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domenica 9 luglio 2017

LA GRELINA



La scoperta della grelina è stata riportata da Masayasu Kojima et al nel 1999. Il nome  è basato sulla sua funzione di "peptide di rilascio dell'ormone della crescita" (Growth Hormon Releasing Peptide), con riferimenti alla radice proto-indo-europeo "ghre" che significa crescere (to grow).

La grelina aumenta la ricerca e l'assunzione di cibo (proprietà oressizzanti) e diminuisce il consumo di energia (riducendo l'attività fisica). Alti livelli di grelina risultano pertanto correlati ad un aumento del peso corporeo soprattutto per quanto riguarda la massa grassa. Tutto ciò nonostante sia nota da tempo la sua capacità di stimolare il rilascio di GH attraverso l'attivazione del recettore dei GH-segretagoghi (GH-segretagogue receptor type 1 = GHS-R).
Considerato il ruolo biologico oressizzante della grelina, è ovvio che i livelli plasmatici di quest'ormone sono normalmente massimi nel digiuno, mentre raggiungono valori minimi dopo assunzione di cibo ed iperalimentazione. In uno studio, i livelli plasmatici di grelina si sono dimostrati significativamente superiori alla norma in un gruppo di ragazze bulimiche; tale riscontro potrebbe spiegare, almeno in parte, le crisi di iperfagia a cui è soggetto chi soffre di questo disturbo alimentare. Le concentrazioni di grelina nel sangue di persone obese appaiono invece inferiori a quelle di individui normopeso.
La produzione di grelina gastrica copre circa il 50-70% dei livelli circolanti, ma tale percentuale è soggetta a produzioni compensatorie da parte di pancreas, intestino, rene, polmone ed ipotalamo.
La soppressione del rilascio di grelina non sembra correlata alla semplice distensione delle pareti gastriche, quanto piuttosto all'arrivo nello stomaco di nutrienti specifici. La restrizione di sonno è associata ad una significativa riduzione della leptina (ormone della sazietà prodotto dal tessuto adiposo) e ad un aumento della grelina (ormone dell'appetito). Bloccare o neutralizzare l'azione della grelina sembrerebbe un approccio ragionevole per affrontare stati di obesità cronica (in tal senso si è pensato ad un possibile vaccino antiobesità); la somministrazione di un analogo sintetico della graelina risulterebbe invece utile per stimolare l'appetito in presenza di disturbi alimentari come l'anoressia. Ricordiamo comunque che la grelina è soltanto una delle tante sostanze implicate nell'intrecciata rete di mediatori chimici e nervosi, che presiede al controllo dell'appetito. Tra queste sostanze ricordiamo:
leptina, insulina, Peptide YY (PYY), CCK (Colecistochinina), CART (cocaine -anphetamine-regulated-transcript), Urocortina, Pro-opiomelacortina (POMC), a-MSH (Melanocyte Stimulating Hormone) (diminuiscono l'appetito, anoressizzanti).



I suoi livelli aumentano durante una dieta ipocalorica e intensificano la fame, il che rende difficile la perdita di peso.

Inoltre, essa colpisce il ciclo sonno / veglia, il comportamento di ricompensa-cerca, la sensazione del gusto e il metabolismo dei carboidrati. Questo ormone è prodotto nello stomaco e secreto quando lo stomaco è vuoto. Esso entra nel flusso sanguigno e colpisce la parte del cervello nota come ipotalamo, che regola gli ormoni e l'appetito.

Più alto è il livello, maggiore è la vostra sensazione di fame. Più basso è il livello, più completi ci si sente e più facile sarà mangiare meno calorie.
La grelina può suonare come un terribile, ormone ''distruggi dieta''. Tuttavia, in passato, questo ormone ha svolto un ruolo nella sopravvivenza, aiutando le persone a mantenere un livello di grasso corporeo sano.

Di norma, i livelli di grelina aumentano prima di un pasto, quando lo stomaco è vuoto. Poi diminuiscono poco dopo, quando lo stomaco è pieno. Mentre si potrebbe supporre che le persone obese hanno solo livelli più elevati, essi possono essere anche più sensibili ai suoi effetti. Alcune ricerche mostrano che i livelli in realtà sono inferiori nelle persone magre.

Altra ricerca suggerisce che le persone obese possono avere il recettore della grelina eccessivamente attivo, noto come GHS-R, che porta ad una maggiore assunzione di calorie.

Eppure, indipendentemente dalla quantità di grasso corporeo che si ha, i livelli di grelina aumentano e ci fanno sentire affamati quando si inizia una dieta ipocalorica. Questa è una risposta naturale per il corpo, che cerca di proteggere l'utente dalla fame.

Durante una dieta, aumenta l'appetito ed i livelli dell'ormone della sazietà, la leptina, scendono. Il tasso metabolico tende a diminuire in modo significativo, soprattutto quando si limitano le calorie per lunghi periodi di tempo. Per ovvie ragioni, questi adattamenti possono rendere significativamente più difficile perdere peso e tenerlo sotto controllo.

Gli ormoni e il metabolismo si regolano per cercare di riguadagnare tutto il peso perso.

Nel giro di un giorno che si inizia una dieta, i livelli di grelina inizieranno a salire. Questo cambiamento continua nel corso di settimane.

Uno studio sull'uomo ha riscontrato un aumento del 24% dei livelli di grelina dopo una dieta ipocalorica di 6 mesi.

In un altro studio, in coloro che seguivano una dieta per la perdita di peso da 3 mesi, i ricercatori hanno trovato i livelli quasi raddoppiati da 770 a 1.322 pmol / litro.

Durante una dieta di bodybuilding di 6 mesi, che raggiungono un livello estremamente basso di grasso corporeo attraverso restrizioni dietetiche severe, la grelina è aumentata del 40%.

Queste tendenze suggeriscono che più a lungo si è a dieta – e più grasso corporeo e massa muscolare si perde – più i livelli aumenteranno.

Questo comporta un aumento della fame, e quindi diventa molto più difficile mantenere il nuovo peso.

La grelina sembra essere un ormone che non può essere controllato direttamente con farmaci, diete o integratori. Tuttavia, ci sono alcune cose che si possono fare per aiutare a mantenere sani i livelli:

Evitare gli estremi di peso: Sia l'obesità che l'anoressia alterano i livelli di grelina;
Controllo dell'apporto calorico: Entrambi i pasti ad alto contenuto di carboidrati o ad alto contenuto di grassi riducono i livelli. Pertanto, il totale delle calorie conta più che la composizione della dieta;
Dare priorità al sonno: Poco sonno aumenta i livelli, ed è stato collegato ad un aumento della fame e aumento di peso;
Aumentare la massa muscolare: Una maggiore quantità di massa muscolare o minore massa grassa sono associati a livelli più bassi di grelina;
Mangiare più proteine: Una dieta ricca di proteine aumenta la pienezza e riduce la fame. Uno dei meccanismi alla base di questo è una riduzione dei livelli di grelina;
Mantenere un peso stabile: I cambiamenti di peso drastici e l'effetto ''yo-yo'' disturbano gli ormoni chiave, tra cui la grelina;
Ciclizzare le calorie: I periodi di maggiore assunzione di calorie sono in grado di ridurre gli ormoni della fame e aumentare la leptina. Uno studio ha osservato che 2 settimane con il 29-45% in più di calorie ha diminuito i livelli di grelina del 18%.




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domenica 26 giugno 2016

IL VERME SOLITARIO



La Taenia solium, o verme solitario è un parassita della famiglia dei tenidi (platelminti cestodi).

Come tutti i cestodi ciclofillidi, la Taenia solium ha quattro ventose sul suo scolice ("testa"). La Taenia solium ha anche due file di uncini. La Taenia solium ha un ciclo vitale biologico molto simile alla Taenia saginata, il "verme solitario del bue", con alcune piccole differenze. Le uova possono essere diagnosticate soltanto a livello di famiglia, ma se un utero della proglottide è colorato con inchiostro cinese, il numero delle ramificazioni uterine visibili può aiutare nell'identificare la specie: diversamente dall'utero della Taenia saginata, l'utero della Taenia solium ha soltanto da cinque a dieci ramificazioni uterine su ogni lato.

Taenia solium è diffusa in tutto il mondo. Poiché il maiale è l'ospite intermedio del parassita, il completamento del ciclo vitale avviene nelle regioni in cui l'uomo vive a stretto contatto con il maiale e mangia la sua carne non cotta. È comunque importante notare che la cisticercosi umana si acquisisce con l'ingestione delle larve, dette cisticerchi, presenti nelle carni degli ospiti intermedi crude o poco cotte, e raramente (solo per T.solium), per ingestione diretta di uova, presenti nelle feci umane o comunque in cibi contaminati da feci umane. La seconda infezione genera una cisticercosi nell'uomo che in questi rari casi, funge da ospite intermedio, pur essendo la specie umana albergatrice della forma adulta e quindi da considerarsi ospite definitivo. Quest'ultima forma invasiva, rara, genera una patologia nota con il termine di Neurocisticercosi. Concludendo, la forma infettiva più frequente è da attribuirsi all'ingestione di carni infette dalle forme larvali del parassita, poco cotte o crude, che una volta giunte nell'apparato gastro enterico, si ancorano all epitelio del lume duodenale, e qui si accrescono fino alla forma adulta, che si sviluppa in un paio di mesi. Di solito si riscontra un solo esemplare di taenia solium in un uomo parassitato.

La prevalenza delle malattie causate da Taenia solium interessa in modo rilevante il maiale e l'uomo in Asia, Africa, nelle Filippine, in America Latina, alcune zone dell'Europa Meridionale ed in alcune sacche del Nord America, mentre nei paesi di religione musulmana e in Israele è molto ridotta, a causa delle restrizioni alimentari imposte dalla religione.

Per comprendere bene il ciclo vitale di questo parassita, è bene partire seguendo alcuni passi fondamentali che prima di tutto ci portano alla forma adulta del cestode (3-5 metri lunghezza), cioè alla forma in grado di replicarsi ed emettere uova, la quale è albergata a livello intestinale nell'uomo parassitato. In questo distretto corporeo, il parassita si nutre assumendo per osmosi le sostanze nutritive presenti nel lume enterico. Questo cestode rilascia nell'intestino dalle 3 alle 4 proglottidi (segmenti gravidici), le quali sono espulse all'esterno con le feci dall'uomo infetto. Ogni proglottide è in grado di contenere fino a 250.000 uova, che possono resistere nell'ambiente per alcuni mesi. Il ciclo prevede la presenza di un ospite intermedio, ovvero di un ospite che faccia sviluppare le forme larvali del cestode, che in questo caso è rappresentato dai maiali. I suini infatti si infettano assumendo cibo contaminato da materiale fecale contenente uova, o comunque ingerendo uova del cestode escrete insieme a feci di uomo infetto che abbiano contaminato l'ambiente e che siano venute al cospetto del suino.



Le uova, una volta ingerite dal suino (ospite intermedio), si schiudono liberando un'oncosfera, ovvero la forma larvale prematura, che attraverso il circolo ematico raggiunge i muscoli (soprattutto masticatori), la lingua ed il cuore dell'animale, sviluppandosi nella forma larvale secondaria, che è il cisticerco. Il cisticerco può resistere vitale anche per alcuni anni in questi distretti corporei del suino. Il ciclo si conclude quando un uomo ingerisce queste larve contenute nella carne di maiale infetta non sufficientemente cotta o addirittura cruda (nel caso sia cotta bene, le larve muoiono): il parassita, giunto nell'intestino umano, si ancora, e come su detto cresce per ricominciare da capo il ciclo. Questa è la caratteristica biologica della Taenia solium; ma raramente l'uomo può contaminarsi ingerendo le uova (di solito non infettanti per la specie umana) e non con le larve come previsto dal ciclo vitale. In questo caso, è l'uomo stesso a comportarsi da ospite intermedio sviluppando i cisticerchi all'interno dello stomaco.

Il ciclo vitale del parassita si completa, come nell'infezione da verme solitario, quando l'uomo ingerisce carne di maiale non cotta contenente cisticerchi. Le cisti si estroflettono e attaccano l'intestino tenue con i loro scolici.

Sebbene l'uomo normalmente è da considerarsi ospite definitivo, mangiando carne infetta, allevando vermi solitari adulti nell'intestino e con il passaggio di uova attraverso le feci, a volte un cisticerco (o una larva chiamata anche "verme vescicolare") può svilupparsi nell'uomo e con tali comportamenti diventare ospite intermedio. Ciò accade se le uova raggiungono lo stomaco, generalmente a causa di mani sporche, ma anche per vomito. I cisticerchi spesso possono annidarsi nel sistema nervoso centrale, in cui possono causare gravi problemi neurologici come l'epilessia e perfino la morte. La presenza di cisticerchi nel corpo di una persona è chiamata cisticercosi.

La cisticercosi da Taenia solium può svilupparsi anche nell'uomo in seguito all'ingestione accidentale delle uova contenenti l'oncosfera o a fenomeni di peristalsi inversa che portino le uova a risalire il tubo digerente fino allo stomaco dove si schiuderanno per azione dei succhi gastrici.

Il decorso può provocare una sintomatologia più o meno grave dipendentemente della localizzazione delle cisti. In particolare grave è quella a livello cerebrale che può dar luogo a disturbi mentali, epilessia e segni legati all'aumento della pressione intracranica. La sede intraoculare può provocare la perdita permanente della vista.

L'infezione da Taenia solium adulta è trattata con niclosamide, che è uno dei farmaci più comuni nel trattamento delle infezioni da verme solitario adulto, così come nelle distomatosi epatiche. Dal momento che il rischio di manifestare una cisticercosi è piuttosto grave, è importante lavarsi le mani prima di mangiare ed evitare il vomito in un paziente portatore di Taenia solium, onde evitare l'insorgere di tale patologia.

Dal primo contagio al completo sviluppo passano in media 60 giorni.

La patologia resta asintomatica per molto tempo, talvolta anche qualche mese: il primo segnale della malattia è la perdita di peso marcata nonostante non vi sia un evidente cambio di dieta o stile di vita. La condizione è associata ad astenia, dovuta essenzialmente all’instaurarsi di carenze vitaminiche e nutritive in senso generale. Non sono rari nausea, vomito e mal di pancia.
La malattia può diventare molto grave. Succede quando le larve riescono a raggiungere il sistema nervoso centrale: i sintomi di questa condizione diventano di natura neurologica.

La presenza della tenia viene accertata con l’esame delle feci e la prescrizione di tale indagine è di competenza del medico, che potrà sospettare la presenza del verme solitario dopo una prima visita e dalla valutazione complessiva dei sintomi e delle abitudini del paziente.

La prevenzione della tenia si basa sul consumo di carni ben cotte e sull'abolizione dei fattori di rischio (va posta particolare attenzione alla carne consumata in Paesi sottosviluppati o di origine artigianale, come quella acquistata dal contadino ed offerta alle sagre di Paese).
Oltre alla cottura, anche la surgelazione della carne (almeno -10°C per una settimana) abbatte il rischio di venire infestati dal verme solitario.


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martedì 9 febbraio 2016

I DANNI DELLA SODA CAUSTICA



L’ingestione accidentale (cioè involontaria) da sostanze caustiche è una situazione clinica grave che spesso riguarda i bambini, soprattutto quelli di età compresa tra uno e cinque anni, i quali ignorano i pericoli e spinti dalla curiosità possono essere indotti a ingerire qualunque tipo di liquido, specie se in qualche modo attraente.
L’ingestione di detergenti e disinfettanti, prodotti domestici presenti in ogni casa, può avere conseguenze gravi per la salute perché questi liquidi contengono agenti caustici (cioè sostanze che possono corrodere, bruciare, i tessuti del corpo umano).

L'ingestione di sostanze caustiche provoca gravi lesioni al tratto gastrointestinale superiore (esofago, faringe e stomaco), talvolta associate a manifestazioni sistemiche.
Le sostanze caustiche più comunemente oggetto di ingestione sono forti ossidanti, acidi forti (pH critico: 0-2) e alcali forti (pH >12). L'entità del danno dipende dal tipo, dalla concentrazione e dalla quantità di sostanza ingerita. Altri fattori da considerare sono lo stato fisico del prodotto (liquido, granulare, in pasta o solido), il tempo di contatto, le modalità di ingestione (accidentale o volontaria) e lo stato di ripienezza gastrica (può diluire la sostanza o ridurne il tempo di contatto con la mucosa dello stomaco).
Le sostanze caustiche più frequentemente implicate comprendono disinfettanti per ambienti domestici o industriali, detergenti per i sanitari, disgorganti e prodotti anticalcare, elementi di batterie e detersivi per lavastoviglie.
I prodotti solidi, aderendo alla mucosa, tendono a provocare gravi ustioni localizzate a livello di orofaringe ed esofago prossimale e limitano l'ulteriore ingestione. Di contro, le preparazioni liquide scorrono più facilmente e in grandi quantità, provocando lesioni più diffuse. I liquidi, inoltre, possono essere inalati, provocando danni a livello delle vie aeree superiori. Nei casi di ingestione accidentale, le lesioni sono spesso limitate all'orofaringe, poiché il paziente tende ad interrompere la deglutizione; l'ingestione volontaria, invece, causa lesioni più gravi.
Gli ossidanti, come la candeggina e l'acqua ossigenata, provocano necrosi e disidratazione dei tessuti superficiali.
Il danno da sostanze acide (es. acido muriatico e vetriolo) è tipicamente da necrosi coagulativa, con denaturazione delle proteine e formazione di un'escara. Questa limita l'estendersi delle lesioni al tessuto sottostante e, dopo 3-4 giorni, viene sostituita da tessuto di granulazione e da una cicatrice. Dopo alcune settimane, invece, si può sviluppare stenosi gastrica o esofagea. Gli acidi tendono a determinare danni a livello dello stomaco più che dell'esofago. Talvolta, può essere coinvolto anche il duodeno.
Le sostanze alcaline, come la soda caustica e l'ammoniaca, invece, provocano una rapida necrosi colliquativa. In tal caso, non si forma l'escara e le lesioni progrediscono fino alla diluizione o neutralizzazione degli alcali. Il danno si sviluppa entro pochi minuti dall'ingestione e interessa più l'esofago rispetto allo stomaco.



Gli effetti dell'ingestione di sostanze caustiche si possono sviluppare rapidamente o comparire dopo alcune ore. I sintomi iniziali comprendono scialorrea (salivazione persistente), disfagia e dolori al cavo orale. Le mucose orofaringee possono apparire edematose e iperemiche. Nel cavo orale, inoltre, possono comparire erosioni, vesciche ed ulcere. Le aree di necrosi sono evidenti per la discolorazione marrone-nera o biancastra-grigia delle mucose.
Nei casi più gravi, insorgono immediatamente dolore retrosternale o epigastrico, nausea, vomito e sanguinamento a livello del cavo orale, della faringe, del torace o dell'addome. Raucedine, tosse, tachipnea e stridore indicano un coinvolgimento delle vie aeree.
Le lesioni possono evolvere in ulcerazione e perforazione gastrica o esofagea. Possibili conseguenze sono  la mediastinite (con grave dolore toracico, tachicardia, febbre, tachipnea e segni di shock) e la peritonite.
Per valutare la presenza, l'estensione e la gravità delle lesioni e gli organi coinvolti, è necessaria un'endoscopia, mentre una radiografia toraco-addominale permette di riconoscere i segni di perforazione,
mediastinite e polmonite (anche da aspirazione). Indicatori di un danno grave sono la leucocitosi e l'acidosi metabolica.
Il trattamento è di supporto. Il vomito spontaneo o provocato può aggravare il quadro lesionale, determinando il reflusso della sostanza caustica nel tratto gastrointestinale superiore.
In caso di perforazione esofagea o gastrica, la terapia prevede l'uso di antibiotici e l'intervento chirurgico. Nei casi più gravi, la mortalità è elevata, così come frequenti sono le conseguenze funzionali.
Ancora oggi la mortalita' nei casi più gravi è estremamente elevata (> 50%), specie se non viene tempestivamente adottata tutta una serie di misure diagnostiche e terapeutiche atte a prevenire la perforazione viscerale.
Questo evento infatti può verificarsi contemporaneamente in diverse aree dell'esofago, dello stomaco e perfino del tenue prossimale, venendo a costituire l'elemento determinante per la prognosi, poichè gli effetti biologici di una perforazione multipla sono difficilmente controllabili anche dal chirurgo più esperto.
Nella gestione di un paziente che giunge in Pronto Soccorso per ingestione di caustici è quindi essenziale una rapida ed accurata valutazione diagnostica, allo scopo anzitutto di selezionare, sulla base di criteri specifici, i pazienti da trattare in modo conservativo da quelli che invece vanno indirizzati ad una soluzione chirurgica (laparoscopia o laparotomia di supporto diagnostico, seguita se occorre da intervento resettivo).


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martedì 15 dicembre 2015

GLI ANTIDOLORIFICI



Il dolore acuto o cronico affligge decine di milioni di persone. Esistono dolori che durano soltanto giorni, come quelli causati da traumi, postumi di operazioni, malattie che si riacutizzano. Ma il dolore che più spaventa è quello cronico, che dura mesi o anni. È la sorte di chi soffre di cefalee o nevralgie persistenti, nevrite, dolore lombare. I farmaci antidolorifici aiutano a non soffrire. Se assunti correttamente, anche la morfina e i suoi derivati possono contribuire a migliorare la qualità della vita senza alterare lo stato di coscienza. Infatti, sono antidolorifici raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Stanno poi diffondendosi sempre più negli ospedali i centri di terapia del dolore in cui si cerca di alleviare le sofferenze dei pazienti.

Se il dolore è lieve si può assumere un analgesico comune. È importante assumere l'antidolorifico prima che il dolore aumenti o diventi insopportabile.

I farmaci antidolorifici sono necessari per trattare molti dolori somatici acuti e cronici, per esempio il mal di testa, i dolori reumatici, il mal di schiena, i dolori mestruali. Per trattare questi dolori possono quindi essere utilizzati: paracetamolo, antinfiammatori, oppioidi e adiuvanti. Il paracetamolo e gli antinfiammatori sono utilizzati nei dolori acuti o cronici di lieve o moderata intensità. Possono essere assunti anche senza prescrizione medica. Quando invece il dolore è intenso vengono utilizzati, sempre sotto controllo medico, gli oppioidi, ovvero la morfina e tutti i derivati dell'oppio.

Gli antidolorifici più utilizzati sono:
-il paracetamolo, efficace contro dolori, sia acuti che cronici, di intensità lieve-moderata. È utile in caso di febbre, mal di testa e altri dolori comuni. Inoltre può essere assunto per lunghi periodi per controllare il dolore associato all'artrite e altre sindromi dolorose croniche. Il meccanismo alla base dei suoi effetti analgesici e antipiretici non è stato ancora del tutto chiarito, ma si pensa che ad entrare in gioco ci sia l'inibizione degli enzimi cicloossigenasi, che attiva vie che portano alla riduzione del dolore. Il paracetamolo non sembra invece in grado di ridurre l'infiammazione.
- gli antinfiammatori, efficaci contro dolori, sia acuti che cronici, di intensità lieve-moderata. Comunemente noti come Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei), sono utili in caso di febbre e di gonfiori (come quelli associati all'artrite). Includono l'acido acetilsalicilico, l'ibuprofene, il naprossene, il celecoxib, l'etoricoxib, la nimesulide e diversi altri principi attivi. La caratteristica che li accomuna è la capacità di inibire uno o più passaggi del metabolismo dell'acido arachidonico, molecola da cui derivano le prostaglandine, importanti mediatori dell'infiammazione coinvolti anche nel controllo della temperatura corporea. Il loro funzionamento si basa proprio sulla riduzione della sintesi di queste molecole.
- gli analgesici oppioidi (detti anche narcotici), utili in caso di dolore di intensità da grave a moderata che non può essere alleviato con altri antidolorifici. Appartengono a questa classe di farmaci la morfina, il metadone e la codeina, tutte molecole che agiscono legandosi a recettori presenti nel cervello e bloccando così la sensazione di dolore.
Alla famiglia degli antidolorifici appartiene poi anche la flupiritina, una molecola dall'azione analgesica centrale che però non rientra della classe degli oppioidi.
Altri farmaci vengono utilizzati per potenziare l'azione degli antidolorifici o per controllare i loro effetti collaterali. Può quindi succedere che per contrastare il dolore vengano prescritti anche:
- ansiolitici
- anticonvulsivanti, utili nel trattamento del dolore neuropatico
- antidepressivi, ad esempio l'amitriptilina, che a basse dosi può prevenire alcuni tipi di cefalea
- antiepilettici
- antinausea
- cortisonici
- tranquillanti
Infine, anche la cannabis, con il suo principio attivo THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), viene utilizzata per il trattamento del dolore. Il suo impiego è però limitato a casi particolari (ad esempio a malattie gravi come la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica).



A bassi dosaggi paracetamolo e Fans possono essere assunti senza prescrizione medica. Dosi più e elevate possono invece essere prescritte solo da un medico, così come l'uso degli oppioidi. In ogni caso è sempre bene consultare un medico prima di assumere un antidolorifico, la cui assunzione non è esente da effetti collaterali nemmeno a basse dosi.
Le forme farmaceutiche di paracetamolo e Fans disponibili in commercio sono molte. Ne esistono in polvere per preparare sospensioni ad uso orale, granulati da sciogliere direttamente sotto alla lingua, gocce, fiale, compresse, spray, collutori e anche supposte. Gli oppiodi possono invece essere assunti per via orale, rettale, intramuscolare, endovenosa, sottocutanea, spinale o transdermica.

Anche quando vengono assunti per controllare un banale mal di testa gli antidolorifici dovrebbero essere utilizzati con parsimonia, pena effetti avversi indesiderati fra cui è inclusa anche la cronicizzazione del dolore.
Gli effetti collaterali del paracetamolo sono rari. L'assunzione di dosi eccessive e il consumo contemporaneo di alcolici possono però danneggiare il fegato.
I Fans possono invece irritare lo stomaco, arrivando nei casi più gravi a scatenare emorragie gastriche o danni renali. La loro assunzione può inoltre peggiorare i problemi di pressione alta e interferire con i farmaci antipertensivi.
Gli oppioidi possono invece scatenare nausea, vomito, stitichezza e sonnolenza. Inoltre l'assunzione di narcotici è associata al rischio di sviluppare una dipendenza e non dovrebbe essere continuata per più di 3-4 mesi.
Infine, in alcune persone la flupirtina può causare vertigini, stanchezza, nausea, stipsi, diarrea, aumento delle transaminasi epatiche, reazioni cutanee, aumento della sudorazione e disturbi della vista.
Per questo è importante:
- non superare le dosi indicate dal medico o riportate nel foglietto illustrativo
- chiedere al medico se l'antidolorifico che si intende assumere può interferire con altri medicinali già assunti quotidianamente
- non assumere contemporaneamente più antidolorifici diversi.
Inoltre:
- il paracetamolo non deve essere assunto in caso di gravi disturbi renali o epatici e se si consumano più di 3 alcolici al giorno
- i Fans non devono essere assunti in caso di allergia all'aspirina, emorragie gastrointestinali, ulcera peptica, disturbi renali o epatici, malattie cardiache, assunzione di anticoagulanti, disturbi della coagulazione e se si consumano più di 3 alcolici al giorno
- i bambini e gli adolescenti che potrebbero avere l'influenza o la varicella non devono assumere aspirina a causa del rischio di sindrome di Reye.

Negli Stati Uniti l'FDA sta mettendo in guardia la popolazione dai rischi associati all'assunzione di farmaci antinfiammatori e antidolorifici. Alcuni di questi farmaci potrebbero provocare effetti collaterali anche gravi seppur assunti nelle dosi raccomandate.

La preoccupazione riguarda soprattutto quei farmaci antidolorifici e antinfiammatori che possono essere acquistati da chiunque senza ricetta medica. Secondo l'FDA i farmaci antinfiammatori FANS possono aumentare la probabilità di un attacco di cuore o di un ictus e anche causare la morte.

Questi gravi effetti collaterali possono verificarsi già nelle prime settimane di trattamento e il rischio può aumentare con un proseguimento dell'assunzione di tali farmaci. L'FDA sa bene che questi farmaci da banco sono spesso utilizzati per ottenere un sollievo temporaneo da dolori o stati febbrili ma anche per trattare condizioni più complicate, come l'artrite.

Molte persone sono abituate ad assumere questi farmaci anche ogni giorno per trattare i propri problemi di salute e non sono abbastanza coscienti dei relativi effetti collaterali. Ora l'FDA ha dichiarato che esiste il rischio di andare incontro ad un infarto o a un ictus già nelle prime settimane di assunzione di questi medicinali.

Il riferimento all'aumento del rischio di infarto come effetto collaterale riguarda in particolare l'utilizzo di farmaci FANS, cioè di antinfiammatori non steroidei. Già da anni l'FDA aveva messo in guardia la popolazione dai rischi di infarto e ictus legati a questi medicinali, ma ora la soglia di pericolo viene innalzata.

Per giungere a questa raccomandazione l'FDA ha analizzato numerosi studi in proposito. Il rischio di infarto e di ictus in base a questi studi aumenta dal 10% al 50% a seconda dei medicinali assunti e delle loro quantità. L'avvertenza coinvolge soprattutto i farmaci a base di ibuprofene e naproxene.

I farmaci FANS vengono spesso prescritti per il trattamento di disturbi come artrite, artrite reumatoide, gotta ed altre condizioni reumatologiche, ma anche in caso di dolori più comuni come mal di testa, mal di denti, dolori muscolari, crampi mestruali e tendiniti. L'FDA aveva già aggiornato le confezioni di questi medicinali nel 2005 per mettere in guardia da un maggior rischio di ictus e di infarto ed ora le raccomandazioni negli Usa diventeranno ancora più severe.

Per quanto riguarda l'Europa, l'Agenzia Europea del Farmaco di recente ha provveduto a modificare il bugiardino dell'ibuprofene per avvertire i pazienti dei rischi ed effetti collaterali per l'apparato cardiocircolatorio.

Gli antidolorifici prescritti sono potenti farmaci che interferiscono con la trasmissione di segnali al sistema nervoso, che percepiamo sotto forma di dolore. La maggior parte di essi stimola anche alcune parti del cervello associate al piacere. In tal modo, oltre a fermare il dolore, producono uno stato di esaltazione.

Gli antidolorifici prescritti più potenti sono denominati oppioidi, composti simili all’oppio. Sono prodotti al fine di reagire sul sistema nervoso allo stesso modo delle droghe derivate dal papavero da oppio, come l’eroina. Gli antidolorifici oppioidi più comunemente abusati comprendono ossicodone, hydrocodone, meperidine, hydromorphone e propoxyphene.

L’ossicodone presenta il maggior potenziale di abuso ed i maggiori pericoli. È tanto potente quanto l’eroina e colpisce il sistema nervoso nello stesso modo. L’ossicodone viene venduto sotto diverse marche commerciali come Percodan, Endodan, Roxiprin, Percocet, Endocet, Roxicet e OxyContin. Viene fornito sotto forma di pastiglie.

L’hydrocodone è utilizzato in abbinamento ad altre sostanze chimiche ed è disponibile come antidolorifico prescritto venduto in forma di pastiglie, capsule e sciroppo. Alcune marche sono Anexsia, Dicodid, Hycodan, Hycomine, Lorcet, Lortab, Norco, Tussionex e Vicodin. La vendita e la produzione di questo farmaco è aumentata notevolmente negli ultimi anni, così come il suo uso illecito.

La Meperidina (nome commerciale: Demerol) e l’hydromorphone (Dilaudid) vengono venduti sotto forma di pastiglie ed il propoxyphene (Darvon) in capsule, ma tutti e tre sono noti per venire sbriciolati ed iniettati, sniffati o fumati. Il Darvon, bandito nel Regno Unito dal 2005, è tra le prime dieci droghe ritenute causa di morte negli Stati Uniti. Il Dilaudid, considerato otto volte più potente della morfina, viene spesso chiamato nelle strade “eroina da supermercato”.


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lunedì 9 novembre 2015

GLI OVULI DI DROGA



Finiscono al Pronto Soccorso perché sospettati (o perché hanno dichiarato) di aver ingerito ovuli contenenti sostanze stupefacenti, in genere cocaina. Poveracci e delinquenti allo stesso tempo che spesso non sanno che quegli ovuli, se si rompono, possono ucciderli in poco tempo. Bastano infatti uno o due grammi di coca ingeriti per provocare conseguenze letali. Un problema difficile da trattare, specie quando il soggetto è un minorenne, sia per le forze dell'ordine e i magistrati che per il personale sanitario, perché salute e giustizia, rispetto dell'individuo e della legge, si sommano e si intersecano. Non a caso in passato si sono verificati contrasti per richieste di esami medici fatte dalla polizia giudiziaria che i sanitari hanno ritenuto inutili, e viceversa esami negativi poi rivelatisi sbagliati. Con gravi rischi per gli interessati, ma anche con possibilità di scarcerazioni improvvide.

La prima utilizzazione del tratto digerente per il trasporto di droga è stata descritta nel 1973 da Deitel e Syded . La tecnica si ispira a pratiche più antiche di contrabbando di diamanti e microfilm durante la guerra fredda, l’intestino retto è la sede naturale più impiegata.

La droga, nella maggior parte eroina o cocaina, sigillata in ovuli di lattice, plastica e simili, viene ingerita per bocca o immessa nel retto del corriere. Il problema diventa medico per il rischio di vita causato dalla perdita di impermeabilità dell’involucro all’interno dell’organismo prima della sua eliminazione naturale con conseguente assorbimento massivo di sostante stupefacenti, tossicità a vari livelli e pericolo di morte di norma per arresto cardiaco.

Le preparazioni attualmente sono sempre più raffinate e le sostanze sempre più concentrate. I valori economici a seconda della sostanza e quantità trasportata possono arrivare fino a 250.000 euro per un singolo viaggio ma ai disperati che accettano un simile rischio va una ben misera parte ed un incerto destino. Sono spesso soggetti di basso livello socio-culturale e inconsapevoli dei rischi mortali a cui si sottopongono. I medici sono chiamati in causa dalle forze dell’ordine per accertamenti a soggetti in stato di fermo giudiziario, tipicamente a livello di Pronto Soccorso, ma successivamente vengono coinvolti i vari specialisti : laboratorio, radiologia, medicina , rianimazione e talvolta la chirurgia. La successione degli eventi più auspicabile e statisticamente più frequente in letteratura è l’attesa della eliminazione per via naturale degli involucri. Sono però determinanti la via di assunzione scelta , la qualità del materiale di trasporto e la tecnica di sigillatura e confezionamento impiegata, il tempo intercorso fra l’immissione e l’eliminazione. Le complicanze del trasposto possono essere di tipo tossico o meccanico, tipica l’occlusione intestinale. Il percorso diagnostico più rapido prevede la ricerca di sostanza stupefacenti nelle urine e la radiografia dell’ addome in bianco confidando sulla radio-opacità dei corpi estranei. I falsi negativi però possono essere dovuti alla perfetta tenuta degli involucri a livello di dosaggio urinario, e all’utilizzo di nuove tecniche di concentrazione e trasporto degli stupefacenti a livello radiologico.

Si riporta qui il caso del novembre 2009 di una donna di 28 anni proveniente dall’America Latina ricoverata nel reparto di Chirurgia Generale dell’Ospedale Civile di Venezia in stato di fermo da parte della Guardia di Finanza. Il suo compagno era stato trovato portatore di dieci ovuli di cocaina allo stato liquido nel retto, già espulsi . Lei è stata scoperta con un grosso ovulo in vagina e dichiarava di “non ricordare” se ne aveva altri o no. Il tempo di assunzione poteva essere riferito con buona probabilità visti i biglietti aerei a circa 72 ore prima. All’ingresso un rx addome in bianco era risultato negativo e gli esami del sangue ed ecg nella norma, la paziente però all’esplorazione rettale presentava il fondato dubbio di essere portatrice di altri corpi estranei.

Veniva quindi eseguita una tac addominale (sufficiente senza mezzo di contrasto) che rivelava la presenza di 14 ovuli di circa 5 x 2 cm di cui 5 a livello gastrico, gli altri 9 a livello di colon-retto (foto 2-3). La nuova modalità di trasporto di cocaina in formato liquido con involucri di lattice, non era quindi evidenziabile alla radiografia in bianco. Subito dopo la tac la paziente che stava diventando sempre più nervosa e sempre meno collaborante improvvisamente lamenta forti dolori a livello epigastrico ed ha un collasso cardiocircolatorio.

Viene deciso il trasferimento in terapia intensiva e nel frattempo arrivano i risultati dell’esame urine effettuato in precedenza con dato di presenza in questo liquido biologico di oltre 1000ng/dl di cocaina. La norma è l’assenza ovviamente, la tossicità oltre i 300 ng/dl. Anche un involucro recuperato dal compagno, probabilmente identico a quelli contenuti nella ragazza , viene esaminato e si conclude di trovarsi in presenza di un lattice di bassa qualità complessiva.

Il quadro globale e la presenza ormai certa di 5 ovuli non progrediti come gli altri e rimasti a contatto con i succhi gastrici da più di 72 ore fa decidere per l’intervento chirurgico. La paziente, informata della sua situazione, è adesso spaventata e completamente collaborante. La laparoscopia è controindicata per tali situazioni per il rischio di rottura degli involucri a contatto con pinze ed altri strumenti metallici, viene quindi eseguita una laparotomia classica con conferma al reperto palpatorio di numerosi corpi estranei endoluminali. Si esegue una piccola gastrotomia attraverso la quale si estraggono i cinque ovuli gastrici di cui uno bloccato a livello pilorico e probabile causa degli improvvisi dolori. Gli altri nove a livello colon-retto vengono fatti cautamente progredire con manovre manuali fino alla loro uscita attraverso l’ano senza ulteriori sezioni viscerali. Il decorso postoperatorio è stato regolare, è stata eseguita una tac di controllo il giorno successivo all’intervento risultata negativa per altri ovuli residui, è stata controllata quotidianamente la progressiva eliminazione della cocaina dalle urine fino alla sua completa scomparsa. La paziente è stata trasferita in quinta giornata all’infermeria del carcere femminile di competenza.



Il racconto di un corriere:

"Vivo a Curaçao, un’isola delle Antille olandesi, nei Caraibi. Lo so, a voi evoca mare, sole, belle donne, il piacere di una vacanza. Nelle vostre guide turistiche le foto sono ben selezionate e con poca prospettiva, così vedete solo la facciata paradisiaca senza l’inferno che ci sta dietro. Ma questo, a quanto ne so, vale per tutte le mete turistiche alla periferie del mondo.

A parte il turismo, c’è un altro settore fiorente a Curaçao, il trasporto della cocaina. Sì, perchè l’isola si trova di fronte alle coste del Venezuela, ed essendo parte dello stato Olandese è praticamente un pezzetto di confine tra America Latina ed Europa.

In gergo io sono un “mulo”, una animale da soma. Gli americani dicono anche body packers o muleso higherangels. La sostanza non cambia: sono un contenitore, il mio corpo è incarto di caramelle. Le caramelle sono ovoli di cocaina che devono viaggiare dal produttore al consumatore senza essere intercettate dalle polizie.

Il mestiere si impara a Fuik, un sobborgo di Curaçao dove ha sede l’organizzazione. Lì frequenti una specie di scuola, potremmo chiamarla formazione professionale. Impari ad impacchettare la droga e ad ingoiarla senza farti troppo male. All’inizio ingoi piccoli frutti, pezzetti di carote… poi roba più grande. Ti abitui un po’ alla volta, finchè provi con un preservativo pieno di zucchero a velo, abbastanza simile agli ovuli di coca. Ci si aiuta con l’olio d’oliva, o di vaselina, o anche con lo yogurt, e ci sono dei farmaci che ti aiutano a non vomitare. Un mulo può ingoiare dai 50 ai 100 ovuli, di solito una settantina, poco meno di un kilo di coca, a volte di più.

Oltre allo stomaco puoi usare l’intestino. In quel caso sono ovuli più grandi, e devi imparare degli esercizi per farli risalire in modo che non si trovino in caso di ispezione rettale. Se sei una donna, hai a disposizione un altro ripostiglio. Quello che non ti insegnano alla scuola di Fuik sono i rischi del mestiere. Ma li intuisci, o li impari dopo, quando cominci a viaggiare, fingendo di essere un turista o un imprenditore.
Sapete, è una pratica antica. Nella storia il buco del culo è stato sempre un buon nascondiglio. I minatori del Transvaal ci nascondevano i diamanti, gli agenti dei servizi segreti in passato ci nascondevano microfilm e adesso supporti digitali… Per la droga si usava già negli anni 70. Allora non c’erano grandi sistemi di controllo, ti beccavano solo se gli ovuli si rompevano, ma in quel caso, spesso ci restavi secco.

Io sono di qui, ma tanti vengono da fuori per imparare il mestiere. Spesso dalle periferie di grandi città dell’America Latina. Abbiamo in comune un disperato bisogno di soldi, altre volte basta il sogno di un viaggio gratis in Europa.

Il mio primo viaggio è stato terribile. Due settimane prima mi hanno messo a dieta, per regolarizzare l’intestino. Solo cibi leggeri. Ci ho messo due ore ad ingoiare 36 ovuli, di più non sono riuscito. Si migliora col tempo. Passeggiavo, mi massaggiavo la pancia per farli scendere. Eravamo in gruppo, una ventina. Spesso è così che ci fanno viaggiare. Il traffico di droga ha sempre delle perdite, qualunque sia il mezzo di trasporto. I narcotrafficanti lo sanno e cercano soluzioni per ridurle. In aeroporto possono ispezionare e beccare qualcuno, ma se siamo in molti, la maggior parte riuscirà a passare. Eravamo ben assortiti, di diverse età, sia uomini che donne. Una di queste aveva una bimba con un chilo di coca nel pannolino. Poi c’era un ragazzo di Caracas, uno dei più esperti, aveva già fatto diversi viaggi, ma quello per lui è stato l’ultimo. Forse uno degli involucri era troppo sottile e si è rotto poco prima dell’atterraggio. Si è accasciato ed è morto in poco tempo. So che a volte si può agonizzare per ore. In pratica è un’overdose, in genere non c’è scampo. Noi altri del gruppo siamo riusciti a mantenere la calma, e l’abbiamo passata liscia. Dopo abbiamo saputo che all’autopsia gli hanno trovato quasi un chilo di coca. Sapete, un chilo di cocaina viene pagata circa tremila euro nelle Antille, gli europei la comprano tra i quaranta e i sessantamila euro. Il consumatore finale la può pagare dai sessanta ai cento euro al grammo. Cosa valeva, a confronto, la vita di quel ragazzo venezuelano: più o meno come il cartoncino nel costo di una confezione di biscotti.

A destinazione avevamo un appuntamento con gente dell’organizzazione. Ci hanno dato delle purghe per recuperare gli ovuli. Quella volta ho guadagnato un migliaio di dollari… sì, lo so, non è un gran che per rischiare la vita o la galera, ma dalle mie parti non c’è molta scelta, e da quello che ho capito, nemmeno dalle vostre.

Ora di viaggi ne ho fatti diversi e posso dirvi che le probabilità di essere beccati non sono molte. Certo, ne ho visti di compagni presi, ma pochi, e a me è andata sempre bene. Le organizzazione di trafficanti sono sempre un passo avanti rispetto alle forze di polizia. Ogni metodo di trasporto scoperto ne vengono inventate decine nuove. Tanto per dire, durante un altro viaggio, c’era con noi un tedesco. Si spacciava per allevatore di cani che era venuto in America Latina ad acquistare delle razze particolari per i suoi incroci. Ne trasportava 4 nella stiva dell’aereo. Ognuno di questi portava dei pacchetti di coca nell’addome, infilati attraverso piccole incisioni ricucite. In due-tre mesi la ferita era cicatrizzata e il pelo ricresciuto, pronti per il viaggio. A destinazione li hanno uccisi e aperti.

Sto mettendo via i soldi. Vorrei fare ancora 5 o 6 viaggi, e poi smettere. Magari investo in turismo, oppure, resto nel settore della coca qui a Curaçao. Del resto, dove c’è turismo, la droga è un prodotto tipico."






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