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martedì 18 aprile 2017

PERCHE' GLI INSETTI PUNGONO



Le zanzare attaccano di più all’alba ed al tramonto. Questi sono i due momenti del giorno in cui la luce del sole è diretta e non emana molto calore. Per questo, ne approfittano per rifornirsi di alimenti.

L’attività delle zanzare è piuttosto intensa prima di poter trovare una vittima che si adatti alle loro necessità. Per questo motivo, ispezionano molto bene il territorio prima di agire.

Sicuramente vi sarà capitato di udire vicino all’orecchio il loro ronzio. Questo vuol dire che vi sta analizzando per sapere se siete una preda degna.

Nella stessa stanza o nello stesso spazio possono esserci persone letteralmente divorate dalle zanzare ed altre che non riportano nemmeno un morso. Diversi gruppi di scienziati hanno cercato di scoprire perché accade questo e quali sono le motivazioni che portano l’insetto a pungere alcuni piuttosto che altri.

Recenti ricerche hanno scoperto che almeno il 20% degli individui presenta caratteristiche ben precise che li rendono più allettanti di altri alle punture di zanzare.

Secondo uno studio condotto in Gran Bretagna le sostanze presenti nel sudore, che ciascuno di noi ha in quantità diversa, sono i fattori principali a far avvicinare o meno le zanzare. Acido lattico, acido urico e ammoniaca, tutte presenti nel sudore, vengono localizzati con grande precisione dalle zanzare.

Un altro fattore che attira le zanzare è l’anidride carbonica, che il nostro organismo produce attraverso la respirazione e con la traspirazione. Grazie ad alcuni recettori che si trovano nelle loro mascelle le zanzare possono percepire la presenza di anidride carbonica emessa da qualcuno che si trova fino a 50 metri di distanza. Ne consegue che gli organismi che producono CO2 in maggiore quantità saranno bersagli ideali. Questo spiegherebbe per esempio perché le persone in sovrappeso risultino più colpite, dal momento che hanno uno scambio ossigeno/anidride carbonica maggiore.

Il metabolismo del corpo e la chimica sono due fattori distintivi che giocano un ruolo fondamentale per comprendere il grado di attrattività per le zanzare. Uno studio pubblicato sul Journal of American Medicine ha stabilito che bere una lattina di birra aumenta in maniera significativa l’attacco da parte di questi fastidiosi insetti. La ragione è dovuta al fatto che le zanzare sono attratte dal particolare odore del corpo che viene modificato dall’alcol.



Non ci sono evidenze scientifiche definitive, ma che l’aglio tenga lontane le zanzare e anche altri insetti, come ad esempio le zecche, è stato confermato da molteplici studi. Secondo i ricercatori dell’Università della Florida gli alimenti con più alte concentrazioni di vitamine del gruppo B (B1 e B6) e di vitamina C hanno il potere di alterare il nostro sudore e renderci meno invitanti.

La femmina assume in genere una quantità di sangue circa uguale al suo peso, ovvero 2-3 milligrammi. Secondo uno studio effettuato dai ricercatori dell’Institute for Biological Pest Control, la genetica svolge un ruolo importante nel determinare se siete una calamita per le zanzare, che preferiscono il sangue del gruppo 0 più di quello del gruppo B e circa il doppio di quello del gruppo A. Questi insetti considerano infatti il tipo zero più gustoso di qualsiasi altro tipo di sangue. Secondo lo stesso studio, infatti, emettiamo una sostanza che permette l’identificazione del tipo di gruppo sanguigno prima di essere morsi dalle zanzare.

Proprio perché percepiscono le sostanze contenute nel sudore, un’attività fisica come la corsa all’aperto aumenta del 50% il rischio di essere morsi. Anche la temperatura corporea fa dunque la sua parte nell’attirare l’insetto. Non a caso la zanzara che diffonde la malaria punge le persone febbricitanti, quando il protozoo causa della malattia è al massimo di presenza nel sangue.

Gli indumenti che indossiamo possono aumentare o diminuire il rischio di essere morsi. In uno studio che ha confrontato varie tonalità, i ricercatori hanno segnalato risultati molto interessanti che hanno rivelato come le zanzare sono attratte dai colori scuri. Prediligono nell’ordine: nero, rosso, grigio e blu; richiamano invece meno la loro attenzione il kaki, il verde e giallo.

La zanzara vive dalle tre alle cinque settimane, durante le quali produce altrettanti cicli di uova: punge perciò dalle tre alle cinque volte in tutto. Secondo l’American Mosquito Control Association la zanzara è 500 volte più attiva con la luna piena. I suoi attacchi avvengono all’alba e al tramonto, con le femmine che sono in grado di migrare per 40 miglia per procacciarsi del cibo.

La temperatura corporea delle donne in gravidanza è più alta e le zanzare di conseguenza  attaccano con una frequenza due volte superiore rispetto ad una donna che non aspetta un bambino. La pancia di una donna in gravidanza è di 1°C più calda del resto del corpo e questo fa sì che l’organismo produca più sudorazione, attirando le zanzare.

Anche concentrazioni elevate di steroidi o colesterolo sulla superficie della pelle, secondo uno studio dell’Università della Florida, costituiscono un elemento di attrattiva particolare per le zanzare.



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sabato 25 giugno 2016

IL SUDORE



Il sudore è composto prevalentemente da acqua (99,1% circa), nella quale sono disciolte sostanze organiche (urea, acido urico, creatinina, acido piruvico, acido lattico ecc.: 0,2% circa complessivamente) e inorganiche (cloruro di sodio, solfati, fosfati ecc.: 0,7% circa complessivamente). Con il sudore possono essere eliminate alcune sostanze farmacologicamente attive (acido salicilico, fenolo, antipirina, morfina ecc.) o tossiche (nicotina ecc.). Perlopiù è leggermente acido; il suo odore varia nei diversi distretti cutanei di uno stesso soggetto ed, entro certi limiti, da individuo a individuo. Le ghiandole sudoripare sono piccole e si trovano nello strato più profondo del corion dermico o in quello più superficiale dell'ipoderma. Si distinguono in eccrine e apocrine. Le ghiandole sudoripare eccrine sono ghiandole merocrine (rilasciano cioè il loro secreto per esocitosi attraverso la membrana cellulare, senza danno per la cellula) e secernono il sudore in modo pressoché continuo; sono ghiandole tubulari, a gomitolo: il dotto escretore ha decorso tortuoso e si apre all'esterno mediante un piccolo poro localizzato in corrispondenza delle creste cutanee; il glomerulo appare riccamente vascolarizzato ed è innervato da fibre appartenenti al sistema ortosimpatico. Le ghiandole sudoripare apocrine (che presentano accumulo del secreto nella porzione apicale ed esocitosi con trascinamento di una parte del protoplasma fuori dalla cellula) sono un gruppo limitato, che viene identificato in alcuni distretti corporei (ascelle, inguine, areola mammaria, scroto, perineo, grandi labbra, monte di Venere); sono più rappresentate nel sesso femminile e hanno un secreto intenso e fortemente odoroso, soprattutto dopo eccitazione dello stimolo simpatico. In rapporto alla quantità di sudore secreto, si parla di perspiratio insensibilis per indicare la traspirazione che avviene continuamente, anche quando la cute appare asciutta, e di perspiratio sensibilis, quando il sudore secreto in quantità abbondante dà luogo a un velo umido, o addirittura a gocce, sulla superficie cutanea. La sudorazione rappresenta uno dei meccanismi fondamentali della termoregolazione: infatti il sudore evaporando assorbe una considerevole quantità di calore (2430 kJ/l) e induce pertanto un notevole raffreddamento della superficie corporea. La sudorazione è regolata da meccanismi diversi: accanto alle condizioni locali della circolazione (l'ipertermia provoca un aumento della sudorazione) e agli stimoli che agiscono direttamente sulla cute dall'esterno (calore), è importante l'innervazione neurovegetativa che è sotto il controllo dei centri ipotalamici della termoregolazione. La secrezione può essere anche determinata da stimoli di origine mesencefalica, in rapporto a fenomeni emotivi (sudore freddo).




Per ogni litro di acqua evaporata, l'organismo trasferisce all'ambiente una quantità di calore equivalente a 580 kcal.
La maggior parte delle persone è in grado di produrre un litro e mezzo di sudore all'ora. Quando la temperatura sale notevolmente un organismo acclimatato può espellere fino a 4-6 litri di sudore ogni 60 minuti. Se tali perdite non vengono prontamente compensate da un'adeguata assunzione di liquidi, i recettori ipotalamici captano il pericoloso stato di disidratazione, dando origine allo stimolo della sete e incrementando la sintesi di ADH (vasopressina o ormone antiduretico), un peptide prodotto dall'ipofisi posteriore che opera un risparmio di acqua a livello renale. Simultaneamente la corteccia surrenale rilascia l'ormone aldosterone, che incrementa il riassorbimento del sodio a livello renale. Questi processi hanno lo scopo di impoverire il sudore di sali minerali, preservando l'equilibrio elettrolitico dell'organismo.
L'efficacia termodispersiva del sudore è legata alle condizioni ambientali, è infatti massima in climi caldi, secchi e ventilati, mentre è minima quando il tasso di umidità è elevato. Un continuo flusso d'aria sulla superficie cutanea favorisce infatti la perdita di calore per convenzione e ciò spiega il refrigerio fornito dai ventilatori nei climi caldi ed umidi. Se la cute si raffredda anche il sangue deviato dagli strati profondi verso la superficie corporea (vasodilatazione cutanea) viene raffreddato. Al di là di questo aspetto occorre ricordare che non è il sudore in sé a disperdere il calore nell'ambiente, bensì la sua evaporazione. Per questo motivo asciugarsi continuamente la cute con un panno ostacola la dispersione termica. Anche il cambio di vestiti inumiditi ritarda lo scambio di calore, dato che l'evaporazione del sudore si verifica soltanto quando gli indumenti sono abbondantemente bagnati.
Ancor più deleterio risulta l'utilizzo di materiali sintetici che producono un'elevata umidità relativa intorno alla cute e ritardano l'evaporazione dell'acqua. Quando la temperatura sale è buona regola indossare indumenti di lino o cotone, preferibilmente larghi per favorire la libera convenzione dell'aria tra cute ed ambiente e di colore bianco, per riflettere la luce solare.



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sabato 2 gennaio 2016

LA PUZZA DEI PIEDI



La colpa della puzza dei piedi è dei batteri del genere Brevibacterium: si nutrono delle cellule morte della pelle, del grasso e dello sporco che si formano tra le dita dei piedi, producendo metantiolo, principale responsabile dei piedi maleodoranti. Un ricercatore ha anche scoperto che i batteri di questa famiglia fanno maturare anche un tipo di formaggio olandese (il limburger). E l'odore che ne scaturisce è molto simile.
A contribuire alla puzza dei piedi sono però anche i Propionibacteria, che producono acido propionico (dall’odore simile all’aceto) e Staphylococcus epidermidis, che emana acido isovalerico.

Si stima che nei piedi alberghino circa 10 milioni di batteri per centimetro quadrato. Il punto è che tutto il nostro corpo è “abitato” da oltre 10.000 miliardi di batteri. Alcuni sono essenziali per la salute, altri sono nocivi, e molti producono sostanze puzzolenti.  Per esempio, il cattivo odore del sudore è causato da batteri della pelle, e in particolare da quelli del genere Corynebacterium, che si nutrono di lipidi e producono il puzzolentissimo acido butirrico. Un eccesso di questi microrganismi può causare anche infezioni cutanee. Fortunatamente i deodoranti contengono sostanze che li uccidono o impediscono la loro crescita.

La puzza dei piedi, meglio definita dal termine bromidrosi plantare, è sostenuta da un'eccessiva produzione di sudore (iperidrosi) e dalla sovracrescita di alcuni germi appartenenti alla normale flora batterica cutanea. Questi microrganismi, favoriti dall'ambiente caldo-umido che si crea all'interno delle scarpe, metabolizzano i lipidi cutanei, la cheratina ed il sudore, originando ammine ed acidi grassi a corta catena (acido propionico, acido isovalerico ecc.), responsabili della tipica puzza da piede "stanco".
La bromidrosi dei piedi colpisce a tutte le età, ma è più frequente tra adolescenti e giovani adulti maschi.
Calzare scarpe troppo a lungo, specie in presenza di alte temperature, aumenta l'attività delle ghiandole sudoripare, il cui secreto, noto come sudore, si accumula all'interno del calzino. La forte umidità, associata al ph acido del sudore, macera i tessuti e facilita l'attività cheratolitica di alcuni germi presenti sulla cute. Tali microrganismi scindono la proteina più importante della pelle, chiamata cheratina, generando effluvi sgradevoli, ma anche bruciori, arrossamenti e prurito. Tutto ciò non fa altro che alimentare la crescita di funghi e batteri: sudore + microrganismi = puzza + infezioni.
Anche l'ingestione di alcuni alimenti, tra cui aglio, cipolla, curry ed alcuni farmaci (ad esempio, penicillina, bromuri) può rendere più intenso e nauseabondo l'odore del sudore, che di per sé è praticamente privo di aroma. D'altro canto, lo stress, alcuni prodotti utilizzati per dimagrire, un'eccessiva assunzione di alcool, caffeina ed alcune condizioni patologiche (ipertiroidismo, ipoglicemia) possono aumentare la quantità di sudore prodotta.



Per la puzza dei piedi esistono rimedi specifici e piuttosto semplici da attuare. Basti pensare che piedi e mani sono le regioni corporee più ricche di ghiandole sudoripare; tuttavia, anche se una mano sudata può comunque risultare imbarazzante, difficilmente puzza. Il motivo è semplice: innanzitutto, a differenza dei piedi, le mani sono esposte all'aria ed in secondo luogo vengono lavate molto più spesso. Da qui alla cura dei piedi che puzzano il passo è semplice: basta aumentare il numero di lavaggi quotidiani (almeno un paio, sfregando ed asciugando per bene) ed utilizzare calzini e scarpe traspiranti (sì al buon vecchio cotone e alla tela per le scarpe, no al nylon e alle fibre sintetiche). Dal momento che non sempre possiamo andarcene in giro scalzi, per contrastare l'umidità interna alla calzatura si può cospargere il piede con un po' di talco, utile per assorbire il sudore in eccesso.
Per combattere la puzza dei piedi bisogna evitare di indossare sempre le stesse scarpe: meglio alternarne due paia, lasciando il tempo al cambio di asciugare ed eliminare i cattivi odori.
E se tutto questo non fosse sufficiente, in farmacia sono disponibili detergenti ed unguenti antisettici ed antimicotici (più adatti per il piede d'atleta), o creme  antitraspiranti capaci di diminuire la secrezione del sudore.
Spray profumati da spruzzare all'interno della calzatura prima di indossarla e suolette assorbenti completano il quadro dei rimedi antipuzza.
Tra i deodoranti naturali spicca il decotto di salvia e quello di the nero. Nel primo caso si porta ad ebollizione un litro di acqua in cui è immerso un ciuffo di foglie di salvia. Quindi si lascia raffreddare e si tamponano i piedi con un batuffolo di cotone o si vaporizza il liquido con un nebulizzatore da giardinaggio. Nel secondo, si immergono due bustine di the in mezzo litro di acqua, si bolle il tutto per 15 minuti, si aggiungono due litri di acqua fresca, e si lasciano i piedi in ammollo per qualche minuto. Al contrario del normale sapone, la salvia, l'acido tannico e gli oli essenziali in genere (da utilizzare con la debita cautela) sono infatti dotati di proprietà antisettiche, capaci di eliminare i microrganismi responsabili dell'odiata puzza.




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