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sabato 25 giugno 2016

RUMORI VAGINALI



L'espressione flato vaginale o flatus vaginalis viene usata per indicare due tipi di fenomeni completamente differenti per natura.

Il primo è l'emissione rumorosa di aria dalla vagina che si può provare durante l'atto sessuale. In lingua francese e in lingua inglese esistono, per indicare il fenomeno, due termini che vengono usati senza particolari inflessioni volgari; essi sono rispettivamente pet vaginal e queef. Il nome è dovuto al fatto che il suono prodotto è simile a quello prodotto dalla normale flatulenza rettale. Durante l'attività sessuale, la penetrazione dell'organo genitale maschile in quello femminile può comprimere aria nella vagina e quando tale aria si espande, in seguito all'uscita del membro maschile, si può produrre un caratteristico rumore. Il flatus vaginale durante il coito, non ha significato clinico, anche se molto disturbante, anche perché non ha natura soggettiva dipendendo e dalla forma della vagina e del pene e dalla posizione assunta durante il coito.

Nel secondo caso rappresenta la manifestazione clinica di una sopravvenuta soluzione di continuità anatomica tra il retto e la vagina a seguito di una lesione perforante le pareti dei due organi, conseguente da patologie varia natura, definita fistola retto-vaginale.

Il flatus vaginale rappresenta l'emissione di gas prodotti nel retto e passati in vagina per la lesione perforante i tessuti dei due organi. La fistola retto-vaginale è causa del flatus ed è una complicanza rara delle malattie infiammatorie croniche intestinali, di traumi ostetrici, della chirurgia pelvica, della radioterapia e di traumi vari.

Questa di solito si tratta con un approccio conservativo di tipo medico che prevede una diminuzione del transito fecale fino a risoluzione del quadro infiammatorio e completa cicatrizzazione della fistola legata al trauma chirurgico. Talvolta il flatus conseguenza di una fistola dovuta ad escissione di una ghiandola del Bartolini infiammata.

Nei casi più gravi specie se accompagnati da una mancata continenza esclusiva delle feci nel canale rettale, solo dopo mesi dal primo intervento, si ricorre ad un secondo intervento riparatorio con una colostomia provvisoria associata fino alla completa risoluzione del quadro infiammatorio della fistola retto-vaginale preesistente.

Se il disturbo è dovuto alla causa più comune, cioè alla emissione rumorosa di aria dalla vagina durante o subito dopo l'atto sessuale, gli esercizi per aumentare il tono del pavimento pelvico potrebbero essere utili per contrastare la penetrazione d'aria durante l'atto stesso e quindi prevenire il flato. Tali esercizi, più noti con il nome di esercizi di Kegel, consistono in contrazioni e rilassamenti ripetuti dei muscoli del pavimento pelvico, ed in particolare nel rafforzamento dei muscoli pubococcigei. La validità di tali esercizi è stata comprovata in donne affette da incontinenza urinaria e da prolasso rettale. La reale efficacia di tali esercizi nell'evenienza di flato vaginale necessita tuttavia di ulteriori conferme.


Anche se lo sembrano, i rumori vaginali non sono peti, ma si producono quando a causa di una determinata posizione che assumiamo durante il sesso penetra un pò d'aria nella vagina e, a causa della frizione con il pene, genera questo strano rumore che imbarazza un pó tutti. Il trucco per evitarlo è quindi non mettersi in certe posizioni.

Anche il ritmo e l'intensità con cui si fa sesso influiscono. Maggiore sará la forza della penetrazione e piú sonoro si produrrá il rumore, è quindi possibile controllarlo nel limite del possibile.

Le caratteristiche fisiche influiscono ovviamente. Questo tipo di fenomeno si genera con maggiore facilità in quelle donne che hanno muscoli vaginali flaccidi e che quindi devono evitare tutte quelle posizioni in cui la vagina è particolarmente stimolata alla dilatazione, lasciando così penetrare aria. Ma quali sono concretamente queste posizioni? Sono quelle in cui il pene puó uscire con facilitá permettendo l'entrata dell'aria.

Posizioni come il Cagnolino o la Sorpresa possono produrre questo tipo di rumori vaginali quando entra aria. Ció perchè la vagina è sollecitata alla dilatazione e perchè la penetrazione è controllata dall'uomo che puó entrare ed uscire dalla vagina a suo comando, creando la possibilitá che vi entri aria.

Controllare ritmo e intensitá della penetrazione è altrettanto importante per evitare che entri aria e rumori molesti. Il pene non deve uscire completamente dalla vagina, cosí l'aria non potrá entrare approfittando dell'effetto sottovuoto. Allo stesso tempo l'uomo dovrá evitare di penetrare la sua compagna con troppa energia, se no sará difficile controllare i possibili rumori.

Un'altra soluzione è fare esercizi per rinforzare i muscoli della parete vaginale, con il metodo Kegel ad esempio. Un'altra buona alternativa per allenare i vostri muscoli della vagina è usare le palline cinesi.

Anche se possono essere un pó imbarazzanti i rumori vaginali non sono niente di particolarmente spiacevole, basta non farci troppa attenzione.

La dottoressa Susan Block conferma: “È uno dei segni che il sesso vi sta eccitando, perché è una forma di perdita di controllo. Molte donne non vorrebbero farlo, ma capita".



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giovedì 24 dicembre 2015

LA PAURA DEL SESSO



Che sia di origine psicologica o culturale, la fobia della sessualità è un fenomeno reale anche se può sembrare bizzarro. Da poco riconosciuta come patologia vera e propria, induce il soggetto a privarsi della propria sfera intima, arrivando a evitare spesso anche il contatto col partner.

Le paure legate al sesso sono molteplici e possono riguardare sia aspetti prettamente anatomici e fisiologici dell'apparato genitale oppure gli atti legali al rapporto sessuale.

Il rifiuto fobico del sesso riguarda in genere individui immaturi, che non hanno raggiunto un equilibrio psico-sessuale e che pertanto considerano con ingiustificata avversità tutto quello che, direttamente o indirettamente, possa essere messo in relazione con la sessualità.

Alcune paure sessuali, che in alcuni casi diventano poi vere e proprie patologie, sono legate a traumi infantili, molte invece derivano dal senso di colpa che i pregiudizi sociali, l'educazione troppo rigida o le norme religiose a volte troppo restrittive, concorrono a formare, già dalla più tenera età. I bambini comprendono presto che la sessualità è un qualcosa di cui è meglio non parlare apertamente, qualcosa di "sporco", di cui vergognarsi e questo a volte compromette una sana maturazione psicologica legata al sesso.

Nella sessuofobia vi è un rifiuto delle sensazioni erotiche in generale, o di alcune specifiche attività o sensazioni legate al sesso. Una fobia sessuale, come accade in tutti gli altri tipi di fobie, è intensa, illogica, persistente e quindi dà luogo a reazioni non controllabili.

Quando molto accentuata, la sessuofobia porta a fenomeni di vero e proprio evitamento e anche all’isolamento sociale: nelle forme più gravi infatti i soggetti non riescono a sviluppare una normale vita relazionale, non riescono a costruire un solido rapporto di coppia e, sul piano lavorativo, non riescono ad avere normali rapporti con i colleghi dell’altro sesso.

Questa fobia non di rado porta allo sviluppo di disturbi ossessivo-compulsivi, o anche a forme gravi di depressione, causate dal blocco della libido e dell’emotività.

A seconda della gravità e complessità delle fobie sessuali, si può intervenire o con la psicoterapia o con farmaci antidepressivi, o anche attraverso una combinazione delle due terapie.



L’ansia che precede una situazione sessuale fobica può essere diminuita con una desensibilizzazione diretta e sistematica verso lo stimolo ansiogeno. Ciò richiede l’utilizzo di esercizi sessuali graduali all’interno di una terapia sessuale integrata o di una terapia cognitivo-comportamentale che permettano di esporre gradualmente il soggetto alle situazioni temute, al fine di limitarne le reazioni automatiche, fino a farle scomparire.

Molto spesso è necessario anche un lavoro di informazione sui temi della sessualità, in genere non troppo conosciuti dal soggetto, che va rassicurato e sostenuto.

Non tutti provano piacere nel sentirsi al centro di interesse sessuale da parte di un’altra persona, o nell’avvertire sensazioni di tipo erotico.

Per alcuni già ascoltare dei discorsi legati al sesso può essere talmente disturbante da generare un attacco di panico. Perfino alcuni atti, considerati romantici e decisamente “casti”, come il baciarsi o l’accarezzarsi, in alcune persone potrebbero generare forti stati ansiosi, tanto da portare questi soggetti a “prevenire” e ad evitare tutte le possibili situazioni legate alla propria fobia sessuale, rinunciando spesso ai contatti sociali ed al rapporto di coppia.

In particolare, una persona che soffre di fobie sessuali teme la penetrazione, il rapporto orale, il rapporto anale, l’osservazione dei genitali. I sintomi sono quelli tipici di chi soffre di attacchi di panico: improvvisa fame d’aria, senso di nausea, respirazione e battito cardiaco accelerati, sudore e sensazione di svenire.

In alcuni casi la paura è più generalizzata: si tratta di una paura inconscia del piacere, dal quale si tema possa discendere, quasi magicamente, una qualche minaccia.

Per liberarsi di queste fobie occorre prima di tutto diventarne consapevoli (in genere si tende ad attribuire altre motivazioni alla paura nei confronti della sessualità. Es. “non mi piace essere accarezzato/a, perché soffro il solletico”) ed avere sufficiente motivazione ad affrontare il problema con sé stessi.

Coitofobia: paura intensa del rapporto sessuale e della penetrazione, sia attiva, sia passiva.

Erotofobia: La fobia non riguarda atti sessuali veri e propri, ma il semplice parlare di sesso, o avere a che fare con materiale che ha attinenza con la sessualità.

Persistente, anormale e ingiustificata repulsione per i genitali femminili. Più conosciuta come “colpofobia” (dal greco kólpos, vagina. Diversa dalla “ereutofobia” che è invece la paura di diventare rossi). A volte il fenomeno può essere limitato ad un’esposizione ai genitali femminili fatta in modo sporco o volgare, altre volte il disturbo può essere più generalizzato e compromettere seriamente la vita relazionale del soggetto.

Partenofobia – Paura anormale e persistente per le ragazze giovani o le vergini. Ovvero timore di avere relazioni o rapporti sessuali con donne giovani ed inesperte.

Ginefobia – Conosciuta anche come “ginofobia” (dal greco gyné, donna): è la paura persistente e irrazionale che hanno gli uomini nei confronti dell’altro sesso. Questa paura può arrivare, come forma reattiva, all’odio per le donne: è il caso della misoginia (dal greco misos, odio, e gyné, donna).

Gimnofobia – Conosciuta anche come “ginnofobia”, dal greco “gymnos“, che significa “nudo”. (gli atleti nell’antica Grecia si esibivano nudi: da qui il termine ‘ginnasti’). Queste persone sono estremamente pudiche, incapaci di spogliarsi di fronte ad un’altra persona, oppure a disagio nel vedere i corpi nudi di altri.

Tocofobia, dal greco “tocos“, parto. Paura morbosa e destabilizzante di rimanere incinta o di partorire. Sintomi sono: incubi, ansia, difficltà di concentrazione, ecc.

Oneirogmofobia, dal greco “oneirogmòs”, che significa “paura di eiaculare in seguito ad un sogno erotico”.


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