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mercoledì 2 dicembre 2015

L'IPERTENSIONE




La moderna comprensione del sistema cardiovascolare è iniziata grazie al lavoro del medico William Harvey (1578-1657), che descrisse la circolazione del sangue nel suo libro "De motu cordis". Il sacerdote inglese Stephen Hales descrisse la prima misurazione della pressione arteriosa nel 1733. Il riconoscimento dell'ipertensione come una malattia si deve, tra gli altri, a Thomas Young e in particolare a Richard Bright e ai loro studi compiuti nella prima metà del XIX secolo. La prima descrizione di pressione arteriosa elevata in una persona senza evidenza di una malattia renale, è stata fatta da Frederick Akbar Mahomed (1849-1884). Tuttavia l'ipertensione come entità clinica è nata nel 1896 con l'introduzione dello sfigmomanometro a mercurio, realizzato da Scipione Riva-Rocci, che ne permise la misurazione. Nel 1905, Nikolai Korotkoff migliorò la tecnica descrivendo i cosiddetti suoni di Korotkoff che si odono quando l'arteria viene auscultata con uno stetoscopio, mentre il bracciale dello sfigmomanometro viene sgonfiato.

Storicamente il trattamento, per quella che veniva chiamata la "malattia dal polso duro", consisteva nel ridurre la quantità di sangue grazie alla pratica del salasso o mediante l'applicazione di sanguisughe. Questo trattamento era sostenuto dall'imperatore cinese Huang Di, da Cornelio Celso, da Galeno e da Ippocrate. Nel corso del XIX e XX secolo, prima che diventassero disponibili i primi trattamenti farmacologici efficaci, si utilizzavano tre rimedi per l'ipertensione, tutti con numerosi effetti collaterali: rigorosa restrizione di sodio nella dieta, simpaticectomia (ablazione chirurgica di alcune zone del sistema nervoso simpatico) e terapia pirogena (iniezione di sostanze che causano febbre e che indirettamente riducono la pressione sanguigna). Il primo preparato chimico per la gestione dell'ipertensione il tiocianato di sodio, è stato utilizzato a partire dal 1900 ma presentava notevoli effetti collaterali che lo resero impopolare. Molti altri farmaci sono stati sviluppati dopo la seconda guerra mondiale, il più popolare e ragionevolmente efficace dei quali era il cloruro di tetrametilammonio e i suoi derivati: l'esametonio, l'idralazina e la reserpina (derivata dalla pianta medicinale Rauwolfia serpentina). Un'importante passo avanti è stato ottenuto con la scoperta dei primi farmaci a somministrazione orale ben tollerati. I primi sono stati il clorotiazide e i diuretici tiazidici. Entrambi sono stati messi a disposizione a partire dal 1958.

L'ipertensione è il più comune problema di salute cronico che richiede prestazioni di assistenza sanitaria negli Stati Uniti d'America. L'American Heart Association ha stimato, nel 2010, i costi diretti e indiretti dell'ipertensione in 76,6 miliardi dollari. Sempre negli Stati Uniti, l'80% delle persone con ipertensione sono consapevoli della loro condizione, il 71% assume alcuni farmaci antipertensivi, ma solo il 48% di coloro che ne sono a conoscenza sono adeguatamente controllati. La gestione corretta dell'ipertensione può essere ostacolata da carenze nella diagnosi e nel trattamento e/o nel controllo della pressione. Gli operatori sanitari devono affrontare molteplici difficoltà per il raggiungimento della pressione sanguigna corretta. I pazienti, talvolta, sono restii ad aderire ai programmi medici e apportare le modifiche al proprio stile di vita. Tuttavia, il raggiungimento di un corretto valore pressorio è possibile, riducendo così in maniera significativa, il rischio di morte per malattie cardiache e ictus, lo sviluppo di altre condizioni debilitanti e il costo associato alle cure mediche avanzate.

L’ipertensione è una malattia che non va sottovalutata, perché può causare coronaropatie, insufficienza cardiaca, colpi apoplettici, insufficienza renale ed altre gravi patologie.

La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue, pompato dal cuore, preme contro le pareti delle arterie. Se la pressione aumenta e rimane elevata per molto tempo, può danneggiare l’organismo in diversi modi.

Negli Stati Uniti circa un adulto su tre è affetto da ipertensione. L’ipertensione in sé di norma non provoca alcun sintomo, infatti si può soffrirne anche per anni senza saperlo. Nel tempo, però, può danneggiare il cuore, i vasi sanguigni, i reni e altri organi. Proprio per questo è fondamentale farsi misurare la pressione regolarmente, anche se ci si sente bene. Se la pressione è normale è possibile tenerla sotto controllo con il proprio medico, se invece è troppo alta è indispensabile una terapia per impedire che gli organi siano danneggiati.



La pressione tende ad aumentare con l’età. Seguendo uno stile di vita sano, alcune persone riescono a ritardare o a prevenire l’aumento della pressione.

Chi soffre di ipertensione può prendere provvedimenti per tenere sotto controllo il disturbo e diminuire il rischi di problemi di salute collegati. Tra le misure fondamentali ricordiamo: seguire uno stile di vita sano, stare sempre sotto controllo medico e seguire la terapia prescritta dal medico.

Quando ci si fa misurare la pressione si ottengono due numeri riferiti rispettivamente alla pressione sistolica (massima) e alla pressione diastolica (minima), misurate rispettivamente in corrispondenza del battito cardiaco, cioè quando il cuore pompa il sangue, e quando il cuore è a riposo tra due battiti successivi.

Il numero più alto è quindi riferito alla pressione sistolica, se trovate scritto 120/80 mmHg il numero 120 è la pressione sistolica. La sigla mmHg significa “millimetri di mercurio” ed è l’unità di misura della pressione sanguigna.

Valori della pressione negli adulti (in mmHg, o millimetri di mercurio):

Normale: minore di 120 la massima e minore di 80 la minima;
Preipertensione: tra 120 e 139 la massima o tra 80 ed 89 la minima;
Ipertensione Grado 1: tra 140 e 159 la massima o tra 90 ed 99 la minima;
Ipertensione Grado 2: più di 160 la massima o più di 100 la minima.

I livelli superiori ai 120/80 mmHg fanno aumentare il rischio, e il rischio è maggiore all’aumentare dei valori. La parola pre-ipertensione significa che è probabile che arriverete a soffrire di ipertensione, a meno che non prendiate provvedimenti per prevenirla.

Se siete in terapia per l’ipertensione e diverse misurazioni successive rientrano nei valori normali, si può dire che la vostra pressione sia sotto controllo, ma non che siate guariti. Dovreste andare dal medico e continuare la terapia per tenere la pressione sotto controllo.

Le misure della pressione diastolica e di quella sistolica potrebbero non ricadere nella stessa categoria. In questo caso, la categoria che fa fede è quella più grave. Ad esempio, se la pressione sistolica è di 160 e quella sistolica è di 80, soffrite di ipertensione di secondo grado. Se la pressione sistolica fosse pari a 120 e quella diastolica a 95, ricadreste nell’ipertensione di primo grado.

Se soffrite di diabete o di patologie renali croniche, si può parlare di ipertensione a partire dai 130/80 mmHg. I valori sono diversi nel caso dei bambini e degli adolescenti.

La pressione alta può presentarsi in due forme diverse.

In una percentuale variabile tra il 90 e il 95% dei casi di ipertensione tra gli adulti non è possibile identificare nessuna causa. Questo tipo di pressione alta, detta ipertensione essenziale o ipertensione primaria, tende a svilupparsi gradualmente nell’arco di diversi anni.

Tutti gli altri casi di ipertensione sono causati da una patologia sottostante. Questo tipo di pressione alta, detta ipertensione secondaria, tende a comparire all’improvviso e causa un incremento della pressione maggiore rispetto all’ipertensione primaria. Diverse patologie e diversi farmaci possono provocare l’ipertensione secondaria; tra di essi ricordiamo:

Problemi renali,

Tumori delle ghiandole surrenali,

Alcune malformazioni cardiache congenite,

alcuni farmaci, tra i quali la pillola anticoncezionale, le medicine contro il raffreddore, i decongestionanti, gli analgesici da banco e alcuni farmaci con obbligo di ricetta,

Gli stupefacenti, come la cocaina e le anfetamine.


I fattori di rischio per l’ipertensione sono svariati e in alcuni casi non è possibile prevenirli. Tra di essi ricordiamo:

Età. Il rischio di ipertensione aumenta con l’invecchiamento. In età adulta la pressione alta è più frequente tra gli uomini, mentre le donne hanno maggiori probabilità di ammalarsi dopo la menopausa.
Razza. L’ipertensione è particolarmente frequente tra i neri, che spesso si ammalano prima rispetto ai bianchi. Anche le complicazioni gravi, come l’infarto e i colpi apoplettici sono più frequenti tra i neri.
Precedenti famigliari. La pressione alta tende a essere ereditaria.
Altri fattori di rischio per l’ipertensione, invece, possono essere tenuti sotto controllo.

Sovrappeso o obesità. Maggiore è il peso, maggiore è la quantità di sangue necessaria per per fornire ossigeno e sostanze nutritive ai tessuti dell’organismo. All’aumentare del volume di sangue che circola nei vasi sanguigni, aumenta anche la pressione sulle pareti delle arterie.
Sedentarietà. Chi ha uno stile di vita sedentario tende ad avere una frequenza cardiaca maggiore. Più la frequenza cardiaca è alta, più il cuore deve faticare ad ogni battito e maggiore è la forza sulle pareti delle arterie. La sedentarietà inoltre aumenta il rischio di ritrovarsi in sovrappeso.
Fumo. Il tabacco non si limita a far aumentare temporaneamente la pressione sanguigna, ma le sostanze chimiche in esso contenute sono in grado di danneggiare le pareti delle arterie che, quindi, si restringono causando un aumento della pressione.
Eccesso di sale da cucina (sodio) nella dieta. L’eccesso di sodio nella dieta può causare la ritenzione idrica, e quindi l’aumento della pressione.
Insufficienza di potassio nella dieta. Il potassio aiuta a controbilanciare la quantità di sodio presente nelle cellule. Se non consumate o non trattenete abbastanza potassio, potreste accumulare troppo sodio nel sangue.
Insufficienza di vitamina D nella dieta. Non si sa con certezza se l’insufficienza di vitamina D nella dieta possa causare direttamente l’ipertensione. I ricercatori, però, ipotizzano che la vitamina D possa influire su un enzima prodotto dai reni che agisce sulla pressione sanguigna. Per capire meglio il ruolo della vitamina D per la regolazione della pressione sarà necessario compiere ulteriori ricerche.
Abuso di alcool. Con l’andare del tempo l’abuso di alcool può danneggiare il cuore. Bere più di due o tre bicchieri al giorno può far alzare temporaneamente la pressione, perché può indurre l’organismo a rilasciare ormoni in grado di far aumentare il flusso sanguigno e di velocizzare il battito cardiaco.
Stress. I livelli di stress eccessivi possono causare un aumento temporaneo ma drammatico della pressione. Se cercate di rilassarvi mangiando di più, fumando o bevendo alcoolici, non fate altro che aumentare i problemi di ipertensione.
Alcune patologie croniche. Anche alcune patologie croniche possono aumentare il rischio di ipertensione, tra di esse ricordiamo: ipercolesterolemia, il diabete, le patologie renali e le apnee notturne.
In alcuni casi anche la gravidanza può contribuire all’aumento della pressione.
L’ipertensione è frequente soprattutto tra gli adulti, però anche i bambini possono essere a rischio: in alcuni bambini la pressione alta è provocata da problemi renali o cardiaci. Però sempre più bambini soffrono di pressione alta per via dello stile di vita errato, della dieta sbilanciata o della mancanza di esercizio fisico.

I pazienti affetti da pressione alta per lo più non manifestano alcun sintomo, anche se quando si fanno misurare la pressione i valori sono pericolosamente alti.

Alcune persone affette da ipertensione negli stadi iniziali potrebbero soffrire di mal di testa sordo, di giramenti di testa o avere il naso che sanguina più del solito, però questi sintomi di solito non si presentano finché l’ipertensione non è giunta a uno stadio avanzato, o addirittura pericoloso per la vita del paziente.

Se avete più di vent’anni chiedete al medico di misurarvi la pressione almeno ogni due anni. Probabilmente il medico vi consiglierà di farvi controllare con maggior frequenza se vi sono già state diagnosticate l’ipertensione, la preipertensione o altri fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
Ai bambini di età superiore ai tre anni di solito la pressione è misurata durante la visita medica annuale di controllo.
Se non andate dal medico regolarmente ma siete preoccupati per la pressione è possibile farsela misurare presso le farmacie.

La pressione è misurata con un cuscinetto gonfiabile e con uno strumento di misura graduato. I valori risultanti sono espressi in millimetri di mercurio (mmHg) e sono formati da due cifre. La prima, cioè quella maggiore, è la misura della pressione arteriosa durante il battito cardiaco (pressione sistolica); la seconda, quella minore, è la misura della pressione arteriosa tra un battito e l’altro (pressione diastolica).

Le ultime linee guida americane per la misurazione della pressione arteriosa, emesse nel 2003 dal National Hearth, Lung and Blood Institute, dividono i valori della pressione in quattro categorie:

Pressione normale. La pressione può essere definita normale se è inferiore ai 120/80 mmHg. Tuttavia alcuni dottori consigliano di considerare come massimo accettabile i 115/75 mmHg. Se la pressione supera questa soglia, il rischio di malattie cardiovascolari inizia ad aumentare.
Preipertensione. La situazione di preipertensione è data da una pressione sistolica compresa tra i 120 e i 139 mmHg, oppure da una pressione diastolica compresa tra gli 80 e gli 89 mmHg. La preipertensione tende a peggiorare con l’andare del tempo. Entro quattro anni dalla diagnosi di preipertensione circa un terzo degli adulti di età compresa tra i 35 e i 64 anni e circa la metà degli adulti di età superiore ai 65 anni iniziano a soffrire di ipertensione.
Ipertensione di grado 1. Si ha ipertensione di grado 1 quando la pressione sistolica varia tra i 140 e i 159 mmHg oppure se la pressione diastolica varia tra i 90 e i 99 mmHg.
Ipertensione di grado 2. La condizione di ipertensione più grave, quella di grado 2, si ha quando la pressione sistolica supera i 160 mmHg o la pressione diastolica supera i 100 mmHg.
Quando si leggono i risultati della misurazione della pressione, sono importanti entrambe le cifre, ma una volta superati i cinquant’anni la pressione massima è più significativa di prima. L’ipertensione sistolica isolata, la situazione in cui la pressione minima è normale ma quella massima è troppo elevata, è il tipo di ipertensione più frequente tra le persone di età superiore ai cinquant’anni.

Prima di arrivare alla diagnosi di ipertensione il medico probabilmente vi misurerà due o tre volte la pressione, durante due o più visite. Normalmente, infatti, la pressione varia nel corso della giornata e spesso gli sbalzi sono collegati al fatto di trovarsi davanti a un medico (ipertensione da camice bianco o ipertensione clinica isolata). Il medico potrebbe chiedervi di misurarvi la pressione a casa o nel corso della giornata, per fornirgli ulteriori informazioni. Misurare la pressione a casa può anche essere utile per diagnosticare la cosiddetta ipertensione mascherata, una patologia in cui la pressione si abbassa quando entrate nello studio del medico.

Se soffrite di pressione alta di qualsiasi forma il medico potrebbe consigliarvi altri esami di routine, ad esempio l’esame delle urine, l’esame del sangue e l’elettrocardiogramma (ECG), un esame che misura l’attività elettrica del cuore. Esami più approfonditi di solito non sono richiesti, almeno nelle fasi iniziali.

La pressione eccessiva sulle pareti delle arterie causata dall’ipertensione può danneggiare non solo i vasi sanguigni, ma anche diversi organi. Più la pressione è elevata e maggiore è il tempo trascorso prima della diagnosi e della terapia, più il danno è grave.

La pressione alta, se non viene curata, può provocare:

Danni alle arterie. Le arterie possono indurirsi e ispessirsi (aterosclerosi), provocando un infarto, un colpo apoplettico o altre complicazioni.
Aneurisma. La pressione eccessiva può far indebolire e gonfiare i vasi sanguigni, formando un aneurisma. Se un aneurisma si rompe, la vita del paziente è in serio pericolo.
Insufficienza cardiaca. Per continuare a pompare il sangue nonostante la pressione eccessiva dei vasi sanguigni, il cuore si ingrossa e finisce per avere difficoltà a pompare sangue a sufficienza per soddisfare le richieste dell’organismo: la situazione risultante è detta insufficienza cardiaca.
Ostruzione o rottura di un vaso sanguigno cerebrale. L’ipertensione nelle arterie dirette al cervello può rallentare il flusso sanguigno diretto al cervello, oppure provocare lo scoppio di un vaso sanguigno cerebrale (ictus).
Indebolimento e restringimento dei vasi sanguigni dei reni. Possono impedire ai reni di funzionare normalmente.
Ispessimento, restringimento o rottura dei vasi sanguigni degli occhi. Possono causare gravi problemi di vista, e addirittura la cecità.
Sindrome metabolica. Questa sindrome è un insieme di disturbi del metabolismo e comprende: aumento di peso e adipe concentrata sul girovita, trigliceridi alti, diminuzione del colesterolo HDL o lipoproteina ad alta densità (colesterolo “buono”), pressione alta e livelli di insulina alti. Se soffrite di ipertensione, rischiate maggiormente di soffrire anche degli altri componenti della sindrome metabolica. Più componenti avete, maggiori rischi correte di soffrire di diabete, di malattie cardiache o di colpi apoplettici.
Disturbi cognitivi. L’ipertensione, se non viene tenuta sotto controllo, può avere ricadute negative sul pensiero, sulla memoria e sull’apprendimento. I problemi di memoria o di comprensione sono più frequenti tra chi soffre di ipertensione.

Sfortunatamente la pressione alta non può essere curata in modo definitivo, però è possibile tenerla sotto controllo. Controllare l’ipertensione è un impegno che deve durare per tutta la vita e comporta cambiare alcune abitudini alimentari e dello stile di vita. Per riportare la pressione alla normalità, possono anche essere necessari farmaci.

Le visite mediche di controllo sono essenziali per accertarsi che l’ipertensione sia davvero sotto controllo e non provochi malattie più gravi. Dimagrire e fare esercizio fisico, insieme alle modifiche della dieta, spesso sono sufficienti per scongiurare questi rischi.

Tra le modifiche della dieta ricordiamo la minore assunzione di sale e di grassi. Le parole “sale”, “sodio” e “Na” scritte sulle etichette significano che l’alimento contiene sale. L’organismo ha bisogno soltanto di 3.000 mg (3 grammi) di sodio al giorno; i prodotti che contengono bicarbonato, lievito e salsa di soia di solito sono molto ricchi di sodio. Lo stesso discorso vale per gli alimenti in scatola.

La maggior parte delle persone ama il sapore salato degli alimenti, però anche la cucina con poco sale, o addirittura assente, può essere molto saporita. Per dare ai piatti un ottimo sapore è possibile usare i sostituti del sale o le diverse spezie. Prima di usare un sostituto del sale, chiedete consiglio al vostro medico.

Mangiare meno grassi aiuta non solo a dimagrire e ad abbassare la pressione, ma anche a prevenire gli infarti e i colpi apoplettici non collegati all’ipertensione.

Gli esercizi aerobici sono efficaci per ridurre la pressione e anche per dimagrire. Aiutano anche a migliorare la capacità cardiaca e diminuiscono la probabilità di infarto. Camminare, andare in bicicletta e nuotare sono tutti esempi di esercizi aerobici. Il body building, invece, non è un esercizio aerobico. Prima di iniziare un’attività, chiedete il parere del medico, perchè per esempio lo stesso body building potrebbe far aumentare la pressione.

Se una dieta sana e l’esercizio fisico non sono sufficienti per diminuire la pressione, il medico potrebbe prescrivervi farmaci appositi: alcuni di essi potrebbero avere effetti collaterali, se ne avvertite non fatevi scoraggiare e non interrompete la terapia di vostra iniziativa, ma chiedete consiglio al medico. Potrà farvi cambiare farmaco oppure adeguare il dosaggio in modo da diminuire l’incidenza degli effetti collaterali.

I farmaci antiipertensivi di solito vanno assunti per molto tempo, in alcuni casi anche per tutta la vita. I controlli regolari dal medico sono essenziali per capire se il farmaco è efficace o meno.

Il medico o lo specialista possono capire se i farmaci e le dosi che state assumendo contro l’ipertensione sono adeguati: probabilmente dovrete adeguare nel tempo i farmaci per arrivare alla combinazione e alle dosi ottimali, talvolta anche da una stagione all’altra (le temperature fredde tendono a far aumentare la pressione). Il medico potrebbe anche prescrivervi altri farmaci, ad esempio un diuretico più potente o ad azione prolungata, se già non ne state assumendo uno. Il medico potrebbe anche consigliarvi i diuretici non tiazidici, come lo spironolattone, che modificano l’attività di assorbimento del sodio e di escrezione del potassio bloccando l’ormone aldosterone.

Inoltre, il medico potrà rivedere insieme a voi i farmaci che assumete per curare altre malattie. Alcuni farmaci, alimenti od integratori alimentari sono in grado di aggravare l’ipertensione oppure di impedire agli antiipertensivi di funzionare correttamente. Parlate apertamente e francamente col medico di tutti i farmaci e integratori che siete soliti assumere.

Se non assumete gli antiipertensivi seguendo i consigli del medico, la pressione potrebbe risentirne, se saltate le dosi perché non vi potete permettere il farmaco, perché avvertite effetti collaterali o perché semplicemente ve ne dimenticate, chiedete aiuto al medico. Non modificate la terapia se non sotto stretto controllo medico.

Se la pressione non accenna a diminuire anche se avete provato ad assumere almeno tre tipi diversi di antiipertensivi, di cui uno della categoria dei diuretici, potreste essere affetti da ipertensione resistente. L’ipertensione resistente si chiama così perché resiste alla terapia, anche chi riesce a tenere sotto controllo la pressione solo assumendo contemporaneamente quattro tipi di farmaci è considerato affetto da ipertensione resistente.

Se si soffre di ipertensione resistente non è automaticamente detto che la pressione non si abbasserà mai perchè, se voi e il vostro medico riuscite a capire che cosa c’è dietro alla pressione sempre molto alta, ci sono buone possibilità che riusciate a raggiungere il vostro obiettivo con l’aiuto della terapia più efficace. Se il vostro medico di famiglia non è in grado di scoprire la causa potrebbe essere necessaria una visita specialistica: è poi possibile che la pressione alta sia dovuta a un’altra malattia che non sapete di avere, ad esempio l’apnea notturna o problemi a reni. Probabilmente sarà necessario seguire con maggior attenzione i consigli relativi allo stile di vita.

Modificare lo stile di vita può essere utile per tenere sotto controllo l’ipertensione e per prevenirla, anche nel caso in cui siate già in terapia con farmaci antiipertensivi.

Seguite una dieta sana. Provate a seguire la dieta DASH, una dieta apposita per l’ipertensione, che dà la preferenza alla frutta, alla verdura, ai cereali integrali e ai derivati del latte a basso contenuto di grassi. Fate scorta di potassio, che vi aiuterà a prevenire e tenere sotto controllo l’ipertensione. Assumente meno grassi saturi e meno grassi in generale.
Diminuite la quantità di sale nella dieta. 2.400 milligrammi (mg) di sodio al giorno rappresentano il limite massimo per gli adulti sani, però limitare l’apporto di sodio a 1.500 mg al giorno avrà un effetto ancora più dirompente sulla pressione. È possibile diminuire la quantità di sale da cucina, magari rinunciano alla saliera, però si dovrebbe anche far attenzione alla quantità di sale nascosta negli alimenti conservati, come nello scatolame o nei surgelati.
Mantenete il peso forma. Se siete sovrappeso, potete diminuire la pressione dimagrendo anche solo di due o tre chili.
Fate più attività fisica. L’attività fisica regolare può aiutarvi a diminuire la pressione e a tenere il peso sotto controllo. Cercate di fare almeno mezz’ora di movimento al giorno.
Non eccedete con l’alcool. Anche se siete sani, l’alcool può far aumentare la pressione. Se scegliete di bere, fatelo con moderazione, e bevete al massimo un bicchiere al giorno se siete donne o avete più di 65 anni, oppure due bicchieri se siete uomini.
Non fumate. Il tabacco danneggia le pareti dei vasi sanguigni e velocizza il processo di indurimento delle arterie; il medico può aiutarvi prescrivendo un farmaco per smettere di fumare.
Combattete lo stress. Diminuite lo stress il più possibile. Imparate e mettete in pratica le tecniche per combatterlo, come il rilassamento e la respirazione profonda. Anche dormire a sufficienza potrà esservi utile.
Misuratevi la pressione a casa. La misurazione della pressione a casa può aiutare voi e il vostro medico ad avere misurazioni più ravvicinate, a capire se i farmaci sono efficaci e persino a riconoscere tempestivamente le potenziali complicazioni. Se la pressione è sotto controllo e ve la misurate a casa, magari potrete risparmiarvi qualche visita medica.

La dieta e l’esercizio fisico sono gli approcci migliori per diminuire la pressione, però anche alcuni integratori possono rivelarsi utili. Tra di essi ricordiamo:

Acido alfa linolenico,
Piantaggine argentata,
Cacao,
Olio di fegato di merluzzo,
Coenzima Q10,
Acidi grassi omega 3,
Aglio.
Fermo restando che è meglio inserire queste sostanze all’interno della propria dieta, vi ricordiamo che sono comunque disponibili sotto forma di capsule o pastiglie. Prima di aggiungere uno qualsiasi degli integratori che abbiamo elencato alla terapia antiipertensiva, chiedete consiglio al medico. Alcuni integratori, infatti, possono interagire con i farmaci e provocare effetti collaterali pericolosi.

È anche possibile praticare le tecniche di rilassamento, come lo yoga o le tecniche di respirazione, per rilassarsi e diminuire lo stress. Queste pratiche sono in grado di abbassare la pressione, ma l’effetto non è di lunga durata.




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domenica 27 settembre 2015

IL DOPING



Il doping consiste in sintesi nell'assunzione (o abuso) di sostanze o medicinali proibiti con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta, soprattutto nelle competizioni. Il ricorso al doping avviene in vista o in occasione di una competizione agonistica ed è un'infrazione sia all'etica dello sport, sia a quella della scienza medica.

Sono due le possibili origini della parola “doping”. Una di queste è “dop”, bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze cerimoniali del sud Africa. Un'altra è che il termine derivi dalla parola olandese “doops” (una salsa densa) che entrò nello slang americano per descrivere come i rapinatori drogassero le proprie vittime mescolando tabacco e semi del Datura stramonium, conosciuto come stramonio, che contiene una quantità di alcaloidi, causando sedazione, allucinazioni e smarrimento. Fino al 1889, la parola “dope” era usata relativamente alla preparazione di un prodotto viscoso e denso di oppio da fumare, e durante gli anni novanta si estese a qualsiasi droga narcotica-stupefacente. Nel 1890, “dope” veniva anche riferito alla preparazione di droghe designate a migliorare la prestazione delle corse dei cavalli.

I paesi dell'Europa dell'est (DDR in primis), hanno recitato il ruolo di precursori in questo campo, applicando il doping in maniera sistematica nel periodo che va dagli anni cinquanta agli anni ottanta soprattutto sugli atleti che partecipavano alle Olimpiadi. Poco si sapeva degli effetti collaterali dati dalle sostanze somministrate agli atleti, mentre evidenti erano i miglioramenti in termini di struttura fisica e risultati agonistici, specialmente per le atlete donne che venivano "trattate" con ormoni maschili. Ciò ha portato a gravi danni fisici e psicologici per molti atleti e c'è anche chi addirittura come la pesista Heidi Krieger è stata costretta, visti gli ormai enormi cambiamenti nel fisico, a diventare uomo.

Nonostante i controlli, l'uso di sostanze e terapie dopanti è diffuso non solo nello sport professionistico, ma anche in quello dilettantistico e perfino amatoriale. Attorno al fenomeno del doping c'è un giro d'affari che in Italia è stimato in circa 600 milioni di Euro.

Il C.I.O (Comitato Olimpico Internazionale) ha stilato un elenco di farmaci "proibiti",che viene tenuto costantemente aggiornato, i regolamenti sportivi vietano il doping, specificando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci consentiti, e mettono per iscritto l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping, che si effettuano mediante l'analisi delle urine e in alcuni casi anche del sangue (controlli incrociati). Gli atleti che risultano positivi alle analisi (negli ultimi anni si preferisce l'espressione non negativi) vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a vita. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha un istituto con un'apposita agenzia, la WADA, che si occupa della lotta al doping. Negli ultimi anni in Italia e altri paesi il doping è diventato un reato, sotto la fattispecie della frode sportiva.

È del 14 dicembre 2000 la legge n. 376 "Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping" che consente un'individuazione più precisa del fenomeno doping e permette di colpire più efficacemente una pratica che in precedenza era sanzionabile solo sul piano sportivo. È punibile sia l'atleta che fa uso di sostanze dopanti, sia il medico che le prescrive o somministra, sia chi fa commercio dei farmaci vietati.

Il 23 ottobre 2007 viene approvata l'introduzione del passaporto biologico, un documento che registra il profilo personale (valori del sangue e delle urine) di ciascun ciclista.

Il decreto del 12 marzo 2009 ha approvato una lista delle sostanze considerate dopanti, suddivisa in cinque sezioni.

È in corso un dibattito sul significato della parola doping e sulle conseguenze che esso comporta: non tutti infatti concordano con la negatività del doping nella pratica sportiva. Vi è infatti chi sostiene che sarebbe più logico liberalizzare il doping in quanto troppo diffuso nella maggior parte degli sport agonistici e quindi fattore discriminante tra chi ne fa uso e può quindi vincere le gare e chi non ne fa uso relegato troppo spesso al ruolo di comprimario. Vi è infine un appunto riguardante la relatività del doping. Quelle sostanze che oggi non sono considerate dopanti in un futuro non molto lontano potrebbero essere considerate tali. Ciò creerebbe, secondo alcuni, diversità di trattamento tra gli atleti, di oggi e di domani. Spesso le sostanze vengono somministrate dagli allenatori stessi agli atleti che, inconsapevoli del danno che il doping provoca, accettano.



Il doping non è un fenomeno recente, fin dall'antichità si è fatto ricorso a sostanze e pratiche per cercare di migliorare una prestazione sportiva; già nelle Olimpiadi del 668 AC viene riportato l'uso di sostanze eccitanti (quali funghi allucinogeni). Galeno (130-200 DC) descrive nei suoi scritti le sostanze che gli atleti romani assumevano per migliorare la loro prestazione. Se nelle civiltà antiche si faceva ricorso a funghi, piante e bevande stimolanti, con lo sviluppo della farmacologia e dell'industria farmaceutica si assiste nel XIX secolo ad una diffusione di sostanze quali alcool, stricnina, caffeina, oppio, nitroglicerina e trimetil (sostanza alla quale si deve la prima morte conosciuta per doping, quella del ciclista Linton nel 1886).
I regolamenti sportivi vietano il doping, regolamentando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci consentiti, e prescrivono l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping, che si effettuano mediante l'analisi delle urine e in taluni casi anche del sangue. Gli atleti che risultano positivi alle analisi vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a vita.
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e le federazioni sportive nazionali collaborarono nel 1998 per fondare l'Agenzia Mondiale Anti-Doping, un organismo che congiunto al CIO finanzia e collabora con le nazioni impegnate a sviluppare dei programmi per il rilevamento e il controllo del doping atletico. L'Agenzia Mondiale Anti-Doping svolge i suoi compiti compilando e aggiornando costantemente un elenco delle sostanze e dei metodi che sono incompatibili con gli ideali dello sport e che dovrebbero essere vietati nella competizione atletica. E' anche responsabile dello sviluppo e della convalida di nuovi, e scientificamente validi, test di individuazione, nonché dell'attuazione di programmi internazionali efficaci, nelle competizioni ufficiali e non ufficiali, per lo screening degli atleti. In aggiunta a questo sforzo internazionale, un certo numero di paesi, inclusi gli Stati Uniti, hanno formato agenzie nazionali anti-doping, organizzate in modo simile alla WADA, con il compito di monitorare e controllare il doping sportivo a livello nazionale; le stesse agenzie istituiscono programmi di ricerca per sviluppare test ancora più efficaci per individuare le sostanze e le metodiche proibite. Nelle agenzie degli Stati Uniti, questo sforzo nazionale per l'anti-doping è coordinato dall'Agenzia Anti-Doping degli Stati Uniti. La WADA ha attuato il suo programma sul controllo delle droghe nello sport mediante l'emissione e il continuo aggiornamento del Codice Mondiale Anti-doping, che comprende un elenco delle sostanze e dei metodi vietati.
E' noto come il rendimento sportivo possa essere implementato dall'utilizzo di alcuni farmaci, ad esempio gli ormoni steroidei e i composti stimolanti il sistema nervoso centrale (amfetamine, cocaina, efedrina, metilefedrina), così come dall'alterazione dei parametri ematochimici normali. Gli ormoni steroidei provocano infatti una ipertrofia muscolare con riduzione delle masse adipose, aumento della forza e della capacità di recupero dallo sforzo, mentre le anfetamine e gli altri stimolanti del sistema nervoso centrale migliorano la prontezza di riflessi e la concentrazione. L'alterazione dei parametri ematochimici, in particolare l'aumento dell'ematocrito (la percentuale di elementi corpuscolati presente nel sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) ha come risultato l'aumento dell'apporto di ossigeno ai tessuti, quindi una maggiore resistenza allo sforzo. Tuttavia accanto agli effetti positivi sono ben noti effetti negativi di ciascuna di queste situazioni, in particolare l'assunzione di ormoni steroidei risulta nella perdita delle proprietà meccaniche ed elastiche del connettivo (tendini) con facilità di rottura, nell' aumento della facilità alla formazione di trombi, dunque del rischio di infarto, di complicazioni cardiovascolari. Le anfetamine, invece, possono provocare ipertensione, aritmie cardiache, crisi convulsive, vomito, dolore addominale, emorragie cerebrali, psicosi, dipendenza e morte; mascherando la fatica fisica possono indurre a sforzi eccessivi con conseguenti danni ai tendini, muscoli ed articolazioni.



La cocaina agisce inibendo il reuptake della dopamina a livello delle sinapsi; come effetti collaterali può causare aritmie cardiache, infarto del miocardio, ipertensione o ipotensione, ansia, depressione, attacchi di panico, aggressività, irritabilità, psicosi tossiche, tremori, convulsioni, alterazione dei riflessi, mancata coordinazione motoria, paralisi muscolare, respirazione irregolare, dipendenza e morte.
Le modificazioni dell'ematocrito, in particolare l'aumento dello stesso, possono esitare nella formazione di trombi intravascolari, con necrosi tessutale massiva ed embolia. Per gli sport di durata negli anni Settanta era stata introdotta, nello sci di fondo e nel ciclismo, l'autoemotrasfusione. Obiettivo di tale metodica era proprio l'aumento della massa eritrocitaria, quindi del trasporto di ossigeno verso i muscoli. Questo razionale era alla base della prima forma di doping di tipo biotecnologico. Qualche anno più tardi,l'ormone stimolante la produzione di globuli rossi, l'eritropoietina (EPO), fu isolato dall'urina umana e successivamente ne venne determinata la composizione aminoacidica, quindi identificato il gene, clonato e transfettato in cellule ovariche di cavia. Nel 1985 l'eritropoietina umana ricombinante entrava in commercio. Si apriva una nuova era per la cura delle malattie del sangue da carenza di eritrociti. Allo stesso tempo, però, la somministrazione di EPO, che mima gli effetti di un intenso allenamento in quota, diventava in breve una pratica generalizzata nella corsa e nello sci di fondo, ma soprattutto nel ciclismo, disciplina che ha infine consegnato la sostanza al clamore della cronaca nei Tour de France corsi nel 1998 e nel '99.
Nella seconda metà degli anni '80, un'altra sostanza endocrina conquistava il gigantesco mercato dello sport: l'ormone della crescita (GH). La diffusione dell'uso del GH si è accompagnata ad un notevole incremento di farmaci e supplementi alimentari che stimolano la produzione ed il rilascio dello stesso, come certi aminoacidi, i beta-bloccanti, la clonidina (un farmaco antipsicotico di ultima generazione), la levodopa e la vasopressina. Il GH era considerato un valido sostituto e coadiuvante degli steroidi anabolizzanti, in quanto anch'esso stimola l'aumento della massa corporea e possiede azione anabolizzante; in aggiunta, il GH aumenta la mobilizzazione dei lipidi dai tessuti adiposi e ne accresce l'ossidazione come fonte di energia, risparmiando il glicogeno muscolare. Sebbene diversi studi abbiano smentito i presunti effetti ergogenici del GH sugli atleti, quest'ormone divenne ben presto un elemento essenziale nella preparazione di molti atleti di punta, soprattutto per il fatto che non esisteva un test in grado di rilevarne l'assunzione (dai giochi olimpici di Atene del 2004 è stato introdotto un test in grado di rilevarlo tramite l'analisi di un campione di sangue).
L'ormone della crescita veniva estratto dall'ipofisi dei cadaveri; per questo, fra i soggetti trattati vi furono casi di malattia di Creutzfeldt-Jakob (una delle forme umane di encefalopatia causata dai prioni) pertanto il GH umano venne ritirato dal mercato nel 1985. L'anno successivo le ricerche biotecnologiche portavano alla produzione del GH umano ricombinante, il cui uso nello sport non è esploso come gli steroidi a causa degli alti costi e della difficoltà di acquistarlo allo stato puro.
Più recentemente, un altro prodotto della ricerca biotecnologica con potenti effetti anabolizzanti ha iniziato la conquista del mercato del doping: l'IGF-1 (insulin-like Growth Factor). L'IGF-1 è un peptide analogo alla proinsulina usato nella terapia di alcune forme di nanismo e nella cura del diabete resistente all'insulina.
Una delle maggiori sfide per i laboratori antidoping è proprio quella di riconoscere gli effetti dell'utilizzo di questi peptidi ricombinanti con test antidoping specifici.
A complicare lo scenario si sono aggiunti i recenti progressi nel campo della terapia genica, ad esempio l'evidenza di un aumento della performance muscolare in modelli animali dopo modificazioni geniche.
Il timore che la manipolazione genetica e le tecniche di terapia genica vengano applicate per cercare di migliorare la performance sportiva, ha portato la WADA ad inserire il doping genetico nella lista dei metodi proibiti. Per doping genetico si intende "l'uso non terapeutico di cellule, geni, elementi genici o della modulazione dell'espressione genica, che possa aumentare la performance sportiva".







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venerdì 10 luglio 2009

SPORT E ALIMENTAZIONE

Molte volte riteniamo di stare bene e non ci preoccupiamo di praticare alcuna attività motoria. Dimentichiamo che le malattie favorite dalla mancanza di movimento si sviluppano lentamente e senza particolari segnali. Sino a quando queste malattie si propagano e lo stato di salute e di benessere peggiorano, la prevenzione con delle attività motorie frequenti può certamente essere molto importante. Il movimento e l´attività sportiva creano un miglioramento dello stato organico generale e della percezione del proprio corpo. Il movimento quindi, finalizzato alla prevenzione, limita inoltre il rischio di molte patologie, le quali potrebbero peggiorare di molto lo stato di benessere. Un’attività motoria di media intensità-durata come il camminare o il pedalare, contribuisce al miglioramento della nostra salute. Risulta quindi possibile esercitare movimento nella vita quotidiana anche percorrendo la strada che porta sul posto di lavoro, senza che ciò implichi un impegno aggiuntivo, anche nel nostro tempo libero, ad esempio visitando musei o città. Il movimento finalizzato alla prevenzione della salute non si prefigge obiettivi di prestazione. Si tratta piuttosto di sperimentare la propria crescita individuale nel corso del processo di miglioramento del proprio benessere. Questo è possibile già dopo aver praticato poca attività fisica, semplicemente notando come il proprio corpo si abitua in poco tempo al movimento. Consigliamo quindi di provare diverse attività per trovare quella che faccia veramente piacere. Un'alimentazione equilibrata favorisce il buono stato di salute. Ma da sola ha, ad esempio, un limitato effetto sulla capacità di prestazione dell’apparato motorio, che nel caso di inattività si inibisce e si riduce. La combinazione di un’alimentazione sana ed equilibrata con dell’attività motoria ha l’effetto benefico massimo sulla salute ed aumenta in modo efficace, e mantiene, benessere psicofisico. Un'alimentazione corretta consente se non altro un migliore rendimento nel corso della pratica sportiva. Il nostro organismo è costituito per circa l´80% da massa magra (muscoli, ossa, tessuti) e per il 20% da massa grassa (grasso sottocutaneo, tessuto nervoso, midollo osseo, ghiandole mammarie, pelvi). La costituzione fisica, la qualità degli alimenti e il tipo di allenamento determinano delle modificazioni in questi compartimenti del nostro organismo.

giovedì 2 luglio 2009

DIMAGRIRE: COSA SIGNIFICA?!?

Ogni persona vuole avere un fisico magro e snello per piacere alla comunità cercando di dimagrire seguendo le diete. Il punto più importante è piacersi a se stessi e poi agli altri. Ma questo può bastare?!? NO, bisogna associare la dieta a uno sport per rassodare mentre si dimagrisce senno si finisce ad avere la carne flacida e le bucce d'arancia.
Dimagrire, in conclusione, è modellare il proprio corpo faticando principalmente con la mente e poi con il corpo. Probabilmente si sarà gratificati quando, tornati a casa, si scoprirà che la bilancia segna anche due chili in meno, salvo poi scoprire con disperazione che la mattina dopo siamo tornati al peso di sempre. Nè ha senso cercare di resistere alla sete per rendere definitivo il dimagrimento; prima o poi ci si deve reidratare e l'illusione svanisce.
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