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domenica 9 luglio 2017

LA GRELINA



La scoperta della grelina è stata riportata da Masayasu Kojima et al nel 1999. Il nome  è basato sulla sua funzione di "peptide di rilascio dell'ormone della crescita" (Growth Hormon Releasing Peptide), con riferimenti alla radice proto-indo-europeo "ghre" che significa crescere (to grow).

La grelina aumenta la ricerca e l'assunzione di cibo (proprietà oressizzanti) e diminuisce il consumo di energia (riducendo l'attività fisica). Alti livelli di grelina risultano pertanto correlati ad un aumento del peso corporeo soprattutto per quanto riguarda la massa grassa. Tutto ciò nonostante sia nota da tempo la sua capacità di stimolare il rilascio di GH attraverso l'attivazione del recettore dei GH-segretagoghi (GH-segretagogue receptor type 1 = GHS-R).
Considerato il ruolo biologico oressizzante della grelina, è ovvio che i livelli plasmatici di quest'ormone sono normalmente massimi nel digiuno, mentre raggiungono valori minimi dopo assunzione di cibo ed iperalimentazione. In uno studio, i livelli plasmatici di grelina si sono dimostrati significativamente superiori alla norma in un gruppo di ragazze bulimiche; tale riscontro potrebbe spiegare, almeno in parte, le crisi di iperfagia a cui è soggetto chi soffre di questo disturbo alimentare. Le concentrazioni di grelina nel sangue di persone obese appaiono invece inferiori a quelle di individui normopeso.
La produzione di grelina gastrica copre circa il 50-70% dei livelli circolanti, ma tale percentuale è soggetta a produzioni compensatorie da parte di pancreas, intestino, rene, polmone ed ipotalamo.
La soppressione del rilascio di grelina non sembra correlata alla semplice distensione delle pareti gastriche, quanto piuttosto all'arrivo nello stomaco di nutrienti specifici. La restrizione di sonno è associata ad una significativa riduzione della leptina (ormone della sazietà prodotto dal tessuto adiposo) e ad un aumento della grelina (ormone dell'appetito). Bloccare o neutralizzare l'azione della grelina sembrerebbe un approccio ragionevole per affrontare stati di obesità cronica (in tal senso si è pensato ad un possibile vaccino antiobesità); la somministrazione di un analogo sintetico della graelina risulterebbe invece utile per stimolare l'appetito in presenza di disturbi alimentari come l'anoressia. Ricordiamo comunque che la grelina è soltanto una delle tante sostanze implicate nell'intrecciata rete di mediatori chimici e nervosi, che presiede al controllo dell'appetito. Tra queste sostanze ricordiamo:
leptina, insulina, Peptide YY (PYY), CCK (Colecistochinina), CART (cocaine -anphetamine-regulated-transcript), Urocortina, Pro-opiomelacortina (POMC), a-MSH (Melanocyte Stimulating Hormone) (diminuiscono l'appetito, anoressizzanti).



I suoi livelli aumentano durante una dieta ipocalorica e intensificano la fame, il che rende difficile la perdita di peso.

Inoltre, essa colpisce il ciclo sonno / veglia, il comportamento di ricompensa-cerca, la sensazione del gusto e il metabolismo dei carboidrati. Questo ormone è prodotto nello stomaco e secreto quando lo stomaco è vuoto. Esso entra nel flusso sanguigno e colpisce la parte del cervello nota come ipotalamo, che regola gli ormoni e l'appetito.

Più alto è il livello, maggiore è la vostra sensazione di fame. Più basso è il livello, più completi ci si sente e più facile sarà mangiare meno calorie.
La grelina può suonare come un terribile, ormone ''distruggi dieta''. Tuttavia, in passato, questo ormone ha svolto un ruolo nella sopravvivenza, aiutando le persone a mantenere un livello di grasso corporeo sano.

Di norma, i livelli di grelina aumentano prima di un pasto, quando lo stomaco è vuoto. Poi diminuiscono poco dopo, quando lo stomaco è pieno. Mentre si potrebbe supporre che le persone obese hanno solo livelli più elevati, essi possono essere anche più sensibili ai suoi effetti. Alcune ricerche mostrano che i livelli in realtà sono inferiori nelle persone magre.

Altra ricerca suggerisce che le persone obese possono avere il recettore della grelina eccessivamente attivo, noto come GHS-R, che porta ad una maggiore assunzione di calorie.

Eppure, indipendentemente dalla quantità di grasso corporeo che si ha, i livelli di grelina aumentano e ci fanno sentire affamati quando si inizia una dieta ipocalorica. Questa è una risposta naturale per il corpo, che cerca di proteggere l'utente dalla fame.

Durante una dieta, aumenta l'appetito ed i livelli dell'ormone della sazietà, la leptina, scendono. Il tasso metabolico tende a diminuire in modo significativo, soprattutto quando si limitano le calorie per lunghi periodi di tempo. Per ovvie ragioni, questi adattamenti possono rendere significativamente più difficile perdere peso e tenerlo sotto controllo.

Gli ormoni e il metabolismo si regolano per cercare di riguadagnare tutto il peso perso.

Nel giro di un giorno che si inizia una dieta, i livelli di grelina inizieranno a salire. Questo cambiamento continua nel corso di settimane.

Uno studio sull'uomo ha riscontrato un aumento del 24% dei livelli di grelina dopo una dieta ipocalorica di 6 mesi.

In un altro studio, in coloro che seguivano una dieta per la perdita di peso da 3 mesi, i ricercatori hanno trovato i livelli quasi raddoppiati da 770 a 1.322 pmol / litro.

Durante una dieta di bodybuilding di 6 mesi, che raggiungono un livello estremamente basso di grasso corporeo attraverso restrizioni dietetiche severe, la grelina è aumentata del 40%.

Queste tendenze suggeriscono che più a lungo si è a dieta – e più grasso corporeo e massa muscolare si perde – più i livelli aumenteranno.

Questo comporta un aumento della fame, e quindi diventa molto più difficile mantenere il nuovo peso.

La grelina sembra essere un ormone che non può essere controllato direttamente con farmaci, diete o integratori. Tuttavia, ci sono alcune cose che si possono fare per aiutare a mantenere sani i livelli:

Evitare gli estremi di peso: Sia l'obesità che l'anoressia alterano i livelli di grelina;
Controllo dell'apporto calorico: Entrambi i pasti ad alto contenuto di carboidrati o ad alto contenuto di grassi riducono i livelli. Pertanto, il totale delle calorie conta più che la composizione della dieta;
Dare priorità al sonno: Poco sonno aumenta i livelli, ed è stato collegato ad un aumento della fame e aumento di peso;
Aumentare la massa muscolare: Una maggiore quantità di massa muscolare o minore massa grassa sono associati a livelli più bassi di grelina;
Mangiare più proteine: Una dieta ricca di proteine aumenta la pienezza e riduce la fame. Uno dei meccanismi alla base di questo è una riduzione dei livelli di grelina;
Mantenere un peso stabile: I cambiamenti di peso drastici e l'effetto ''yo-yo'' disturbano gli ormoni chiave, tra cui la grelina;
Ciclizzare le calorie: I periodi di maggiore assunzione di calorie sono in grado di ridurre gli ormoni della fame e aumentare la leptina. Uno studio ha osservato che 2 settimane con il 29-45% in più di calorie ha diminuito i livelli di grelina del 18%.




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mercoledì 25 maggio 2016

GHIANDOLA PINEALE



« Articolo 32
Come si vede che questa ghiandola è la principale sede dell'anima.
Mi sono convinto che l'anima non può avere in tutto il corpo altra localizzazione all'infuori di questa ghiandola, in cui esercita immediatamente le sue funzioni, perché ho osservato che tutte le altre parti del nostro cervello sono doppie, a quel modo stesso che abbiamo due occhi, due mani, due orecchi, come, infine, sono doppi tutti gli organi dei nostri sensi esterni. Ora, poiché abbiamo d'una cosa, in un certo momento, un solo e semplice pensiero, bisogna di necessità che ci sia qualche luogo in cui le due immagini provenienti dai due occhi, o altre duplici impressioni provenienti dallo stesso oggetto attraverso gli organi duplici degli altri sensi, si possano unificare prima di giungere all'anima, in modo che non le siano rappresentati due oggetti invece di uno: e si può agevolmente concepire che queste immagini, o altre impressioni, si riuniscano in questa ghiandola per mezzo degli spiriti che riempiono le cavità del cervello; non c'è infatti nessun altro luogo del corpo dove esse possano esser così riunite, se la riunione non è avvenuta in questa ghiandola »

Cartesio


La prima descrizione e le prime speculazioni sulla ghiandola pineale si trovano nei voluminosi scritti di Galeno, che trattò la ghiandola pineale nel suo De usu partium. In esso Galeno spiega che la ghiandola deve il suo nome alla sua somiglianza, per forma e dimensioni, a un pinolo. La chiamò ghiandola a causa del suo aspetto ed equiparò la sua funzione a quella delle altre ghiandole del corpo, che nella sua concezione servivano principalmente come sostegno ai vasi sanguigni. Galeno si oppose fermamente a una concezione all'epoca diffusa secondo la quale la ghiandola pineale regola il flusso di spirito, sostanza vaporosa di cui si riteneva fossero pieni i ventricoli cerebrali. Galeno rifiutò questa idea innanzitutto perché la ghiandola pineale è attaccata all'esterno del cervello e non può muoversi autonomamente e, quindi, non avrebbe potuto orientare il flusso di spirito nei ventricoli dell'encefalo. Egli, infatti, sostenne che il verme cerebellare (la parte mediana del cervelletto) fosse più qualificato a svolgere tale funzione.

Più tardi le teorie di Galeno furono riprese per espanderle o talora modificarle. Nemesio di Emesa, per esempio, le ampliò aggiungendovi l'idea della localizzazione ventricolare, secondo la quale a ogni parte del cervello corrisponde una diversa facoltà: al ventricolo anteriore l'immaginazione, al ventricolo mediano la ragione e a quello posteriore la memoria. Tale teoria rimase in voga fino alla metà del XVI secolo.

In un trattato chiamato Sulla differenza tra spirito e anima Qusta ibn Luqa combinò le teorie di Nemesio e la concezione di Galeno riguardante la regolazione dello spirito attraverso il verme cerebellare. A tal proposito applicò la sua teoria per giustificare il flusso di coscienza: secondo le sue ipotesi, coloro che volevano ricordare guardavano in alto in modo che questa appendice vermiforme aprisse il passaggio e permettesse il fluire della memoria. Coloro che volevano pensare, al contrario, guardavano in basso in modo che si chiudesse il passaggio e lo spirito della ragione non fosse corrotto da quello della memoria. Il trattato di Qusta influenzò molto la scolastica europea medioevale.

In molti testi medioevali, tra i quali quelli di Mondino dei Liuzzi, a tale appendice vermiforme fu dato il termine pinea, comportando una certa ambiguità, in quanto esso poteva riferirsi sia al verme cerebellare sia alla ghiandola pineale.

All'inizio del XVI secolo l'anatomia fece progressi e una prima lettura più scientifica della ghiandola pineale fu resa pubblica: Niccolò Massa scoprì che i ventricoli cerebrali non sono riempiti di spirito ma di fluido (il liquido cerebrospinale). Andrea Vesalio, inoltre, respinse tutte le teorie riguardanti la localizzazione ventricolare e quelle secondo le quali la ghiandola pineale o il verme cerebellare regolano il flusso di spirito, dissolvendo l'ambiguità creatasi nel Medio evo.

Cartesio era molto interessato all'anatomia e alla fisiologia umana. Egli tratta largamente della ghiandola pineale, in particolar modo nel trattato De homine e nel suo ultimo libro Le passioni dell'anima.

Il punto di vista del "De homine” è puramente meccanicistico: in esso infatti Cartesio vede il corpo come nient'altro che una macchina le cui funzioni sono riducibili ai principi fisici della meccanica classica. Non a caso, le teorie cartesiane saranno tra le principali ispiratrici della dottrina medica Iatromeccanica. All'interno di questa macchina la ghiandola pineale gioca un ruolo centrale, poiché coinvolta nella percezione, immaginazione, memoria e nella causalità dei movimenti corporei.

Molte delle supposizioni anatomiche e fisiologiche base di Cartesio erano totalmente sbagliate, non solo per la nostra epoca, ma anche alla luce di ciò che era già noto al suo tempo. Innanzitutto Cartesio pensava che la ghiandola pineale fosse sospesa in mezzo ai ventricoli, mentre non lo è, come già sottolineato da Galeno; pensava che fosse piena di “spiriti animali”, trasportati da piccole arterie, mentre già Galeno confermava che a circondare la ghiandola vi fossero più vene che arterie; descrisse questi spiriti animali come un vento molto fine, o come una fiamma pura e vivace che gonfia i ventricoli, ma Massa aveva scoperto un secolo prima che i ventricoli sono pieni di liquido e non di spirito.

Le passioni dell'anima potrebbe essere visto come una continuazione del trattato Sull'uomo: molti dei temi discussi in esso riguardanti la ghiandola pineale ricorrono. Cartesio approfondisce maggiormente il concetto di anima e corpo, e il ruolo della ghiandola pineale acquista una maggiore importanza dal momento in cui essa è la sede principale dell'anima, nella quale la "res extensa" si unisce alla "res cogitans".

Negli studi scientifici sulla ghiandola pineale, vi furono piccoli progressi fino alla seconda metà del diciannovesimo secolo. Nel 1828, Magendie poté avanzare ancora la teoria che Galeno aveva liquidato. Suggerì che fosse una valvola designata ad aprire e chiudere l'acquedotto cerebrale. Verso la fine del diciannovesimo secolo, comunque, la situazione cominciò a cambiare. Innanzitutto, diversi scienziati lanciarono indipendentemente l'ipotesi che la ghiandola pineale fosse una reliquia filogenica, un vestigio di un terzo occhio dorsale. Una versione modificata di questa teoria è ancora accettata. Inoltre, gli scienziati iniziarono a supporre che la ghiandola pineale fosse una ghiandola endocrina. Questa teoria fu completamente accettata nel ventesimo secolo: infatti, grazie agli sviluppi scientifici e biochimici, attualmente si ha una conoscenza abbastanza completa delle funzioni svolte dall'epifisi e dai suoi secreti.

L'epifisi possiede un ruolo esaltato nel campo filosofico e delle dottrine esoteriche. Verso la fine del diciannovesimo secolo, Helena Petrovna Blavatsky, la fondatrice della teosofia, identificò il “terzo occhio” scoperto dagli anatomisti comparativi del suo tempo con l'”occhio di Shiva” della tradizione induista, concludendo che il corpo pineale dell'uomo moderno è una traccia atrofizzata di questo “organo della visione spirituale”.


La ghiandola pineale torna ad assumere un ruolo centrale nella filosofia di Georges Bataille, che utilizza il concetto di "occhio pineale" come riferimento a un punto cieco nella razionalità occidentale, un organo di delirio e di eccesso.

Un riferimento alla ghiandola pineale è anche sul retro della banconota da un dollaro negli Stati Uniti con quello che viene chiamato “Occhio che tutto vede”, che si riallaccia alla capacità di un individuo o di un gruppo di utilizzare questa ghiandola per andare verso il lato spirituale, e controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico sapendo cosa stanno pensando in ogni momento nel nostro mondo fisico. Varie ricerche condotte fino ad oggi confermano che ci sono alcuni periodi nella notte, tra l’una e le quattro del mattino in cui vengono rilasciate sostanze chimiche nel cervello che provocano sentimenti di connessione alla propria fonte superiore.


L'epifisi è una piccola ghiandola endocrina situata al centro della scatola cranica, dove costituisce gran parte dell'epitalamo. Nota anche come ghiandola pineale (per via della forma che ricalca a grandi linee quella di una pigna), l'epifisi è preposta alla sintesi ed alla secrezione di un ormone, chiamato melatonina.

Dal punto di vita anatomico, l'epifisi è ricoperta da una capsula connettivale di rivestimento, costituito dallo stesso connettivo della pia madre. Internamente alla ghiandola si riconosce un parenchima costituito da due principali tipi cellulari: una fitta trama di cellule interstiziali che fanno da supporto a cellule endocrine dette pinealociti (o cellule principali), che sintetizzano melatonina.
Nonostante le piccole dimensioni (diametro di circa 8mm) ed il peso irrisorio (0,1 g), l'epifisi è ben lontana dall'essere una struttura superflua, come la si descriveva fino a pochi decenni orsono; la melatonina, infatti, è un ormone chiave nella regolazione del ciclo sonno-veglia.
La ghiandola pineale od epifisi ha anche un effetto inibitorio sull'asse ipofisi-gonadi; non a caso, se la sua asportazione o ablazione chirurgica viene effettuata in epoca pre-puberale si assiste ad una comparsa precoce della pubertà, mentre quando viene eseguita in età adulta si accompagna, specialmente nel maschio, ad ipergonadismo. Questo effetto è più marcato negli animali che presentano una stagione riproduttiva nel periodo in cui il giorno è più lungo ).
La melatonina sembra anche in grado di influenzare i livelli di leptina, GH e probabilmente quelli di molti altri ormoni, dato che oltre a regolare i ritmi circadiani (giornalieri), contribuisce a modulare anche i ritmi stagionali. Come se non bastasse, la ghiandola pineale è riccamente vascolarizzata, con un afflusso sanguigno relativo secondo soltanto a quello renale.
La melatonina esercita anche un importante effetto stimolatorio sul sistema immunitario.
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Nei mammiferi, uomo compreso, la melatonina viene prodotta dai pinealociti (cellule dell'epifisi deputate a questa sintesi) a partire dall'amminoacido triptofano, che viene convertito in serotonina, poi in acetilserotonina ed infine in melatonina. L'attività di questo enzima aumenta nelle ore notturne e diminuisce durante quelle diurne; di conseguenza, la secrezione di melatonina è stimolata dal buio ed inibita dalla luce. Studi recenti indicano che la produzione della melatonina da parte dell'epifisi cambia anche in relazione ai mutamenti del campo magnetico terrestre.
Ampio ed ancora in evoluzione è l'utilizzo terapeutico della melatonina, date le sue proprietà ipnotiche (induce il sonno), antidepressive (migliora i disturbi dell'umore), neuroprotettive ed antiossidanti (sia la melatonina che i suoi metaboliti sono in grado di neutralizzare le specie reattive dell'ossigeno e dell'azoto).
L'epifisi era un tempo considerata inutile, a causa dei numerosi punti di calcificazione riscontrati al suo interno. Oggi sappiamo che il processo di calcificazione della ghiandola inizia durante l'età puberale e prosegue nell'età adulta ed anziana, minandone a poco a poco l'efficacia.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il professor R. J. Reiter dimostra che deboli campi elettromagnetici influenzano l’attività della ghiandola pineale e la secrezione di melatonina. Nello stesso periodo il professor G. Cremer-Bartels dimostra come lo stesso campo elettromagnetico della terra influenzi la ghiandola pineale. Nel 1996, un gruppo di ricerca, che vedeva coinvolti istituti americani ed israeliani, scopre proprietà piezoelettriche nella sabbia che si sedimenta nella ghiandola. Trattasi di cristalli in grado di trasformare le vibrazioni meccaniche degli strumenti a corde in impulsi elettrici che vengono trasferiti attraverso un cavo agli amplificatori. La proprietà piezoelettrica non è altro che la capacità di trasformare delle vibrazioni in impulsi elettrici. Questa stessa capacità l’abbiamo pure noi grazie alla ghiandola pineale e alla sua sabbiolina. Eppure ancora oggi pochi sono i ricercatori che se ne curano.

I piezoelettri oltre che nella musica vengono applicati negli orologi al quarzo, nei cellulari, negli altoparlanti, nelle stampanti, nelle radio e in molte altre situazioni. Coincidenza vuole che la posizione di questa ghiandola, chiamata pure Terzo Occhio, stia proprio al centro dei nervi ottici, che sia collegata alla retina e che sia ultra-sensibile alla luce solare. Quello che emerge è che il ruolo dei campi elettromagnetici è centrale nel funzionamento del nostro organismo.

La ghiandola pineale produce anche ciò che è comunemente conosciuto come DMT, o dimetiltriptamina, sostanza che produce un profondo stato di dilatazione temporale, viaggi in luoghi extradimensionali. Ciò accade di notte durante i sogni, quando la pineale è maggiormente attiva. Apparentemente, ad oggi non si dà molta importanza al terzo occhio come in passato. Questo ha portato ad atrofizzare gradualmente tale organo ed alla perdita di valori considerati obsoleti quali la spiritualità, l’etica, l’amore per il prossimo. Perdita gravissima che si è tradotta in un vero e proprio rimbambimento delle masse.

All’interno della ghiandola pineale scorre acqua, che con il passare del tempo calcifica. Questo porta ad una atrofizzazione della ghiandola. Tale processo di calcarizzazione ed atrofizzazione viene accelerato prevalentemente a causa dell’alimentazione moderna. In particolare con l’uso dei composti di fluoro usati come additivi nelle acque, bevande, alimenti e presidi medici comuni, come dentifrici bibite gassate, acqua fluorizzata, zuccheri raffinati. Il consiglio è quindi di evitare il più possibile l’assunzione di fluoro, leggete le etichette dell’acqua in bottiglia se ancora ne fate uso, e cercate dentifrici senza fluoro. Altre fonti di fluoro sono chewing-gum, medicinali, bevande gassate, Coca cola e Pepsi, the in bottiglia o lattina, Gatorade e simili, bastoncini di pesce e di pollo, anestetici.

Alla fine degli anni ’90, uno scienziato di nome Jennifer Luca realizza il primo studio sugli effetti di fluoruro di sodio sulla ghiandola pineale. Determina che la ghiandola pineale, situata al centro del cervello, è una zona di concentrazione per fluoruro. La ghiandola pineale semplicemente assorbe più fluoro rispetto a qualsiasi altra parte fisica del corpo, anche le ossa. Questo calcifica la ghiandola e ne blocca la fondamentale funzione di bilanciare gli interi processi ormonali nel corpo.

Varie ricerche sul fluoruro di sodio hanno dimostrato che esso va ad accumularsi proprio nell’ipofisi, che di gran lunga è la ghiandola più importante e centrale nel cervello, la più protetta. Il fluoro è l’unica sostanza in grado di attaccare il centro più importante del cervello. I filtri per l’acqua che si acquistano nei supermercati non tolgono il fluoro dall’acqua. Solo la distillazione e il processo di osmosi inversa è in grado di farlo. Il modo più economico per evitare il fluoruro è quindi quello di acquistare un distillatore d’acqua. Il fluoruro di sodio è presente nel nostro approvvigionamento di acqua e cibo, ed è  letteralmente in grado di insipidire le masse. Il fluoruro è stato introdotto in acqua dai nazisti e dai russi nei loro campi di concentramento per rendere la popolazione del campo docile ed obbediente.

La ghiandola pineale si attiva e si decalcifica di notte, con l’oscurità e con il sonno. Pertanto, per riattivare tale organo atrofizzato, la cosa migliore da farsi è dormire e meditare, sviluppare le proprie percezioni, risvegliare le proprie capacità esplorative nei riguardi delle dimensioni sottili. Avere un terzo occhio aperto non vuol dire semplicemente coscienza e consapevolezza del mondo in cui viviamo. Una pineale attiva, corrisponde anche ad uno stato di salute maggiore e ad una miglior sinergia con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.




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sabato 3 ottobre 2015

Le Donne BARBUTE


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Per chi non ne fosse a conoscenza, il testosterone è quell’ormone, secreto dalle cellule di Leydig contenute nei testicoli che nel’uomo si occupa dello sviluppo degli organi sessuali e dei caratteri sessuali secondari, come la barba, la distribuzione dei peli, il timbro della voce e la muscolatura. In fase adolescenziale è in grado di limitare la crescita spropositata dello scheletro. Nelle donne viene prodotto in parte dalle ghiandole surrenali e dalle ovaie.

Per effettuate una corretta diagnosi  di testosterone alto nelle donne è ovviamente necessario svolgere delle analisi del sangue comprendenti i valori ormonali. L’esame ematochimico è infatti in grado di evidenziare se la concentrazione nel sangue sia o meno elevata: il range di normalità va dai 0,06 – 0,82 ng/ml.

I sintomi maggiori riscontrabili nelle donne con un valore testosteronico alto sono la perdita dei capelli, una aumentata crescita di peluria su tutto il corpo, un ciclo mestruale non regolare ed acne. Fattori questi spesso dovuti a specifiche cause scatenanti. Tra le prime riscontriamo l’irsutismo idiopatico, una disfunzione ormonale  che riguarda la secrezione di ormoni androgeni, ed ancora la sindrome dell’ovaio policistico, la più diffusa causa di testosterone alto nelle donne. Nei casi più gravi si parla di tumore secernente del surrene o dell’ovaio: tale eventualità non si basa sul riscontro unico di alte dosi di testosterone. Data la loro particolare tipologia, essi sono spesso asintomatici inizialmente, soprattutto se benigni e per una diagnosi corretta e la relativa cura sono necessari esami clinici più approfonditi.




In passato alcuni studi realizzati presso l'Università di Chicago hanno messo in luce che l'aumento del testosterone nelle donne ha effetti sulla sfera sessuale, più precisamente aumenta il desiderio. E in più ha effetti legati anche al gioco d'azzardo e ad investimenti ad alto rischio.
Un gruppo di studiosi dell'Università di Zurigo, diretti da Christoph Eisenegger, hanno analizzato l'incidenza che ha il testosterone su un campione di 120 donne, divise successivamente in due gruppi di 60 componenti ciascuno: al primo gruppo è stata somministrata una dose dell'ormone (pari a 0,5 mg); al secondo gruppo è stato dato un placebo. Inoltre, per rendere l'esperimento più interessante e stimolante, ad alcune donne di entrambi i gruppi è stata comunicata la propria appartenenza ad uno dei due, anche se non sempre questa notizia corrispondeva alla verità.
In seguito, durante giochi che stimolavano l'interazione sociale, gli studiosi si sono accorti che le donne alle quali era stato somministrato effettivamente il testosterone si comportavano in modo più gentile, socievole, con fair play, mentre le altre si dimostravano essere più polemiche e aggressive.
I ricercatori quindi hanno concluso che la connotazione negativa che si ritiene legata ai maggiori livelli di testosterone causa un comportamento sociale negativo. In pratica significa che alla sola idea di avere maggiori livelli di testosterone, le donne modificano in negativo il proprio comportamento nei confronti degli altri, assumendo caratteri convenzionalmente attribuiti agli uomini.

Non sempre questi sintomi sono tutti presenti, anche perché il livello di testosterone può essere anche solo lievemente fuori norma, e in tal caso i disturbi sono minimi o assenti. Teniamo conto che i valori normali di questo ormone nel sangue - misurabili con un semplice test ematico - si situano tra gli 0,06 ng/ml e gli 0,82 ng/ml, quindi a seconda di quanto testosterone in eccesso verrà prodotto dalle ovaie o dalle ghiandole surrenali, si avranno sintomi più o meno evidenti.




Tra le cause di una iper produzione di testosterone ci possono essere familiarità, cause endogene non patologiche, ma anche la presenza di tumori, sia maligni che benigni, a carico delle ghiandole surrenali o dell'ovaio, che in questi casi vengono definiti secernenti. Tuttavia si tratta di casi molto rari. Le cure sono di tipo ormonale, naturalmente. In genere l'endocrinologo prescrive la somministrazione della pillola anticoncezionale, soprattutto se la disfunzione si manifesta in fase adolescenziale, o di un farmaco che inbisice la produzione degli ormoni androgeni.





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