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giovedì 9 marzo 2017

CANNE E ADOLESCENTI



La marijuana è stata associata ed effetti benefici fin dalla notte dei tempi usata come farmaco  in alcune terapie.

Purtroppo si tende a minimizzare i rischi sanitari del consumo di cannabis confrontandoli con quelli del fumo di sigaretta o del consumo di alcool. Fortunatamente l’opinione pubblica è stata in parte sensibilizzata sui danni da alcool e fumo, ma la marijuana non è ancora percepita come un pericolo.

La marijuana è stata usata a scopo medico fin dall’antichità. Anche ai giorni nostri c’è un forte interesse per valutare l’efficacia del farmaco a sette punte: molti degli effetti benefici devono essere ancora studiati, ma alcuni di questi sono stati correlati con il trattamento di dolore, nausea, anoressia, spasticità muscolare, disturbi del sonno.

Il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è uno tra i maggiori principi attivi della Cannabis che appartiene alla famiglia dei fitocannabinoidi. Il THC mima gli effetti degli endocannabinoidi, che costituiscono un complesso sistema di comunicazione interneuronale, il cosiddetto sistema endocannabinoide. Che effetti provoca quest’interferenza in circuiti cerebrali così delicati e suscettibili a modificazioni? Diversi studi hanno correlato le capacità in diversi ambiti cognitivi di consumatori di marijuana rispetto a gruppi di controllo, dimostrandone un decremento della memoria, della velocità di processamento delle informazioni e dell’attenzione. Simili risultati sono emersi da questo studio condotto su adolescenti consumatori di marijuana, con chiaro impoverimento dei risultati all’aumento della quantità di dose consumata. Deficit di memoria di consumatori di questa droga leggera sono riportati da diversi studi, evidenziando inoltre un miglioramento dei risultati in condizioni di astinenza.

È stato dimostrato che l’inizio in età precoce (16 o 17 anni) del consumo di marijuana influisce negativamente su: tempo di reazione ad un compito; QI verbale, fluenza del discorso e memoria verbale; attenzione sostenuta, controllo degli impulsi e capacità di esecuzione di un compito.

Si è risvegliato un forte interesse della ricerca scientifica per studiare gli eventuali effetti dell’uso di marijuana sullo sviluppo di strutture nervose quali la materia grigia e la materia bianca del cervello. È noto infatti che durante lo sviluppo adolescenziale il cervello va incontro ad una serie di importanti cambiamenti (ad esempio si assiste ad una diminuzione del volume della corteccia cerebrale già dal sesto anno di vita, causata da una selezione delle connessioni sinaptiche da mantenere a scapito di quelle più deboli che invece vengono eliminate).

Quindi diventa molto importante capire se e come gli endocannabinoidi contenuti nella marijuana possano interferire con i neuroni (materia grigia) e il normale processo di differenziazione e sviluppo cerebrale. Secondo questo studio adolescenti fumatori di Cannabis hanno il volume di una parte del lobo frontale (corteccia prefrontale orbitale mediale destra) diminuito rispetto al gruppo di controllo non fumatore. Secondo un altro studio si è osservata una diminuzione del volume dell’ippocampo proporzionale al consumo di Cannabis. È da rilevare comunque che diminuzione del volume della corteccia prefrontale orbitale e dell’ippocampo sono stati rilevati anche in consumatori di alcol. Inoltre negli adolescenti consumatori di marijuana sono stati individuati aumenti di volume di parti del cervelletto (verme inferiore posteriore), correlato con diminuite capacità esecutive. Ulteriori risultati sono emersi in altre aree del cervello, facendo concludere che la marijuana può alterare il neurosviluppo in due modi: 1) sviluppo prematuro e/o alterazioni nei percorsi sinaptici o 2) perdita o rimodellamento del tessuto nervoso (materia grigia) associato alla tossicità relativa alla marijuana.

La materia bianca (l’insieme dei collegamenti sinaptici del cervello) gioca un ruolo fondamentale nel collegare le diverse parti dell’encefalo: affinché il suo funzionamento sia corretto è necessario mantenere la sua integrità (adeguato rivestimento mielinico, coerenza e continuità dei tratti di fibre nervose). Ancora più importante è mantenere questa integrità cerebrale nel periodo dell’adolescenza, periodo critico del neurosviluppo in cui si assiste ad un incremento della materia bianca, dovuto ad una maggiore connessione delle strutture cerebrali. Lo studio degli effetti della marijuana sullo sviluppo corretto della materia bianca sono ancora agli inizi ma si sono comunque osservati alcuni aspetti degni di nota: i consumatori adolescenti di marijuana hanno una diminuita integrità della materia bianca correlata con peggiore funzionamento neurocognitivo.

Il fumo di marijuana quando inalato, come d’altronde il fumo di sigaretta, aumenta di almeno cinque volte il valore ematico di carbossiemoglobina (addirittura di un terzo in più rispetto al fumo di sigaretta). Per continuare il paragone con il fumo di sigaretta, la boccata di marijuana ha maggior profondità, maggior volume di fumo inalato e maggior tempo prima di espirare.



Alcuni studi condotti in passato hanno mostrato che il suo consumo può avere costi sociali importanti, perché associato statisticamente a disoccupazione, assenteismo, diminuzione della produttività, nonché a un aumentato tasso di crimini e incarcerazioni.

Alcune ricerche mostrano  che gli adolescenti sono una popolazione particolarmente esposta ai rischi sanitari della cannabis, specialmente per quanto riguarda le funzioni neurocognitive: in questa età infatti, il cervello subisce una serie d'importanti mutamenti, con cui le sostanze d'abuso posso interferire notevolmente. E' stata segnalata infatti una diminuzione dell'intelligenza, della memoria, della capacità di attenzione e della capacità verbale.

Valutazioni con misurazioni standardizzate nella fascia di età 9-12 anni e 17-20 anni, l'evoluzione cognitiva con e senza gli effetti della cannabis anche in coppie di soggetti che condividono il 100 per cento del DNA, nel caso dei gemelli omozigoti, o il 50 per cento del DNA, in media, nel caso dei gemelli eterozigoti.

Gli studi sulle coppie di gemelli consentono di valutare anche gli effetti di altri fattori presenti nel cosiddetto ambiente condiviso, come la famiglia, la scuola, il quartiere di residenza, così come nell'ambiente non condiviso, come la classe scolastica o il gruppo di amici.

L'analisi di Jackson e colleghi ha rilevato che rispetto ai non consumatori di marijuana, i consumatori abituali partecipanti allo studio avevano, nel passaggio dalla preadolescenza all'adolescenza, una diminuzione significativa nelle misure della cosiddetta intelligenza cristallizzata, che riguarda la capacità di utilizzare competenze, conoscenze ed esperienze.

Dall'analisi, però, non è emersa alcuna correlazione di tipo dose-risposta: le dosi consumate e la frequenza del consumo, in altre parole, non risultavano proporzionali all'entità della variazione del quoziente d'intelligenza.

Questi risultati potrebbero far ipotizzare che il consumo di cannabis è in effetti un possibile fattore causale per il declino cognitivo. I dati relativi ai gemelli, tuttavia, vanno in un'altra direzione, poiché il declino cognitivo dei consumatori di marijuana non è risultato significativamente maggiore rispetto a quello dei loro gemelli. Ciò significa che vi siano fattori familiari che predispongono sia al declino cognitivo sia al consumo di marijuana negli adolescenti.



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venerdì 1 gennaio 2016

LA PAURA DELLA COCAINA



“Notte. Lampi contini, flash improvvisi e rivelatori. Se non ci fossero questi fulmini sarei avvolto dalle tenebre. Sotto di me avverto una roccia umida che tuttavia mi tiene ben saldo alla realtà. Senza di essa potrei cadere e chissà dove. Dal basso sento venire verso di me una raffica di vento che tenta di trascinarmi giù. I flash lasciano intravedere, a centinaia di metri di profondità, uno squarcio nell’inferno più profondo e oscuro: una città, con altissimi edifici, discontinui, come collocati in epoche differenti. Riconosco la cima di una gigantesca piramide, un castello cinto da mura, con torri altissime, una cattedrale gotica, ma non riesco a scorgere i confini di questa spaventosa città avvolta nelle tenebre.”
“Ernst, cerca di essere più preciso, se puoi! Cosa stai vedendo? Cosa provi in questo momento?”
“Paura, la sensazione di precipitare. Come se improvvisamente una gelida presa di morte mi spingesse giù. Ho ancora i brividi lungo la schiena ma sto cadendo e intorno a me iniziano a comparire edifici e forme architettoniche che non riconosco, forse risultato di tecnologie ancora ignote. Ho il timore di restare solo, come se non ci fosse nessun altro uomo a parte me… Sono di nuovo avvolto dall’oscurità… Dio mio, forse sono morto… Tuttavia non provo dolore, intorno a me c’è il nulla!”
Dopo un attimo di riposo Ernst si riprese e continuò: “Riesco finalmente a vedere ma ho mani e piedi bloccati. Sono disteso e immobilizzato sul freddo tavolo di una sala operatoria. Ma perché? C’è qualcuno che parla, ma non sono completamente sveglio… Dalle voci sembra che io sia in una stanza ampia e piena di gente. Non riconosco nessuno. Le ombre mi stanno esaminando: sono la cavia di scienziati senza volto che studiano la mia mente e i miei ricordi. ”
“Dove pensi di essere? Chi riconosci tra loro? Ci sono voci familiari?”
“Ho paura di scoprirlo! Ho una strana sensazione: come di trovarmi fuori dal tempo. Le strane figure stanno operando su di me e parlano di noi come se non fossimo come loro.”
“Loro chi? Chi sono? Cosa vogliono?”
“Solo due cose sono certe: non sono di questo mondo e vogliono te. L’ho udito chiaramente!”
“Vogliono me? Cosa possono volere da me i tuoi sogni?”
“Loro non sono sogni… sono reali. Sono stanco, così stanco che non riesco a vedere più nulla.”
“No, Ernst… Chi sono? Cerca di darmi qualche dettaglio in più.”
“Sta tornando il buio… Non c’è più niente…Posso solo sentire la tua voce in lontananza….Portami via, ti prego!”
A seduta terminata, il dottor Freud attese che il paziente si svegliasse, ancora sconvolto dalle allucinazioni indotte dalla cocaina. Ernst era ormai dipendente dal farmaco e, per quanto cercasse di essere preciso nelle sue visioni, non si poteva essere totalmente sicuri che esse avessero un fondamento sensato. Ernst era davvero stato in un luogo al di sopra della nostra coscienza? Esisteva davvero? Era indispensabile superare le barriere della percezione e spingersi oltre, ma questa volta, il dottore doveva farlo personalmente: il povero Ernst stava rischiando troppo. Prese una decisione: doveva tentare di giungere da solo, con l’aiuto del più potente degli allucinogeni, nell’oscuro luogo descritto dall’amico.
Immaginando di acuire al massimo tutti i suoi sensi, Sigmund riuscì a creare, per sé, lo stato ipnotico che aveva portato Ernst a vedere le misteriose creature, assumendo una dose di cocaina al limite del consentito, rischiando la sua stessa salute mentale.  Ciò nonostante era indispensabile che iniziasse a vedere, capire lui stesso. Socchiuse le palpebre per un istante, si rilassò e si lasciò andare… Questa volta era lui stesso il paziente di una “sua” seduta di analisi. E fu proprio così che iniziò il suo sogno: era su un lettino, poco distante da lui, uno psichiatra avvolto dall’oscurità si celava nell’ombra…
“Dottore, lei può arrivare ad interpretare qualunque cosa: come interpreterebbe noi?”
“Nella mia carriera non ho mai incontrato due pazienti che avessero avuto allucinazioni o visioni comuni. Eppure c’è qualcosa di persistente nei miei sogni, in quelli di Ernst e di chiunque altro avesse preso dosi corpose di allucinogeni non comuni. Ma, mi dica, lei si ricorda di Ernst Fleisch?”
“Le domande, questa volta, non le farà lei, dottore!”
“Va bene, ma sono sicuro che tutti voi siate a conoscenza del fatto che entrambi, sotto effetto di cocaina, ci siamo sicuramente spinti oltre il confine del mondo cosciente: e poi, varcata tale soglia, ci siete sempre voi! Siete voi a dover rispondere alle mie domande, a dovermi spiegare… Cosa volete da me?”
“Dottore, lei sa di voler arrivare a noi… Ha sempre intuito che, qualcosa, oltre la sua percezione e oltre quella dei suoi pazienti, le sarebbe sempre sfuggita. Così ha sentito il bisogno di spingersi troppo oltre, ha voluto eccedere, ha perseverato nei suoi esperimenti… Lei ha persino usato come cavia uno dei suoi più cari amici, con il fine ultimo di arrivare qui, a noi! Lei sa, dottor Freud, ma a quale prezzo! I suoi studi hanno aperto troppe porte e così, ora, non ci sarà più protezione, né per voi, né per la nostra stirpe. Noi siamo i custodi di una dimensione senza tempo, siamo vostri guardiani, guide, siamo i vostri dèi, malattia o cura, a seconda dei punti di vista. Se lei non si fermasse, nel tentativo di amplificare la percezione umana in questa direzione, verrebbero a mancare quegli equilibri che lentamente si sono creati tra di noi, verrebbero a mancare le basi di quella convivenza che, faticosamente, abbiamo visto crescere attraverso i secoli.”
“Ma nessuno di noi è mai stato a conoscenza di questa convivenza di cui lei parla! Se siete i nostri dèi, perché vi nascondete a noi? Rivelatevi, affinché tutti possano adorarvi! Perché all’uomo deve essere preclusa tale saggezza?”
“No! Voi non siete pronti! I mortali sono fragili, aggrappati alla vita come foglie d’autunno. La vostra bellezza e la vostra delicata esistenza dipendono dalla capacità di fare tesoro dei vostri errori e di evolvervi per evitare di incappare nuovamente in essi. Se tutti voi sapeste di noi, non riuscireste mai più a crescere. Noi siamo sempre stati qui, al vostro fianco, senza che voi poteste accorgervi della nostra presenza. Siamo sempre stati immobili ad osservare tutti i vostri continui mutamenti, anche i più impercettibili e siamo riusciti, almeno finora, ad intervenire il meno possibile. Io stesso sono arrivato a scontrarmi con i miei simili per difendere il vostro libero arbitrio. Lei non può pensare di cambiare ciò che noi tutti abbiamo costruito per voi!”
“Io sono un uomo di scienza e per me conoscere, capire ed interpretare è sempre stato alla base di ogni mio studio, della mia stessa esistenza. Quello che mi chiede non è nella mia natura.”
“Lei nemmeno immagina quale sia invece la “mia” natura! Cosa ho dovuto fare, nei millenni, per sopprimere i miei istinti e per imparare a sottomettere quello che sono per raggiungere scopi più nobili nella mia esistenza! Le sto chiedendo di essere forte, di esserlo per tutelare tutta la sua specie! “
Ecco che, improvvisamente, al dottore, comparve, pallidamente illuminato dalla luce fioca della luna che filtrava dai vetri della finestra, il suo mentore, Josef Breuer, colui che lo aveva guidato attraverso l’utilizzo del metodo catartico per curare Anna, la loro paziente affetta da isteria. Gli parlò, quella volta, come un padre: “Sigmund, siamo stati i pionieri di una nuova era nella cura dei disturbi mentali, ma ora è giunto il tempo di arrestare questa sfrenata ambizione. Abbiamo creato un metodo per proteggere i nostri pazienti da loro stessi, ma aprendo questa porta, adesso, corriamo il rischio di vanificare ogni cosa. Non tocca a noi decidere le sorti dell’umanità. Ascoltami e, quando sarai di nuovo cosciente, interrompi la sperimentazione con questo allucinogeno. Prosegui per la tua strada dimenticando tutto.”
“Dottor Breuer, lei non può essere qui… è solo la mia immaginazione… ma perché mi sta dicendo questo?”
“Sono io invece, credo che tu possa intuire il perché io sono qui: sono uno di loro adesso… Netzah mi ha implorato di intervenire, affinché tu possa fidarti di loro. Credimi, almeno di me puoi fidarti… Non spetta a te aprire porte che non potranno mai più essere richiuse!”
Stordito e confuso, in preda al panico, il dottore perse conoscenza per qualche minuto. Quando si risvegliò tutto era immutato nella sua casa: era lui ad essere cambiato, per sempre. Nulla sarebbe stato più come prima dopo quella visione, tutte le sue basi, tutte le sue certezze, si erano sgretolate come se fossero state costruite con la sabbia e una folata di vento le avesse spazzate via per sempre.
In ogni caso decise, in quel momento, di farla finita con la sua dipendenza dalla cocaina, iniziava ad avere crisi d’astinenza sempre più frequenti e questa sua malattia iniziò ben presto a costituire una macchia nella sua brillante carriera scientifica. Tutto rischiava di essere condizionato da un suo vizio, dalla sua curiosità smodata.
Inoltre, in quegli anni, un altro ricercatore iniziò sperimentazioni con la cocaina come analgesico oftalmico e l’interesse della comunità scientifica si spostò in quella direzione. Forse per il dottor Freud questo fu una benedizione, forse qualche entità al di sopra delle nostre conoscenze aveva deciso di intervenire per dargli un silente aiuto in questa difficile situazione.
Implicitamente, in quella visione, Sigmund aveva promesso di mantenere un segreto, di controllare la sua natura e di tutelare i suoi simili a discapito della conoscenza della dimensione inconscia. Probabilmente pensò che, se avesse rivelato ciò che sapeva, avrebbe vissuto il resto della sua vita con il tormento di essere stato l’ artefice del lento declino della sua specie e della degradazione di un equilibrio di cui non poteva concepire nemmeno lontanamente l’importanza. 
I suoi studi sulla cocaina si limitarono a quello che descrisse nelle “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina” e la sua stessa sottomissione alla dama bianca rimase una porta che ben presto chiuse per sempre per dedicarsi a studi ben più proficui per l’umanità.
La cocaina restò un oscuro segreto che fu sempre visto come una sorta di droga e di latrice di distruzione, sia fisica che mentale.
Naturalmente gli Anziani decisero, quando venne il momento, di rendere il dottore partecipe della loro nobile grandezza e di ricompensarlo come meritava per rendere immortale la sua opera e per aiutarlo ancora una volta nella più profonda comprensione dei meandri della mente umana.




La Cocaina è una droga stupefacente di tipo naturale, estratta cioè dalla pianta di coca, che cresce principalmente in Sud America, nel Perù, la Bolivia e la Colombia. La cocaina può essere inoltre sintetizzata in laboratorio, dalla sostanza che risponde al nome di ecgonina. A livello farmacologico, la cocaina è considerata un anestetico e vasocostrittore. Esistono naturalmente altri livelli su cui si giudica la sostanza, come quelli a livello del sistema nervoso centrale. La cocaina è in grado di rallentare il recupero della dopamina nel terminale presinaptico una volta che essa è stata rilasciata. La sostanza agisce sulle proteine di trasporto, impedendo il riassorbimento interno della dopamina da parte del neurone. Il risultato è quello di una presenza eccessiva delle quantità di dopamina nelle terminazioni sinaptiche. Lo stesso riassorbimento presinaptico viene bloccato anche per la serotonina e la norepinefrina. Alla fine quello che avviene è un affaticamento sinaptico, che porta varie disfunzioni ed effetti collaterali, soprattutto al sistema nervoso centrale. L’effetto anestetico indotto dalla somministrazione di cocaina, ha decretato il suo uso medico come narcotico durante gli interventi. Tuttavia il suo utilizzo nel campo è molto ridotto, vista la preferenza di molti anestesisti verso la novocaina. Gli effetti della cocaina possono risultare devastanti se l’utilizzo che ne viene fatto risulta improprio e costante. La dipendenza da cocaina è infatti una delle più potenti e pericolose. I fatti di cronaca ci mostrano palesemente il numero di morti causati proprio dalla dipendenza da cocaina, che costringe il tossicodipendente a procurarsene dosi sempre maggiori, con intervalli nell’assunzione sempre più frequenti. La cocaina può essere somministrata per iniezione venosa, inalazione nasale. Si può inoltre masticare la foglia della pianta di coca o fumare. La dipendenza da cocaina rimane in tutti i casi composta da crisi di eguale violenza. Naturalmente la dipendenza da cocaina si manifesta a livello sia fisico che psichico. Essa può provocare stati psicotici, depressione e ansia, paranoia, squilibri emotivi, insonnia, accelerazione del processo arteriosclerotico, infarto, trombosi, dimagrimento, collasso del sistema immunitario, disfunzioni sessuali e impotenza e, purtroppo, altro ancora. Come si vede l’utilizzo della cocaina risulta devastante per il corpo e per la mente. Un eccesso nell’utilizzo di questa droga può portare all’overdose, che si manifesta con spasmi, allucinazioni, convulsioni, tachicardia, paralisi muscolare e su fino all’infarto, l’incapacità respiratoria, il coma e la morte. La dipendenza che questo tipo di droga porta, aggredisce soprattutto la sfera psichica del cocainomane: egli, dopo l’uso, si sente spossato e stanco, e solo una nuova assunzione della sostanza può aiutarlo a ritrovare quell’energia vitale apparentemente perduta. Il legame che si crea allora tra stato di gioia e benessere e sostanza diventa un circolo vizioso pericolosissimo. Il consumatore di coca inoltre, a lungo andare, modifica totalmente la percezione di se e della realtà che gli sta intorno, con una distorsione ed una perdita dell’inibizione, che lo porta a compiere gesti sconsiderati, spesso lontani dal suo abituale comportamento sociale. La china verso comportamenti psicotici diventa sempre più frequenti, mentre le crisi di astinenza impediscono al consumatore abituale qualunque sforzo di volontà che possa aiutarlo ad uscire fuori dal problema e riprendere le “redini“ della sua vita e della sua salute. Iniziano a prevalere nella personalità aspetti quali paranoidi, quali il sospetto, l’irritabilità, fino al vero e proprio delirio paranoide, che si manifesta con crisi di rabbia, paura, ansia, allucinazioni. Il malato si convince di essere spiato, seguito, e reagisce spesso in modo violento. Soprattutto dopo l’assunzione, la sensazione di benessere ed euforia, può portare il consumatore a sfogare questa rabbia e questo senso di ostilità verso il mondo che lo circonda.


La cocaina è in grado di distruggere alcuni elementi del cervello, provocando così danni irreversibili. Inoltre, la consuetudine nello sniffare la sostanza, può provocare un’erosione profonda dei capillari e dei tessuti interni del naso. Uno dei maggiori problemi legati al consumo di cocaina, è anche quello relativo all’impossibilità da parte del consumatore di frenarne l’uso. In molti casi di overdose, i malati non sono stati in grado di accorgersi di aver superato il consumo di una quantità eccessiva. Questa incapacità è naturalmente frutto della sensazione di euforia prodotto dal consumo. Molti ragazzi, sull’onda del benessere effimero, iniziano a consumare dosi eccessive nell’arco magari di una sola serata. L’overdose giunge allora in modo “inaspettato“, a causa della perdita del controllo. Da questo punto di vista possiamo dire che la cocaina è un “demone subdolo”.




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mercoledì 21 ottobre 2015

LA PILLOLA ROSA



Dopo il Viagra, il farmaco che risolve i problemi di erezione, dal 17 ottobre negli Usa sarà possibile acquistare Addyi, che aumenta il desiderio sessuale nelle donne. E’ stato approvato dalla Food and drug administration (Fda), l’agenzia responsabile per dare il via libera alla commercializzazione dei farmaci negli Stati Uniti. Si tratta della prima pillola per dedicata al piacere femminile e sarà commercializzata, su prescrizione. Una decisione accolta con favore anche dal New York Times che l’ha definita come una vittoria della campagna di lobbying. In questi mesi, infatti, gli attivisti avevano accusato la Fda di ignorare i bisogni sessuali delle donne.

Il tanto atteso via libera è arrivato solo dopo diversi anni e la grande campagna mediatica portata avanti dagli attivisti di Even the score, che si sono battuti per il diritto al piacere femminile.

Cindy Whitehead, Ceo della Sprouts Frarmaceuticals, ha precisato che la pillola Addyi batte anche un record importante: è il primo medicinale approvato per trattare l’assenza o il calo del desiderio femminile. Ma attenzione, a differenza del Viagra e delle altre pillole maschili, che risolvono i problemi di erezione, punta a stimolare solamente il piacere. “E’ il più grande cambiamento per la salute sessuale delle donne dalla scoperta della pillola contraccettiva“, ha dichiarato Sally Greenberg, direttore esecutivo di National consumers league.

Per alcuni la pillola rosa sarebbe minimamente efficace e sarebbe stata la pressione delle attiviste a spingere la Fda a cambiare parere, che precedentemente l’aveva già bloccata per ben due volte. Anche se in verità, già a giugno un panel di esperti ne aveva raccomandato l’approvazione (con 18 voti favorevoli e 6 contrari), descrivendo eventuali precauzioni da prendere per limitare rischi e pericoli di abuso.

Il prodotto potrebbe causare, infatti, diversi effetti collaterali come: pressione bassa, svenimenti, nausea e sonnolenza. A margine dell’annuncio del via libera a Addyi, Janet Woodcock della Fda ha spiegato che l’agenzia è impegnata “nel sostenere lo sviluppo di trattamenti sicuri ed efficaci per le disfunzioni sessuali femminili”. Il foglietto illustrativo del “viagra rosa” avverte che il farmaco non deve essere usato insieme all’alcool, per il rischio di pressione bassa e perdita di conoscenza, né dev’essere assunto con altre medicine e da pazienti con problemi al fegato. Inoltre la pillola del desiderio può essere prescritta solamente da medici e farmacisti che abbiano superato un test sul medicinale. La Fda ha specificato che il medicinale è per le donne in cui il calo o la mancanza di libido causa stress o difficoltà interpersonali. Inoltre l’agenzia ha aggiunto che la terapia, dopo otto settimane senza miglioramenti, andrebbe interrotta.



“Penso che questo farmaco cambierà anche il dialogo con il proprio medico“, ha detto Lauren Streicher, ginecologa della Northwestern University al New York Times. Sarebbe un effetto simile a quello ottenuto nel 1998 dopo l’approvazione del Viagra. Per Leonore Tiefer, sessuologa della New York University School of Medicine, invece, la pillola rosa “creerà più problemi che benefici”.

In Italia, Paola Ricci Sindoni, presidente dell’associazione di ispirazione cristiana Scienza & Vita ha detto: “Non ci vedo un problema di etica, dentro questo tema. Se il viagra è ritenuto utile o necessario per un uomo, perché non può essere ritenuto utile o necessario anche per una donna?”. Ricci Sindoni, sottolinea sulla pillola rosa: “Non ha alcun effetto contraccettivo, ma semplicemente interviene sulla libido femminile”.

Per evitare, dopo una prima fase di grande attesa, il pericolo di abuso, l’azienda produttrice Sprout ha deciso di non pubblicizzare Addyi su radio e tv per 18 mesi. E le caratteristiche del farmaco saranno prima illustrate, secondo le previsioni della azienda, a oltre 30mila medici – per lo più ginecologi – psichiatri e medici di medicina generale da circa 200 informatori formati. Il prezzo della pillola rosa non è stato ancora stabilito, da quanto emerso, dovrebbe essere pari a quello di un mese di terapia fatta con prodotti contro la disfunzione erettile.

Il foglietto illustrativo del "viagra rosa" ha un boxed warning in cui si avverte che il farmaco non deve essere usato insieme all’alcol, per il rischio di pressione bassa e perdita di conoscenza. Non va usato, inoltre, insieme ad alcune altre medicine e in pazienti con problemi al fegato. La pillola del desiderio può essere prescritta o dispensata solo da medici e farmacisti che abbiano superato un test sul medicinale.

Dopo il via libera in Usa alla pillola per il desiderio femminile, la grande domanda è quante donne finiranno per provare il 'viagra rosa'. Se circa il 10% - secondo alcuni studi - soffre di disordini del desiderio sessuale, la Food and Drug Administration (Fda) specifica che il medicinale è approvato per le donne in cui il calo (o la mancanza) di libido causa stress o difficoltà interpersonali, e non è il risultato di malattie, problemi nella relazione o effetto di altri farmaci.

Inoltre dopo otto settimane senza miglioramenti, la terapia - che fra i possibili effetti collaterali presenta calo di pressione e perdita di conoscenza - andrebbe interrotta. Per Lauren Streicher, ginecologa della Northwestern University, c'è grande interesse per il farmaco da parte delle sue pazienti. «Penso che questo cambierà anche il dialogo con il proprio medico», spingendo le donne a parlare più liberamente dei propri problemi sessuali, spiega l'esperta al 'New York Times', con un effetto simile a quello ottenuto nel '98 dopo l'ok del Viagra per lui.

Ma per Leonore Tiefer, sessuologa della New York University School of Medicine, la pillola «creerà più problemi che» benefici.

La compagnia, ha spiegato il Ceo di Sprout Frarmaceuticals, Cindy Whitehead (che ha acquistato il flibanserin da Boehringer Ingelhaim, dopo il primo no della Fda all'immissione in commercio), si concentrerà sui medici, non sui consumatori.

Circa 200 informatori raggiungeranno 30 mila medici, per lo più ginecologi, ma anche psichiatri e medici di medicina generale, per illustrare le caratteristiche del farmaco. L'esatto prezzo della 'pillola del desiderio' non è stato ancora deciso, ma dovrebbe essere più o meno equivalente a quello di un mese di terapia con i prodotti contro la disfunzione erettile. Il medicinale è approvato per le donne in premenopausa.

E ora la stessa Whithead ha ammesso l'interesse nel capire se il prodotto potrebbe funzionare anche nell'uomo. Ma la priorità di Sprout al momento è ottenere l'ok anche nelle donne in post-menopausa e sui mercati stranieri.







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