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giovedì 9 marzo 2017

CANNE E ADOLESCENTI



La marijuana è stata associata ed effetti benefici fin dalla notte dei tempi usata come farmaco  in alcune terapie.

Purtroppo si tende a minimizzare i rischi sanitari del consumo di cannabis confrontandoli con quelli del fumo di sigaretta o del consumo di alcool. Fortunatamente l’opinione pubblica è stata in parte sensibilizzata sui danni da alcool e fumo, ma la marijuana non è ancora percepita come un pericolo.

La marijuana è stata usata a scopo medico fin dall’antichità. Anche ai giorni nostri c’è un forte interesse per valutare l’efficacia del farmaco a sette punte: molti degli effetti benefici devono essere ancora studiati, ma alcuni di questi sono stati correlati con il trattamento di dolore, nausea, anoressia, spasticità muscolare, disturbi del sonno.

Il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è uno tra i maggiori principi attivi della Cannabis che appartiene alla famiglia dei fitocannabinoidi. Il THC mima gli effetti degli endocannabinoidi, che costituiscono un complesso sistema di comunicazione interneuronale, il cosiddetto sistema endocannabinoide. Che effetti provoca quest’interferenza in circuiti cerebrali così delicati e suscettibili a modificazioni? Diversi studi hanno correlato le capacità in diversi ambiti cognitivi di consumatori di marijuana rispetto a gruppi di controllo, dimostrandone un decremento della memoria, della velocità di processamento delle informazioni e dell’attenzione. Simili risultati sono emersi da questo studio condotto su adolescenti consumatori di marijuana, con chiaro impoverimento dei risultati all’aumento della quantità di dose consumata. Deficit di memoria di consumatori di questa droga leggera sono riportati da diversi studi, evidenziando inoltre un miglioramento dei risultati in condizioni di astinenza.

È stato dimostrato che l’inizio in età precoce (16 o 17 anni) del consumo di marijuana influisce negativamente su: tempo di reazione ad un compito; QI verbale, fluenza del discorso e memoria verbale; attenzione sostenuta, controllo degli impulsi e capacità di esecuzione di un compito.

Si è risvegliato un forte interesse della ricerca scientifica per studiare gli eventuali effetti dell’uso di marijuana sullo sviluppo di strutture nervose quali la materia grigia e la materia bianca del cervello. È noto infatti che durante lo sviluppo adolescenziale il cervello va incontro ad una serie di importanti cambiamenti (ad esempio si assiste ad una diminuzione del volume della corteccia cerebrale già dal sesto anno di vita, causata da una selezione delle connessioni sinaptiche da mantenere a scapito di quelle più deboli che invece vengono eliminate).

Quindi diventa molto importante capire se e come gli endocannabinoidi contenuti nella marijuana possano interferire con i neuroni (materia grigia) e il normale processo di differenziazione e sviluppo cerebrale. Secondo questo studio adolescenti fumatori di Cannabis hanno il volume di una parte del lobo frontale (corteccia prefrontale orbitale mediale destra) diminuito rispetto al gruppo di controllo non fumatore. Secondo un altro studio si è osservata una diminuzione del volume dell’ippocampo proporzionale al consumo di Cannabis. È da rilevare comunque che diminuzione del volume della corteccia prefrontale orbitale e dell’ippocampo sono stati rilevati anche in consumatori di alcol. Inoltre negli adolescenti consumatori di marijuana sono stati individuati aumenti di volume di parti del cervelletto (verme inferiore posteriore), correlato con diminuite capacità esecutive. Ulteriori risultati sono emersi in altre aree del cervello, facendo concludere che la marijuana può alterare il neurosviluppo in due modi: 1) sviluppo prematuro e/o alterazioni nei percorsi sinaptici o 2) perdita o rimodellamento del tessuto nervoso (materia grigia) associato alla tossicità relativa alla marijuana.

La materia bianca (l’insieme dei collegamenti sinaptici del cervello) gioca un ruolo fondamentale nel collegare le diverse parti dell’encefalo: affinché il suo funzionamento sia corretto è necessario mantenere la sua integrità (adeguato rivestimento mielinico, coerenza e continuità dei tratti di fibre nervose). Ancora più importante è mantenere questa integrità cerebrale nel periodo dell’adolescenza, periodo critico del neurosviluppo in cui si assiste ad un incremento della materia bianca, dovuto ad una maggiore connessione delle strutture cerebrali. Lo studio degli effetti della marijuana sullo sviluppo corretto della materia bianca sono ancora agli inizi ma si sono comunque osservati alcuni aspetti degni di nota: i consumatori adolescenti di marijuana hanno una diminuita integrità della materia bianca correlata con peggiore funzionamento neurocognitivo.

Il fumo di marijuana quando inalato, come d’altronde il fumo di sigaretta, aumenta di almeno cinque volte il valore ematico di carbossiemoglobina (addirittura di un terzo in più rispetto al fumo di sigaretta). Per continuare il paragone con il fumo di sigaretta, la boccata di marijuana ha maggior profondità, maggior volume di fumo inalato e maggior tempo prima di espirare.



Alcuni studi condotti in passato hanno mostrato che il suo consumo può avere costi sociali importanti, perché associato statisticamente a disoccupazione, assenteismo, diminuzione della produttività, nonché a un aumentato tasso di crimini e incarcerazioni.

Alcune ricerche mostrano  che gli adolescenti sono una popolazione particolarmente esposta ai rischi sanitari della cannabis, specialmente per quanto riguarda le funzioni neurocognitive: in questa età infatti, il cervello subisce una serie d'importanti mutamenti, con cui le sostanze d'abuso posso interferire notevolmente. E' stata segnalata infatti una diminuzione dell'intelligenza, della memoria, della capacità di attenzione e della capacità verbale.

Valutazioni con misurazioni standardizzate nella fascia di età 9-12 anni e 17-20 anni, l'evoluzione cognitiva con e senza gli effetti della cannabis anche in coppie di soggetti che condividono il 100 per cento del DNA, nel caso dei gemelli omozigoti, o il 50 per cento del DNA, in media, nel caso dei gemelli eterozigoti.

Gli studi sulle coppie di gemelli consentono di valutare anche gli effetti di altri fattori presenti nel cosiddetto ambiente condiviso, come la famiglia, la scuola, il quartiere di residenza, così come nell'ambiente non condiviso, come la classe scolastica o il gruppo di amici.

L'analisi di Jackson e colleghi ha rilevato che rispetto ai non consumatori di marijuana, i consumatori abituali partecipanti allo studio avevano, nel passaggio dalla preadolescenza all'adolescenza, una diminuzione significativa nelle misure della cosiddetta intelligenza cristallizzata, che riguarda la capacità di utilizzare competenze, conoscenze ed esperienze.

Dall'analisi, però, non è emersa alcuna correlazione di tipo dose-risposta: le dosi consumate e la frequenza del consumo, in altre parole, non risultavano proporzionali all'entità della variazione del quoziente d'intelligenza.

Questi risultati potrebbero far ipotizzare che il consumo di cannabis è in effetti un possibile fattore causale per il declino cognitivo. I dati relativi ai gemelli, tuttavia, vanno in un'altra direzione, poiché il declino cognitivo dei consumatori di marijuana non è risultato significativamente maggiore rispetto a quello dei loro gemelli. Ciò significa che vi siano fattori familiari che predispongono sia al declino cognitivo sia al consumo di marijuana negli adolescenti.



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martedì 15 dicembre 2015

GLI ANTIDOLORIFICI



Il dolore acuto o cronico affligge decine di milioni di persone. Esistono dolori che durano soltanto giorni, come quelli causati da traumi, postumi di operazioni, malattie che si riacutizzano. Ma il dolore che più spaventa è quello cronico, che dura mesi o anni. È la sorte di chi soffre di cefalee o nevralgie persistenti, nevrite, dolore lombare. I farmaci antidolorifici aiutano a non soffrire. Se assunti correttamente, anche la morfina e i suoi derivati possono contribuire a migliorare la qualità della vita senza alterare lo stato di coscienza. Infatti, sono antidolorifici raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Stanno poi diffondendosi sempre più negli ospedali i centri di terapia del dolore in cui si cerca di alleviare le sofferenze dei pazienti.

Se il dolore è lieve si può assumere un analgesico comune. È importante assumere l'antidolorifico prima che il dolore aumenti o diventi insopportabile.

I farmaci antidolorifici sono necessari per trattare molti dolori somatici acuti e cronici, per esempio il mal di testa, i dolori reumatici, il mal di schiena, i dolori mestruali. Per trattare questi dolori possono quindi essere utilizzati: paracetamolo, antinfiammatori, oppioidi e adiuvanti. Il paracetamolo e gli antinfiammatori sono utilizzati nei dolori acuti o cronici di lieve o moderata intensità. Possono essere assunti anche senza prescrizione medica. Quando invece il dolore è intenso vengono utilizzati, sempre sotto controllo medico, gli oppioidi, ovvero la morfina e tutti i derivati dell'oppio.

Gli antidolorifici più utilizzati sono:
-il paracetamolo, efficace contro dolori, sia acuti che cronici, di intensità lieve-moderata. È utile in caso di febbre, mal di testa e altri dolori comuni. Inoltre può essere assunto per lunghi periodi per controllare il dolore associato all'artrite e altre sindromi dolorose croniche. Il meccanismo alla base dei suoi effetti analgesici e antipiretici non è stato ancora del tutto chiarito, ma si pensa che ad entrare in gioco ci sia l'inibizione degli enzimi cicloossigenasi, che attiva vie che portano alla riduzione del dolore. Il paracetamolo non sembra invece in grado di ridurre l'infiammazione.
- gli antinfiammatori, efficaci contro dolori, sia acuti che cronici, di intensità lieve-moderata. Comunemente noti come Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei), sono utili in caso di febbre e di gonfiori (come quelli associati all'artrite). Includono l'acido acetilsalicilico, l'ibuprofene, il naprossene, il celecoxib, l'etoricoxib, la nimesulide e diversi altri principi attivi. La caratteristica che li accomuna è la capacità di inibire uno o più passaggi del metabolismo dell'acido arachidonico, molecola da cui derivano le prostaglandine, importanti mediatori dell'infiammazione coinvolti anche nel controllo della temperatura corporea. Il loro funzionamento si basa proprio sulla riduzione della sintesi di queste molecole.
- gli analgesici oppioidi (detti anche narcotici), utili in caso di dolore di intensità da grave a moderata che non può essere alleviato con altri antidolorifici. Appartengono a questa classe di farmaci la morfina, il metadone e la codeina, tutte molecole che agiscono legandosi a recettori presenti nel cervello e bloccando così la sensazione di dolore.
Alla famiglia degli antidolorifici appartiene poi anche la flupiritina, una molecola dall'azione analgesica centrale che però non rientra della classe degli oppioidi.
Altri farmaci vengono utilizzati per potenziare l'azione degli antidolorifici o per controllare i loro effetti collaterali. Può quindi succedere che per contrastare il dolore vengano prescritti anche:
- ansiolitici
- anticonvulsivanti, utili nel trattamento del dolore neuropatico
- antidepressivi, ad esempio l'amitriptilina, che a basse dosi può prevenire alcuni tipi di cefalea
- antiepilettici
- antinausea
- cortisonici
- tranquillanti
Infine, anche la cannabis, con il suo principio attivo THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), viene utilizzata per il trattamento del dolore. Il suo impiego è però limitato a casi particolari (ad esempio a malattie gravi come la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica).



A bassi dosaggi paracetamolo e Fans possono essere assunti senza prescrizione medica. Dosi più e elevate possono invece essere prescritte solo da un medico, così come l'uso degli oppioidi. In ogni caso è sempre bene consultare un medico prima di assumere un antidolorifico, la cui assunzione non è esente da effetti collaterali nemmeno a basse dosi.
Le forme farmaceutiche di paracetamolo e Fans disponibili in commercio sono molte. Ne esistono in polvere per preparare sospensioni ad uso orale, granulati da sciogliere direttamente sotto alla lingua, gocce, fiale, compresse, spray, collutori e anche supposte. Gli oppiodi possono invece essere assunti per via orale, rettale, intramuscolare, endovenosa, sottocutanea, spinale o transdermica.

Anche quando vengono assunti per controllare un banale mal di testa gli antidolorifici dovrebbero essere utilizzati con parsimonia, pena effetti avversi indesiderati fra cui è inclusa anche la cronicizzazione del dolore.
Gli effetti collaterali del paracetamolo sono rari. L'assunzione di dosi eccessive e il consumo contemporaneo di alcolici possono però danneggiare il fegato.
I Fans possono invece irritare lo stomaco, arrivando nei casi più gravi a scatenare emorragie gastriche o danni renali. La loro assunzione può inoltre peggiorare i problemi di pressione alta e interferire con i farmaci antipertensivi.
Gli oppioidi possono invece scatenare nausea, vomito, stitichezza e sonnolenza. Inoltre l'assunzione di narcotici è associata al rischio di sviluppare una dipendenza e non dovrebbe essere continuata per più di 3-4 mesi.
Infine, in alcune persone la flupirtina può causare vertigini, stanchezza, nausea, stipsi, diarrea, aumento delle transaminasi epatiche, reazioni cutanee, aumento della sudorazione e disturbi della vista.
Per questo è importante:
- non superare le dosi indicate dal medico o riportate nel foglietto illustrativo
- chiedere al medico se l'antidolorifico che si intende assumere può interferire con altri medicinali già assunti quotidianamente
- non assumere contemporaneamente più antidolorifici diversi.
Inoltre:
- il paracetamolo non deve essere assunto in caso di gravi disturbi renali o epatici e se si consumano più di 3 alcolici al giorno
- i Fans non devono essere assunti in caso di allergia all'aspirina, emorragie gastrointestinali, ulcera peptica, disturbi renali o epatici, malattie cardiache, assunzione di anticoagulanti, disturbi della coagulazione e se si consumano più di 3 alcolici al giorno
- i bambini e gli adolescenti che potrebbero avere l'influenza o la varicella non devono assumere aspirina a causa del rischio di sindrome di Reye.

Negli Stati Uniti l'FDA sta mettendo in guardia la popolazione dai rischi associati all'assunzione di farmaci antinfiammatori e antidolorifici. Alcuni di questi farmaci potrebbero provocare effetti collaterali anche gravi seppur assunti nelle dosi raccomandate.

La preoccupazione riguarda soprattutto quei farmaci antidolorifici e antinfiammatori che possono essere acquistati da chiunque senza ricetta medica. Secondo l'FDA i farmaci antinfiammatori FANS possono aumentare la probabilità di un attacco di cuore o di un ictus e anche causare la morte.

Questi gravi effetti collaterali possono verificarsi già nelle prime settimane di trattamento e il rischio può aumentare con un proseguimento dell'assunzione di tali farmaci. L'FDA sa bene che questi farmaci da banco sono spesso utilizzati per ottenere un sollievo temporaneo da dolori o stati febbrili ma anche per trattare condizioni più complicate, come l'artrite.

Molte persone sono abituate ad assumere questi farmaci anche ogni giorno per trattare i propri problemi di salute e non sono abbastanza coscienti dei relativi effetti collaterali. Ora l'FDA ha dichiarato che esiste il rischio di andare incontro ad un infarto o a un ictus già nelle prime settimane di assunzione di questi medicinali.

Il riferimento all'aumento del rischio di infarto come effetto collaterale riguarda in particolare l'utilizzo di farmaci FANS, cioè di antinfiammatori non steroidei. Già da anni l'FDA aveva messo in guardia la popolazione dai rischi di infarto e ictus legati a questi medicinali, ma ora la soglia di pericolo viene innalzata.

Per giungere a questa raccomandazione l'FDA ha analizzato numerosi studi in proposito. Il rischio di infarto e di ictus in base a questi studi aumenta dal 10% al 50% a seconda dei medicinali assunti e delle loro quantità. L'avvertenza coinvolge soprattutto i farmaci a base di ibuprofene e naproxene.

I farmaci FANS vengono spesso prescritti per il trattamento di disturbi come artrite, artrite reumatoide, gotta ed altre condizioni reumatologiche, ma anche in caso di dolori più comuni come mal di testa, mal di denti, dolori muscolari, crampi mestruali e tendiniti. L'FDA aveva già aggiornato le confezioni di questi medicinali nel 2005 per mettere in guardia da un maggior rischio di ictus e di infarto ed ora le raccomandazioni negli Usa diventeranno ancora più severe.

Per quanto riguarda l'Europa, l'Agenzia Europea del Farmaco di recente ha provveduto a modificare il bugiardino dell'ibuprofene per avvertire i pazienti dei rischi ed effetti collaterali per l'apparato cardiocircolatorio.

Gli antidolorifici prescritti sono potenti farmaci che interferiscono con la trasmissione di segnali al sistema nervoso, che percepiamo sotto forma di dolore. La maggior parte di essi stimola anche alcune parti del cervello associate al piacere. In tal modo, oltre a fermare il dolore, producono uno stato di esaltazione.

Gli antidolorifici prescritti più potenti sono denominati oppioidi, composti simili all’oppio. Sono prodotti al fine di reagire sul sistema nervoso allo stesso modo delle droghe derivate dal papavero da oppio, come l’eroina. Gli antidolorifici oppioidi più comunemente abusati comprendono ossicodone, hydrocodone, meperidine, hydromorphone e propoxyphene.

L’ossicodone presenta il maggior potenziale di abuso ed i maggiori pericoli. È tanto potente quanto l’eroina e colpisce il sistema nervoso nello stesso modo. L’ossicodone viene venduto sotto diverse marche commerciali come Percodan, Endodan, Roxiprin, Percocet, Endocet, Roxicet e OxyContin. Viene fornito sotto forma di pastiglie.

L’hydrocodone è utilizzato in abbinamento ad altre sostanze chimiche ed è disponibile come antidolorifico prescritto venduto in forma di pastiglie, capsule e sciroppo. Alcune marche sono Anexsia, Dicodid, Hycodan, Hycomine, Lorcet, Lortab, Norco, Tussionex e Vicodin. La vendita e la produzione di questo farmaco è aumentata notevolmente negli ultimi anni, così come il suo uso illecito.

La Meperidina (nome commerciale: Demerol) e l’hydromorphone (Dilaudid) vengono venduti sotto forma di pastiglie ed il propoxyphene (Darvon) in capsule, ma tutti e tre sono noti per venire sbriciolati ed iniettati, sniffati o fumati. Il Darvon, bandito nel Regno Unito dal 2005, è tra le prime dieci droghe ritenute causa di morte negli Stati Uniti. Il Dilaudid, considerato otto volte più potente della morfina, viene spesso chiamato nelle strade “eroina da supermercato”.


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