lunedì 4 gennaio 2016

LA PAURA DI VIVERE



Sempre più persone hanno paura di vivere.

L’insicurezza e la fragilità sono figlie della confusione, cioè della incapacità di tradurre tutte le esperienze apprese (i vissuti psicologici, le percezioni e tutto il materiale che ci circonda) in qualcosa di utilizzabile nel mondo reale.

La paura di vivere si riconosce dal vivere in mezzo ai fantasmi, dal crescere delle dipendenze, come quella da Internet, gioco d'azzardo o shopping compulsivo, per esempio. In quest'ultimo caso, ciò che si compra non viene utilizzato, perché non serve come oggetto, ma è considerato nella sua effettiva importanza, in quanto placa lì per lì il bisogno urgente, ed ecco che le persone affette da shopping compulsivo non sanno riconoscere i loro autentici desideri verso la vita, e il vivere. Ecco quindi che si chiude il cerchio con la paura di vivere.
La paura di vivere si esprime per esempio anche attraverso i graffiti e scarabocchi che imbrattano i muri delle città: i giovanissimi diventano passivi e masochisti, poichè hanno perso la bussola di orientamento e non sanno né cosa fare, né dove andare e si vuol comunicare la paura di staccarsi dall’illusione che nel frattempo si è ricreata nell'ambiente protettivo familiare. Chi ha paura di vivere ha paura di staccarsi dal guscio, è una forma di difesa che nasconde la speranza che qualcuno indichi una via più sicura.

Gli psicoanalisti John Bowlby e Peter Fonagy, psicoanalisti inglesi che hanno studiato la teoria dell’attaccamento, i giovani non avendo avuto messaggi chiari, ma anzi pieni di contraddizioni camminano in un terreno del quale poco si fidano. Il punto è che oggi questa paura sta intaccando anche i meno giovani che hanno sempre più paura di non farcela.

L’ansia o il così detto disturbo d’ansia generalizzato, è uno stato di sofferenza che non si riesce a controllare, e dove è presente una eccessiva preoccupazione per una grande quantità di situazioni, tipo andare al lavoro o uscire di casa, essere in costante agitazione per la salute dei familiari, avere paura di piccoli contrattempi, temere disgrazie per sé e per i propri figli ecc.



L’ansia, di per sé non è un sentimento nocivo, perché ci aiuta ad essere attivi e pronti in caso di un reale pericolo o minaccia.

Quando però l’ansia e la preoccupazione, si attivano in maniera eccessiva, arrecando anche irritabilità, difficoltà di concentrazione, tensione muscolare, sonno disturbato ecc., e soprattutto si manifestano nei confronti di normali “circostanze quotidiane”, allora questo tipo di ansia diventa “nemica” per noi stessi e per gli altri.

Altre volte proviamo ansia soltanto per specifiche situazioni, che comunque compromettono il nostro vivere quotidiano. E’ il caso dell’ansia di esame che blocca per esempio ad un passo dalla laurea; oppure l’ansia da prestazione, che interferisce con la possibilità di vivere la sessualità come un luogo del piacere piuttosto che del “dispiacere”; o anche l’ansia sociale ossia la paura di essere giudicati in maniera negativa quando si è o si fa qualcosa davanti agli altri ecc.
In tutte queste situazioni, vivere e compiere normali azioni della vita quotidiana diventa difficile e faticoso, poiché percepiamo appunto una costante minaccia esterna, come se incontrassimo un “nemico esterno” da distruggere.
E’ proprio però continuando a non riappropriarci di questo nemico, cercando di eliminare e combattere l’ansia, che la guerra non smette di cessare. Il poter invece comprendere da quale minaccia ci stiamo davvero difendendo e il riuscire ad accettare che “la vita non è sempre sotto il nostro controllo”, significa comprendere che noi, in certi momenti, diventiamo i nostri peggiori nemici.

Per esempio, nel caso dell’ansia generalizzata, il poter comprendere quanto davvero affaticano le responsabilità lavorative o la gestione degli imprevisti, o quanto addolora vedere soffrire le persone care; può aiutare a contattare il nostro bisogno di dover essere sempre efficienti, di dover controllare tutto, e di non voler che la sofferenza faccia mai capolino nella nostra vita.

Allo stesso modo, nel caso in cui l’ansia si attiva per situazioni specifiche come per esempio l’ansia sociale, il poter comprendere che la maggior paura e preoccupazione non è tanto o solo quella del giudizio negativo dell’altro su di noi, ma che spesso siamo noi “i giudici più severi di noi stessi”, aiuta a contattare il bisogno di essere sempre bravi, efficienti ed efficaci.





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