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domenica 3 gennaio 2016

LA CIRCONCISIONE



La circoncisione è la più antica procedura chirurgica programmata del mondo. Lo storico anatomista e iperdiffusionista Grafton Elliot Smith ha suggerito che sia praticata da oltre 15.000 anni. Non vi è un chiaro consenso su come si sia diffusa in tutto il mondo. Una teoria ritiene che tale pratica sia iniziata in una zona geografica ben precisa per poi essere stata esportata altrove, altre invece sostengono che diversi gruppi culturali abbiano iniziato autonomamente. Nell'opera History of Circumcision del 1891, il medico Peter Charles Remondino suggerì che fosse iniziata come pratica per evirare, in maniera meno grave, un nemico catturato: la penectomia o la castrazione avrebbe probabilmente avuto un esito fatale, mentre una qualche forma di circoncisione lo avrebbe definitivamente segnato come sconfitto, lasciandolo però vivo per essere utilizzato come schiavo.

La storia delle migrazioni e l'evoluzione della pratica della circoncisione hanno seguito principalmente le culture dei popoli in due regioni distinte. Nelle terre a sud e ad est del Mediterraneo, iniziando con il Sudan e con l'Etiopia, la procedura è stata praticata dagli antichi Egizi e dai semiti e poi, in seguito, dagli ebrei e dai musulmani; questi ultimi l'hanno esportata fino a coinvolgere i bantu.

In Oceania, la circoncisione viene praticata dagli aborigeni australiani e dai polinesiani. Vi sono prove che sia stata praticata dai nativi americani, ma solo pochi dettagli in proposito sono disponibili.

Gli studi suggeriscono che la circoncisione fosse praticata nella penisola araba fin dal IV millennio a.C., quando i Sumeri e i Semiti si spostarono nella zona dell'odierno Iraq. La prima testimonianza storica della circoncisione proviene dall'Egitto: si tratta di una immagine scolpita nella tomba di Ankh-Mahor a Saqqara e risalente a circa il 2400-2300 a.C., che ritrae tale pratica eseguita su un adulto. La circoncisione era praticata dagli Egizi probabilmente per ragioni igieniche, ma era anche in parte legata alla loro ossessione per la purezza e veniva associata con lo sviluppo spirituale e intellettuale. Il significato ultimo della circoncisione tra gli Egizi resta oscuro, ma sembra che potesse essere considerata una pratica di grande prestigio ed importanza o un rito di passaggio all'età adulta. Veniva pertanto eseguita durante una cerimonia pubblica, in cui veniva sottolineata la continuità delle generazioni e l'elemento della fertilità. Potrebbe essere stato un segno di distinzione dell'élite: il Libro dei Morti egizio descrive come il dio del sole, Ra, abbia circonciso sé stesso.

La circoncisione trova un posto di rilievo anche nella Bibbia ebraica. La narrazione della Genesi, capitolo 17, descrive la circoncisione di Abramo, dei suoi familiari e degli schiavi, facendo di lui il primo individuo conosciuto ad essersi sottoposto alla procedura. Nello stesso capitolo, ai discendenti di Abramo viene comandato di circoncidere i loro figli l'ottavo giorno di vita. Molte generazioni più tardi, Mosè fu cresciuto nell'élite egizia, quindi la circoncisione era senza dubbio a lui familiare. Per gli ebrei del tempo, la circoncisione non era tanto un atto spirituale, ma un segno fisico della loro alleanza (berith) con Yahweh e un prerequisito per l'adempimento del comandamento di produrre prole. Oltre che promuovere la circoncisione come mandato religioso, gli studiosi suggeriscono che i patriarchi ebrei la raccomandassero anche per facilitare l'igiene del pene nei climi caldi e sabbiosi, come un rito di passaggio all'età adulta o come una forma di sacrificio di sangue.

Alessandro Magno conquistò il Medio Oriente nel IV secolo a.C., portando con sé anche i valori e la cultura greca. I Greci aborrivano la pratica della circoncisione, rendendo difficile la vita per gli ebrei circoncisi che vivevano con loro. Antioco Epifane mise fuorilegge la circoncisione, così come fece l'imperatore romano Adriano, contribuendo a provocare la rivolta di Bar Kokhba. Durante questo periodo della storia, la circoncisione ebraica si limitava alla sola rimozione di una parte del prepuzio e alcuni ebrei ellenizzati tentavano di nascondere la circoncisione allungando le parti esistenti dei loro prepuzi. Ciò fu considerato dai capi ebrei un problema serio e durante il II secolo d.C. iniziarono a cambiare i requisiti della circoncisione ebraica: venne richiesta la completa rimozione del prepuzio e sottolineata la visione ebraica della circoncisione come destinata ad essere non solo l'adempimento di un comandamento biblico ma anche un segno essenziale e permanente dell'appartenenza ad un popolo.

Il Vangelo secondo Luca fa un breve cenno della circoncisione di Gesù, ma tuttavia tale pratica non fa parte degli insegnamenti ricevuti da lui. Nelle sue lettere, l'apostolo Paolo parla della circoncisione come di un concetto spirituale, sostenendo che la procedura fisica non fosse più necessaria sia per i giudei che per i gentili convertiti al cristianesimo sulla base di quanto era stato deciso dal Concilio di Gerusalemme. Anche se non è menzionata nel Corano (scritto all'inizio del VI secolo d.C.), la circoncisione è considerata essenziale per l'Islam ed è quasi universalmente eseguita tra i musulmani.

Si ritiene che la pratica della circoncisione sia stata introdotta nelle tribù di lingua bantu dell'Africa da parte sia degli ebrei (dopo una delle loro numerose espulsioni dai paesi europei), sia dai Mori musulmani in fuga dopo la Reconquista spagnola del 1492. Le tribù bantu, nel XVI secolo, promuovevano ciò che è descritto nella legge ebraica, compresa la circoncisione, e alcuni elementi delle restrizioni dietetiche ebraiche.

Rispetto ai dettagli storici riguardanti la circoncisione in Medio Oriente, vi sono poche notizie verificabili circa tale pratica presso gli aborigeni australiani e i polinesiani. Ciò che è noto proviene da storie tramandate oralmente e dai racconti di missionari e esploratori. Per queste popolazioni, la circoncisione, è iniziata come un sacrificio di sangue e una prova di coraggio, per poi diventare un rito di iniziazione e di attestazione di virilità nei secoli più recenti. La rimozione del prepuzio veniva eseguito tramite conchiglie, e si pensa che l'emorragia venisse fermata tramite fumo di eucalipto.

Alcune popolazioni americane sono note per praticare la circoncisione. Cristoforo Colombo trovò tale pratica tra i nativi americani. Essa veniva praticata anche dagli Incas, dagli Aztechi e dai Maya. Probabilmente tale pratica iniziò presso le tribù del Sud America come un sacrificio di sangue o di mutilazione rituale allo scopo di provare il coraggio e la resistenza, e in seguito il suo utilizzo si è evoluto come rito di iniziazione.

La circoncisione è stato ritenuta solamente una procedura medica comune fino a tempi dell'epoca tardo vittoriana. Nel 1870, l'influente chirurgo ortopedico Lewis Albert Sayre, uno dei fondatori della American Medical Association, iniziò a praticarla come presunta cura in diversi casi di ragazzi che presentavano paralisi o significative difficoltà motorie. Egli riteneva che la circoncisione potesse migliorare tali problemi, in base alla teoria della "nevrosi riflessa" della malattia, con la consapevolezza che un prepuzio stretto avrebbe infiammato i nervi e causato quindi problemi sistemici. Durante gli stessi anni, la pratica della circoncisione è stata considerata anche per fini igienici: il prepuzio era ritenuto colpevole di ospitare le infezioni che causano smegma (una miscela di cellule della pelle lubrificanti). Sayre pubblicò studi sul tema e promosse fortemente tali teorie durnate numerose conferenze. I medici dell'epoca, sulla base dei lavori di Sayre, pensarono che tale pratica potesse prevenire o curare una vasta gamma di problemi, tra cui la masturbazione (ritenuta in tale epoca un grave problema in sé o comunque una reazione al fastidio indotto da piccole infezioni), la sifilide, l'epilessia, l'ernia, il mal di testa, il piede torto, l'alcolismo e la gotta. Entro la fine del secolo, sia in America che in Gran Bretagna, la circoncisione infantile era quasi universalmente raccomandata.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna creò un sistema sanitario nazionale e così dovette assicurare che ogni procedura medica coperta da tale servizio fosse valida ed efficace. In un articolo del 1949 di Douglas Gairdner, Il destino del prepuzio, si sosteneva in modo convincente che i dati disponibili in quel momento mostravano che i rischi della procedura fossero superiori ai benefici noti. La circoncisione non fu quindi coperta dal sistema sanitario nazionale e i numeri di coloro che la praticavano scesero sia in Gran Bretagna che nel resto d'Europa. Nel 1970, le associazioni mediche nazionali australiane e canadesi emisero raccomandazioni contro la circoncisione infantile di routine. Negli Stati Uniti, l'American Academy of Pediatrics ha, nel corso dei decenni, rilasciato una serie di dichiarazioni in materia di circoncisione, a volte positive ed a volte negative.

Una correlazione tra circoncisione e riduzioni dei tassi di contrazione del virus HIV nei rapporti eterosessuali è stata suggerita nel 1986. L'evidenza sperimentale era necessaria per stabilire una relazione causale, quindi tre studi randomizzati controllati sono stati commissionati per ridurre l'effetto di eventuali fattori confondenti. Tali studi hanno avuto luogo in Sud Africa, Kenya e Uganda. Tutti e tre gli studi sono stati fermati in anticipo dalle rispettive commissioni di controllo per motivi etici, poiché gli uomini appartenenti al gruppo circonciso aveva un tasso più basso di contrazione dell'HIV rispetto al gruppo di controllo. In seguito, l'Organizzazione mondiale della sanità ha promosso la circoncisione per le popolazioni ad alto rischio, come parte di un programma globale per ridurre la diffusione del virus HIV, anche se alcuni hanno contestato la validità di tali decisioni. Il sito web Male Circumcision Clearinghouse fu formato da OMS, UNAIDS, FHI e AVAC per fornire indicazioni basate su prove attuali, informazioni e risorse che sostengono la circoncisione come una delle procedure da eseguire per la prevenzione dell'HIV.

In alcune culture, i maschi devono essere circoncisi poco dopo la nascita o durante l'infanzia o intorno alla pubertà, come parte di un rito di passaggio. La circoncisione è comunemente praticata nelle fedi ebraica e islamica.

La circoncisione è molto importante per l'ebraismo, con oltre il 90% dei fedeli che hanno eseguito la procedura per obbligo religioso. I fondamenti per la sua osservanza si trovano nella Torah della Bibbia ebraica, nel libro della Genesi (capitolo 17), in cui si menziona un patto tra Abramo e i suoi discendenti circa la circoncisione. La legge ebraica richiede che la circoncisione lasci il glande nudo quando il pene è flaccido ed è parte del rituale brit milà, che stabilisce che deve essere eseguita, solitamente dopo una serata di studio, da un circoncisore specialista (il mohel) l'ottavo giorno della vita di un neonato (con alcune eccezioni nel caso di cattive condizioni di salute). Durante la cerimonia viene annunciato il nome del bambino.

I convertiti al giudaismo devono essere circoncisi, mentre coloro che sono già circoncisi subiscono un rituale di circoncisione simbolica. Sebbene non sia richiesta dal giudaismo perché uno possa essere considerato ebreo, i fedeli ritengono che possono esserci gravi conseguenze spirituali negative se viene trascurato questo precetto. Con la procedura si rappresenta simbolicamente l'assunzione da parte dell'uomo della responsabilità di perfezionare l'opera del creatore, la natura stessa; a testimoniate sulla fedeltà al patto viene chiamato il profeta Elia, couli che secondo la Bibbia annuncerà la nascita del Messia, il quale è rappresentato da una sedia vuota portata nella stanza per l'occasione.

Nonostante tra i musulmani vi sia un dibattito aperto sulla questione se la circoncisione (chiamata khitan) sia o meno un obbligo religioso, essa è praticata quasi universalmente dai maschi musulmani. L'Islam basa la pratica della circoncisione sul capitolo diciassettesimo della Genesi, lo stesso capitolo biblico a cui fanno riferimento gli ebrei. La pratica non è tuttavia menzionata nel Corano, ma i credenti ritengono che sia una tradizione consolidata da parte dell'Islam e praticata dallo stesso profeta Maometto (successore di Abramo) e quindi la sua pratica è considerata una sunnah (tradizione del profeta). Per i musulmani, la circoncisione è una questione di pulizia, purificazione e controllo di sé (nafs). Non vi è accordo tra le molte comunità islamiche circa l'età in cui la circoncisione debba essere eseguita. Essa può essere effettuata subito dopo la nascita a fino a circa i quindici anni, ma l'età più frequente è tra i sei e i sette anni. La tempistica corrisponde con il completamento da parte del ragazzo della recitazione di tutto il Corano, e con l'arrivo dell'età in cui si assume la responsabilità della preghiera quotidiana o di fidanzamento. La circoncisione può essere celebrata all'interno della famiglia o come evento comunitario. La circoncisione è raccomandata, ma non obbligatoria, in caso di conversione all'Islam.

Nel Nuovo Testamento (Atti degli apostoli, 15), si afferma che il cristianesimo non richiede la circoncisione, tuttavia nemmeno la vieta. Nel 1442, i vertici della Chiesa Cattolica hanno dichiarato che tale pratica non è necessaria. I cristiani Copti praticano la circoncisione come un rito di passaggio. La Chiesa ortodossa etiope la richiede e vi è una prevalenza quasi universale tra gli uomini ortodossi in Etiopia. In Sud Africa, qualche confessione cristiana disapprova tale pratica mentre altre la richiedono ai propri fedeli.

Alcuni gruppi culturali africani, come gli yoruba e gli igbo della Nigeria, abitualmente circoncidono i loro figli neonati. La procedura è praticata anche da parte di alcuni gruppi culturali o da singole famiglie del Sudan, dello Zaire, dell'Uganda e del Sud Africa. Per alcuni di questi gruppi, la circoncisione sembra essere puramente culturale, senza che vi sia alcun particolare significato religioso o l'intenzione di distinguere gli appartenenti ad un gruppo. Per altri, tuttavia, la circoncisione può essere fatta come segno di depurazione o può essere interpretato come un simbolo di sottomissione.

Alcuni aborigeni australiani ricorrono alla circoncisione come una prova di coraggio e di autocontrollo, come parte di un rito di passaggio all'età adulta, che si traduce nella piena adesione sociale e cerimoniale. Essa può essere accompagnata dalla pratica della scarificazione del corpo, dalla estrazione dentaria e dalla subincisione del pene. La circoncisione è una delle tante prove cerimoniali richieste ad un giovane prima che si possa considerare abbastanza esperto per mantenere e tramandare le tradizioni culturali. Fortemente associata con la famiglia di un uomo, essa è parte del processo necessario per preparare un ragazzo a prendere moglie e formare la propria famiglia.

L'utilità della circoncisione, quando non è finalizzata a risolvere problemi funzionali, è oggetto di controversia. Sebbene alcune correnti nella medicina moderna sostengano questa pratica, la questione resta dibattuta e manca di analisi effettuate su un numero adeguato di soggetti e indipendentemente dalla cultura di provenienza.

Il dibattito include questioni etiche, come la liceità di circoncidere i neonati, che da adulti si trovano un corpo modificato senza volerlo. Si segnala che un tribunale finlandese ha dichiarato illegale la circoncisione infantile se non a fini terapeutici; un'analoga sentenza è stata emessa nel 2012 in Germania.

La diffusione di questa pratica negli Stati Uniti, anche quando non è indispensabile, è legata probabilmente ad alcune circostanze culturali che hanno contribuito ad accrescerne il favore tra medici e genitori. Per esempio, alcune ricerche risalenti al 1890 ritenevano d'aver dimostrato effetti benefici nella rimozione del prepuzio, pensando che la sua presenza fosse legata a casi di asma, epilessia, disfunzioni erettili, insonnia.

Guadagnarono credibilità anche alcune ricerche che mostravano una minore incidenza di cancro al pene e alla prostata nei circoncisi. Questo ha diffuso la pratica nei Paesi dell'America Centrale. È stato poi dimostrato che una buona igiene del glande (per rimuovere lo smegma) nei maschi non circoncisi basta per renderli equivalenti ai circoncisi per quanto concerne i rischi del cancro.



La circoncisione è un intervento che riguarda l'asportazione di una parte della pelle che ricopre il pene all'altezza del glande, il prepuzio. In condizioni normali il pene, fin dalla nascita, è interamente rivestito da uno strato di pelle, che si estende dalla base fino a ricoprire il glande. Sul glande il prepuzio presenta due strati, uno esterno ed uno interno: la parte interna è una mucosa che protegge la mucosa sul glande e ne conserva sensibilità ed umidità. La circoncisione consiste appunto nell'asportazione chirurgica di questo strato di pelle.

La circoncisione viene eseguita per motivi medici, religiosi e culturali. La principale motivazione per questa pratica chirurgica è quella religiosa. Un tempo si riteneva fosse anche una pratica particolarmente favorevole all'igiene, ma su questo punto stanno sorgendo ormai da molto tempo delle controversie, anche perché una corretta igiene con retrazione del prepuzio e lavaggio di eventuali secrezioni è sufficiente ad evitare infiammazioni.

La circoncisione chirurgica a scopo terapeutico è indicata in caso di fimosi (anomala ristrettezza del prepuzio), o in determinati casi di balanite o balanopostite, un'infiammazione di origine in genere batterica. In caso di frenulo corto, va valutato un intervento di frenuloplastica. Nei casi di eiaculazione precoce dovuta a motivi fisici e non psicologici, si può valutare un intervento di circoncisione.
L'intervento si effettua in day-hospital, dopo che il paziente è stato visitato da uno specialista (urologo, andrologo, eventualmente dermatologo); per il paziente adulto si ricorre ad anestesia locale, il prepuzio viene asportato con laser o bisturi. La ripresa della normale attività sessuale in genere è consigliata dopo circa un mese.

Quando il pene è in erezione il doppio strato di pelle che lo ricopre riesce a fornire la quantità di derma necessario a rivestirne la superficie aumentata, rispetto a quando è a riposo.

Una volta effettuata la circoncisione viene rimossa la pelle "eccedente" del prepuzio. Questo comporta delle conseguenze al livello del glande, che non è più protetto dal doppio strato di pelle. La sua superficie sviluppa uno strato di cheratina a funzione protettiva, che lo rende meno sensibile. Si crea anche una cicatrice anulare.
Se si considera che durante l'atto sessuale le stimolazioni maggiori provengono da prepuzio, frenulo e glande, si può capire come questa pratica abbia ripercussioni sulla vita sessuale.

Un gruppo di ricerca neozelandese ha pubblicato l’esito del suo studio su una rivista di pediatria specializzata, sostenendo che gli uomini circoncisi avrebbero meno probabilità di contrarre malattie a trasmissione sessuale come l’AIDS (HIV), l’herpes, la gonorrea, la clamydia ecc. rispetto ai non circoncisi.

Gli autori di questa ricerca, coordinati dal Dott. David Fergusson, hanno osservato 510 maschi per 25 anni e di questi 154 (30,2%) erano stati circoncisi; all’età di 21/25 anni a tutti i soggetti è stato sottoposto un questionario sulle loro abitudini sessuali e su una loro eventuale contrazione di malattie a trasmissione sessuale.

In media i soggetti hanno dichiarato di avere avuto 5,4 partner tra i 18 e i 21 anni ed 7,6 partner tra i 21 e i 25 anni. Il 77% di tutti i soggetti ha dichiarato di avere avuto rapporti non protetti e di essere indifferenti alla possibilità di contrarre un’infezione (abbastanza sconcertante di questi tempi!). Il dato tuttavia molto interessante è il seguente: tra i 18/21 anni e tra i 21 e i 25 anni i soggetti non circoncisi avevano una percentuale di rischio di contrarre infezioni maggiore di 3,1 volte rispetto ai soggetti circoncisi.

Questo rischio è risultato indipendente dalle condizioni sociali, mentre è risultato molto legato al numero di partner e al numero di rapporti non protetti. Gli autori della ricerca affermano che “se tutti i pazienti studiati fossero stati circoncisi si sarebbe verificata una riduzione del contagio del 50%”.

L’unico neo di questa ricerca risiede nel fatto che i risultati ottenuti si basano esclusivamente su risposte ad un questionario, tuttavia il suo pregio è stato quello di tenere conto dei diversi parametri in gioco nell’ottica di avere un’analisi statistica multivariata significativa.

La spiegazione del fatto che la circoncisione diminuisca il rischio di contrarre le malattie sessualmente trasmissibili è dovuta alle cellule del prepuzio, che sarebbero facilmente aggredibili da parte dei virus determinando così il contagio. Più precisamente sembra che siano i linfociti di tipo CD4+ ad essere sensibili all’infezione ed in particolare le cellule di Langerhans. Con la circoncisione queste cellule verrebbero eliminate diminuendo così il rischio di contrarre l’AIDS di circa 7 volte rispetto ai soggetti non circoncisi.

L'OMS e il Programma delle Nazioni Unite per l'AIDS/HIV (UNAIDS) affermano che la circoncisione maschile sia un intervento efficace per la prevenzione dell'HIV, ma deve essere effettuata da medici professionisti ben addestrati e in condizioni di consenso informato. L'OMS ha giudicato la circoncisione come un intervento di sanità pubblica conveniente nel rapporto costo/effetti per la prevenzione della diffusione del virus HIV in Africa, anche se non necessariamente più conveniente rispetto all'uso del preservativo. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie hanno stimato che la circoncisione neonatale sia valutabile positivamente nel rapporto costo/effetti per prevenire l'HIV negli Stati Uniti. La raccomandazione congiunta OMS/UNAIDS rileva, inoltre, che la circoncisione fornisce una protezione solo parziale dall'HIV e non dovrebbe comunque sostituire i metodi conosciuti di prevenzione.

I dati disponibili non indicano che la circoncisione possa fornire una protezione dall'HIV per le donne eterosessuali. Mancano, inoltre, dati relativi all'effetto che la circoncisione può avere sulla probabilità di contagio negli uomini che praticano sesso anale con partner femminili. Rimangono indeterminati anche gli eventuali benefici della circoncisione per gli uomini che hanno rapporti omosessuali.

Il Papillomavirus umano (HPV) è la malattia sessuale più comunemente trasmessa. Essa colpisce sia uomini che donne. Mentre la maggior parte delle infezioni risultano asintomatiche e vengono eliminate dal sistema immunitario, alcuni tipi di verruche genitali, se non trattate, possono favorire alcuni tipi di tumori, come le neoplasie della cervice uterina e il tumore del pene. Le verruche genitali e il tumore dell'utero sono i due problemi più comuni derivanti dall'infezione da HPV.

La circoncisione è associata ad una ridotta prevalenza dei tumori associati a infezione da HPV, il che significa che un uomo circonciso selezionato casualmente ha meno probabilità di essere trovato sofferente di tumori correlabili all'HPV rispetto ad un uomo non circonciso. Anche la probabilità di incorrere in infezioni multiple viene ridotta. Non vi è, tuttavia, una forte evidenza che indichi la riduzione del tasso di nuove infezioni da HPV, ma la circoncisione è correlata all'aumento della clearance del virus dal corpo. Ciò può spiegare il motivo di una così ridotta prevalenza dei tumori correlati all'HPV negli uomini circoncisi.

Anche se le verruche genitali sono causate dall'HPV, non esiste una relazione statisticamente significativa tra esse e la circoncisione.

I vari studi effettuati per valutare l'effetto della circoncisione sull'incidenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili sono giunti a conclusioni contrastanti. A 2006 una meta analisi ha trovato che per gli uomini circoncisi vi è una minore incidenza della sifilide, dell'ulcera molle e, probabilmente, dell'herpes genitale. Al 2010, una revisione dei dati di studi clinici ha scoperto che la circoncisione aveva ridotto l'incidenza di infezioni da HSV-2 (virus dell'herpes simplex, di tipo 2) del 28%. I ricercatori hanno trovato risultati diversi circa la protezione contro la Trichomonas vaginalis e la Chlamydia trachomatis e nessuna evidenza di protezione contro la gonorrea e la sifilide. Tra gli uomini aventi rapporti omosessuali, gli studi hanno riportato scarsi risultati a favore di una certa protezione contro infezioni sessualmente trasmissibili diverse dall'HIV, con la possibile eccezione della sifilide.

La circoncisione avrebbe un effetto protettivo contro il rischio di tumore del pene, mentre, per le partner sessuali, contro il rischio di carcinoma del collo dell'utero. Il tumore del pene, tuttavia, ha una incidenza nei paesi sviluppati di un solo caso ogni 100.000, con tassi più elevati nell'Africa sub-sahariana (per esempio, 1.6 in Zimbabwe, 2,7 in Uganda e 3.2 in Swaziland, sempre per 100.000 persone). La circoncisione infantile sarebbe correlata ad una riduzione di rischio, in particolare del carcinoma invasivo a cellule squamose. Non vi è una correlazione tra la circoncisione in età adulta e il rischio di incorrere in cancro invasivo del pene. Si ritiene che ciò dipenda dal fatto che la circoncisione sia stata fatta come trattamento del tumore del pene o di una condizione precorritrice piuttosto che come una conseguenza della stessa circoncisione.

Importanti fattori di rischio per il cancro del pene includono la presenza di fimosi e l'infezione da Virus del papilloma umano, entrambi i quali appaiono meno frequentemente in seguito alla circoncisione. Infatti la probabilità di sviluppare questa neoplasia appare uguale tra i circoncisi e i non circoncisi che non hanno mai avuto fimosi. La circoncisione è anche associata ad una prevalenza ridotta di tipi cancerogeni da HPV negli uomini e ad un ridotto rischio di cancro cervicale (che è causato da un tipo di HPV) nelle partner femminili. Poiché il tumore del pene è raro e la procedura di circoncisione non è immune da rischi, tale pratica non viene ritenuta valida, in molti stati occidentali, come una misura profilattica di prevenzione.

A causa dell'epidemia di HIV/AIDS, l'Africa subsahariana può essere considerata come un caso speciale. La constatazione che la circoncisione possa ridurre significativamente la trasmissione femmina-maschio dell'HIV ha spinto le istituzioni mediche a promuovere tale pratica come metodo aggiuntivo per il controllo della diffusione del virus HIV. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'UNAIDS (2007) consigliano la circoncisione come parte di un programma globale per la prevenzione della trasmissione dell'HIV in aree con alti tassi endemici.

La circoncisione può avere un'indicazione clinica nei casi di bambini affetti da fimosi patologica e nei maschi suscettibili di balanopostite cronica e infezioni ricorrenti del tratto urinario. L'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia la circoncisione, come misura preventiva, per gli uomini sessualmente attivi appartenenti ai gruppi con alto rischio di contrarre l'HIV.
La circoncisione è controindicata nei bambini che presentano alcune anomalie della struttura degli organi genitali, come ad esempio l'apertura uretrale fuori luogo (nota come ipospadia ed epispadia), la curvatura della testa del pene (incordamento) o genitali ambigui, poiché il prepuzio può essere necessario per effettuare un intervento di chirurgia ricostruttiva. La circoncisione è controindicata anche nei neonati prematuri e in coloro che non sono clinicamente stabili e in condizioni generali di buona salute. Se un individuo, bambino o adulto, è noto per avere o ha una storia familiare di gravi disturbi della coagulazione del sangue (come l'emofilia), si raccomanda che il sangue sia esaminato per i fattori della coagulazione prima di iniziare l'intervento di circoncisione.

Nella circoncisione infantile, alcuni strumenti come la clamp Gomco (o Yellen), il dispositivo Plastibell e la clamp Mogen sono comunemente utilizzati negli Stati Uniti e in molti altri paesi. Questi interventi seguono la stessa procedura di base. In primo luogo, viene stimata la quantità di prepuzio da rimuovere. L'operatore, quindi, lo apre tramite l'orifizio prepuziale. Successivamente viene inserito il dispositivo di circoncisione (ciò, a volte, richiede una fenditura dorsale), che rimane in sede fino a quando il flusso di sangue si è fermato. Infine, il prepuzio viene amputato. Per gli adulti, la circoncisione viene spesso eseguita senza pinze e con dispositivi alternativi non chirurgici, come il dispositivo ad anello elastico radiale a compressione controllata.

La procedura di circoncisione provoca dolore e per i neonati questo dolore può interferire con l'interazione madre-bambino o causare altri cambiamenti comportamentali. Per questa ragione il ricorso all'analgesia è raccomandato. Il dolore che incorre in una procedura ordinaria può essere gestito grazie a metodi farmacologici e non. I metodi farmacologici, come le iniezioni localizzate o le creme analgesiche, sono ritenuti sicuri ed efficaci. Il blocco nervoso e il blocco del nervo dorsale del pene sono i metodi più efficaci nel ridurre il dolore, anche paragonati all'anestesia locale mediante lidocaina-prilocaina (EMLA). Quest'ultima si è dimostrata più efficace di un placebo. Si è notato che le creme possano causare irritazione alla pelle dei neonati con un basso peso; pertanto, per questo gruppo di neonati, ci si orienta verso le tecniche di blocco nervoso del pene.

Per i neonati, i metodi non farmacologici, come l'uso di una sedia comoda imbottita e il ciuccio al saccarosio, sono più efficaci nel ridurre il dolore rispetto ad un placebo, ma l'American Academy of Pediatrics (AAP) afferma che tali metodi siano insufficienti da soli e dovrebbero essere utilizzati come integrazione di tecniche più efficaci. Una procedura rapida riduce la durata del dolore; si è dimostrato che l'uso della clamp Mogen permetta di portare a termine la procedura in un tempo inferiore e quindi diminuire lo stress indotto dal dolore. I dati disponibili non indicano che sia necessaria una gestione del dolore post-procedurale. Per gli adulti, l'anestesia generale è un'opzione e la procedura richiede un periodo di astinenza da 4 a 6 settimane dalla masturbazione o da un rapporto per consentire alla ferita di guarire.

La circoncisione neonatale è generalmente un intervento sicuro, se eseguito da un professionista con esperienza e in condizioni asettiche. Le complicanze acute più comuni sono il sanguinamento, l'infezione e la rimozione in eccesso o in difetto del prepuzio. Queste complicazioni si verificano in meno dell'1% delle procedure e costituiscono la stragrande maggioranza di tutte le complicanze acute legate alla circoncisione che si possono registrare negli Stati Uniti. Complicanze minori sono riportate nel 3% delle procedure. Un tasso di complicanze specifico è difficile da determinare a causa della scarsità di dati e dell'incoerenza nella loro classificazione. Le complicanze sono maggiori quando la procedura viene eseguita da un operatore inesperto, in condizioni non sterili o quando il bambino è in età avanzata.

Complicanze acute significative accadono raramente, e si verificano, negli Stati Uniti, in circa 1 procedura neonatale su 500. Complicanze molto gravi sono abbastanza rare e sono spesso riportate in letteratura come casi individuali. La mortalità è stimata in 1 caso ogni 500.000 procedure neonatali condotte negli Stati Uniti.

La circoncisione non sembra poter diminuire la sensibilità del pene, danneggiare la funzione sessuale o ridurre la soddisfazione sessuale. Tuttavia, nel 2010, la Royal Dutch Medical Association afferma che "complicanze nel campo della sessualità" sono state segnalate. La procedura può inoltre comportare rischi per quanto concerne la risposta al dolore per i neonati, l'angoscia da castrazione per i ragazzi nella fase fallica e una insoddisfazione per il risultato. Per evitare danni psicologici si ritiene prudente evitare la pratica dopo il primo anno di vita e fino all'adolescenza, soprattutto se è già avvenuta in qualche forma la scoperta della masturbazione, anche nel caso in cui quest'ultima potrebbe essere la causa di alcune piccole irritazioni.

I tassi di circoncisione neonatale di routine nel corso del tempo hanno variato in modo significativo in base al paese. Negli Stati Uniti, le indagini di dimissione ospedaliera stimano valori vicini al 48,3% intorno al 1990, 61% nel 2000, ed intorno al 56,6% nel 2008. Queste stime sono inferiori ai tassi reali, in quanto non contano le circoncisioni non ospedaliere o le procedure eseguite per necessità mediche. Il Canada ha visto un lento declino a partire dai primi anni settanta, forse per via delle dichiarazioni della AAP e della Canadian Pediatric Society emesse nel 1970, che spiegavano che la procedura non era clinicamente indicata. In Australia il tasso è diminuito tra gli anni settanta e gli anni ottanta, ma è in lento aumento a partire dal 2004. Nel Regno Unito, la prevalenza è di circa il 25% nel 1940, ma è diminuita drasticamente dopo che il National Health Service (NHS) non ha più coperto le spese dell'intervento. La prevalenza in Corea del Sud è aumentata notevolmente nella seconda metà del XX secolo, passando da valori vicino allo zero, registrati attorno al 1950, a circa il 60% nel 2000, con le crescite più significativi degli ultimi due decenni di quel periodo di tempo. Questo è probabilmente dovuto all'influenza degli Stati Uniti, che hanno istituito una fiduciaria per il Paese dopo la seconda guerra mondiale.

Le istituzioni mediche possono influenzare il tasso di circoncisione neonatale in un paese, decidendo se i costi della procedura siano a carico dei genitori o devono essere coperti da assicurazione o per mezzo di un sistema sanitario nazionale. Politiche che mettono i costi a carico dei genitori portano a minori tassi di circoncisione neonatale. Il calo dei tassi nel Regno Unito è un esempio. Un altro è relativo agli Stati Uniti, dove si possono comparare i tassi dei diversi stati in cui i costi sono coperti dal programma Medicaid rispetto a quelli dove sono a carico dei privati. Modifiche ai vari indirizzi sono guidate dai risultati delle ricerche, dalla politica, dalla demografia e dalla cultura della comunità.

Esistono varie tecniche per ripristinare il prepuzio, con stiramento della pelle ("restoring"), che si allunga fino a eguagliare un pene non circonciso, e chirurgiche. Il completamento del "restoring" può richiedere anche cinque anni.

Il rapporto costo-efficacia della circoncisione è stato studiato al fine di determinare se la politica di circoncidere tutti i neonati o fornire la prestazione a prezzi agevolati, possa comportare una riduzione nella spesa sanitaria pubblica. Essendo l'AIDS una malattia incurabile e di costosa gestione, si ritiene utile studiare la possibilità che la circoncisione possa ridurre la sua diffusione in alcune parti dell'Africa con tassi endemici di HIV e bassa prevalenza di circoncisi. Diverse analisi hanno concluso che i programmi che sostengono la circoncisione per gli uomini adulti in Africa sono convenienti e in alcuni casi comportano un risparmio. Per il Ruanda, è stato dimostrato che la circoncisione ha un buon rapporto costo-efficacia per un vasto gruppo di persone di età differente, dai neonati agli adulti, con i maggiori risparmi ottenuti se la procedura viene eseguita nel periodo neonatale, per via del minor costo della procedura e per il maggior lasso di tempo in cui il rischio di infezione da HIV è inferiore. Tale pratica, utilizzata al fine di ridurre la diffusione del virus HIV, è stata trovata utile in Sud Africa, Kenya, Uganda, con un risparmio stimato sui costi di miliardi di dollari in 20 anni. Hankins et al. (2011) stima che un investimento di 1,5 miliardi di dollari nella circoncisione per adulti in 13 paesi africani ad alta priorità, produrrebbe un risparmio di 16,5 miliardi dollari.

Il rapporto costo-efficacia complessivo della circoncisione neonatale è stato studiato anche negli Stati Uniti, un contesto molto diverso rispetto all'Africa, sia per qualità e quantità delle infrastrutture di sanità pubblica, sia per disponibilità di farmaci e di tecnologia medica, oltre alla disponibilità a fare uso di tale tecnologia. Uno studio del CDC suggerisce che la circoncisione neonatale avrebbe una rilevanza economica positiva sulla società, considerando esclusivamente la sua efficacia nel diminuire il rischio di trasmissione dell'HIV nei rapporti eterosessuali. L'American Academy of Pediatrics, nel 2012, raccomandava che le spese per la circoncisione neonatale negli Stati Uniti non fossero a carico degli interessati ma fossero coperte da terzi, come il programma federale Medicaid o assicurazioni. Uno studio della Università Johns Hopkins del 2012, che ha considerato i benefici attribuiti alla circoncisione nella riduzione dei rischi da HIV, HPV, HSV-2 e IVU, ha calcolato che se il tasso di circoncisione negli Stati Uniti fosse sceso dal 55% al 10% (il tasso europeo), sarebbero aumentate le spese sanitarie di 407 dollari a maschio e di 43 dollari a femmina. Il costo della procedura è più elevato per un maschio più adulto che per un neonato.





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venerdì 1 gennaio 2016

LA FRATTURA DEL PENE



La frattura del pene è chiamata anche sindrome del chiodo piegato. Si verifica per un trauma determinato da un colpo violento nel corso dell’erezione. In particolare, improvvisamente si rompe la membrana dei corpi cavernosi, i tessuti che, quando sono irrorati di sangue, permettono l’erezione. Il termine frattura potrebbe essere considerato anche improprio, perché in realtà non si tratta di una rottura di ossa, visto che l’organo sessuale maschile è fatto di muscoli. Le cause sono da rintracciare in situazioni che implicano un rapporto condotto all’estremo. Fra i sintomi, il più evidente è il dolore. Il trattamento a cui ricorrere è prettamente chirurgico.

Traumi simili, se avvenuti a pene flaccido ad esempio durante l'attività sportiva o per l'utilizzo di armi da fuoco, non vengono invece definiti fratture, ma semplici traumi penieni.

L'incidenza della frattura di pene è stimata in un caso ogni 175.000 abitanti negli Stati Uniti d'America. Nella letteratura scientifica, tra il gennaio 1935 e il luglio 2001, sono riportati tra i 1300 e i 1600 casi circa, di età compresa tra i 12 e gli 82 anni; si ritiene tuttavia che la prevalenza sia sottostimata. La maggiore incidenza si verifica tra i 30 e i 40 anni e si stima che sia in aumento anche a causa dell'uso di sostanze dopanti.

La frattura peniena si verifica soprattutto durante l'attività sessuale e la masturbazione, indipendentemente dalla posizione adottata. Può avvenire per una brusca fuoriuscita del pene dalla vagina e il successivo urto con le zone adiacenti, come la sinfisi pubica o la regione perineale, oppure per un eccesso relativo alle spinte coitali. In particolare il 43% delle fratture si presenta durante il coito, il 24% dalla piegatura manuale del pene, il 21% è causato dal girarsi nel letto con il pene in erezione durante il sonno e il 6% avviene durante la masturbazione.

In Medio Oriente, la causa principale (70%) è rappresentata della pratica del "taghaandan", ovvero la ricerca della rapida detumescenza del pene tramite l'auto-infliggimento di colpi o piegature. Il primo caso documentato risale al 1925, anche se già mille anni or sono il medico Abu al-Qasim al-Zahrawi, a Cordova, ne aveva scritto, e più della metà dei casi ha luogo nel mondo arabo. Casi particolari descritti in letteratura riportano come cause, in uomini con il pene in erezione, il morso di un asino, il capitombolo da una montagna e la caduta di un mattone, ma anche l'utilizzo di pantaloni eccessivamente stretti o la masturbazione con uno shaker da cocktail.

Durante l'erezione la tonaca albuginea si trova a essere molto assottigliata dalla pressione intracavernosa (dai 2 mm durante la fase flaccida, ai 0,25-0,50 mm). Un evento traumatico, specialmente trasversale, può superare la resistenza alla trazione della tonaca e strapparla, causando una fuoriuscita di sangue dai corpi cavernosi ai tessuti circostanti. La frattura può avvenire in qualsiasi punto del pene, ma solitamente si verifica alla sua base e coinvolge solitamente un solo corpo cavernoso. La pressione minima che si stima possa portare alla frattura è quantificata in 1500 mmHg. La lesione è solitamente trasversale, localizzata nella maggior parte dei casi a livello della fisiologica curvatura peniena dove la tunica è fisiologicamente più debole, ma sono stati anche descritti casi di rotture oblique o irregolari; solo nel 30% dei casi è distale.

Nel 10-20% dei casi è presente una contemporanea rottura dell'uretra, comune nei paesi europei e rara in quelli arabi e in Giappone probabilmente a causa di una differenza tra i fattori eziologici, mentre nel 2-10% dei casi è presente una rottura bilaterale dei corpi cavernosi. Molto raramente invece vi è la rottura completa del corpo spongioso e dei corpi cavernosi. In concomitanza può essere presente anche una rottura del legamento sospensorio del pene.

L'esame anatomopatologico rivela spesso, nei soggetti fratturati, aree di sclerosi e infiltrati cellulari localizzati alla tonaca albuginea, che si ritiene possano essere fattori causali del traumatismo. Si ritiene, inoltre, che tra i fattori eziologici possano essere compresi precedenti traumi minori, che possono causare microlesioni a livello del tessuto sano, e la presenza di un'uretrite cronica. La lunghezza della rottura è, nel 60% dei casi, compresa tra 1 e 2 cm ed è raramente superiore (4% in una serie di 107 pazienti).
Il paziente avverte classicamente un dolore improvviso, seguito da un'immediata detumescenza. La diagnosi di tale condizione è clinica, ma si può avvalere di tecniche di imaging quali l'ecografia e la risonanza magnetica. Il trattamento d'elezione è l'intervento chirurgico, che si è dimostrato migliore in termini prognostici rispetto alla terapia conservativa.




Durante la rottura il paziente avverte un dolore improvviso e un suono simile a un ramo spezzato, spesso udito anche dal partner, con conseguente e immediata detumescenza del pene ed eventuale comparsa di una sua curvatura. Successivamente si manifesta la presenza di ematomi o ecchimosi, le cui dimensioni variano in base al trauma subito. In caso di rottura concomitante della fascia di Buck l'ematoma può espandersi allo scroto e al perineo. Anche in caso di rottura di uretra, raramente si osserva fuoriuscita di sangue vivo (uretrorragia), mentre possono essere presenti ematuria e difficoltà minzionali, quali stranguria, disuria o impossibilità a urinare.

Il quadro clinico e l'anamnesi sono generalmente sufficienti per porre una diagnosi, tuttavia esami sono necessari per valutare la compromissione delle strutture anatomiche, soprattutto dell'uretra, per impostare un trattamento corretto. Nel caso sia presente ematuria è utilizzabile l'uretrografia al fine di valutarne le condizioni, mentre l'esame è evitabile qualora non vi siano elementi di sospetto per un'eventuale lesione.

L'esame d'elezione è stato la cavernosografia, una radiografia con mezzo di contrasto iniettato nei corpi cavernosi; la fuoriuscita del mezzo radioopaco è utilizzata per segnalare la localizzazione precisa della lesione. La tecnica, tuttavia, presenta un alto numero di falsi negativi ed è ritenuta potenzialmente dannosa per il tessuto penieno, con rischio di fibrosi, infezioni e reazioni allergiche.

L'ecografia è un esame con finalità preparative alla terapia chirurgica, soprattutto nell'emergenza, in quanto di facile esecuzione, non invasiva e meno costosa. L'esecuzione di un'ecocolor Doppler permette una valutazione dei vasi sanguigni e uno studio della circolazione al loro interno.

La risonanza magnetica permette una migliore valutazione anatomica e non è invasiva; si tratta tuttavia di una tecnologia costosa e non comune, da riservare ai casi più dubbi. Riveste un ruolo importante nella presentazione atipica, ovvero quella che non si presenta classicamente durante il rapporto sessuale con detumescenza immediata, edema, ematoma e deviazione peniena.

Deve essere distinta dalla rottura delle vene dorsale profonda e dorsale superficiale del pene o dell'arteria corrispondente, osservabile dopo traumi avvenuti durante l'attività sessuale in particolar modo in soggetti circoncisi. In questo caso non avviene detumescenza immediata del pene, che rappresenta il segno patognomonico della frattura. Tuttavia, essendo clinicamente le due entità simili, è utile eseguire esami di accertamento per escludere la frattura peniena. La induratio penis plastica entra in diagnosi differenziale in caso di presentazione ritardata della frattura peniena.

Il trattamento, una volta di orientamento conservativo, è considerato prettamente chirurgico, essendosi dimostrato ferente di risultati migliori. L'intervento consiste nell'esposizione del tessuto danneggiato, con incisione in loco o, più ampiamente, dell'intera circonferenza balano-prepuziale. L'accesso chirurgico può essere longitudinale e quello coronale e, sebbene non vi siano differenze significative, il secondo è quello più utilizzato. Successivamente vi è il drenaggio dell'ematoma, l'avvicinamento dei lembi strappati della tonaca albuginea e la loro sutura. Nel caso di concomitante rottura uretrale, questa viene suturata sulla struttura di un catetere di silicone. In tal caso, per lo svuotamento della vescica, è utile l'esecuzione di una cistostomia sovrapubica. Il trattamento conservativo consiste nell'uso di farmaci antinfiammatori e fibrinolitici, mentre alcuni autori suggeriscono l'uso di antibiotici; tale trattamento può portare al riassorbimento dell'ematoma e a esiti cicatriziali con un tasso di complicanze del 40% rispetto all'11% che si verifica nel trattamento chirurgico. Uno studio, condotto su ratti da laboratorio, ha dimostrato l'efficacia della colla di fibrina nel trattamento della frattura peniena; ciononostante tale terapia non è ancora stata sperimentata sull'uomo.

Più precoce è il trattamento chirurgico, migliori sono i risultati in termini di giorni di ospedalizzazione, di morbilità e di grado di curvatura. Tuttavia molti pazienti non si rivolgono per vergogna a medici o strutture ospedaliere e, quando lo fanno, spesso sono reticenti e non permettono lo svolgersi di una corretta anamnesi.

Il paziente dopo l'intervento deve astenersi dai rapporti sessuali per almeno sei settimane ed essere rivalutato a tre mesi. Come conseguenze della frattura di pene possono insorgere disfunzione erettile, dolore durante l'erezione e i rapporti sessuali e la presenza di una curvatura, di una tumefazione o di un diverticolo pulsante del pene; questo traumatismo può esitare anche nella induratio penis plastica o essere, sebbene più raramente, causa di aneurismi penieni, priapismo, fistole e necrosi cutanea. Durante la convalescenza possono essere utilizzati farmaci come le benzodiazepine o gli antiandrogeni, quali il dietilstilbestrolo, per evitare l'erezione. Dal punto di vista psicosociale i pazienti non sembrano dimostrare una maggior incidenza di stati d'ansia, depressione, eiaculazione precoce o insoddisfazione sessuale.




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lunedì 19 ottobre 2015

L'ORGASMO



Provoca l'orgasmo nelle donne, ma il piacere è scatenato dal suo semplice odore: si tratta di un fungo. Lo sostengono John Halliday e Noah Soule tra i primi scienziati ad analizzare gli effetti di questo fungo scoperto ufficialmente nel 2001 alle Hawaii.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull’International Journal of Medicinal Mushrooms. Questo particolare fungo, appartenente alla specie Dictyophora, cresce nelle zone delle Hawaii. Il suo odore è molto forte e fetido, ma nelle donne potrebbe provocare un orgasmo. Nessun effetto, invece, sull'uomo.

I due scienziati, che hanno sperimentato le conseguenze su un gruppo di volontarie, affermano che la metà di loro ha avuto un'eccitazione e poi un orgasmo. La morfologia del fungo, inoltre, ricorda quella dell'organo maschile, ma quello che più ha sorpreso l'equipe di ricercatori è la presenza di una componente simile agli ormoni. "Questa componente - hanno dichiarato - potrebbe avere alcune somiglianze con i neurotrasmettitori umani rilasciati durante i rapporti sessuali".

L'orgasmo è una situazione psicofisica che porta l'individuo, sia di sesso maschile che femminile, a vivere il massimo grado dell'espressione del piacere erotico-sessuale. Esso è inoltre la parte finale del cosiddetto 'ciclo di risposta sessuale' che si compone di tre fasi: l'eccitamento, il plateau e appunto, l'orgasmo, cui segue una quarta fase di rilassamento della tensione sessuale (risoluzione). Tale percorso è stato individuato e descritto da William Masters e Virginia Johnson, i fondatori della sessuologia moderna. Più dettagliatamente, vi è una fase ancora precedente all'eccitamento, la fase del desiderio, nella quale l'uomo e la donna attivano la parte cognitiva rispetto alla sessualità attraverso l'immaginazione; nella fase dell'eccitamento, invece, si attiva la parte più corporea e maggiormente legata alla risposta fisiologica della sessualità (l'erezione nell'uomo e la lubrificazione, ad esempio, nella donna), a seguito di stimoli erotici e fisici e stimoli sensoriali. Il perdurare dell'eccitazione fisica, detta plateau, è il presupposto dell'orgasmo, il picco massimo del 'ciclo di risposta sessuale' cui segue la fase di risoluzione, ove si assiste ad un ritorno alla normalità e ad uno stato di quiete, coincidente con una detumescenza dei corpi cavernosi per quanto riguarda il pene e una non lubrificazione per quanto riguarda la donna.




Nelle fasi del desiderio sessuale e dell'eccitazione, le reazioni degli organi maschili e femminili sono ovviamente diverse, così come è anche diversa la sensazione orgasmica e la sua manifestazione, anche se vi possono essere fenomeni comuni ad entrambi come le contrazioni muscolari dell'ano, dei muscoli pelvici e degli organi sessuali.
Nella donna, nelle fase che precede l'orgasmo, le pareti vaginali si lubrificano ('trasudato vaginale') e l'aumento del flusso sanguigno nei tessuti spugnosi provoca una dilatazione del clitoride, il piccolo organo sensoriale all'interno dell'apparato genitale, che si sporge verso l'esterno per l'intera fase che precede l'orgasmo, la fase di plateau. In prossimità dell'orgasmo, quindi, si assiste ad una diminuzione delle dimensioni della vagina del 30% circa, mentre il clitoride si ritira all'interno del prepuzio. L'orgasmo è quindi l'effetto di un processo di contrazioni involontarie (contrazioni perivaginali) che avvengono, per effetto di alcune fasce muscolari, nella zona della vagina cosiddetta 'terzo esterno' (corrispondente alla prima porzione del canale). In coincidenza con l'orgasmo, sono coinvolte altre parti del corpo: oltre ai fenomeni suddetti, si registrano anche un aumento della respirazione e dei battiti cardiaci, lo spasmo involontario dei piedi e l'obnubilamento della coscienza.
Nell'uomo, naturalmente, le manifestazioni orgasmiche sono più evidenti, dal momento che l'orgasmo coincide con l'eiaculazione. Va detto, però, che anche molte donne espellono del fluido durante l'orgasmo, proveniente dalle minuscole ghiandole di Skene che si trovano attorno al meato uretrale; tali ghiandole possono anche non essere presenti e in questo caso il fenomeno della cosiddetta "eiaculazione femminile" non si verificherà.


Un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell'orgasmo è giocato dalla mente. La sessuologia moderna considera che, per raggiungere l'orgasmo, occorre essere mentalmente predisposti. Si può infatti trovare difficoltà a raggiungere il piacere o a non raggiungerlo se non si è sufficientemente sereni e coinvolti sentimentalmente o fisicamente. L'insoddisfazione riguardante il proprio corpo, sensi di colpa dovuti a fraintendimenti nel campo delle idee religiose, insicurezza, pensieri negativi, partner non corrisposto sentimentalmente e/o fisicamente, complessi di inferiorità, possono incidere negativamente sull'esito dell'orgasmo.

Nell'ambito dei giochi di ruolo di tipo BDSM, ovvero di dominazione e sottomissione, è frequentemente utilizzata, assieme alla negazione dell'orgasmo, la pratica dell'orgasmo forzato.

Tale pratica consiste nell'effettuazione, da parte del soggetto dominante, di una prolungata e ripetuta stimolazione sessuale - legata per lo più alla masturbazione - nei confronti del soggetto sottomesso, anche dopo che questi ha raggiunto effettivamente l'orgasmo. L'orgasmo forzato consiste quindi in una stimolazione sessuale effettuata dal soggetto dominante durante il periodo di refrattarietà e di scarsa eccitabilità conseguente al raggiungimento dell'orgasmo, con l'obiettivo di forzare nel tempo più breve possibile una nuova fase di eccitazione e conseguire uno o più orgasmi in rapida successione. La particolarità di questa pratica consiste nel fatto che il soggetto sottomesso, pur essendo disponibile sessualmente, può tuttavia avvertire quasi come dolorosa o fastidiosa la stimolazione sessuale effettuata nei suoi confronti dal partner dominante, nel periodo refrattario, e tuttavia la subisce ugualmente, fino a essere condotto nuovamente all'eccitazione e all'orgasmo in condizione di totale passività e subordinazione.



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domenica 11 ottobre 2015

LA FALLOPLASTICA



Lo stato morfologico e funzionale degli organi genitali esterni maschili, durante tutto il percorso della vita, influenza durante l’adolescenza e maturità sessuale (Micropene), la percezione dello stato di salute o benessere psico-fisico, la vita sessuale e di coppia e più in generale la vita di relazione e quindi riveste un ruolo di estrema importanza a livello comportamentale nei rapporti sessuali ed interpersonali.

Come descritto in letteratura esistono innanzitutto 3 differenti tecniche di misurazione peniena: a pene flaccido, a pene disteso (stretched) ed in erezione completa.

Tali misurazioni possono riguardare sia la lunghezza che la circonferenza peniena.

La misurazione della lunghezza viene in genere effettuata sulla superficie dorsale del pene dalla sinfisi pubica alla punta del pene.

Per quanto riguarda le misure eseguite a pene disteso (stretched) esiste una correlazione statisticamente significativa con la reale lunghezza peniena in erezione e per tale ragione queste misurazioni sono comunemente usate nella pratica quotidiana, al posto delle misurazioni effettuate con pene in erezione, in quanto più agevoli e poco invasive.

Nei neonati a termine la lunghezza del pene stretched è in media di 3,6 ± 0,4 cm (Razza Caucasica).

Si definisce Micropene, un pene alla “nascita” con normale morfologia e meato uretrale esterno nella norma, ma lunghezza inferiore ad 2,6 cm, risultato finale di una carenza di androgeni durante durante il periodo gravidico materno.

Tale alterata secrezione androgenica può essere conseguenza di un’alterazione dell’asse ipotalamo ipofisario (ipogonadismo ipogonadotropo) oppure gonadica (ipogonadismo ipergonadotropo) e può essere associata ad alterazioni genetiche e cromosomiche (traslocazioni dei cromosomi 8,13,18, S. Klinefelter, polisomia del cromosoma X ) o ad una disgenesia testicolare che devono essere sempre indagate.

Di solito nei soggetti in cui è presente ipogonadismo, si ha una risposta favorevole con una terapia ormonale sia locale che sistemica iniziata precocemente, in epoca cioè prepuberale, con lo scopo di incrementare i livelli di ormoni androgeni nel sangue attraverso la stimolazione con gonadotropine oppure con terapia sostitutiva a base di testosterone.

Tale patologia è meno frequente nell’individuo “adulto”, ciononostante molti soggetti adulti si rivolgono all’andrologo per le dimensioni inadeguate del loro pene lamentando le problematiche psico-sessuali ad esse correlate.

Dall’elaborazione statistica dei lavori pubblicati riguardanti le dimensioni peniene per età e razza si è messo in evidenza che nella razza caucasica la lunghezza media di un pene in stato di erezione è 12,9 cm, in stato stretched è 12,4 cm ed in stato di flaccidità è 8,8 cm.

Viene considerato “Micropene” qualora la lunghezza del pene stesso sia inferiore di almeno 2,5 deviazioni standard rispetto alla media del pene per quella determinata età del paziente.

Sempre nella razza caucasica la circonferenza media del pene in stato di flaccidità si attesta intorno ai 9 cm, in stato erettivo è di circa 12, 5 cm.

Dai dati pubblicati il letteratura in Italia la lunghezza media normale del pene stretched risultata essere 12,5 cm, mentre la circonferenza media in stato di flaccidità si attesta intorno ai 10 cm.

E’ importante sottolineare che i candidati all’intervento di falloplastica di allungamento ed ampliamento penieno, sono i soggetti adulti affetti da “Micropene” con lunghezza peniena inferiore ai 7,5 cm in erezione/stretched oppure ai 4 cm in stato di flaccidità.



Per "Pene piccolo" si intende invece un pene di dimensioni nei limiti della norma dal punto di vista oggettivo, ma soggettivamente insoddisfacenti. Tale quadro appartiene alla cosidetta “Dismorfofobia Peniena”, cioè la non accettazione delle proprie dimensioni che causa un disagio relazionale, non solo nei confronti dell’altro sesso, ma anche nei confronti dello stesso sesso (sindrome da spogliatoio ect.), per similitudine con il sesso femminile possiamo dire che è lo stesso disagio relazionale-estetico provato dalle donne con un seno piccolo.

Dal momento che trattasi di patologia psichiatrica come tale deve essere trattata e la chirurgia da sola non è di alcun ausilio.

Il “Pene Nascosto” invece appartiene alle “false” brevità peniene, infatti, specie in individui in soprappeso, il pene è di forma e dimensioni normali, ma è poco evidente, “nascosto” cioè dal tessuto adiposo sovra-pubico che è in eccesso ed ingloba la radice del pene a livello pubico, quindi sono i tessuti che circondano l’organo che ne determinano in questo caso un aspetto anormale.

Anche il pene nascosto può causare notevoli disagi di tipo psicologico-relazionale.

In tali pazienti trova indicazione l’intervento di lipectomia sovrapubica con eventuali plastiche di allungamento cutaneo per dare maggiore visibilità all’asta peniena nascosta.

La completa ricostruzione è un'operazione chirurgica complessa utilizzata da uomini cisgender (cioè nati tali) nei casi in cui a seguito di una malattia o un incidente hanno perduto il pene o da uomini transessuali FtM (dall'inglese Female to Male, cioè da donna a uomo).

Esistono diverse tecniche per eseguire una falloplastica ricostruttiva. Sono operazioni molto complesse  con risultati non sempre soddisfacenti per cui sono ancora poche le persone, soprattutto transgender, che decidono di sottoporvisi.

Per gli uomini transessuali o transgender esiste un'operazione alternativa chiamata Metoidioplastica.

Da circa 50 anni esistono diverse tecniche chirurgiche per l’ingrossamento del pene. È necessario però fare una distinzione tra tecniche chirurgiche per l’allungamento e tecniche chirurgiche per l’ingrossamento. Spesso entrambe vengono eseguite contemporaneamente durante lo stesso intervento.  
Negli ultimi 15 anni le procedure chirurgiche per l’ingrossamento del pene, la così detta falloplastica aumentativa, hanno subito notevoli cambiamenti e miglioramenti. L’incremento della qualità dei risultati e della sicurezza dei pazienti è soprattutto merito della collaborazione interdisciplinare dei quattro maggiori chirurghi europei, Dr. Roos, Vienna, Dr. Siana, Copenaghen, Dr. Jethon, Darmstadt e Dr. Konstantinidis, Atene.

Il moderno metodo chirurgico, che si differenzia nettamente dalle vecchie tecniche chirurgiche, viene descritto dalla letteratura medica specializzata come “Gold Standard”.

Grazie all’impiego di tecniche microchirurgiche, la parte interna del pene viene tesa verso l’esterno in modo che la parte esterna visibile al paziente venga allungata fino a circa 8 cm. in base alla lunghezza iniziale e all’angolo di inclinazione delle ossa del bacino: in precedenza i risultati medi ottenuti si attestavano intorno ai 3-6 cm.

Grazie alle nuove tecniche la cicatrice esterna si riduce di un quinto in modo da risultare quasi invisibile grazie alla sua posizione sopra l’asta del pene.



Per quanto riguarda l’allungamento penieno “in flaccidità”, una delle metodiche possibili più largamente utilizzate ,è la sezione del legamento sospensore penieno.

Il legamento sospensorio del pene ha un ruolo cruciale nel sostenere e stabilizzare il pene all'angolo specifico che è necessario per la penetrazione vaginale ed i rapporti sessuali. Il distacco di questo legamento dalla sinfisi pubica consente un movimento in avanti dei corpi cavernosi penieni.

L’incisione cutanea viene effettuata nel punto medio dell’arco pubo-penieno. Preparati gli strati superficiali, si raggiunge il legamento sospensore e lo si seziona strettamente a ridosso del versante pubico, avascolare.

Dopo aver sezionato il legamento, alcuni autori consigliano il posizionamento di punti di stabilizzazione non riassorbibili della fascia peniena superficiale e profonda, che includono anche la tunica albuginea, al periostio della sinfisi.

La sezione del legamento sospensore determina infatti un allungamento penieno in stato di flaccidità, ma può alterare la stabilità peniena in fase erettiva, quindi se il legamento sospensorio non viene opportunamente rifissato, il pene anche se rigido perde il cosiddetto angolo di erezione.

Tra le altre complicanze possibili vi è anche un riattacco di questo legamento per risaldatura dei margini di sezione del legamento stesso, ed un accorciamento del pene stesso (recidiva), che devono essere evitati tramite il riempimento del nuovo spazio creato dalla dissezione o con tessuto adiposo o qualche altro tipo di materiale biocompatibile.

Molto importante inoltre eseguire nel post-operatorio esercizi di trazione sul pene (streching penieno) al fine di mantenere il pene lontano dal pube e non vanificare l’allungamento acquisito.

La cute peno-pubica talvolta impedisce un ulteriore allungamento del pene, ed in queste circostanze, i lembi di avanzamento cutaneo permettono un avanzamento della cute peno-pubica sul pene.
Queste procedure sono di solito eseguite come parte integrante di un allungamento penieno con sezione del legamento sospensore, procedura quest’ultima infatti che necessita di allungamento cutaneo per la copertura del pene più allungato.

La metodica più comunemente utilizzata per ottenere un contemporaneo allungamento cutaneo è la plastica di allungamento cutaneo V-Y.

Come possibili complicanze, la perdita del lembo distale, la scarsa guarigione delle ferite, e la deiscenza della ferita stessa.

Da aggiungere che le plastiche di allungamento, se non opportunamente effettuate, possono determinare la produzione di cicatrici patologiche con retrazione fibrotica.

Si può associare un’ eventuale liposuzione addominale/pubo-pelvica o lipectomia sovrapubica se il soggetto presenta iperaccumulo di tessuto adiposo in tali zone.Tale procedura ha lo scopo di rimuovere l’eccesso di tessuto adiposo che ricopre parzialmente la parte prossimale del pene nei soggetti in sovrappeso. La procedura consente alla fine una maggiore “visibilità” dell’asta peniena.A tutt’oggi ci sono pochi studi in letteratura riguardanti le percentuali di successo e complicanze di tale procedura effettuata come singola procedura, in quanto nella maggior parte delle volte essa è associata alle altre metodiche di allungamento.

Per quanto concerne invece l’ampliamento sono state proposte numerose metodiche ognuna gravata da differenti percentuali di successi e complicanze.

Una delle metodiche  più efficaci, sicure ed utilizzato al mondo per incrementare le dimensioni peniene ed aumentare la circonferenza del pene è quello del lipofilling. L’ idea di utilizzare il grasso come materiale di riempimento (filler) non è affatto recente, ed anche se alcuni la fanno risalire addirittura a due secoli fa, nel 1950 fu pubblicato il primo articolo che descriveva il comportamento del tessuto adiposo autologo infiltrato per la correzione del profilo corporeo. Nel corso degli anni sono stati condotti studi che hanno consentito di ottenere dei risultati davvero soddisfacenti. Nel 1998 Coleman presentò per la prima volta i risultati ottenuti con una speciale tecnica d'infiltrazione, chiamata Lipostructure. La procedura definita “ Lipostruttura Tridimensionale” consiste nell’innesto di tessuto adiposo autologo ottenuto mediante aspirazione con un apposita ago-cannula, e successivamente centrifugato per separare le cellule adipose vitali da quelle danneggiate e dal resto dell’aspirato (sangue, plasma, tessuto connettivo).



Tale tecnica prevede la centrifugazione del tessuto adiposo a 3000 giri per 3 minuti. Si ottengono  in tal modo 3 strati: il superiore composto da olio derivante dalla rottura degli adipociti, uno inferiore composto da sangue ringer lattato e xilocaina, uno intermedio composto da solo tessuto adiposo. Il tessuto adiposo centrifugato viene poi aspirato ed iniettato nella zona da trattare il cosidetto “lipofilling”. Sono vari gli accorgimenti da seguire per ottenere il massimo attecchimento del tessuto adiposo. Il prelievo deve essere effettuato con siringhe Luer - Lock collegate e piccole cannule sottoposte ad una pressione manuale negativa, le cellule adipose vengono impiantate mediante multiple tunnelizzazioni sui vari piani tissutali, esercitando una modulata e progressiva pressione positiva. Se il grasso però viene iniettato in grandi quantità, non tutte le cellule adipose potranno sopravvivere perché non a diretto contatto con il tessuto vascolarizzato. Questo è proprio uno dei limiti del lipofilling: non si possono effettuare delle correzioni di grosse dimensioni, e spesso sono necessari più interventi dello stesso tipo. Negli ultimi anni il lipofilling si è affermato come uno dei trattamenti più utilizzati per la correzione di cicatrici patologiche che residuano dopo un’ustione.

Una volta preparati, gli adipociti vitali e ricchi di cellule staminali vengono infiltrati nel sito ricevente mediante iniezione transcutanea, dove il tessuto adiposo autologo inizia a ricostruire i tessuti, soprattutto ad opera delle cellule staminali adulte presenti in grande quantità nel grasso. Già dopo 15 giorni la cicatrice cambia aspetto divenendo più morbida, e l’epitelio riacquista spessore ed elasticità.

Questi risultati sono stati documentati da un recente studio clinico di M. Klinger, il quale ha messo in luce le positive trasformazioni del tessuto cicatriziale nei pazienti ustionati in seguito a ripetuti trattamenti di lipofilling. Dal suddetto studio è emerso che in pazienti, con gravi esiti cicatriziali sul volto, associati ad assenza di movimenti mimici, l’infiltrazione di adipociti vitali attraverso il lipofilling ha permesso un notevole miglioramento dei tessuti, che hanno riacquistato funzionalità, vitalità e spessore. I risultati ottenuti sono stati successivamente confermati da risonanza magnetica e biopsia sui tessuti trattati, eseguiti a 4 e 7 mesi dal lipofilling .

Per quanto riguarda gli studi pubblicati sul lipofilling con tessuto adiposo e pene, Panfilov ha messo in evidenza, tramite campionamenti bioptici penieni, oltre all’aumento di spessore penieno, la vitalità del tessuto adiposo impiantato a 6 mesi di distanza dal transfer penieno.

Il lipofilling penieno è una procedura caratterizzata dalla lipoaspirazione, progressiva purificazione del grasso mediante tecnica di Coleman, e successiva omogenea distribuzione ed impianto sotto-fasciale nel pene cioè al di sotto della fascia di Colles.

Recentemente è stata descritta una nuova metodica che prevede l’ ”arricchimento” del grasso purificato secondo tecnica di Coleman con il plasma arricchito di piastrine (PRP) la così detta “lipopenostruttura combinata” che rappresenta in tal modo un’evoluzione della tecnica precedente19. L’intervento di effettua in anestesia loco-regionale con sedazione. Si prelevano dall’addome, dai fianchi o dall’interno coscia circa 80-90 ml di tessuto adiposo mediante lipoaspirazione. Purificazione del grasso mediante centrifugazione sec. Coleman, dopo la centrifugazione si prelevano 40-50 ml (85%) di adipociti purificati a cui sono aggiunti 8-10 ml (15%) di plasma piastrinico (PRP) ottenuto da prelievo venoso. Il tutto viene infiltrato (Lipofilling) utilizzando cannule Kobra di 2 mm che vengono inserite attraverso due piccole incisioni infrapubiche alla base del pene oppure sub-coronali cui segue distribuzione uniforme ed omogeneizzazione dell’infiltrato. Una medicazione contenitiva semicompressiva viene effettuata al termine dell’intervento.

La falloplastica incrementale determina un aumento circonferenziale di circa il 20-30% rispetto alle dimensioni peniene iniziali (diametro penieno), è sicura e ripetibile, il trattamento è controindicato nei forti fumatori, i quali a causa di un microcircolo alterato possono avere maggiore riassorbimento del grasso stesso, riassorbimento che normalmente si assesta intorno al 20-30 %, per tale motivo infatti in sede di intervento è consigliabile impiantarne una quantità leggermente in eccesso rispetto al necessario.

A ciò va aggiunto che tale aumento circonferenziale appesantisce il pene stesso determinando un aumento in lunghezza di circa il 20-30% rispetto alle dimensioni peniene iniziali (lunghezza peniena), motivo per cui tale metodica dovrebbe essere associata alla sezione del legamento sospensore penieno.

La maggior parte dei pazienti intervistata ad un anno di distanza dal trattamento risulta essere ampiamente soddisfatta, la non astinenza sessuale per 4-6 settimane può vanificare l’intervento, determinando un eccesso di riassorbimento di tessuto adiposo impianto e quindi aumentare il grado di insoddisfazione.

In alcuni casi, come conseguenza di un over-treatment, può evidenziarsi un eccesso visibile di grasso nella cute prepuziale che deve essere rimosso.

Nonostante la procedura determini un incremento delle dimensioni peniene in stato di flaccidità, la maggior parte dei pazienti riferisce un aumento delle dimensioni peniene evidente anche in stato erettivo.

Nell’ “uomo” la falloplastica incrementale attraverso l’utilizzo del tessuto adiposo da solo non assicura sempre un risultato duraturo e soddisfacente, a causa dell’eccessivo riassorbimento del tessuto adiposo impiantato, riassorbimento che non avvenendo in maniera uniforme può causare irregolari deformazioni del profilo dell’organo genitale maschile.

Risultati migliori sono stati ottenuti, invece, come descritto in letteratura, attraverso l’”arricchimento” del grasso purificato secondo tecnica di Coleman con il plasma arricchito di piastrine (PRP) la così detta “lipopenostruttura combinata”, metodica che rappresenta quindi oggigiorno una delle metodiche per ottenere un aumento delle dimensioni statisticamente rilevante dal punto di vista dell’incremento e della durata temporale, senza alterare significativamente la funzionalità e l’ integrità peniena.

Non sono descritti a tutt'oggi in letteratura metodiche incrementali peniene che prevedano l'utilizzo di acido ialuronico con risultati soddisfacente e duraturi nel tempo, proprio perché il risultato è transitorio e non omogeneo.

L’utilizzo di acido ialuronico trova indicazione solo come terapia per l’eiaculazione precoce, determinando in aggiunta un aumento volumetrico del glande di circa il 20% rispetto alle dimensioni iniziali del glande stesso.

Un innesto dermo-adiposo consiste di tutti gli strati di pelle e del sottostante
tessuto sottocutaneo dopo rimozione dell'epidermide, i dati pubblicati hanno dimostrato che la sopravvivenza degli adipociti innestati dipende da un trasferimento rapido, atraumatico, e sterile dell'innesto e dalla sua rivascolarizzazione precoce. Il risultati finali risultati sono legati  principalmente alla quantità di grasso che è riassorbito e sostituito da tessuto fibroso. Ad 1 settimana dopo il trapianto, la consistenza del trapianto dermico era ancora morbida, con circa il 70 -90% del grasso conservato, ma già ad 8 settimane la maggior parte del grasso era stata sostituita da tessuto fibrotico. Gli innesti dermo-adiposi vengono prelevati a livello dell'addome o delle pieghe dei glutei, e vengono poi poste circonferenzialmente tra il dartos e fascia di Buck. Questa metodica chirurgica ha notevoli svantaggi quali prolungato tempo operatorio (oltre le 7 ore) e un’alta incidenza di complicanze post-operatorie: persistente edema postoperatorio del pene, indurimento, congestione venosa, possibili lesioni della cute peniena. A livello del sito donatore possono residuare cicatrici e deformità della piega glutea o nella regione sovra-pubica spesso esteticamente sgradevoli, possono verificarsi incurvamento e un accorciamento del pene dovuti alla fibrosi. Dal momento che questa tecnica, ha dato risultati inconsistenti con tassi di complicanze alti, possiamo concludere che l’innesto demo adiposo non è procedura accettabile per l’incremento circonferenziale del pene



Nonostante in questo caso la questione sia incentrata su un pene di dimensioni nella media e non su un pene di dimensioni giganti, la domanda se un pene di grandi dimensioni aiuti a praticare un sesso migliore e risulti più attraente nei confronti delle donne avrà sicuramente un “Sì” come risposta. Tra i numerosi e seri studi scientifici portati avanti su questo tema, uno degli ultimi è lo studio dell’Università di Ottawa che ha chiaramente determinato come donne di età diverse e provenienti da ceti sociali differenti concordino nel considerare più attraenti gli uomini con un pene più grosso. Tali risultati non sono comunque sorprendenti se si considera che il pene rappresenta la caratteristica primaria del genere maschile e serve, inoltre, per la stimolazione della donna durante il rapporto sessuale. Inoltre anche la componente meccanica non è da sottovalutare. Meccanicamente un pene più grosso, soprattutto più largo, è in grado di sollecitare in modo ottimale i recettori nervosi posti all’ingresso della vagina e preposti a generare piacere durante il rapporto sessuale. Studi precedenti, che inizialmente negavano l’importanza delle dimensioni del pene, si basavano spesso su disegni di studio sbagliati. Questi studi non consideravano che le donne intervistate avessero avuto in media rapporti di tipo sessuale con un numero di uomini inferiore a cinque e che quindi fosse molto ridotta la possibilità che avessero sperimentato un pene di grandi dimensioni. Esprimevano giudizi su situazioni che non avevano vissuto personalmente.

In Internet si trovano diverse offerte relative alla tecnica Jelqing che si suppone abbia origini arabe. La serietà di queste offerte deve necessariamente far sorgere molti dubbi in quanto nel mappamondo scientifico delle lunghezze medie del pene gli uomini nei paesi arabi non dispongono di lunghezze così sorprendenti. Evidentemente l’affermazione per la quale questa tecnica Jelqing derivi dall’antica tradizione araba è una trovata pubblicitaria basata sul fatto che le storie di origine orientale hanno sempre un certo sapore mistico.

I pochi studi positivi sui presunti effetti degli estensori per l’allungamento del pene applicati senza intervento chirurgico devono essere verificati sia perché fanno riferimento a un numero di casi molto limitato, sia perché molti autori con i loro lavori hanno preso le distanze da questi studi. Inoltre nei paesi europei la legislazione vieta agli offerenti di tali estensori di fare dichiarazioni precise circa la loro comprovata efficacia. Si suppone che alcuni produttori di questi estensori, originariamente pensati per uso fisioterapeutico in seguito all’esecuzione dell’intervento al pene, abbiano pensato di incrementare il loro fatturato proponendo tali dispositivi a prezzo ridotto per un allungamento anche senza l’esecuzione dell’intervento. Anche se tali dispositivi sono venduti tramite Internet da più di 20 anni in tutto il mondo, non esistono studi scientifici seri che presentino un ragionevole numero di casi oppure un disegno corretto dal punto di vista scientifico che ne dimostri l’efficacia.

Non è possibile ingrandire il proprio pene utilizzando pastiglie o creme. Il pene è un organo complesso fatto di diversi tipi di tessuti che si normalizza al termine della pubertà..


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