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mercoledì 24 febbraio 2016

TRATTENERE LA PIPI'



La capacità media della vescica è di circa 450 ml di liquido; raggiunto questo livello, avvertiamo lo stimolo a urinare. Tuttavia, essendo elastica e se si bevono otto bicchieri di acqua al giorno, che corrispondono a quasi 2 litri, la vescica potrebbe immagazzinare in eccesso un quarto dei bicchieri d’acqua. Quindi, non serve a nulla essere costanti e bere i liquidi necessari a mantenere il nostro corpo ben idratato, se poi non andiamo al bagno nel momento in cui avvertiamo lo stimolo.

Uno dei motivi principali per cui si consiglia di bere liquidi a sufficienza è quello di mantenere puliti i reni e questo si verifica solamente eliminando attraverso l’urina l’acqua che beviamo e, insieme con l’acqua, le scorie residue che non servono più al nostro corpo e che, invece, potrebbero causargli un’infinità di problemi.

A volte siamo seduti alla scrivania con una gran mole di lavoro da sbrigare oppure siamo schifati dai bagni pubblici e decidiamo di trattenere l'urina.

La maggior parte delle donne riescono a trattenerla per un lasso di tempo che va da 3 a 6 ore, ma questo varia. Dipende dalla quantità di urina che uno produce, che è determinata da quanto uno è idratato, da quanti liquidi sono stati ingeriti e dalla capacità funzionale della vescica. Il consiglio dei medici è di trovare una via di mezzo: non urinare ogni volta che sentiamo lo stimolo, ma neanche farlo solo quando si sente dolore.



Non ci sono particolari complicanze che possono insorgere se trattenete l'urina, sebbene questo possa metterti più a rischio di sviluppare infezioni al tratto urinario, che devono essere trattate con antibiotici. Il professor Francesco Pagano, direttore della Clinica Urologica dell' Universita' di Padova, invece, consiglia di urinare almeno ogni due o tre ore: "Durante la giornata, oltre a bere in maniera sufficiente, bisogna abituarsi, uomini e donne, a urinare periodicamente ogni due ore e mezzo tre ore. Una vescica sovradistesa per una "pipì" rimandata finisce per svuotarsi male e trattenere (soprattutto nelle donne) anche mezzo litro di urina, con il pericolo che il ristagno provochi una rapida moltiplicazione delle colonie batteriche che in essa sono normalmente contenute, creando i presupposti per lo sviluppo di un'infezione". E avverte dei pericoli del rimandare il momento in cui si urina: "fare di routine, come spesso accade, lo sforzo per rimandare l'operazione, con il tempo può anche favorire l'instaurarsi di un'incontinenza urinaria.

Le persone che sono maggiormente predisposte a sviluppare i calcoli renali e che per diverse ragioni ignorano lo stimolo a urinare, devono fare molta attenzione perché possono andare incontro a conseguenze ben più gravi dei calcoli renali. I calcoli sono dei piccoli sassolini che si formano nei reni a causa del sodio e del calcio e, se non si elimina l’urina regolarmente, arriverà il momento in cui questi sassolini dovranno uscire attraverso il tratto urinario, provocando un dolore insopportabile.

Ignorare lo stimolo a urinare può avere degli effetti negativi, ad esempio:

Dolore intenso e costante durante la minzione
Febbre provocata dai batteri contenuti nell’urina non espulsa dall’organismo
Brividi
Mal di stomaco
Crampi
Ansia
Difficoltà a concentrare la propria attenzione su altro che non sia l’atto stesso di urinare.




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giovedì 31 dicembre 2015

LA SIGARETTA ELETTRONICA



La sigaretta elettronica è un dispositivo elettronico nato con l'obiettivo di fornire un'alternativa al consumo di tabacchi lavorati (sigarette, sigari e pipe) che ricalchi le mimiche e le percezioni sensoriali di questi ultimi, tutte le sigarette elettroniche con la nuova direttiva europea 40/2014 sono più sicure perché devono essere costruite con sistemi a prova di bambino, dotate di un sistema di ricarica a prova di perdite e spandimento.

Il primo vero brevetto risale al 1965, depositato dall’americano Herbert A. Gilbert. Il primo prodotto commerciale viene commercializzato in Cina a Pechino nel 2003 sfruttando una tecnologia ad ultrasuoni da Hon Lik, un farmacista cinese. Commercializzata in Cina da parte del Gruppo Golden Dragon (Holdings)”, un'industria farmaceutica cinese di Hong Kong, le sigarette elettroniche sono state brevettate come Ruyan, che significa “quasi come il fumo”.

La maggior parte delle sigarette elettroniche sul mercato utilizza oggi un sistema differente basato su un vaporizzatore in grado di nebulizzare (per mezzo di riscaldamento) la soluzione contenuta nella cartuccia. "Gamucci" detiene un brevetto per un sistema simile. Anche se la Life ha introdotto la prima sigaretta del tipo nel 2007 quando non esisteva alcuna societa in Europa e/o America di sigarette elettroniche.

La prima sigaretta elettronica (sigaro e poi il modello 306) fu immessa sul mercato italiano dalla Life attraverso la catena delle farmacie. La Life ha quindi avviato la conoscenza della sigaretta elettronica sul territorio puntando all'affidabilità e alla sicurezza. Con il design della 510 Life raggiunge fatturati interessanti ma la tecnologia non è in grado di soddisfare i consumatori: poca autonomia della batteria e mancanza di aromi accattivanti fanno perdere terreno a quella che si era presentata come la novità mondiale del decennio. La successione di prodotti copia di bassa manifattura ha poi contribuito a smontare le speranze di molti potenziali utilizzatori.

GreenTech,che opera con il brand GreenCig o PeP cigarettes, detiene brevetti per una sigaretta elettronica in Cina e negli USA e anche in alcuni paesi europei come il Regno Unito. In Italia la RML, titolare del marchio Smoxy, detiene il brevetto per una sigaretta elettronica con vaporizzatore usa e getta e filtro rivestito in carta.

Nel dicembre del 2012 la BAT acquisisce la start-up inglese CN Creative di Manchester, specializzata in prodotti per la lotta al tabagismo e detentrice del marchio di sigaretta elettronica Intellicig.

Nel novembre del 2013 Fontem Ventures, del gruppo Imperial Tobacco, ha acquistato i brevetti della Dragonite International Ltd. per 75 milioni di dollari, e ha annunciato che Hon Lik, da tutti conosciuto come l’inventore della sigaretta elettronica, si sarebbe unito alla squadra di Fontem Ventures come co-fondatore e direttore esecutivo.

La società IDIB è la prima ad aver studiato, prodotto e lanciato sul mercato il pacchetto con caricabatteria integrato e spina italiana.

Poche certezze e un dibattito scientifico rovente, inasprito da un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine secondo cui il processo di vaporizzazione delle sigarette elettroniche favorirebbe la formazione di formaldeide, una sostanza da 5 a 15 volte più cancerogena del tabacco. Ma non è solo per questo che le sigarette elettroniche dividono gli scienziati. In un documento dell’agosto scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avanzato forti dubbi riguardo alla loro pericolosità per la salute, scatenando le ire di una parte della comunità scientifica e portando 50 noti scienziati internazionali a firmare una lettera aperta indirizzata all’OMS, in cui si sottolineava la scarsa tossicità delle sigarette elettroniche e la loro efficacia nel favorire la disassuefazione dal fumo, con la possibilità di prevenire migliaia casi di cancro ogni anno.

Assieme a Umberto Veronesi, tra i firmatari del documento figura Riccardo Polosa, ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Catania e direttore scientifico della Lega Italiana Anti Fumo (LIAF), considerato l’autore più produttivo al mondo nel campo della ricerca applicata alla sigaretta elettronica.
Ai fini della ricerca, è importante distinguere le sigarette elettroniche in due diversi tipi: i dispositivi di prima generazione (o cigalike), che generalmente imitano nelle dimensioni e nell’aspetto le sigarette convenzionali e sono costituiti da piccole batterie al litio, ricaricabili o usa e getta, e cartomizzatori/cartucce già riempiti di liquido; ed i dispositivi di seconda generazione (o personal vaporizers) oggetti molto diversi dalle “bionde”, costituiti principalmente da batterie ricaricabili ad alta capacità, con atomizzatori molto performanti in cui il liquido nel serbatoio viene rifornito dal consumatore ogni qual volta si esaurisce.
 
Non ha una durata temporale prestabilita, anzi praticamente è illimitata ma richiede manutenzione e controllo periodico. Dopo un paio di anni solitamente si consiglia di sostituire solo la batteria per aumentare la durata di utilizzo tra una ricarica e l’altra e l’atomizzatore, la parte più soggetta ad usura.  
Le e-cig non contengono tabacco e non prevedono la combustione per funzionare, pertanto è intuitivo che siano più sicure delle bionde e che siano in grado di migliorare lo stato di salute dei fumatori che decidono di utilizzarla al posto delle sigarette convenzionali. Studi clinici sulla sigaretta elettronica dimostrano effetti positivi sul consumatore di sigaretta elettronica sia in termini di riduzione del danno che di riduzione del rischio legato al fumo di sigaretta convenzionale. Fatto 100 il rischio delle sigarette convenzionali, le elettroniche si attestano ad un valore di 5.
 
Nell’ambito dello studio ECLAT condotto dal team dei ricercatori LIAF nel Centro Universitario del Policlinico di Catania, è stata dimostrata una sostanziale diminuzione dei danni causati dal fumo come tosse (18%), bocca secca (17%), irritazione della gola (20%) e mal di testa (10%). Disturbi da astinenza da fumo di tabacco, quali ansia, fame e insonnia, sono stati riferiti raramente. Non sono stati registrati cambiamenti di peso sostanziali, variazioni del battito cardiaco o della pressione sanguigna, anzi è stato monitorato un miglioramento delle condizioni di salute generali grazie alla riduzione del fumo di tabacco.
 
Il fumo e la depressione sono spesso due fattori correlati: secondo recenti studi condotti dai nostri ricercatori “non si fuma per la depressione ma si diventa depressi fumando”. Per alcuni pazienti il fumo rappresenta una naturale estensione del proprio comportamento ed è per questo motivo che diventa necessario ottenere una chiara e sincera dichiarazione del paziente sull’effettivo impegno nella rinuncia al fumo, al fine di responsabilizzarlo nella propria decisione. Studi condotti nei nostri centri antifumo hanno comunque dimostrato che la sigaretta elettronica è efficace anche dal punto di vista psicologico perché diminuisce gli stati di ansia e stress tipici dei fumatori di sigarette convenzionali.

Lo studio apparso sul New England Journal of Medicine, secondo cui le e-cig potrebbero essere addirittura più cancerogene delle sigarette tradizionali si basa sulla valutazione di soggetti che svapano in condizioni non realistiche. Molti studi sulle sigarette elettroniche purtroppo vengono condotti su soggetti non umani o addirittura, come in questo caso, in condizioni che non rispecchiano l’uso reale dello strumento. Vengono valutate situazioni in cui si utilizza la sigaretta elettronica ad alti voltaggi quando invece queste vengono utilizzate solitamente a bassi voltaggi.



Nel 2014 più della metà dei pazienti assistiti nei laboratori della Lega Italiana Anti Fumo ha smesso definitivamente di fumare. Un’alta percentuale, circa il 70% dei pazienti fumatori, è passata dal tabagismo al vapagismo, ovvero dalla sigaretta convenzionale a quella elettronica. Questi risultati si aggiungono inoltre a quelli di una  ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica BMC Public Health che ha testimoniato come sei mesi di uso regolare di e-cig di seconda generazione hanno reso possibile una riduzione del consumo di tabacco di almeno la metà in un buon 30% dei partecipanti, passando da una media di 25 a 6 sigarette al giorno, e addirittura il 36% dei fumatori nello studio ha smesso del tutto di fumare. Di questi, un buon 15% non utilizzava più neanche la sigaretta elettronica a fine studio.

Il funzionamento prevede l'inalazione di una soluzione a base di acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina (in quantità variabile o assente) vaporizzata da un atomizzatore, un dispositivo (solitamente una resistenza) alimentato da una batteria ricaricabile. Sebbene esistano pochi studi ufficiali in merito, alcuni medici illustri (tra cui il dott. Umberto Veronesi) ritengono che la sigaretta elettronica sia sensibilmente meno dannosa di qualsiasi tabacco lavorato assunto tramite combustione.

Esistono vari fattori che determinano la scelta dei componenti della sigaretta elettronica (solitamente definiti col termine hardware):
Resa aromatica, ovvero l'integrità,la corposità e il gusto dell'aroma del liquido una volta vaporizzato e aspirato.
Hit (o colpo in gola), la percezione del vapore che passa nella laringe durante l'inspirazione. L'hit dipende anche dalla quantità di nicotina diluita nel liquido.
Fumosità, la quantità e la densità di vapore generato dalla vaporizzazione del liquido. La fumosità dipende, oltre che dall'efficienza dell'atomizzatore, anche dalla percentuale di glicerolo del liquido.
Calore, la temperatura del vapore inalato.

Il termine sigaretta elettronica identifica tutti i dispositivi in grado di inalare vapore senza fare uso di combustione. Sebbene esistano dei prodotti dall'aspetto simile alla sigaretta tradizionale esistono svariati tipi di dispositivi che differiscono nella forma, nelle prestazioni e nella resa aromatica. Ogni dispositivo è un assemblaggio di più parti (a volte costruite da produttori diversi) vendute singolarmente o, per comodità del consumatore, in appositi kit (solitamente corredati da caricabatterie e ricambi).

Quando l'utilizzatore inala attraverso il filtro, il flusso d'aria viene individuato da un sensore presente nella batteria che così viene attivata. Questa una volta attivata alimenta il vaporizzatore (cartomizzatore) che riscalda la soluzione liquida, contenuta in una cartuccia presente nel "filtro" o in un apposito serbatoio, denominato "Tank", che provvede a inumidire un avvolgimento ad archetto presente sulla sommità del cartomizzatore stesso. Il vapore generato viene così inalato dall'utilizzatore, che ne trarrà la sensazione anche visiva di fumare una sigaretta di tabacco.

Affinché questa sensazione sia quanto più verosimile, durante l'inalazione si accende un led di colore rosso scuro posto all'altra estremità del dispositivo, simulando così anche il tipico colore rosso della combustione di una tradizionale sigaretta.

Il filtro è costituito da materiale plastico ipoallergenico e al suo interno contiene la cartuccia contenente la soluzione di glicole propilenico, glicerolo e nicotina.

Il filtro può essere riutilizzato sostituendo la cartuccia presente al suo interno con una cartuccia nuova oppure ricaricando manualmente la stessa tramite il liquido (eliquido o e-liquid) per sigaretta elettronica. Oppure si utilizza un serbatoio denominato "Tank" che funge da "filtro" e che può essere ricaricato più volte.

Il liquido può essere acquistato premiscelato con aromi a scelta e nicotina in concentrazione variabile o eventualmente assente.

Si possono anche acquistare separatamente i componenti base (glicole propilenico, glicerolo, soluzione con nicotina e aromi) da miscelare in concentrazioni variabili in base al proprio gusto e alla propria esigenza di nicotina. Spesso questo procedimento risulta essere più economico rispetto all'acquisto di liquidi premiscelati. Esistono delle regole empiriche che i venditori usano per selezionare la percentuale di nicotina da inserire nel liquido. Queste regole si basano sul numero di sigarette tradizionali fumate precedentemente dal fumatore. La scelta di una percentuale bassa di nicotina potrebbe produrre nel fumatore il desiderio di continuare a fumare le sigarette tradizionali.

L'effetto fumo della sospensione è prodotto principalmente dal glicerolo e dal glicole propilenico. L'effetto "hit", il classico colpo in gola che si avverte con le sigarette al tabacco, può essere riprodotto sia da questi due soli componenti, ma in modo blando, sia dalla nicotina aggiunta alla soluzione, e tanto più avvertibile quanta più nicotina viene aggiunta. O anche dall'aggiunta di particolari liquidi composti da aromi alimentari opportunamente miscelati per ottenere un'emulazione di quest'effetto, con il vantaggio che questi ultimi sono privi di nicotina pur rimanendo piuttosto efficaci.

Il componente principale della sigaretta elettronica è costituito dal vaporizzatore o cartomizzatore. Questo riscalda il liquido contenuto nella cartuccia, o nel serbatoio (Tank), creando una sospensione gassosa che trasporta le sostanze del liquido, lasciandole quasi inalterate grazie all'assenza di combustione.

La maggior parte delle sigarette elettroniche utilizza una batteria ricaricabile agli ioni di litio per fornire energia al vaporizzatore.

Al suo interno è presente un sensore meccanico che rileva la differenza di pressione che si verifica durante l'aspirazione da parte del fumatore. Questo sensore agisce da interruttore che attiva elettricamente la batteria e gli permette di fornire energia al vaporizzatore per il suo funzionamento.

Esiste anche la versione manuale della batteria che non dispone di sensore interno, ma di un piccolo tasto esterno che permette di attivarla manualmente al momento dell'aspirazione o qualche istante prima se si desidera un fumo più denso per un maggior appagamento.

Le batterie sono disponibili in differenti tensioni e la densità del vapore prodotto è direttamente proporzionale alla tensione elettrica della stessa. Esistono infatti modelli di sigaretta elettronica denominati BB o Big Battery forniti con batterie di tensione maggiore(da 3,7 V in su). Questo permette alla batteria di erogare maggiore potenza al vaporizzatore che produce quindi un fumo ancora più denso e appagante. Grazie a queste batterie maggiorate è quindi possibile ottenere un maggior colpo in gola a parità di concentrazione di nicotina rispetto ai modelli normali di sigaretta elettronica.

Un'alternativa alle batterie è rappresentata dalle prese di tipo USB-pass che permettono di collegare il vaporizzatore direttamente a una presa USB di un computer o di alcune automobili, utilizzando la tensione di 5 V delle prese USB e utilizzando una potenza che si colloca in una posizione medio-alta della scala delle potenze erogate dalle batterie per sigaretta elettronica che arrivano a circa 7 V e oltre nei modelli di BB più potenti.

Questa alternativa inoltre permette di non consumare le batterie che, anche se facilmente ricaricabili, hanno comunque un loro ciclo di vita tipico di tutte le batterie ricaricabili e che è di circa 4-5 mesi o più in base all'utilizzo.

La durata della batteria dipende da molteplici fattori, quali il tipo, la grandezza, la frequenza di utilizzo e l'ambiente operativo.

Sono disponibili diversi tipi di caricabatterie, tramite la comune presa di corrente a 220 V, oppure caricabatterie USB o da auto.

Alcune aziende forniscono il caricabatterie integrato in un pacchetto del tutto simile a quello delle sigarette tradizionali, rendendo il prodotto più compatto e trasportabile.

La batteria è generalmente il componente principale in termini di peso e dimensioni.

Alcune presentano circuiti elettronici in grado di spegnere dopo un determinato intervallo di tempo il vaporizzatore elettronico per prevenire un surriscaldamento generale.

La maggior parte di esse inoltre presenta un LED alla sommità della sigaretta per simulare il rosso della combustione di una normale sigaretta.

Ultimamente vengono prodotte batterie con LED di altri colori diversi dal rosso, probabilmente per evitare problemi nei locali pubblici dove una sigaretta elettronica con un LED rosso potrebbe essere scambiata per una sigaretta tradizionale suscitando proteste da parte dei non fumatori.

La soluzione contenuta nella cartuccia all'interno del filtro può presentare o meno nicotina al suo interno. Questa soluzione è disponibile in una varietà di differenti sapori e concentrazioni di nicotina. La concentrazione di nicotina nei liquidi varia tipicamente da alta a media, bassa e assente.

Alcuni sapori tendono a somigliare vagamente a quelli dei tabacchi utilizzati nelle sigarette e alcuni di questi tentano di imitare perfino specifici marchi di sigarette, anche se a tutt'oggi con risultati non del tutto apprezzati dagli ex grandi fumatori.

Sul mercato sono inoltre disponibili liquidi con aromi alimentari che riproducono una ampia gamma di gusti, come fragola, menta, vaniglia, liquirizia, caffè, cognac, sigaro/pipa ecc.

In ogni caso, data la regolamentazione scarsamente uniformata a livello mondiale sulla produzione di questo genere di liquidi, è consigliata un minimo di cautela nell'acquisto, nonché di attenzione sulla loro provenienza, operazione sempre consigliabile per ogni prodotto ad uso umano acquistabile.

La nicotina viene usualmente diluita in una soluzione di glicerina, propilenglicole e un po' di acqua, in varie concentrazioni, a seconda della richiesta dell'utilizzatore.

La percentuale di nicotina contenuta in un liquido si misura in mg/ml (milligrammi per millilitro).

La nicotina contenuta in un liquido deve essere chiaramente esposta sulla confezione (tanto nell'imballo quanto sulla boccetta stessa) e si parte da una concentrazione pari a 0 fino ad arrivare a un massimo di 26 mg/ml.

Nel febbraio 2010 il Ministero della Sanità italiano, con nota protocollata DGPREV 0006710-P-11/02/2010, relativa all'etichettatura di preparati contenenti nicotina e sostanze pericolose (riportate nelle direttive 2001/95/CE e 1999/45/CE, adottate con Dlg 52/97) in base ai criteri richiesti dal DM del 28 aprile 1997 e suoi aggiornamenti ha chiesto a tutti i produttori di sigarette elettroniche di evidenziare su tutti i prodotti, la concentrazione di nicotina e, in caso di presenza, di apporre i necessari simboli di tossicità. È stato inoltre richiesto di evidenziare la frase "Tenere lontano dalla portata dei bambini" su tutti i prodotti posti in vendita. L'Istituto Superiore di Sanità ha inoltre affermato che non esistono dati sufficienti per escludere effetti dannosi per la salute.

Per quanto riguarda il "vapore passivo", secondo una ricerca americana con le sigarette elettroniche non si modifica la qualità dell'aria in ambienti chiusi e il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non è pericoloso. A dirlo è una ricerca pubblicata dalla rivista “Inhalation toxicology” ed effettuata negli Stati Uniti da ricercatori del “Consulting for Health, Air, Nature and Green Environment” del Center for Air Resources Science and Engineering e della Clarkson University. Secondo i ricercatori americani, il vapore emanato dalle sigarette elettroniche non è nocivo per le persone e non modifica la qualità dell'aria degli ambienti chiusi. Pertanto, con le sigarette elettroniche, vengono meno le condizioni di rischio derivanti dal fumo passivo. Michael Siegel, ricercatore al Department of Community Health Sciences della Boston University School of Public Health, sulla base dei suoi 25 anni di esperienza nel settore, afferma che le sigarette elettroniche possono risolvere il problema del fumo passivo.

La FDA nordamericana, in un'analisi effettuata su due marche leader, rilevò due gruppi di sostanze che considerò potenzialmente dannose: il glicol dietilenico (È bene non confonderlo con il glicol etilenico più diffuso come additivo per liquidi di raffreddamento) e le nitrosammine. Il dipartimento della salute del Canada menziona solo la presenza del glicol dietilenico e la necessità di effettuare ulteriori analisi.

A Panama la distribuzione di sigarette elettroniche è stata proibita da giugno 2009, sulla base degli studi della FDA che confermano la presenza di glicol dietilenico, responsabile della morte di centinaia di panamensi tra il 2006 e il 2009.

Anche in Uruguay ne è stata proibita la vendita dal novembre del 2009 per decreto del presidente Tabaré Vázquez.

In Italia, con Ordinanza del Ministro della Salute rinnovata da ultimo il 4 ottobre 2014, è stato disposto il divieto di vendita a soggetti minori di anni 18 di sigarette elettroniche contenenti nicotina. Con il DL 76/2013 (Lavoro - IVA) convertito nella Legge 99/2013 l'8 agosto 2013, le sigarette elettroniche sono state equiparate ai tabacchi lavorati ed è stato imposto loro una tassa di consumo del 58,5% che partirà dal 1 gennaio 2014. La norma e il regime fiscale sono stati sospesi con sentenza del TAR Lazio del 2 aprile 2014, che ha stabilito il rinvio degli atti alla Corte Costituzionale. La sospensiva è stata poi confermata dal Consiglio di Stato. Con il Dlgs 188/2014 (Tabacchi), l'imposta di consumo è stata prevista sui soli "liquidi da inalazione" in misura misura pari al  cinquanta  per  cento   dell'accisa   gravante   sull'equivalente quantitativo di sigarette e alla equivalenza  di  consumo convenzionale determinata sulla base di apposite procedure  tecniche, definite con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle dogane  e dei monopoli, che per il 2015 ha stabilito un'imposta di €3,73 per 10ml di liquido da inalazione.
In Australia la vendita di sigarette elettroniche contenenti nicotina è illegale;
In Austria e Danimarca le sigarette elettroniche sono considerate dispositivi medici e le cartucce contenenti nicotina come prodotti farmaceutici. Perciò le sigarette elettroniche necessitano del marchio CE e le cartucce di nicotina devono essere registrate come prodotti medicinali prima di poter essere vendute.
In Canada la possibilità di utilizzare la sigaretta elettronica nei locali dove il fumo tradizionale è bandito è in discussione;
In Finlandia non è possibile commerciare cartucce contenenti nicotina ma queste possono essere acquistate (da altri paesi) per uso personale;
A Hong Kong il possesso e la vendita di sigarette elettroniche è illegale;
In Malesia le sigarette elettroniche sono considerate dispositivi medici e le cartucce di nicotina come prodotti medicinali. Possono essere acquistate nei negozi appositi e nelle farmacie;
Nei Paesi Bassi è consentita la vendita e l'utilizzo ma è vietata la pubblicità di prodotti contenenti nicotina in accordo con le leggi europee;
In Nuova Zelanda le cartucce contenenti nicotina sono vendute come medicinali registrati;
In Inghilterra non vi è alcuna restrizione alla vendita e al consumo di sigarette elettroniche;
Negli Stati Uniti la vendita di sigarette elettroniche è libera. La FDA sta però svolgendo degli studi per una futura regolamentazione.



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sabato 14 novembre 2015

IL GLAUCOMA



Il glaucoma e' una malattia oculare dovuta ad un aumento della pressione all'interno dell'occhio ed e' una delle più frequenti cause di cecità nel mondo (colpisce circa il 2% dei soggetti di età superiore ai 35 anni). La cecità legata al glaucoma si può quasi sempre prevenire purchè la malattia sia diagnosticata e curata tempestivamente.

Il Glaucoma primario ad angolo aperto (GPAA), che in passato veniva chiamata correntemente "Glaucoma Cronico Semplice", é di gran lunga la più frequente ed insidiosa.

Anche se esistono molti casi sporadici é oggi evidente che essa é fortemente condizionata da fattori ereditari.

L'ipertensione oculare, coadiuvata da altri fattori che aumentano la vulnerabilità dei tessuti, inizia insidiosamente il danneggiamento del nervo ottico. Un certo numero di fibre entra in sofferenza sino ad essere distrutte. Se non viene istituita in tempo la terapia adatta ne consegue una progressiva lesione del nervo ottico (papilla ottica). In questa struttura la escavazione centrale che é presente anche in molti occhi normali va via via sempre più allargandosi a spese del tessuto nervoso normale. Nelle fasi avanzate la papilla ottica appare atrofica e caratteristicamente escavata a pentola.

La malattia colpisce soprattutto pazienti di età superiore ai 40 anni ed è più frequente tra le persone nella cui famiglia si sono verificati altri casi.

Esiste una varietà più chiaramente eredo familiare della malattia che colpisce anche soggetti giovani. Fra i miopi elevati il GPAA è frequente anche in età giovanile.

Caratteristiche principali di questo tipo di glaucoma sono dunque il suo decorso insidioso senza sintomatologia, l'aumento graduale e non violento della pressione oculare, lo svilupparsi di una atrofia del nervo ottico con escavazione papillare e l'instaurarsi di progressivi difetti del campo visivo.

Il GPAA (Glaucoma Primario ad Angolo Aperto) é una malattia comunque grave, che se non viene curata può portare nel tempo lungo alla cecità, tuttavia è ben curabile sia con mezzi farmacologi che chirurgici. Se la corretta terapia viene instaurata in tempo il suo decorso viene arrestato e la funzione visiva viene conservata.

In condizioni normali all'interno dell'occhio e' presente un liquido (l'umore acqueo) che viene continuamente prodotto e riassorbito. Pertanto l'occhio si puo' paragonare ad un serbatoio con un rubinetto ed un tubo di scarico sempre aperti. Se il tubo di scarico è ostruito si avra' un aumento di pressione all'interno del serbatoio, ovvero dell'occhio.

La pressione normale è in media 16 mmHg. In base a considerazioni statistiche il limite superiore della pressione normale si considera 21 mmHg.
La presenza di una pressione intraoculare normale permette il mantenimento della forma del bulbo e il normale funzionamento dei processi fisiologici oculari.
Nell'occhio esistono meccanismi di regolazione che tendono a mantenere più o meno costante il limite della pressione intraoculare.
Nei vari tipi di glaucoma, processi patologici diversi determinano una resistenza al deflusso a livello del trabecolato e di conseguenza un aumento della pressione oculare.
In molte forme di glaucoma la ipertensione oculare raggiungi livelli elevati esercitando una compressione sulle strutture oculari sufficiente a danneggiarle. La struttura che maggiormente risente della compressione è la testa del nervo ottico (papilla ottica) nella quale si riuniscono tutte le fibre nervose provenienti dalle cellule gangliari della retina, a formare il nervo ottico. Tali fibre passano nel Forame sclerale posteriore e poi proseguono in addietro sino a raggiungere i centri visivi del cervello.



Questi concetti si applicano bene a molti tipi di glaucoma caratterizzati da pressione oculare elevata, ma richiedono una sostanziale correzione per quanto riguarda il Glaucoma Primario ad Angolo Aperto (GPAA), che è la forma clinica più frequente e socialmente più importante.
In questo tipo di glaucoma la pressione oculare può rimanere per lunghi periodi a livelli non eccessivamente elevati, ed in un certo numero di casi può non superare mai quel valore di 21 mmHg che viene considerato il limite della normalità statistica.

Se fissiamo un oggetto noi percepiamo l'oggetto fissato insieme a tutto cio' che lo circonda: l'area di spazio che viene percepita costituisce il campo visivo. L'immagine per essere percepita viene trasmessa dalla retina al cervello tramite il nervo ottico che si puo' paragonare ad un cavo elettrico contenente milioni di "fili". Ciascuno di questi "fili" porta le immagini relative ad una parte del campo visivo; tutte insieme queste parti costituiscono l'immagine nella sua interezza. L'aumento della pressione danneggia irreparabilmente questi "fili". Inizialmente il danno interessa i fili che portano le immagini relative a porzioni periferiche del campo visivo: il paziente continua a vedere l'oggetto che fissa e non si accorge che l'area di spazio che globalmente percepisce si sta riducendo.
Da ultimo vengono lesi anche i "fili" che provengono da quell'area della retina con cui si fissano gli oggetti e si ha la riduzione della acuita' visiva fino alla cecita' completa.

La diagnosi di glaucoma interessa tutta la vita e di regola, una volta fatta, comporta un trattamento che dura appunto per tutta l'esistenza del paziente. Non è quindi una diagnosi che si debba porre alla leggera. Nel contempo è normalmente accettata l'ipotesi che nel momento in cui noi possiamo porre con certezza tale diagnosi in base ad un esame clinico, un consistente numero di assoni è già andato irreversibilmente perduto. La prognosi a lungo termine è influenzata anche dall'entità delle alterazioni oculari già presenti all'epoca dell'inizio del trattamento. Pertanto molti oftalmologi obiettano che è importante fare una diagnosi precoce in modo da poter iniziare il trattamento sin dalle prime fasi della malattia. Per coloro i quali hanno potuto seguire nel tempo occhi con danni gravi già presenti alla prima visita, ciò è perfettamente sensato.
Tuttavia è necessario tenere in considerazione altri dati. In occhi con una pressione intraoculare (PIO) compresa in valori normali, la progressione del danno è spesso molto lento e, prima di iniziare il trattamento un attento follow-up che certifichi un peggioramento è una alternativa ragionevole. In occhi con pressione aumentata la decisione di trattare o no sarà in funzione del livello di PIO; nonostante ciò un aumento moderato della PIO non è un'indicazione assoluta a trattare. Occhi con ipertensione oculare corrono un rischio limitato di sviluppare danni glaucomatosi e spesso possono essere tenuti sotto controllo per verificare la comparsa dei primi segni di una neuropatia prima di prendere in considerazione l'opportunità di trattare.
Ovviamente, si devono tenere in considerazione anche altri fattori e indicatori di rischio. Alcuni di essi, ad esempio l'età o la familiarità possono influenzare la decisione di trattare mentre altri possono perfino determinare la scelta del tipo di trattamento. Indagini sulla popolazione non sono state in grado di identificare con certezza nessun fattore di rischio trattabile a parte l'aumentata PIO. Ciò, non di meno non esclude la possibilità che esistano altri fattori di rischio e che essi, almeno in un limitato numero di pazienti, possano rivestire un ruolo importante.

Quando il clinico stabilisce che si è verificata una perdita di assoni e non può essere trovata alcun'altra spiegazione viene posta una diagnosi certa di glaucoma ad angolo aperto.
Questa decisione può essere fondata sia su una valutazione della struttura della papilla ottica e/o dello strato di fibre nervose, sia con la dimostrazione di una perdita di funzione. Strumenti con sistemi computerizzati di analisi delle immagini della papilla o dello strato delle fibre nervose daranno probabilmente in futuro una valutazione più accurata del nervo ottico. Per ora si tratta principalmente di strumenti di ricerca, che non sono in grado di sostituirsi ad un oftalmologo esperto nella individuazione precoce di danni glaucomatosi.

Per quanto riguarda il campo visivo la situazione è diversa. La perimetria automatizzata è stata introdotta da un sufficiente lasso di tempo e viene ora usata routinariamente in clinica. è ormai largamente accettato che la perimetria automatizzata individua deficit campimetrici di tipo glaucomatoso ad uno stadio più precoce di quella manuale. A differenza degli analizzatori papillari la perimetria automatizzata è arrivata ad uno stadio di sviluppo in grado di aggiungere dati significativi alla valutazione del campo visivo, anche per un clinico con grande esperienza. Il computer di un perimetro automatizzato può conservare in memoria i valori normali per ogni punto testato nel campo visivo, ponendoli anche in relazione all'età del paziente; inoltre può avere in memoria la variabilità normale al test per ciascun punto, sia in occhi sani che con glaucoma.
Conseguentemente, il computer può aiutare l'esaminatore mediante indicazioni sulla verosimiglianza che il punto verificato sia nella norma o quando si verifica una variazione rispetto ad esami precedenti, se questa variazione è maggiore di quella che può essere ammessa come conseguenza di una normale variabilità al test.
Comunque, l'esaminatore deve in ogni caso prendere la decisione definitiva se quel difetto è dovuto a un glaucoma, e in questo numero vengono passate in rassegna le regole di base per capire se un deficit campimetrico è di tipo glaucomatoso.

Con la importante eccezione del glaucoma acuto da chiusura d'angolo e di alcune forme secondarie, la maggior parte dei glaucomi ha andamento cronico e molto subdolo caratterizzato per lungo tempo dalla assoluta mancanza di disturbi soggettivi.

Il paziente gode di un apparente benessere e non é spinto a rivolgersi all'oculista. Questo stato di cose comporta il pericolo che una diagnosi precoce non venga fatta e che ci si accorga della presenza della malattia soltanto nelle fasi molto avanzate quando i danni irreversibili hanno già raggiunto una notevole gravità.



Per evitare questa drammatica evenienza é necessario che la malattia venga ricercata sistematicamente fra le persone che hanno maggiore probabilità di soffrirne.

Poiché nella grande maggioranza dei casi il primo segno é presenza di una ipertensione oculare il provvedimento fondamentale sarà appunto la misurazione della pressione intraoculare (tonometria). Essa sarà sempre associata alla osservazione oftalmoscopica dello stato della papilla ottica per identificare anche i meno numerosi casi di glaucoma a pressione normale.

Queste due semplici indagini, non invasive, rapide e poco costose, permetteranno di identificare i casi sospetti che saranno poi inviati ad accertamenti più approfonditi.

Una volta che sia stato avanzato il sospetto la diagnosi del glaucoma é abbastanza facile. Essa si basa su alcuni capisaldi che sono alla portata di qualsiasi buona struttura oculistica.

Il livello della pressione oculare verrà indagato mediante tonometrie eventualmente ripetute in ore diverse della giornata. il rilievo di una pressione intraoculare moderatamente elevata non giustifica di per sé la diagnosi di glaucoma vista l'esistenza di non pochi casi di ipertensione oculare innocua.
Lo stato della papilla ottica (testa del nervo ottico) verrà studiato mediante la oftalmoscopia o biomicroscopia. Oggi sono disponibili metodi di oftalmoscopia e di biomicroscopia stereoscopica che permettono l'apprezzamento fine dei caratteri della papilla. Nei centri più attrezzati esistono anche apparecchiature sofisticate che permettono di misurare i dettagli della struttura.
Eventuali perdite di una parte delle fibre nervose che confluiscono a formare il nervo ottico possono essere messe in evidenza con metodi fotografici o misurate mediante speciali strumenti che utilizzano la luce di un laser.
Lo studio del campo visivo viene eseguito mediante particolari strumenti che determinano la sensibilità delle varie zone della retina. Essi sono denominati perimetri oppure campimetri. I più moderni di essi sono computerizzati ed usano programmi capaci di misurare esattamente il grado di sensibilità di ciascuno dei punti retinici indagati. Ne risultano mappe numeriche che permettono di confrontare esami eseguiti in tempi diversi al fine di sorvegliare l'andamento della malattia.
Altre indagini permettono di valutare, se necessario, altri aspetti come lo stato dello angolo camerulare (gonioscopia), le modalità della circolazione dello umore acqueo o le risposte elettriche della retina alla stimolazione luminosa.
Sulla base di queste indagini la diagnosi di glaucoma può essere stabilita od esclusa con ragionevole certezza.

I miopi si recano periodicamente dall'oculista per il controllo dei loro occhiali.
Tutte le persone che superano i 45 anni di età vanno incontro alla presbiopia e dovranno procurarsi l'occhiale adatto.
L'unico sanitario che puo' effettuare una diagnosi precoce del glaucoma e' l'oculista. Nel corso della visita i parametri che devono essere controllati sono essenzialmente tre:
1) la pressione intraoculare. Con il tonometro puo' essere valutata la pressione all'interno del globo oculare in modo da individuare tempestivamente un eventuale aumento.
2) l'aspetto del nervo ottico. Con l'oftalmoscopio il nervo ottico puo' essere osservato direttamente dallo specialista: nel caso del glaucoma si evidenzia anche un danno iniziale
3) la perimetria computerizzata. E' un moderno metodo di indagine con cui si misura la sensibilita' retinica nelle diverse zone della retina. Cio' permette di identificare precocemente i danni e valutare l'efficacia della terapia molto meglio che con i precedenti metodi di perimetria.

Abbiamo già detto che la pressione oculare normale è compresa fra i 10 ed i 21 mm/Hg con una media di 16 mm/Hg.

Pressioni più elevate possono portare alla lesione del nervo ottico, come accade nei vari tipi di glaucoma. Non è detto tuttavia che pressioni superiori al limite della normalità statistica siano di per se necessariamente lesive. L'insorgere del danno è molto condizionato dal grado di vulnerabilità individuale del nervo ottico. In altre parole vi sono individui che possono tollerare indefinitamente senza danni pressioni piuttosto elevate, mentre altri sviluppano una lesione glaucomatosa anche a livelli di ipertensione molto modesti. Per questa ragione il riscontro di una ipertensione oculare moderata non significa che siamo in presenza di un glaucoma.

Non va tuttavia dimenticato che la ipertensione oculare é il principale fattore di rischio per il glaucoma e che il rischio aumenta progressivamente con l'aumentare del livello pressorio.

In una popolazione non selezionata si ritrova un certo numero di individui la cui pressione oculare è superiore ai 21 mm/Hg senza che siano dimostrabili danni del nervo ottico e della funzione visiva neanche in fase molto iniziale.

Questi soggetti che chiamiamo ipertesi oculari appartengono alla popolazione degli ipertesi oculari

Non é possibile, con i mezzi diagnostici attuali, prevedere quali di questi soggetti, svilupperà la malattia ed i danni ad essa legati e quali no.

Normalmente in un ambulatorio oculistico di medio livello si ha molto più spesso a che fare con pazienti diagnosticati come sospetto glaucoma, che con pazienti che realmente presentano alterazioni glaucomatose. I dati anamnestici e le diagnosi che non possono essere interpretati in modo chiaro, i pazienti ansiosi, e in taluni casi la preoccupazione dell'oculista curante di garantire una sicurezza assoluta al paziente, sono la causa del fatto che un considerevole numero di pazienti viene trattato con colliri antiglaucomatosi senza che in realtà essi soffrano di difetti accertati del campo visivo o di alterazioni glaucomatose della papilla. L'approccio che usiamo e i provvedimenti che prendiamo nel caso di persone, cui sia stato diagnosticato un sospetto glaucoma, dovrebbero indubbiamente avere lo scopo di prevenire alterazioni indotte dal glaucoma. Tuttavia, ogni paziente portatore di qualche fattore di rischio ha veramente bisogno di una terapia?

D'altra parte, molte persone sono affette da glaucoma senza esserne in realtà consce. Per lo più, essi sono portatori di uno o svariati fattori di rischio, ma non si sottopongono ad un controllo oftalmologico abbastanza tempestivamente. In molti di questi casi la diagnosi sarà posta solo dopo che un evidente peggioramento delle funzioni visive si è già instaurato.

E' ben nota la maggiore incidenza di questa malattia in soggetti di razza nera e caraibica. Tuttavia esiste un solo studio nel quale soggetti di razza nera e di razza bianca siano stati esaminati tenendo conto delle corrispondenti classi d'età e con le stesse metodiche, il cosiddetto "Baltimore Eye Survey". Questo studio ha dimostrato che il rischio di sviluppare un glaucoma per soggetti americani di razza nera era 4.3 volte maggiore rispetto a quelli di razza bianca. Di conseguenza anche un'ulteriore evoluzione della malattia è solitamente più sfavorevole nei neri. Le cause di ciò non sono chiare.

La domanda se qualcuno dei parenti soffre di glaucoma dovrebbe essere d'obbligo nelle anamnesi per glaucoma, da che è nota l'alta incidenza di glaucoma cronico semplice in taluni alberi genealogici. Il meccanismo della familiarità di per sé è ancora poco chiaro; tuttavia il rischio di sviluppare la malattia è da 3 a 6 volte più alto per chi ha parenti di primo grado con glaucoma.
Le ricerche genetiche riguardanti il glaucoma sono un campo di studio veramente promettente. Sino ad ora sono stati individuati 17 geni che potrebbero essere in causa nella genesi di vari tipi di glaucoma. Per 6 di essi è stata posta una correlazione con il GPAA, tutti gli altri invece con forme malformative per esempio la sindrome di Axenfeld e quella di Rieger, l'aniridia, la dispersione pigmentaria. Nel GPAA e nel glaucoma da pseudoesfoliazione si riscontrano mutazioni genetiche multiple. In futuro, test diagnostici sul DNA saranno verosimilmente utilizzabili non solo per valutare il rischio glaucomatoso ma anche per scegliere tra diverse opzioni terapeutiche nei singoli pazienti.

In varie ricerche si è riscontrata un'aumentata incidenza di glaucomi sia in pazienti affetti da miopia media e grave, sia in pazienti diabetici. In essi l'aumentata prevalenza rispetto alla popolazione normale è stata valutata senza tener conto del fatto che, in linea generale, i miopi e i diabetici sono più portati a farsi visitare da un oculista; pertanto è verosimile che il loro numero sia sovrastimato. Un possibile meccanismo patogenetico è un'alterazione della matrice extracellulare e del tessuto connettivale nelle strutture trabecolari. Inoltre, nei pazienti diabetici una microangiopatia contribuisce a far peggiorare la microcircolazione papillare.

Benché alcune pubblicazioni abbiano dimostrato un'associazione positiva tra PIO e pressione arteriosa, tale dato non ha potuto essere confermato da studi relativi ad ampi strati della popolazione, quali il Framingham o il Baltimore Eye Survey, con i quali esistono rilievi decisamente discordi. Uno studio ha dimostrato un'associazione stretta e statisticamente significativa tra ipertensione arteriosa non trattata e GPAA, ma d'altro canto nello stesso studio pazienti con ipertensione arteriosa trattata non erano a maggior rischio di glaucoma rispetto al gruppo di controllo. Anche se sembra ragionevole ritenere, dal punto di vista biologico, che un'ipertensione arteriosa danneggi la circolazione capillare e riduca la perfusione della papilla, le risultanze contraddittorie e la debole associazione non consentono di classificare l'ipertensione arteriosa se non come fattore di rischio debole.

Alterazioni transitorie del flusso ematico oculare - per esempio in connessione con un'emicrania od un vasospasmo periferico - sono state sospettate di essere la causa di sviluppo di un glaucoma. Sembra credibile che una cattiva perfusione della testa del nervo ottico comporti lo sviluppo di una neuropatia ottica glaucomatosa, ma non sono state riscontrate differenze nella prevalenza d'emicrania tra pazienti glaucomatosi con PIO elevata o normale e controlli sani.

La terapia può essere medica o chirurgica, come l'intervento al laser o la scleroplastica, ideata dal noto chirurgo russo Fëdorov. La prima è la più diffusa, mentre la seconda è tendenzialmente adottata solo per i casi più gravi ma la trabeculoplastica selettiva (SLT-Selective Laser Trabeculoplasty) dà i migliori risultati nei pazienti non ancora sottoposti a trattamento farmacologico[senza fonte] Di solito la terapia farmacologica è incentrata sulla somministrazione di appositi colliri mentre l'intervento consiste in una trabeculectomia (letteralmente: "taglio del trabecolato", che è il canale di fuoriuscita dell'umor acqueo). L'utilità della parachirurgica è limitata a pochi casi mentre l'SLT è indicata in tutti i casi di glaucoma ad angolo aperto.

Le aree del campo visivo perse a causa dei danni provocati al nervo ottico non possono essere recuperate con nessuna delle tre terapie. La terapia ha funzione esclusivamente conservativa o preventiva nei confronti di un ulteriore danno della visione ed evitare la cecità. Tutte e tre le terapie hanno lo stesso scopo di facilitare il deflusso dell'umor acqueo dove si è creata un'ostruzione, rimuovendola se c'è, oppure nei punti in cui è più conveniente far defluire la produzione in eccesso di umor acqueo.

La terapia medica attuale è basata essenzialmente sull'uso di colliri che hanno la funzione di ridurre la produzione di umor acqueo o aumentarne l'eliminazione; il capostipite è stato la pilocarpina, estratto da una pianta tropicale e noto fin dal 1870. Per circa un secolo è rimasto l'unico presidio ma oggi è poco usato a causa di alcuni fastidiosi effetti collaterali. Attualmente sono usati maggiormente i betabloccanti, gli inibitori dell'anidrasi carbonica (fra cui l'acetazolamide e la diclofenamide), gli alfa stimolanti e le prostaglandine con il capostipite latanoprost, in commercio dal 1997. In alcuni casi si è assistito alla riduzione della pressione oculare con la marijuana e la cocaina, droghe ancora illegali per questo problema. L'effetto farmacologico principale della cocaina a livello locale è quello di un blando anestetico e vasocostrittore, a livello del sistema nervoso centrale (SNC) è quello di bloccare il recupero (reuptake) di dopamina nel terminale presinaptico una volta che questa è stata rilasciata dal terminale del neurone nella fessura sinaptica; la rimozione della dopamina dal terminale sinaptico avviene ad opera delle proteine di trasporto che favoriscono l'assorbimento del neurotrasmettitore dall'esterno all'interno del neurone. La marijuana agisce sulla funzionalità delle proteine di trasporto, impedendo il riassorbimento di dopamina all'interno del neurone trasformandosi in thc.

L'ormone della crescita e l'oncomodulina sono due farmaci in fase di sperimentazione umana che promettono un parziale recupero della visione.

Studi del Glaucoma Research Foundation dal 1999 al 2001 hanno scoperto che quando il nervo ottico viene danneggiato, l'infiammazione seguente stimola le difese immunitarie di uomini e ratti a far muovere i macrofagi dentro l'occhio e rilasciare oncomodulina sopra il nervo della retina, fino a far ricrescere gli assoni.Rita Levi-Montalcini, ricevuto il premio Nobel nel 1986 per la scoperta del Nerve growth factor, verificò più volte che le cellule trattate in vitro con Ngf ricrescono. Coordinando un gruppo di ricercatori verificò nel 2000 la possibilità di rigenerare la cornea, nel 2008 che nei ratti un 25% della cornea trattata con Ngf non necrotizzava per un glaucoma indotto, e nel 2009 le cellule del nervo ottico umano potevano essere rigenerate. Il successo era limitato a due casi di un campione di tre pazienti alle massime dosi di collirio, in fase di glaucoma terminale, praticamente ciechi: uno si è stabilizzato, altri due da un campo completamente nero hanno iniziato ad avere ampie zone di vista, verificando che l'Ngf aumenta i filamenti dei nervi (dendriti).

La High Frequency Deep Sclerotomy è una tecnica nota dai primi anni 2000 nella cura del glaucoma ad angolo aperto e del glaucoma giovanile. La HFDS (nome scientifico ITT) è una tecnica chirurgica ab interno non invasiva che permette di abbassare la pressione del sangue all'interno dell'occhio per bloccare la malattia e fino a ridurre o eliminare i farmaci utilizzati per il glaucoma.

La sclerotomia profonda si esegue se la pressione oculare non è superiore ai 25-30 millimetri di mercurio. Negli altri casi, più gravi ma per fortuna più rari, è indicato solo l'intervento perforante. Esiste anche un altro tipo di intervento chirurgico: la Cliclodiastasi con filo di Supramid ideato da Strampelli che, a differenza dell'intervento perforante, non causa interruzioni del continuum della sclera evitando così la formazione della cosiddetta "bozza cistica" ed il rischio di possibili infezioni endooculari. Tuttavia le indicazioni all'intervento per glaucoma, e la scelta dello stesso, sono considerazioni difficili e che devono tenere conto di molte variabili e sono comunque di pertinenza del Chirurgo Oculista.









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domenica 1 novembre 2015

LA POLMONITE



La polmonite è una malattia comune in tutta la storia umana. I sintomi furono descritti da Ippocrate di Coo (c. 460 a.C. - 370 a.C.).

Maimonide (1135-1204 d.C.) osservava che: "i sintomi di base che si verificano nella polmonite e che non mancano, sono i seguenti: febbre acuta, dolore pleurico nel fianco, brevi respiri rapidi e tosse". Questa descrizione clinica è molto simile a quelle che si trovano nei libri di testo moderni e riflette il grado di conoscenze mediche tra il Medioevo e il XIX secolo.

Edwin Klebs, nel 1875, fu il primo a osservare batteri nelle vie aeree di persone morte di polmonite. I primi studi che permisero di identificare le due più comuni cause batteriche, ovvero lo Streptococcus pneumoniae e la Klebsiella pneumoniae, furono realizzati da Carl Friedländer e Albert Fraenkel, rispettivamente nel 1882 e nel 1884. Lo studio iniziale di Friedländer introdusse la colorazione di Gram, un test di laboratorio fondamentale e ancora oggi utilizzato per identificare e classificare i batteri. Hans Christian Gram descrisse la procedura nel 1884 e permise di differenziare i due batteri, dimostrando che la polmonite poteva essere causata da più di un microrganismo.

William Osler, conosciuto come "il padre della medicina moderna", si rese conto della gravità e della disabilità causata dalla polmonite, descrivendola come il "capitano degli uomini di morte" nel 1918, quando superò la tubercolosi come una delle principali cause di decesso. Questa frase fu originariamente coniata da John Bunyan in riferimento proprio alla tubercolosi. Osler descrisse anche la polmonite come "amica del vecchio", infatti la morte è spesso rapida e indolore.

Gli sviluppi della medicina avvenuti durante il XX secolo, hanno migliorato sensibilmente la prognosi per le persone affette da polmonite. Con l'avvento della penicillina e di altri antibiotici, delle moderne tecniche chirurgiche e della terapia intensiva, la mortalità per polmonite si è avvicinata al 30%, calando precipitosamente nel mondo sviluppato. La vaccinazione dei bambini contro l'Haemophilus influenzae di tipo B è iniziata nel 1988 e ha portato a un drastico calo dei casi. La vaccinazione contro lo Streptococcus pneumoniae negli adulti è iniziata nel 1977 e nei bambini nel 2000, con un conseguente calo simile.



Fa più di novemila morti l’anno, soprattutto tra gli ultra sessantacinquenni, eppure la polmonite non mette paura agli italiani, che la giudicano una malattia lontana, che con loro non ha nulla a che fare. Ma una persona su due sa che di polmonite si può morire. È questo ciò che emerge dall’indagine condotta da AstraRicerche intervistando un migliaio di persone di età compresa tra i 30 e gli 85 anni in merito al rischio polmonite.
La ricerca ha portato alla luce un fenomeno quasi paradossale: gli italiani sanno che la polmonite è una malattia abbastanza diffusa e grave, se non gravissima, ma circa la metà del campione intervistato dichiara di saperne poco o nulla e solo il 18,4% dichiara di sentirsi a rischio. E ancora: un terzo degli intervistati (ma più della metà se si considerano gli ultra settantenni, i soggetti più a rischio) pensa che la polmonite non si possa prevenire e il 59,7% non sa che esiste un vaccino.
Anche tra chi parla di misure preventive – come il rispetto di basilari norme igieniche, quali lavarsi le mani con acqua e sapone e non usare stoviglie in comune – pochi citano il vaccino contro lo pneumococco (Streptococcus Pneumoniae). Si tratta di un batterio generalmente innocuo ma che, sopratutto nei soggetti più deboli (come gli anziani, spesso affetti da malattie croniche e colpiti dall’invecchiamento anche nel sistema immunitario), può causare patologie gravi, quali la polmonite appunto (per la quale è l’agente patogeno più frequente), e tutte le complicazioni derivanti. Il vaccino oltre a essere misconosciuto è anche temuto: il 70% dei non vaccinati non ha intenzione di farlo, e le percentuali si impennano tra gli anziani (sfiorando l’86% nella fascia tra i 70 e i 79 anni).
Tra i motivi per cui si rifugge il vaccino le paure degli effetti collaterali e l’assenza di un reale bisogno sono tra i motivi principali. “Le buone abitudini di igiene quotidiana sono sempre utili ma la vaccinazione è l’unico strumento di prevenzione primaria che abbiamo oggi per evitare l’infezione da pneumococco e prevenire lo sviluppo delle malattie e delle complicanze che questo batterio può portare”, ha commentato in proposito Michele Conversano, Past President della S.It.I. Società Italiana di Igiene e Presidente di HappyAgeing, “Solo con la vaccinazione, nello specifico con il vaccino coniugato, si può in un certo senso ‘allertare’ il sistema immunitario e tenerlo pronto a reagire nel caso di infezione da pneumococco“.

La polmonite è un processo infiammatorio che interessa uno od entrambi i polmoni, generalmente a causa di infezioni batteriche, virali o più raramente fungine. Anche l'inalazione di liquidi o sostanze chimiche, così come l'aspirazione nell'albero tracheobronchiale di residui alimentari e succhi digestivi, determina il quadro infiammatorio tipico della malattia (polmonite ab-ingestis).


In risposta alla flogosi i polmoni si riempiono di un liquido biologico che compromette la normale funzione respiratoria, con comparsa di dispnea.
Le probabilità di ammalarsi dipendono dallo stato di salute dell'ospite e sono generalmente superiori al di sotto dei due anni di età e al di sopra dei 65. Oltre alle  difficoltà respiratorie, i sintomi della polmonite ricalcano quelli di una banale influenza, con tosse, malessere generale e talvolta febbre.
Il trattamento medico dipende dalle cause di origine della malattia; nelle polmoniti batteriche, ad esempio, si utilizzano gli antibiotici, mentre in quelli virali è spesso sufficiente il semplice riposo per qualche giorno.
La diagnosi di polmonite viene posta esaminando le radiografie del torace, i sintomi e talvolta l'espettorato del paziente. Le misure preventive comprendono l'accurato lavaggio delle mani, l'astensione dal fumo e l'impiego di mascherine per evitare il contatto con agenti inquinanti o fortemente irritanti. Sono inoltre disponibili appositi vaccini per prevenire alcune forme di polmonite infettiva, come quella influenzale e quella pneumococcica.

I sintomi della polmonite possono variare, anche in maniera significativa, in relazione allo stato di salute generale del paziente e al microrganismo responsabile dell'infezione. Nei casi più lievi, la polmonite ricalca i sintomi tipici dell'influenza, esordendo con un po' di tosse e febbricola. Altri sintomi tipici di questa malattia sono dispnea (fiato corto), la sudorazione, i brividi, il mal di testa, i dolori muscolari e la spiacevole sensazione di malessere generale. Se il processo infiammatorio si estende alle aree superficiali del polmone, con coinvolgimento della pleura (pleurite), il paziente lamenta dolore toracico, accentuato dall'inspirazione profonda, dalla tosse e dai movimenti del torace. Per l'insufficiente risposta immunitaria, gli individui ad alto rischio di complicazioni tendono a sviluppare sintomi d'esordio più lievi, rendendo questa malattia ancor più subdola e pericolosa. Non a caso, le polmoniti vengono spesso prese come esempio di malattie con sintomatologia atipica nell'età avanzata.

In condizioni normali, svariati meccanismi difensivi proteggono l'organismo dalle infezioni polmonari. E' il caso, ad esempio, dei peli delle narici, della tosse, ma anche delle ciglia e del muco bronchiale. Quando i patogeni riescono a superare queste difese e a raggiungere gli alveoli polmonari, vengono prontamente aggrediti dai globuli bianchi. Il conseguente processo infiammatorio porta all'accumulo di un liquido ricco di proteine, chiamato essudato, che riempie gli alveoli opponendosi al normale scambio di gas respiratori. Questo fluido, inoltre, agisce come terreno di coltura per i batteri e ne facilita la disseminazione agli alveoli vicini.
Le polmoniti possono essere causate non solo dai batteri, ma anche da virus, micoplasmi, funghi e varie sostanze chimiche. I microrganismi patogeni possono raggiungere l'albero tracheobronchiale attraverso quattro vie:
per inalazione (patogeni contenuti in goccioline di aerosol abbastanza piccole da raggiungere gli alveoli);
per aspirazione (entrata di materiali estranei nell'albero bronchiale - solitamente rappresentati da residui di cibo, saliva o secrezioni nasali - che possono fungere da veicolo per i microbi responsabili della polmonite);
per inoculazione diretta da sedi contigue;
per diffusione ematogena o linfatica.
Fattori predisponenti:
Classi di età estreme
Condizioni socioeconomiche disagiate
Malattie croniche debilitanti, diabete
Insufficienza renale e cardiaca
Ospedalizzazione
Etilismo, tabagismo
Inquinamento atmosferico
Infezioni delle prime vie aeree
Immunodepressione
Terapia prolungata con
immunosoppressori come i cortisonici
Chemioterapia
Scarsa igiene orale
Disfagia, alterazioni dello stato di coscienza.

Le POLMONITI BATTERICHE possono colpire chiunque, a qualsiasi età, ma prediligono gli individui debilitati, gli etilisti e le persone che presentano altri fattori di rischio.
Alcuni germi responsabili della polmonite batterica sono di comune riscontro nel cavo orale e nelle prime vie aeree di persone sane. Approfittando di un calo delle difese o di altri fattori predisponenti, questi germi possono discendere l'albero bronchiale fino a raggiungere gli alveoli. In questa sede, la risposta immunitaria determina l'accumulo di liquidi, che impediscono il normale scambio di gas tra il sangue e l'aria inspirata.
L'infezione può rimanere confinata od estendersi all'intero polmone; nei casi più severi, inoltre, i batteri possono entrare nel circolo sanguigno ed interessare l'intero organismo, causando malattie molto gravi o addirittura fatali.
Tra i batteri, lo Streptococcus pneumoniae, responsabile della polmonite pneumococcica, è il più più frequente responsabile di polmonite domiciliare in tutte le classi di età ad eccezione dei bambini. In questo caso la malattia può essere prevenuta sottoponendosi ad una specifica vaccinazione.
Tra gli altri agenti infettivi di origine batterica, Gram positivi, ricordiamo lo Staphylococcus aureus e lo Streptococcus agalactiae (responsabili di polmoniti nell'infanzia), mentre tra i Gram negativi si annoverano Haemophilus influenzae,Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Escherichia coli ed altre Enterobacteriaceae.





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lunedì 21 settembre 2015

SEMETERAPIA



Il liquido seminale maschile è ricco di sostanze nutritive poiché deve sostenere gli spermatozoi, fondamento della vita.

La semeterapia è una terapia alternativa consistente nell'utilizzo a fini terapeutici dello sperma e basata sull'ipotesi che esso abbia effetti benefici sulla salute. Il termine deriva dall'unione delle parole "seme" (dal latino semen, inteso come seme maschile, sperma) e "terapia" (dal latino terapia, cura).

Lo sperma è stato utilizzato fin dall'antichità per usi rituali e curativi, e ad esso sono stati attribuiti anche poteri soprannaturali. Aristotele riteneva che vi fosse un diretto legame tra sangue e sperma, i Pitagorici ritenevano addirittura che lo sperma rappresentasse una sorta di distillato del cervello. In oriente si riteneva che le pietre preziose fossero gocce di sperma divino: nella tradizione buddista e taoista la rugiada era considerata una forma di sperma in grado di fecondare la terra. Gli Etoro (o Edolo), un gruppo etnico della Papua Nuova Guinea, ritengono che lo sperma sia una riserva di energia vitale che può essere trasferita attraverso i rapporti sessuali. I giovani dalla tribù ingeriscono il seme degli adulti con l'auspicio di crescere sani e forti. Nei rituali magici esoterici lo sperma rappresenta spesso un ingrediente fondamentale.

Un recente studio ha suggerito che lo sperma potrebbe agire come un antidepressivo nelle donne, in modo che le donne esposte fisicamente allo sperma hanno meno probabilità di soffrire di depressione. Si pensa che tali effetti dello sperma possano derivare dalla sua complessa composizione chimica comprendente anche sostanze ad azione ormonale in grado di agire sul tono dell'umore (testosterone, estrogeni, FSH, LH, prolattina e prostaglandine). Peraltro un beneficio psicologico potrebbe banalmente derivare dal soddisfacimento di pulsioni sessuali innate e dal miglioramento dell'intesa sessuale tra i partner attraverso una pratica sessuale condivisa.

L'ingestione dello sperma è praticata da alcune persone per gratificazione erotica, o per ottenere ipotetici benefici fisici e/o mentali.

L'ingestione dello sperma umano non comporta alcun rischio aggiuntivo rispetto a quelli insiti nella pratica della fellatio: lo sperma di un individuo sano non contiene sostanze di per sé tossiche o dannose per l'organismo. In caso di soggetti malati, invece, lo sperma può essere un importante veicolo di molte malattie a trasmissione sessuale, compreso l'HIV, agente etiologico dell'AIDS. Uno studio suggerisce che l'esecuzione di sesso orale non protetto su di una persona affetta da HPV può aumentare il rischio di insorgenza di tumore del cavo orale e della gola.

Non è un segreto che a molti uomini piace il Sesso Orale, ma per quanto riguarda i loro partner femminile vale lo stesso? Ci sono una serie di opinioni su questo argomento nella comunità femminile, in molte si chiedono se e come Ingoiare lo Sperma:

Bisogna tapparsi il naso?, chiudere gli occhi? O Ingoiare Sperma come se fosse un chupito, oppure ignorare le cortesie e sputare?

Tutto dipende da quello che ci si sente di fare, ma per coloro che vogliono provare ad ingoiare Sperma, ci sono modi per rendere l’esperienza più piacevole e secondo alcuni studi, può essere un modo per ottenere un giusto apporto di nutrienti giornaliero.

Inoltre ci sono infinite risorse che aiutano a migliorare il gusto dello sperma, il più popolare metodo e quello di mangiare frutta soprattutto l’ananas.

Dal momento che, lo Sperma contiene già un proprio dolcificante naturale, il fruttosio, così come l’acido ascorbico e le proteine, esperti del sesso suggeriscono agli uomini di mangiare più frutta con lo zucchero naturale, come l’ananas, le mele e manghi, per migliorare la dolcezza del loro liquido seminale. Inoltre incoraggiano a bere molta acqua per irrigare le tossine che invece potrebbero contribuire al gusto salato amaro.

Anche il consumo di menta e cannella può migliorare il sapore, invece a causa degli elevati livelli di zolfo, i medici suggeriscono di evitare cibi come aglio e cipolla. Altri alimenti che non possono essere appetibili sono cavolfiori e broccoli, perché queste verdure possono non solo rovinare il gusto dello sperma, ma possono produrre uno sgradevole odore del liquido seminale. Sono invece consigliati sedano, e prezzemolo che possono migliorare la dolcezza dello sperma.

Proprio come i cibi influenzano il gusto dello Sperma, anche lo sperma può migliorare il gusto del cibo. L’idea di aggiungere un fluido corporeo nel tuo cibo potrebbe essere difficile da digerire inizialmente, fino a quando si considerano tutti i benefici per la salute che esso può apportare. Pensate ad come un frullato di spinaci e banane: la reazione iniziale per l’aggiunta di un vegetale, in un frullato di frutta, non sembra troppo attraente all’inizio o almeno fino a quando lo si prova. Piatti preparati con sperma sono la stessa cosa, e come quei frullati con gli spinaci, avranno proprietà nutritive esplosive.

Lo Sperma è composto di alcune delle seguenti sostanze nutritive:

fruttosio, acido ascorbico, zinco, colesterolo, proteine, calcio, acido citrico, magnesio, vitamina B12, fosforo, sodio, potassio e acido lattico.

Una dose giornaliera di sperma potrebbe potenzialmente essere un sostituto per il vostro multi-vitaminici e minerali.

Per incorporare questa nutrizione nella vita di tutti i giorni,  esiste una raccolta di Ricette a base di Sperma, è uno dei primi libri di cucina per esplorare questo fenomeno e contiene una vasta selezione di ricette che vanno da bevande alcoliche a base di carne che contengono spermatozoi. L’ingrediente sembrerebbe esaltare e migliorare la qualità del gusto in molte delle ricette. Anche se, i pasti potrebbero non essere vegan-friendly a causa del fatto che lo sperma è una proteina animale, le ricette sono completamente innocue e lo sperma è basso contenuto calorico.



I biologi concordano sul fatto che il corpo femminile rifiuta inizialmente la gravidanza a causa della natura straniera dello sperma. Il corpo subisce questo processo inducendo la donna a vomitare. Gli studi invece dimostrano che ingoiare sperma aiuti a non avere le nausee, perchè introducendo Sperma nel corpo, esso si abituerà ed interromperà questo processo di rifiuto. I ricercatori suggeriscono che l’ingestione dello sperma del padre è la soluzione ideale, mentre l’ingestione dello sperma di un altro uomo aumenta i casi di aborto spontaneo.

Oltre ai benefici per la salute, ci sono vantaggi estetici quando si assume dello Sperma nel regime quotidiano. Molti centri termali e saloni di tutto il mondo hanno integrato sperma nei loro trattamenti sulla base del fatto che essa porterà ad avere capelli più sani e la pelle più giovane. A quanto pare, lo sperma sul viso non è una cosa così male, dopo tutto. Questi trattamenti però, sono costosi, alcuni saloni fanno pagare $ 250 per uno scrub al viso di 10 minuti, mentre in Inghilterra in un salone fanno pagare un trattamento per capelli di 45 minuti £55.

La semeterapia non è riconosciuta dalla medicina ufficiale, tuttavia diversi studi scientifici dimostrano che lo sperma può avere alcuni effetti sulla salute umana:

antidepressivo: uno studio ha suggerito che l'assunzione dello sperma potrebbe avere effetti antidepressivi. Lo studio ha comparato due gruppi di donne, uno dei quali utilizzava sistemi contraccettivi di barriera, l'altro no.
Prevenzione della preeclampsia: uno studio di Carin Koelman, Gustaaf Dekker, ed altri, testimonia i benefici dell'assunzione dello sperma mediante sesso orale nel ridurre l'incidenza della pre-eclampsia gravidica. Ad analoga conclusione giunge uno studio messicano.
Agevolazione del concepimento nelle coppie ipofertili: uno studio suggerisce l'utilità dell'esposizione allo sperma nel favorire il concepimento nelle coppie ipoferti, verosimilmente attraverso un meccanismo di tolleranza immunologica.

Uno studio pubblicato sulla rivista Oncology suggerisce che una ridotta esposizione allo sperma aumenterebbe statisticamente il rischio di tumore della mammella. Un altro studio condotto dalle dottoresse Monique G.Lê, Annie Bacheloti e Catherine Hill e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Epidemiology conferma che il rischio di cancro al seno diminuisce in modo significativo (p=0,004) nelle donne esposte allo sperma.
La spermidina, ammina aromatica presente peraltro non solo nello sperma ma anche nel latte materno ed in altri fluidi corporei, è utilizzata da diversi anni contro la caduta dei capelli.
Secondo uno studio dell'Università di Graz, Austria, spermina e spermidina potrebbero avere un ruolo fondamentale nel contrastare l'invecchiamento di cellule e tessuti, e in particolare nel ritardare la progressiva alterazione delle arterie ("Our results indicate that spermidine exerts a potent anti-aging influence on arteries") e potrebbero essere impiegati nella prevenzione del morbo di Alzheimer
Un recente studio dell'università di Oxford, è giunto alla conclusione che la spermidina è in grado di riattivare la risposta dei linfociti T CD8(+) e viene proposta come nuovo immuno-modulatore per potenziare la risposta immunitaria.
Riduzione del rischio di endometrite: uno studio condotto su 619 donne denominato PEACH (PID Evaluation and Clinical Health) ha determinato che le donne che praticano sesso orale hanno un rischio significativamente inferiore di sviluppare endometrite rispetto a quelle che non lo praticano, probabilmente attraverso una stimolazione immunitaria innescata tramite l'abbondante tessuto linfatico presente in orofaringe.



Quanto spendono le donne per avere una pelle sana, bella, liscia e ben tesa? Mediamente 330 euro all’anno di cui gran parte dedicate alla bellezza del viso, che è sempre in bella mostra ad amici e colleghi di lavoro o di studio.
E quanto è difficile in alcuni casi scegliere tra la crema un po’ più economica e quella che promette il meglio per la pelle e il contorno occhi!
Beh, secondo alcuni medici americani è possibile avere un viso teso e luminoso senza spendere neppure un centesimo, il tutto grazie a un buon fidanzato.
Come sfruttare gli uomini per la bellezza del proprio corpo?
Già da tempo si vociferava su una presunta funzione lenitiva, ammorbidente e nutriente dello sperma, almeno da quando si è cominciato a leggere sulle etichette dei più comuni burrocacao la presenza di Butyrospermum parkii, che è stato preso per sperma di squalo prima, di maiale poi, ma che invece si è rivelato essere l’estratto di una pianta africana.
Alcuni medici hanno in ogni caso analizzato la composizione dello sperma umano e hanno rilevato la presenza di sali minerali, fruttosio, vitamina C, zuccheri, calcio, zinco e fosfati e certo tutto questo non può che far bene alla pelle delle donne.
Sembra infatti che uno strato di sperma sottile come un film di crema, dopo l’evaporazione all’aria aperta, lasci la pelle liscia e piacevole al tatto e non ci sarebbe neppure da inibirsi se il colore dello sperma scelto per la cosmesi non è candido come ci si aspetterebbe e profumato come vorremmo, infatti colore e odore dipendono dalla fisiologia dell’uomo che lo produce e difficilmente influisce sulla qualità dello stesso.
Sembrerebbe tutto molto semplice, quindi; basta procurarsi un po’ di sperma ogni giorno e il gioco è fatto.

Il liquido seminale può in alcuni casi però anche essere dannoso. Sono stati riscontrati infatti casi di allergia al liquido seminale nota come ipersensibilità al seme umano, più precisamente è un’allergia a una proteina contenuta nel liquido seminale, la spermidina. I casi più lievi di quest’allergia spesso possono essere superati semplicemente con un’esposizione ripetuta al liquido seminale. Generalmente una normale attività sessuale col partner che eiacula direttamente in vagina rende le donne allergiche immuni dopo appena alcuni mesi.
L’esposizione dunque allo sperma può avere un effetto benefico sull’organismo non solo di chi lo produce, ma anche di chi lo riceve. Il liquido seminale però è un favorevole veicolo di infezione. Non dimenticate che è il primo veicolo di infezione per le malattie a trasmissione sessuale e dunque fate sesso senza preservativo solo quando siete estremamente sicure che il vostro partner sia sano.









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