venerdì 1 gennaio 2016

LA PAURA DELLA COCAINA



“Notte. Lampi contini, flash improvvisi e rivelatori. Se non ci fossero questi fulmini sarei avvolto dalle tenebre. Sotto di me avverto una roccia umida che tuttavia mi tiene ben saldo alla realtà. Senza di essa potrei cadere e chissà dove. Dal basso sento venire verso di me una raffica di vento che tenta di trascinarmi giù. I flash lasciano intravedere, a centinaia di metri di profondità, uno squarcio nell’inferno più profondo e oscuro: una città, con altissimi edifici, discontinui, come collocati in epoche differenti. Riconosco la cima di una gigantesca piramide, un castello cinto da mura, con torri altissime, una cattedrale gotica, ma non riesco a scorgere i confini di questa spaventosa città avvolta nelle tenebre.”
“Ernst, cerca di essere più preciso, se puoi! Cosa stai vedendo? Cosa provi in questo momento?”
“Paura, la sensazione di precipitare. Come se improvvisamente una gelida presa di morte mi spingesse giù. Ho ancora i brividi lungo la schiena ma sto cadendo e intorno a me iniziano a comparire edifici e forme architettoniche che non riconosco, forse risultato di tecnologie ancora ignote. Ho il timore di restare solo, come se non ci fosse nessun altro uomo a parte me… Sono di nuovo avvolto dall’oscurità… Dio mio, forse sono morto… Tuttavia non provo dolore, intorno a me c’è il nulla!”
Dopo un attimo di riposo Ernst si riprese e continuò: “Riesco finalmente a vedere ma ho mani e piedi bloccati. Sono disteso e immobilizzato sul freddo tavolo di una sala operatoria. Ma perché? C’è qualcuno che parla, ma non sono completamente sveglio… Dalle voci sembra che io sia in una stanza ampia e piena di gente. Non riconosco nessuno. Le ombre mi stanno esaminando: sono la cavia di scienziati senza volto che studiano la mia mente e i miei ricordi. ”
“Dove pensi di essere? Chi riconosci tra loro? Ci sono voci familiari?”
“Ho paura di scoprirlo! Ho una strana sensazione: come di trovarmi fuori dal tempo. Le strane figure stanno operando su di me e parlano di noi come se non fossimo come loro.”
“Loro chi? Chi sono? Cosa vogliono?”
“Solo due cose sono certe: non sono di questo mondo e vogliono te. L’ho udito chiaramente!”
“Vogliono me? Cosa possono volere da me i tuoi sogni?”
“Loro non sono sogni… sono reali. Sono stanco, così stanco che non riesco a vedere più nulla.”
“No, Ernst… Chi sono? Cerca di darmi qualche dettaglio in più.”
“Sta tornando il buio… Non c’è più niente…Posso solo sentire la tua voce in lontananza….Portami via, ti prego!”
A seduta terminata, il dottor Freud attese che il paziente si svegliasse, ancora sconvolto dalle allucinazioni indotte dalla cocaina. Ernst era ormai dipendente dal farmaco e, per quanto cercasse di essere preciso nelle sue visioni, non si poteva essere totalmente sicuri che esse avessero un fondamento sensato. Ernst era davvero stato in un luogo al di sopra della nostra coscienza? Esisteva davvero? Era indispensabile superare le barriere della percezione e spingersi oltre, ma questa volta, il dottore doveva farlo personalmente: il povero Ernst stava rischiando troppo. Prese una decisione: doveva tentare di giungere da solo, con l’aiuto del più potente degli allucinogeni, nell’oscuro luogo descritto dall’amico.
Immaginando di acuire al massimo tutti i suoi sensi, Sigmund riuscì a creare, per sé, lo stato ipnotico che aveva portato Ernst a vedere le misteriose creature, assumendo una dose di cocaina al limite del consentito, rischiando la sua stessa salute mentale.  Ciò nonostante era indispensabile che iniziasse a vedere, capire lui stesso. Socchiuse le palpebre per un istante, si rilassò e si lasciò andare… Questa volta era lui stesso il paziente di una “sua” seduta di analisi. E fu proprio così che iniziò il suo sogno: era su un lettino, poco distante da lui, uno psichiatra avvolto dall’oscurità si celava nell’ombra…
“Dottore, lei può arrivare ad interpretare qualunque cosa: come interpreterebbe noi?”
“Nella mia carriera non ho mai incontrato due pazienti che avessero avuto allucinazioni o visioni comuni. Eppure c’è qualcosa di persistente nei miei sogni, in quelli di Ernst e di chiunque altro avesse preso dosi corpose di allucinogeni non comuni. Ma, mi dica, lei si ricorda di Ernst Fleisch?”
“Le domande, questa volta, non le farà lei, dottore!”
“Va bene, ma sono sicuro che tutti voi siate a conoscenza del fatto che entrambi, sotto effetto di cocaina, ci siamo sicuramente spinti oltre il confine del mondo cosciente: e poi, varcata tale soglia, ci siete sempre voi! Siete voi a dover rispondere alle mie domande, a dovermi spiegare… Cosa volete da me?”
“Dottore, lei sa di voler arrivare a noi… Ha sempre intuito che, qualcosa, oltre la sua percezione e oltre quella dei suoi pazienti, le sarebbe sempre sfuggita. Così ha sentito il bisogno di spingersi troppo oltre, ha voluto eccedere, ha perseverato nei suoi esperimenti… Lei ha persino usato come cavia uno dei suoi più cari amici, con il fine ultimo di arrivare qui, a noi! Lei sa, dottor Freud, ma a quale prezzo! I suoi studi hanno aperto troppe porte e così, ora, non ci sarà più protezione, né per voi, né per la nostra stirpe. Noi siamo i custodi di una dimensione senza tempo, siamo vostri guardiani, guide, siamo i vostri dèi, malattia o cura, a seconda dei punti di vista. Se lei non si fermasse, nel tentativo di amplificare la percezione umana in questa direzione, verrebbero a mancare quegli equilibri che lentamente si sono creati tra di noi, verrebbero a mancare le basi di quella convivenza che, faticosamente, abbiamo visto crescere attraverso i secoli.”
“Ma nessuno di noi è mai stato a conoscenza di questa convivenza di cui lei parla! Se siete i nostri dèi, perché vi nascondete a noi? Rivelatevi, affinché tutti possano adorarvi! Perché all’uomo deve essere preclusa tale saggezza?”
“No! Voi non siete pronti! I mortali sono fragili, aggrappati alla vita come foglie d’autunno. La vostra bellezza e la vostra delicata esistenza dipendono dalla capacità di fare tesoro dei vostri errori e di evolvervi per evitare di incappare nuovamente in essi. Se tutti voi sapeste di noi, non riuscireste mai più a crescere. Noi siamo sempre stati qui, al vostro fianco, senza che voi poteste accorgervi della nostra presenza. Siamo sempre stati immobili ad osservare tutti i vostri continui mutamenti, anche i più impercettibili e siamo riusciti, almeno finora, ad intervenire il meno possibile. Io stesso sono arrivato a scontrarmi con i miei simili per difendere il vostro libero arbitrio. Lei non può pensare di cambiare ciò che noi tutti abbiamo costruito per voi!”
“Io sono un uomo di scienza e per me conoscere, capire ed interpretare è sempre stato alla base di ogni mio studio, della mia stessa esistenza. Quello che mi chiede non è nella mia natura.”
“Lei nemmeno immagina quale sia invece la “mia” natura! Cosa ho dovuto fare, nei millenni, per sopprimere i miei istinti e per imparare a sottomettere quello che sono per raggiungere scopi più nobili nella mia esistenza! Le sto chiedendo di essere forte, di esserlo per tutelare tutta la sua specie! “
Ecco che, improvvisamente, al dottore, comparve, pallidamente illuminato dalla luce fioca della luna che filtrava dai vetri della finestra, il suo mentore, Josef Breuer, colui che lo aveva guidato attraverso l’utilizzo del metodo catartico per curare Anna, la loro paziente affetta da isteria. Gli parlò, quella volta, come un padre: “Sigmund, siamo stati i pionieri di una nuova era nella cura dei disturbi mentali, ma ora è giunto il tempo di arrestare questa sfrenata ambizione. Abbiamo creato un metodo per proteggere i nostri pazienti da loro stessi, ma aprendo questa porta, adesso, corriamo il rischio di vanificare ogni cosa. Non tocca a noi decidere le sorti dell’umanità. Ascoltami e, quando sarai di nuovo cosciente, interrompi la sperimentazione con questo allucinogeno. Prosegui per la tua strada dimenticando tutto.”
“Dottor Breuer, lei non può essere qui… è solo la mia immaginazione… ma perché mi sta dicendo questo?”
“Sono io invece, credo che tu possa intuire il perché io sono qui: sono uno di loro adesso… Netzah mi ha implorato di intervenire, affinché tu possa fidarti di loro. Credimi, almeno di me puoi fidarti… Non spetta a te aprire porte che non potranno mai più essere richiuse!”
Stordito e confuso, in preda al panico, il dottore perse conoscenza per qualche minuto. Quando si risvegliò tutto era immutato nella sua casa: era lui ad essere cambiato, per sempre. Nulla sarebbe stato più come prima dopo quella visione, tutte le sue basi, tutte le sue certezze, si erano sgretolate come se fossero state costruite con la sabbia e una folata di vento le avesse spazzate via per sempre.
In ogni caso decise, in quel momento, di farla finita con la sua dipendenza dalla cocaina, iniziava ad avere crisi d’astinenza sempre più frequenti e questa sua malattia iniziò ben presto a costituire una macchia nella sua brillante carriera scientifica. Tutto rischiava di essere condizionato da un suo vizio, dalla sua curiosità smodata.
Inoltre, in quegli anni, un altro ricercatore iniziò sperimentazioni con la cocaina come analgesico oftalmico e l’interesse della comunità scientifica si spostò in quella direzione. Forse per il dottor Freud questo fu una benedizione, forse qualche entità al di sopra delle nostre conoscenze aveva deciso di intervenire per dargli un silente aiuto in questa difficile situazione.
Implicitamente, in quella visione, Sigmund aveva promesso di mantenere un segreto, di controllare la sua natura e di tutelare i suoi simili a discapito della conoscenza della dimensione inconscia. Probabilmente pensò che, se avesse rivelato ciò che sapeva, avrebbe vissuto il resto della sua vita con il tormento di essere stato l’ artefice del lento declino della sua specie e della degradazione di un equilibrio di cui non poteva concepire nemmeno lontanamente l’importanza. 
I suoi studi sulla cocaina si limitarono a quello che descrisse nelle “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina” e la sua stessa sottomissione alla dama bianca rimase una porta che ben presto chiuse per sempre per dedicarsi a studi ben più proficui per l’umanità.
La cocaina restò un oscuro segreto che fu sempre visto come una sorta di droga e di latrice di distruzione, sia fisica che mentale.
Naturalmente gli Anziani decisero, quando venne il momento, di rendere il dottore partecipe della loro nobile grandezza e di ricompensarlo come meritava per rendere immortale la sua opera e per aiutarlo ancora una volta nella più profonda comprensione dei meandri della mente umana.




La Cocaina è una droga stupefacente di tipo naturale, estratta cioè dalla pianta di coca, che cresce principalmente in Sud America, nel Perù, la Bolivia e la Colombia. La cocaina può essere inoltre sintetizzata in laboratorio, dalla sostanza che risponde al nome di ecgonina. A livello farmacologico, la cocaina è considerata un anestetico e vasocostrittore. Esistono naturalmente altri livelli su cui si giudica la sostanza, come quelli a livello del sistema nervoso centrale. La cocaina è in grado di rallentare il recupero della dopamina nel terminale presinaptico una volta che essa è stata rilasciata. La sostanza agisce sulle proteine di trasporto, impedendo il riassorbimento interno della dopamina da parte del neurone. Il risultato è quello di una presenza eccessiva delle quantità di dopamina nelle terminazioni sinaptiche. Lo stesso riassorbimento presinaptico viene bloccato anche per la serotonina e la norepinefrina. Alla fine quello che avviene è un affaticamento sinaptico, che porta varie disfunzioni ed effetti collaterali, soprattutto al sistema nervoso centrale. L’effetto anestetico indotto dalla somministrazione di cocaina, ha decretato il suo uso medico come narcotico durante gli interventi. Tuttavia il suo utilizzo nel campo è molto ridotto, vista la preferenza di molti anestesisti verso la novocaina. Gli effetti della cocaina possono risultare devastanti se l’utilizzo che ne viene fatto risulta improprio e costante. La dipendenza da cocaina è infatti una delle più potenti e pericolose. I fatti di cronaca ci mostrano palesemente il numero di morti causati proprio dalla dipendenza da cocaina, che costringe il tossicodipendente a procurarsene dosi sempre maggiori, con intervalli nell’assunzione sempre più frequenti. La cocaina può essere somministrata per iniezione venosa, inalazione nasale. Si può inoltre masticare la foglia della pianta di coca o fumare. La dipendenza da cocaina rimane in tutti i casi composta da crisi di eguale violenza. Naturalmente la dipendenza da cocaina si manifesta a livello sia fisico che psichico. Essa può provocare stati psicotici, depressione e ansia, paranoia, squilibri emotivi, insonnia, accelerazione del processo arteriosclerotico, infarto, trombosi, dimagrimento, collasso del sistema immunitario, disfunzioni sessuali e impotenza e, purtroppo, altro ancora. Come si vede l’utilizzo della cocaina risulta devastante per il corpo e per la mente. Un eccesso nell’utilizzo di questa droga può portare all’overdose, che si manifesta con spasmi, allucinazioni, convulsioni, tachicardia, paralisi muscolare e su fino all’infarto, l’incapacità respiratoria, il coma e la morte. La dipendenza che questo tipo di droga porta, aggredisce soprattutto la sfera psichica del cocainomane: egli, dopo l’uso, si sente spossato e stanco, e solo una nuova assunzione della sostanza può aiutarlo a ritrovare quell’energia vitale apparentemente perduta. Il legame che si crea allora tra stato di gioia e benessere e sostanza diventa un circolo vizioso pericolosissimo. Il consumatore di coca inoltre, a lungo andare, modifica totalmente la percezione di se e della realtà che gli sta intorno, con una distorsione ed una perdita dell’inibizione, che lo porta a compiere gesti sconsiderati, spesso lontani dal suo abituale comportamento sociale. La china verso comportamenti psicotici diventa sempre più frequenti, mentre le crisi di astinenza impediscono al consumatore abituale qualunque sforzo di volontà che possa aiutarlo ad uscire fuori dal problema e riprendere le “redini“ della sua vita e della sua salute. Iniziano a prevalere nella personalità aspetti quali paranoidi, quali il sospetto, l’irritabilità, fino al vero e proprio delirio paranoide, che si manifesta con crisi di rabbia, paura, ansia, allucinazioni. Il malato si convince di essere spiato, seguito, e reagisce spesso in modo violento. Soprattutto dopo l’assunzione, la sensazione di benessere ed euforia, può portare il consumatore a sfogare questa rabbia e questo senso di ostilità verso il mondo che lo circonda.


La cocaina è in grado di distruggere alcuni elementi del cervello, provocando così danni irreversibili. Inoltre, la consuetudine nello sniffare la sostanza, può provocare un’erosione profonda dei capillari e dei tessuti interni del naso. Uno dei maggiori problemi legati al consumo di cocaina, è anche quello relativo all’impossibilità da parte del consumatore di frenarne l’uso. In molti casi di overdose, i malati non sono stati in grado di accorgersi di aver superato il consumo di una quantità eccessiva. Questa incapacità è naturalmente frutto della sensazione di euforia prodotto dal consumo. Molti ragazzi, sull’onda del benessere effimero, iniziano a consumare dosi eccessive nell’arco magari di una sola serata. L’overdose giunge allora in modo “inaspettato“, a causa della perdita del controllo. Da questo punto di vista possiamo dire che la cocaina è un “demone subdolo”.




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