici tradizionali prima del parto assicura un incremento nei tassi di sopravvivenza perinatale fino al 44%.
Contrariamente a quanto sia dato pensare, lo scarso uso del sapone è dovuto più a scarse nozioni di igiene che a problemi di ordine economico. Ricerche recenti dimostrano che il sapone è presente nel 95% delle famiglie dell'Uganda, nel 97% delle case del Kenya e nella totalità delle famiglie peruviane. Esso però è usato principalmente per lavare i panni o le stoviglie, e per fare il bagno o la doccia, non per il lavaggio regolare delle mani durante la giornata.
La pratica del lavaggio delle mani si è dimostrata capace anche di ridurre l'assenteismo scolastico. In Cina, ad esempio, il tasso di assenze nelle scuole dove era stata effettuata la sensibilizzazione sui problemi igienici e la distribuzione delle saponette è stato inferiore del 54% rispetto alla media nazionale.



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domenica 3 gennaio 2016

IL BALLO DI SAN VITO




Il ballo di San Vito, il cui nome scientifico è còrea di Sydenham, è un disturbo del movimento che si presenta con la febbre reumatica e movimenti a scatto scoordinati (corea) che si verificano soprattutto nel viso, nelle mani e nei piedi. La malattia è di solito latente e si mostra fino a 6 mesi dopo l'infezione acuta, ma può occasionalmente essere il sintomo di presentazione della febbre reumatica. La corea di Sydenham si verifica più frequentemente nelle femmine rispetto ai maschi e la maggior parte dei pazienti sono bambini al di sotto dei 18 anni di età. L'insorgenza nell'età adulta è relativamente rara e la maggior parte dei casi sono associati con una esacerbazione della condizione dopo averla già sperimentata durante l'infanzia.

Il nome della malattia ha origine nel suo scopritore Thomas Sydenham (1624-1689). La definizione ballo di San Vito fa riferimento all'omonimo santo, martire cristiano morto nel 303 d.C., patrono dei danzatori.

La còrea di Sydenham è uno dei principali segni della febbre reumatica acuta, ed in alcuni pazienti anche l’unico. Essa si verifica più spesso nelle ragazze prima della pubertà, ma può essere vista anche nei ragazzi e si manifesta con:
Movimenti incontrollabili e senza scopo di diversi gruppi muscolari (simili agli spasmi);
Perdita del controllo motorio, in particolare delle dita e delle mani;
Perdita del controllo emotivo, con attacchi di pianto o risate inappropriate;
Sintomi della febbre reumatica.



Ci può essere stato di recente un mal di gola durato diverse settimane che può aver scatenato la còrea di Sydenham. Le analisi del sangue che possono mostrare segni di febbre reumatica includono la velocità di eritrosedimentazione (VES) e quelli per identificare se il bambino ha avuto un’infezione da streptococco.

Gli antibiotici sono indicati contro gli streptococchi, i batteri che causano la febbre reumatica. Il medico può prescrivere antibiotici preventivi (profilassi antibiotica). La terapia di supporto è necessaria per controllare i sintomi della còrea di Sydenham, specialmente per quanto riguarda i movimenti costanti. La sedazione può essere consigliata in casi gravi.

Il ballo di San Vito passa di solito in pochi mesi. In rari casi, una forma insolita della malattia può iniziare più tardi nella vita. Nessuna complicazione è prevista.

Prestare particolare attenzione alle denunce di mal di gola dei bambini ed ottenere un trattamento precoce per prevenire la febbre reumatica acuta. Se vi è una forte storia familiare di febbre reumatica, essere particolarmente vigili perché i vostri figli possono avere maggiori probabilità di sviluppare questa infezione.

La corea cronica (o corea di Huntington) ha gli stessi sintomi dell’acuta, ma si manifesta in età adulta e porta alla demenza. È ereditaria e viene trasmessa  dai due sessi; si manifesta in media nella metà dei figli.



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martedì 29 dicembre 2015

INCIDENTI DI CAPODANNO



E' a Capodanno che si verifica il maggior numero di incidenti, talvolta mortali, provocati dall'abitudine di accendere petardi e fuochi d'artificio senza adottare adeguate misure di sicurezza per tutelare la salute delle persone. Le principali lesioni sono su mani, viso, occhi, parti del corpo per le quali è importante un rapido accesso in ospedale.

Gli incidenti più gravi derivano, quasi sempre, dalla mancata adozione delle misure di sicurezza imposte dalla legge e dalle precauzioni suggerite dal buon senso. Dal punto di vista statistico i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sono i più colpiti dalle esplosioni e gli organi più interessati sono mani e occhi. Spesso sono proprio loro, i più giovani che credono di mostrare il loro coraggio usando i fuochi in modo spavaldo, a meravigliarsi dei danni che possono provocare giochi pirotecnici apparentemente innocui. Anche se può sembrare strano, molti incidenti avvengono il "giorno dopo" a causa dei botti inesplosi che si trovano per strada, in un giardino o dietro una macchina.

Pericolosi in se’, da maneggiare con cura e attenzione, diventano pericolosissimi se non sono realizzati a regola d’arte. E in realtà il mercato dei fuochi pirotecnici abusivi e fuori norma continua purtroppo a fiorire. L’allarme è lanciato da FareAmbiente, con il suo consueto rapporto di fine anno. Dai dati della Consulenza statistica attuariale dell’Inail – sottolinea il rapporto – emerge che dal 2012 al 2014 sono stati 72 gli incidenti sul lavoro registrati nel settore dei fuochi pirotecnici e di questi 12 hanno avuto esito mortale. A questi si sono aggiunti nel 2015 i 14 morti causati dagli incidenti di Qualiano e Modugno, dove il 13 maggio 2015 e il 24 luglio sono morte 4 e 10 persone. In Italia il comparto, secondo l’Inail conta meno di 300 aziende, per un totale di circa 500 lavoratori, a questi si devono aggiungere le aziende che lavorano in nero e quindi non censite (che sono almeno un altro 30% che si sommano a quelle censite). Il 60% degli infortuni dal 2010 al 2014 hanno subito ferite e contusioni, in particolare agli arti inferiori e alla testa. Tra le cause più frequenti si registrano la “perdita di controllo di macchinari/utensili” (più di un terzo dei casi), lo “scivolamento, inciampamento con caduta” (un quarto dei casi) e ovviamente “esplosione, incendio” (un quinto dei casi). È il centro sud a subire i maggiori danni sul lavoro in suddetto comparto, anche perché è la zona in cui sono presenti in modo più capillare le imprese (di carattere principalmente familiare con in media due addetti). A questi tipi di incidenti si legano quelli causati dall’uso scorretto da parte degli utenti, che usano in modo inappropriato materiale esplosivo durante le festività natalizie. Nel 2014 sono stati del – 30% circa i feriti dal 2013, passando da 361 a 251, mentre il totale dei feriti con prognosi superiore a 40 giorni è sceso da 16 a 12. La città con il maggior numero di feriti è stato Napoli con 48 persone. I dati evidenziano anche una riduzione sul numero dei minori di 18 anni. In base ai dati scaturiti dall’indagine posta in essere dall’Ufficio Studi e ricerche di FareAmbiente, il 56% degli italiani acquista fuochi pirotecnici non a norma,il 46% sa che sono pericolosi ma sono convinti di poterli usare senza problemi. Il 62% del campione non rinuncerebbe mai a sparare fuochi pirotecnici in quanto fanno parte della tradizione. Il 12% è contrario in quanto possono causare problemi agli animali.



Il discriminante per l’acquisto, in caso di botti non è il prezzo (13%) ma il rumore e i colori ( 49%), seguito poi dalla sicurezza (25%). Analizzando i dati della Guardia di Finanza si evince come il periodo buio e pericoloso è il mese di dicembre, i dati evidenziano infatti come i sequestri sono inferiori al 10% di quelli totali (anno 2015). I dati evidenziano anche una riduzione nei sequestri fra il 2013-2014, con invece un incremento i persone denunciate a piede libero e arrestare. Nel 2015 sono invece aumentate le persone arrestate. In base ai dati scaturiti dall’indagine posto in essere dall’Ufficio Studi e ricerche di FareAmbiente, il 56% degli italiani acquista fuochi pirotecnici non a norma,il 46% sa che sono pericolosi ma sono convinti di poterli usare senza problemi.
Il 62% del campione non rinuncerebbe mai a sparare fuochi pirotecnici in quanto fanno parte della tradizione. Il 12% è contrario in quanto possono causare problemi agli animali. Il discriminante per l’acquisto, in caso di botti non è il prezzo (13%) ma il rumore e i colori (49%), seguito poi dalla sicurezza (25%).




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giovedì 1 ottobre 2015

PRANOTERAPIA



Il termine pranoterapia deriva dal sanscrito prāṇa, che significa "respiro vitale, energia vitale", e dal greco antico "θεραπεία (therapéia)", che significa "cura, guarigione" e quindi "terapia".

Il primo centro di pranoterapia nasce in Italia, a Torino, negli anni 1970; a partire dagli anni 1980 la parola "pranoterapia" conosce un successo dapprima presso gli stessi guaritori italiani che operano con l'imposizione delle mani e in seguito, grazie al rilievo mediatico delle pubblicità di numerosi pranoterapeuti, trasmesse dalle prime televisioni locali, la pranoterapia entra rapidamente nella cultura italiana, dapprima come fenomeno di costume (sono molti infatti coloro che si propongono come improbabili cartomanti-pranoterapeuti o astrologi-pranoterapeuti).

La pranoterapia si propone come continuazione ed evoluzione di antiche pratiche tradizionali, presenti solitamente nelle campagne italiane, usate da guaritori che operano con l'imposizione delle mani; integra la tradizione, generalmente legata alla dimensione soprannaturale e alla superstizione, tentando di dare una spiegazione scientifica o presunta tale del fenomeno, assorbendo talvolta le ipotesi del "magnetismo animale" dal mesmerismo e talvolta le ipotesi "energetiche" dalle filosofie orientali, che dalla fine del XX secolo stanno influenzando la medicina alternativa occidentale; a partire dagli anni 1990 la pranoterapia si manifesta come una realtà rilevante in Italia. Nonostante l'origine recente della parola, il fenomeno ha raggiunto una rilevanza tale che in italiano si usa chiamare col nome "pranoterapia" anche tutte quelle pratiche che presumono la guarigione tramite il semplice contatto delle mani di una persona, ritenuta dotata di qualche potere taumaturgico, con la parte malata.

Dalla metà degli anni 2000 si sta cercando di regolamentarne la professione; il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL), l'organo di rilievo costituzionale che ha tra le altre la competenza in merito, si sta avvalendo della consulenza di quattro associazioni di operatori allo scopo di definire i limiti e le competenze per tutelare sia la qualità dei trattamenti ricevuti sia la professionalità degli operatori. Siccome non si tratta di una terapia nel senso medico del termine, sono stati proposti i termini "prano-pratica" e "prano-tecnica". Attualmente un progetto di legge, riguardante tutte le discipline olistiche in generale compresa la prano-pratica, giace in parlamento dal 2006;  ad oggi la prano-pratica è regolamentata come professione solamente nella regione Toscana come disciplina bionaturale.

Fin dall’antichità, l’uomo ha avuto la  necessità per curarsi, di ricorrere alle figure del guaritore, dello sciamano, dell’uomo-medicina, del pranoterapeuta che insieme a erbe medicinali e rituali magici che in sinergia hanno garantito la sopravvivenza in ambienti ostili per la vita umana.
L’ applicazione della pranoterapia viene fatta con l’imposizione delle mani del pranoterapeuta  sul corpo del paziente  ad una distanza di pochi centimetri o apponendo le mani su organi, chacras, o seguendo i punti dei meridiani della Medicina tradizionale Cinese, come viene fatto anche per l’Agopuntura e per lo Shiatsu.



La Pranoterapia serve a ricreare o a rivitalizzare l’energia curativa propria di ogni essere vivente, come fa l’omeopatia, dando al corpo umano la possibilità di reagire alla malattia, diminuendo infezioni, irritazioni, infiammazioni aiutando così il Sistema Immunitario a ristabilire l’omeostasi.
Spesso si parla della differenza tra la Pranoterapia ed il Reiki, ebbene nella Pranoterapia si ha un passaggio del prana, dell’energia dell’operatore che tramite  le sue mani viene trasmessa nel corpo del paziente, nel reiki invece, l’operatore viene considerato un ponte tra l’energia universale ed il paziente.
Il Pranoterapeuta è una persona che possiede un’energia, un campo elettromagnetico vitale più forte della pluralità delle persone; grazie a questo “dono”, con l’imposizione delle mani esso può aiutare nel risolvere disturbi e/o patologie in maniera olistica (holos = intero) termine usato per indicare un approccio che cerca di vedere le persone nella loro interezza, l’individuo nella sua completezza e non la somma delle parti, fisiche o psichiche più o meno malate, ed è grazie a questo potenziale bioelettricomagnetico che il pranoterapeuta può riattivare blocchi energetici o psichici.

I pranoterapeuti avanzano alcune ipotesi per avvalorare il presunto funzionamento della pranoterapia pur non essendo alcuna di esse scientificamente provata.

Secondo l'ipotesi psicosomatica, priva di riscontri oggettivi, ogni malattia sarebbe psicosomatica in quanto le costituzione psicofisica del malato potrebbe avere un peso nell'insorgenza e nel decorso delle affezioni, ogni patologia influenzerebbe poi anche la psiche.

Le affezioni psicosomatiche sarebbero perciò dovute ad uno squilibrio di quello che i pranoterapeuti chiamano sistema psico-neuro-endocrino-immunologico che, quando si protraesse nel tempo e superasse la soglia di tolleranza, diventerebbe la causa o la concausa del disturbo fisico. Su questa convinzione si basano molte ricerche volte a trovare il nesso causale fra stress e malattia.

Secondo i pranoterapeuti la pranoterapia, e il trattamento aurico in particolare, comporterebbero non soltanto cambiamenti fisici ma anche psicologici, mentali ed emotivi, nel paziente. Il primo passo per raggiungere la buona salute consisterebbe nel non negare l'esistenza di un problema e nel non reprimere i sentimenti che questo suscita. La strada che conduce alla guarigione si articolerebbe poi in sette tappe, che ricalcano lo schema formulato da Elisabeth Kubler Ross sugli stadi della morte.

La Kubler Ross ha individuato cinque fasi di avvicinamento alla morte in malati terminali:

il rifiuto
la rabbia
il patteggiamento
la depressione
l'accettazione
Nel percorso verso la salute vi sono altre due tappe successive:

la rinascita
la ristrutturazione
L'ipotesi energetica, anch'essa priva di riscontri oggettivi, si basa sull'assunto che ogni cosa nell'universo sia costituita da una particolare forma di energia e che quindi anche l'uomo sarebbe il prodotto di cosiddetti campi energetici.



Nella tradizione indiana quest'energia prende il nome di prana da cui il nome di pranoterapia, ed è considerata l'elemento base delle diverse forme di vita.

Secondo questa ipotesi, esisterebbero dei micro campi magnetici causati dal flusso di entità chiamate biofotoni, servendosi di una cosiddetta immunoneuromodulazione farebbe attivare le difese immunitarie dell'organismo mediante la stimolazione delle zone linfatiche e di riflessi nervosi e farebbe avvenire la liberazione di "endorfine". In base a ciò, l'azione riequilibratrice energetica, si servirebbe dei chakra, che sarebbero delle specie di centraline bioenergetiche del corpo umano.

In tutti gli studi scientifici volti a comprovare eventuali poteri pranoterapici, tuttavia, non si è mai assistito ad alcuna irradiazione di energia paranormale da parte dei pranoterapeuti, né è mai stata trovata alcuna prova che gli stessi fossero in grado di produrre effetti benefici sul corpo di persone malate.

Il concetto che sta alla base dell'ipotesi naturale è l'energia vitale (prana). Il prana si troverebbe in tutte le cose animate, circondandole e penetrandole, per cui l'apparente mancanza di vita sarebbe dovuta a una minore manifestazione di questa energia.

Il prana sarebbe presente in tutte le manifestazioni della natura. Analogamente all'assimilazione dell'ossigeno nel sangue, il prana verrebbe concentrato nel sistema nervoso e scambiato con tutti i tessuti, donando loro forza e vitalità.

Gran parte delle persone che si sottopongono alla pranoterapia, avvertono sensazioni di diversa natura, quali calore, pesantezza, vento, freddo, benessere diffuso, sensazioni di svuotamento mentale, rilassamento, pizzicori, correnti elettriche.

Essendo il prana un concetto religioso mutuato dall'Induismo, tale pratica dovrebbe essere utilizzata per il benessere spirituale, tuttavia alcuni operatori e associazioni di operatori propongono la pranoterapia come pratica terapeutica, nonostante non abbia mai avuto alcun riscontro scientifico riguardante l'efficacia ad eccezione dell'effetto placebo.

In Italia da alcuni anni, allo scopo di tutelare sia la qualità dei trattamenti ricevuti sia la professionalità dei praticanti, alcune associazioni di operatori collaborano con il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) per definire limiti e competenze e regolamentarne la professione; per questo motivo, non essendo la pratica una terapia in senso medico, sono stati proposti i termini alternativi prano-pratica e prano-tecnica. Ad oggi la professione della prano-pratica è regolamentata solamente nella regione Toscana come disciplina bionaturale.

La pranoterapia si differenzia dalla pratica simile del reiki, al di là della terminologia utilizzata (prana e ki sono concetti paragonabili), in quanto nella pranoterapia si presuppone un passaggio di prana tra il corpo dell'operatore e il corpo del paziente mentre nel reiki l'operatore è considerato un mezzo per il presupposto passaggio di Rei, intesa come energia formante l'universo, e il paziente.

La pranoterapia non va confusa con il Pranic Healing, che è una disciplina spirituale complessa, basata anch'essa sul prana, ma che utilizza il concetto in modo differente ed elabora diverse tecniche oltre alla semplice imposizione delle mani.

La pranoterapia si fonda su basi filosofiche; tratto distintivo della pranoterapia è dato dalla gran parte di quei guaritori che, operando con l'imposizione delle mani, attribuiscono questa loro supposta capacità guaritrice ad un qualcosa (che alcuni chiamano "fluido", altri "forza" e altri "energia") che proverrebbe dall'interno del proprio corpo e, attraversando le mani, entra nel corpo del ricevente. Il termine "prana", introdotto per dare un nome a questo "qualcosa", è stato accolto con grande successo da numerosi guaritori italiani senza però mutuarne il significato religioso induista.

La pranoterapia si basa sui seguenti presupposti:

che esista il prana (o comunque un "fluido", una "forza" o un'"energia" a cui si può dare il nome di prana) il quale è presente in ogni corpo umano e in ogni organo del corpo umano, in maggiore o minore quantità da individuo a individuo e da organo a organo;
che il prana in un corpo o in un organo possa trovarsi in stati di maggiore o minore equilibrio, fino a trovarsi in stati di maggiore o minore squilibrio, e che all'equilibrio di prana corrisponda il benessere (del corpo o dell'organo) mentre allo squilibrio di prana corrisponda il malessere e addirittura la malattia;
che il prana si possa trasferire dal corpo dell'operatore al corpo del ricevente tramite l'imposizione delle mani in corrispondenza del malessere e che questo trasferimento possa riportare l'equilibrio nel prana (e quindi il benessere) di chi riceve.
Il primo punto fa parte della sfera religiosa o spirituale di una persona e dunque si trova al di fuori dell'indagine scientifica.



Il secondo punto, sostenendo che l'origine dei malesseri e delle malattie sia da attribuire a squilibri di una presunta "forza" o "energia" interna all'organismo, entra già in conflitto con la medicina in quanto è ormai provata l'esistenza di agenti patogeni (ossia in grado di causare malattie) la cui origine è esterna all'individuo.

Il terzo punto si può comunque sottoporre ad analisi sperimentale ed infatti sono stati effettuati diversi esperimenti volti a verificare se questo supposto passaggio di prana può migliorare le condizioni di un paziente, ma l'unica prova di efficacia riscontrata su pazienti sottoposti a pranoterapia è la stessa di un placebo.

Secondo la delibera del Consiglio regionale toscano n.1 del 28 gennaio 2009, il professionista di prano-pratica può operare secondo le seguenti competenze:

« Con una approfondita conoscenza delle funzionalità bio-elettromagnetiche dell'organismo, delle leggi dell'omeostasi bioenergetica e dell'interazione di campo tra esseri umani come viene inteso dalle grandi filosofie orientali, opera attraverso l'apposizione delle mani sia a piccola distanza che a contatto superficiale su specifiche zone del corpo con tecniche codificate, per stimolare i processi vitali della persona al fine di mantenere e rafforzare lo stato di benessere; inoltre educa a comportamenti che contribuiscono al benessere della persona attraverso il suo riequilibrio bioenergetico. »
(Consiglio regionale toscano)
Il presupposto fondamentale nell'evoluzione di questa definizione è che l'operatore non interviene per ripristinare uno stato di benessere partendo da uno stato di malessere (ossia non cura e non può curare nel senso medico del termine), bensì interviene per mantenere e rafforzare uno stato di benessere già esistente; in questo senso la prano-pratica è considerata, insieme con altre discipline definite "bionaturali", una medicina complementare dalla regione Toscana.

La Chiesa cattolica, mediante un documento della Conferenza Episcopale Italiana del 7 luglio 2000 sulle istituzioni sanitarie cattoliche, invita alla prudenza riguardo alle medicine alternative tra cui la pranoterapia: "un gruppo assai eterogeneo di pratiche terapeutiche, più o meno diffuse, più o meno conosciute. Senza entrare nel merito di una loro possibile efficacia, bisogna rilevare innanzitutto la possibilità di un eventuale danno per il paziente che vi si sottoponga, abbandonando al contempo una terapia più “tradizionale” ma di provata efficacia. Il secondo, più delicato problema, anche di ordine pastorale per la Chiesa, riguarda il possibile coinvolgimento, da parte di alcune di esse, con filosofie orientali difficilmente compatibili con la fede cattolica e qualche volta persino accompagnate da pratiche occultistiche. Pertanto la Chiesa deve sentirsi fortemente interpellata ad approfondire il problema, acquisendo la necessaria competenza per un sicuro discernimento, nel rispetto della metodologia scientifica che riconosce nella medicina una scienza sperimentale. In particolare, occorre chiedersi se il ricorso sempre più frequente alla medicina non convenzionale non sia per caso l’effetto di non adeguate applicazioni della medicina allopatica." (Ufficio nazionale CEI per la pastorale della sanità).







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