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mercoledì 27 gennaio 2016

PAURA DEL PARTO



La gravidanza sta per terminare e si avvicina il momento più temuto, quello del parto. Soprattutto per le donne che affrontano per la prima volta quest’esperienza è facile lasciarsi prendere dall’ansia e dalla paura, in primo luogo del dolore, ma anche di altri aspetti, come quelli riguardanti l’anestesia o la salute del bambino.

Ma pensare alla paura serve solo ad aumentarla, fino a creare una spirale che si autoalimenta e che porta inevitabilmente nel panico.

Anzitutto ogni esperienza è assolutamente soggettiva ed ogni donna è diversa dalle altre. La percezione stessa del dolore ha una soglia che presenta un ampio range di variabilità individuale.
Inoltre i progressi nel campo dell’anestesia hanno consentito di affrontare questo momento in maniera molto più accettabile rispetto al passato e quelli della medicina di rendere il parto assolutamente più sicuro sia per la salute del bambino che per quella della madre.

La paura del parto è in realtà una paura normale, perché è normale che tutte ce l’abbiano: “Se si tratta del primo parto, c’è l’incognita di non sapere a che cosa si va incontro” commenta una psicologa e psicoterapeuta “Se invece di parti ce ne sono già stati e l’esperienza non è stata delle migliori, a spaventare è il ricordo del passato. In entrambi i casi, il parto viene percepito intimamente come un ostacolo da superare, qualcosa di pericoloso. Una paura che persiste nonostante i progressi della medicina e che viene clinicamente denominata tocofobia”.

Uno dei principali timori delle partorienti è quello che il dolore sia talmente intenso e duri così tanto che non si riesca a sopportare. “È vero, il dolore del parto è intenso e poco prevedibile: non si sa come sarà né quanto durerà, anche perché ogni parto è un’esperienza a sé” osserva una ginecologa.
Ad alimentare questa paura ci si mettono spesso i racconti terrorizzanti di chi ha già partorito, che pare ci prenda gusto ad accentuare i toni. “Si sente di travagli durati giorni, poi magari si scopre che per buona parte si trattava di contrazioni preparatorie, non così insopportabili” prosegue la ginecologa. “Si tenga presente che il limite massimo di un travaglio di parto è 8-10 ore, ma si tratta di un limite massimo, non della durata media”
Per accettare l’idea del dolore, si potrebbe dire teoricamente che fa parte dell’esperienza ancestrale di tutte le donne e ripetersi che se ce l’hanno fatta tutte, ce la faremo anche noi. Ma per essere più concrete, è meglio sapere che ci sono varie tecniche per alleviare il dolore: quelle naturali, che vanno dalla possibilità di cambiare a piacimento le posizioni del travaglio al parto in acqua, e quelle farmacologiche di analgesia, come l’epidurale o il protossido d’azoto. Fondamentale quindi informarsi sulle opportunità offerte dalla struttura dove si intende partorire e scegliere quella che si sente più congeniale.

Nel gestire le proprie paure gioca un ruolo fondamentale la fiducia nelle persone che ci assisteranno. Se ci dà sicurezza partorire nel luogo in cui lavora il ginecologo o l’ostetrica che ci hanno seguite per nove mesi, valutiamo la possibilità di partorire lì, perché durante il parto potrebbe essere di grande conforto vedere un volto amico e che conosce bene i nostri timori e le nostre ansie. Così come scegliamo accuratamente la persona che vorremo accanto a noi durante il travaglio: il partner, la mamma, la sorella o l’amica del cuore. In quel momento abbiamo bisogno di persone positive, in grado di sostenerci, di farci sentire a nostro agio e darci fiducia che possiamo farcela.
“Spesso per esempio i primi a chiedere il cesareo sono i papà, che mal gestiscono l’attesa e l’impotenza di vedere la propria donna soffrire senza poter fare nulla per alleviarle il dolore. Chiedendo il cesareo, pensano di risolvere subito il problema” sottolinea un medico.

Spesso dietro la paura del parto c’è l'idea che, se non siamo ‘brave’ a condurre il travaglio e a spingere nel modo giusto, possiamo arrecare danni al bambino. “E’ una paura infondata” spiega la ginecologa, “perché non è certo la donna che può arrecare danni a suo figlio e, se insorgono problemi, sono causati da fattori indipendenti dal suo maggiore o minore impegno. In ogni caso, oggi abbiamo gli strumenti idonei per accorgerci tempestivamente di una sofferenza fetale e di intervenire di conseguenza”.

E’ importante non nascondere le proprie paure ma esternarle: con i nostri cari, con altre future mamme, ma soprattutto con l’ostetrica o il ginecologo che ci stanno seguendo: sentirsi capite, ricevere la parola giusta al momento giusto possono smontare in un colpo solo tante paure.
“L’ansia non deve essere censurata o bloccata ma è importante farla fluire aprendosi ed esprimendo le paure più recondite” evidenzia un'ostretica. “Bisogna superare il muro delle resistenze, non si deve esitare a parlarne al proprio medico curante o al ginecologo. In presenza di problematiche o blocchi particolari, poi, non rifiutare un supporto psicologico al fine di stemperare ansia e preoccupazioni, combattere i pensieri ossessivi e rimuginativi e vivere una gravidanza e un parto armoniosi”.

Il corso preparto aiuta tantissimo ad attenuare le paure, chiarire dubbi, chiedere consigli. E per questo bisognerebbe scegliere un corso che non si limiti a dare informazioni teoriche, ma lasci spazio al dialogo ed al confronto. Non solo: il corso offre l’opportunità di visitare il reparto, prendere confidenza con gli ambienti e le persone che ci circonderanno e quindi riconoscerli come familiari al momento di andare a partorire.



E’ una paura inconscia, non riconosciuta razionalmente, ma spesso dietro la paura del parto si cela la paura del cambiamento che ci attende. “Con il parto cambia la propria identità in relazione alla società, alla famiglia d’origine e alla coppia: da donna, figlia, compagna, si passa ‘all’altra sponda’, diventando mamma” fa notare una psicologa.
“La consapevolezza di doversi assumere di colpo la responsabilità di diventare genitori è qualcosa che spaventa ed è un aspetto che, al momento del parto, può bloccare più di quanto non si creda. Ad alcune donne poi capita che la dilatazione non proceda perché inconsciamente hanno paura di lasciar andare il bambino che per nove mesi hanno protetto dentro di loro. E’ importante affrontare questi blocchi mentali e prepararsi al cambiamento già a fine gravidanza, magari scegliendo corsi preparto che prevedano anche incontri tenuti da psicologi”.

Durante uno studio inglese state scelte un gruppo di donne, indirizzate da ostetriche, psichiatre e baby sitters .

Tra le donne oggetto dell’indagine (26), 24 erano sposate, 24 di loro avevano fatto figli sempre con lo stesso compagno e avevano tutte più o meno la stessa età (circa 33).

Prima sorpresa ci viene dal fatto che sono state evidenziate due varianti della fobia: primaria e secondaria.

La tocofobia primaria:
tutte, terrorizzate dalla gravidanza o dal parto, ma desiderose di maternità, hanno pianificato tutto. Quindi grande paura ma anche grande desiderio. Il taglio cesareo è stata la modalità maggiormente richiesta; 3 di loro hanno partorito naturalmente ma contro la loro volontà e in seguito hanno avuto una depressione post partum; 4 hanno partorito come desideravano; 2 sono rimaste traumatizzate e le altre hanno avuto problemi a legare con il figlio.

La tocofobia secondaria:
se il parto è stato doloroso o traumatico abbiamo tutta una serie di ‘risvolti’ che ricadono sotto la variabile ‘secondaria’. Sono più a rischio le donne che hanno avuto un precedente parto negativo (travaglio lungo; taglio cesareo in emergenza; manovre ginecologiche invasive; etc); Ovviamente la casistica è molto più ampia, comprende infatti anche donne che hanno avuto un parto regolare ma che è stato vissuto molto male dalla donna e che in alcuni casi, porta ad un disturbo importante che prende il nome di D. post traumatico da stress la cui conseguenza è quella della depressione post partum.

Tornando ai dati dello studio, delle 26 donne, ben 14 di loro hanno sviluppato questa secondarietà.

Dieci di loro hanno subito operazioni come conseguenza di una sofferenza fetale; due di loro hanno avuto una lacerazione importante, 12 pensavano di morire oppure che a morire fosse stato il piccolo. Un’altra ha preferito abortire piuttosto che portare avanti la gravidanza. Però, nonostante tutto, alcune donne ci hano riprovato, infatti 13 di loro sono rimaste nuovamente incinte; 8 di loro hanno pianificato un nuovo bimbo, una ha avuto una gravidanza extrauterina, 2 un aborto spontaneo (tutte e tre erano contente di aver perso il bimbo).

Quattro donne sono diventate tocofobe come conseguenza di una depressione prenatale.
Cinque donne hanno subito abusi sessuali infantili oppure stupri (cosa c’è di più traumatico?).
Due donne pensavano di non farcela, anche se volevano un figlio però hanno interrotto la gravidanza.
Il parto può avere come conseguenza un disturbo post traumatico e divenire quindi una causa per questa fobia.

La depressione invece può essere vista come conseguenza ma anche come causa. Famosa la depressione post partum legata al tipo di parto che l’equipe ha scelto per lei e ovviamente diversa da quella preferita e che ha generato molto dolore e traumi.

Una donna può diventare tocofoba, sempre secondo lo studio di cui sopra, in seguito a pratiche per una contraccezione efficace per loro (sterilizzazione) oppure per i loro partner. Dieci donne del campione, erano  in lista proprio per questo motivo.

Da questo (e altri) studio si evince che la fobia è una cosa molto seria e andrebbe gestita in modo opportuno e le strutture sanitarie dovrebbero occuparsene seriamente.

Secondo uno studio svedese del 2002, le donne con tocofobia tendono a preferire un parto con il taglio cesareo e i dolori del parto sono vissuti più intensamente delle altre partorienti.

Il necessario sostegno viene spesso negato sia dalle strutture sanitarie che dalle famiglie.

Dal punto di vista psicologico, è necessario ridurre l’ansia con una psicoterapia di tipo analitico (per scoprire le vere cause di questa fobia) e laddove necessario (se necessario) si può far ricorso anche ad una terapia di sostegno farmacologica.




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giovedì 24 dicembre 2015

LA PAURA DEL SESSO



Che sia di origine psicologica o culturale, la fobia della sessualità è un fenomeno reale anche se può sembrare bizzarro. Da poco riconosciuta come patologia vera e propria, induce il soggetto a privarsi della propria sfera intima, arrivando a evitare spesso anche il contatto col partner.

Le paure legate al sesso sono molteplici e possono riguardare sia aspetti prettamente anatomici e fisiologici dell'apparato genitale oppure gli atti legali al rapporto sessuale.

Il rifiuto fobico del sesso riguarda in genere individui immaturi, che non hanno raggiunto un equilibrio psico-sessuale e che pertanto considerano con ingiustificata avversità tutto quello che, direttamente o indirettamente, possa essere messo in relazione con la sessualità.

Alcune paure sessuali, che in alcuni casi diventano poi vere e proprie patologie, sono legate a traumi infantili, molte invece derivano dal senso di colpa che i pregiudizi sociali, l'educazione troppo rigida o le norme religiose a volte troppo restrittive, concorrono a formare, già dalla più tenera età. I bambini comprendono presto che la sessualità è un qualcosa di cui è meglio non parlare apertamente, qualcosa di "sporco", di cui vergognarsi e questo a volte compromette una sana maturazione psicologica legata al sesso.

Nella sessuofobia vi è un rifiuto delle sensazioni erotiche in generale, o di alcune specifiche attività o sensazioni legate al sesso. Una fobia sessuale, come accade in tutti gli altri tipi di fobie, è intensa, illogica, persistente e quindi dà luogo a reazioni non controllabili.

Quando molto accentuata, la sessuofobia porta a fenomeni di vero e proprio evitamento e anche all’isolamento sociale: nelle forme più gravi infatti i soggetti non riescono a sviluppare una normale vita relazionale, non riescono a costruire un solido rapporto di coppia e, sul piano lavorativo, non riescono ad avere normali rapporti con i colleghi dell’altro sesso.

Questa fobia non di rado porta allo sviluppo di disturbi ossessivo-compulsivi, o anche a forme gravi di depressione, causate dal blocco della libido e dell’emotività.

A seconda della gravità e complessità delle fobie sessuali, si può intervenire o con la psicoterapia o con farmaci antidepressivi, o anche attraverso una combinazione delle due terapie.



L’ansia che precede una situazione sessuale fobica può essere diminuita con una desensibilizzazione diretta e sistematica verso lo stimolo ansiogeno. Ciò richiede l’utilizzo di esercizi sessuali graduali all’interno di una terapia sessuale integrata o di una terapia cognitivo-comportamentale che permettano di esporre gradualmente il soggetto alle situazioni temute, al fine di limitarne le reazioni automatiche, fino a farle scomparire.

Molto spesso è necessario anche un lavoro di informazione sui temi della sessualità, in genere non troppo conosciuti dal soggetto, che va rassicurato e sostenuto.

Non tutti provano piacere nel sentirsi al centro di interesse sessuale da parte di un’altra persona, o nell’avvertire sensazioni di tipo erotico.

Per alcuni già ascoltare dei discorsi legati al sesso può essere talmente disturbante da generare un attacco di panico. Perfino alcuni atti, considerati romantici e decisamente “casti”, come il baciarsi o l’accarezzarsi, in alcune persone potrebbero generare forti stati ansiosi, tanto da portare questi soggetti a “prevenire” e ad evitare tutte le possibili situazioni legate alla propria fobia sessuale, rinunciando spesso ai contatti sociali ed al rapporto di coppia.

In particolare, una persona che soffre di fobie sessuali teme la penetrazione, il rapporto orale, il rapporto anale, l’osservazione dei genitali. I sintomi sono quelli tipici di chi soffre di attacchi di panico: improvvisa fame d’aria, senso di nausea, respirazione e battito cardiaco accelerati, sudore e sensazione di svenire.

In alcuni casi la paura è più generalizzata: si tratta di una paura inconscia del piacere, dal quale si tema possa discendere, quasi magicamente, una qualche minaccia.

Per liberarsi di queste fobie occorre prima di tutto diventarne consapevoli (in genere si tende ad attribuire altre motivazioni alla paura nei confronti della sessualità. Es. “non mi piace essere accarezzato/a, perché soffro il solletico”) ed avere sufficiente motivazione ad affrontare il problema con sé stessi.

Coitofobia: paura intensa del rapporto sessuale e della penetrazione, sia attiva, sia passiva.

Erotofobia: La fobia non riguarda atti sessuali veri e propri, ma il semplice parlare di sesso, o avere a che fare con materiale che ha attinenza con la sessualità.

Persistente, anormale e ingiustificata repulsione per i genitali femminili. Più conosciuta come “colpofobia” (dal greco kólpos, vagina. Diversa dalla “ereutofobia” che è invece la paura di diventare rossi). A volte il fenomeno può essere limitato ad un’esposizione ai genitali femminili fatta in modo sporco o volgare, altre volte il disturbo può essere più generalizzato e compromettere seriamente la vita relazionale del soggetto.

Partenofobia – Paura anormale e persistente per le ragazze giovani o le vergini. Ovvero timore di avere relazioni o rapporti sessuali con donne giovani ed inesperte.

Ginefobia – Conosciuta anche come “ginofobia” (dal greco gyné, donna): è la paura persistente e irrazionale che hanno gli uomini nei confronti dell’altro sesso. Questa paura può arrivare, come forma reattiva, all’odio per le donne: è il caso della misoginia (dal greco misos, odio, e gyné, donna).

Gimnofobia – Conosciuta anche come “ginnofobia”, dal greco “gymnos“, che significa “nudo”. (gli atleti nell’antica Grecia si esibivano nudi: da qui il termine ‘ginnasti’). Queste persone sono estremamente pudiche, incapaci di spogliarsi di fronte ad un’altra persona, oppure a disagio nel vedere i corpi nudi di altri.

Tocofobia, dal greco “tocos“, parto. Paura morbosa e destabilizzante di rimanere incinta o di partorire. Sintomi sono: incubi, ansia, difficltà di concentrazione, ecc.

Oneirogmofobia, dal greco “oneirogmòs”, che significa “paura di eiaculare in seguito ad un sogno erotico”.


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