domenica 10 gennaio 2016

LA PSICOLOGIA RUSSA



La riflessologia è il nome attribuito ad una Scuola psicologica nata in Russia, che ha una strettissima relazione con la fisiologia. Essenzialmente la riflessologia afferma che i processi psichici sono riducibili a riflessi, cioè a processi puramente fisiologici ed elementari.

La riflessologia nacque e si sviluppò in Russia dal lavoro di Secenov, Bechterev e soprattutto Pavlov, e quindi dalla scuola pavloviana. La sua prima formulazione fu dovuta a Ivan M. Secenov (1829-1905) che suppose che per spiegare i processi più complessi intervenisse l'attività di centri nervosi superiori localizzati nel cervello.

Gli studi di fisiologia dell'epoca si concentravano sull'arco riflesso per spiegare i processi semplici. Sia nei processi complessi che semplici il meccanismo di base era sempre lo stesso: stimolo - centro nervoso - reazione. Secenov distinse un "riflesso spinale" per i meccanismi semplici e un "riflesso cerebrale" per quelli complessi. La psicologia ha il ruolo di studiare l'analisi dei contenuti dell'attività psichica. I contenuti vengono acquisiti durante lo sviluppo ontogenetico e quindi sono legati all'ambiente in cui l'individuo cresce. Ma il meccanismo di interazione con l'ambiente è basato sui riflessi, oggetto di ricerca della fisiologia.

La corrente riflessologica vera e propria parte con Bechterev (1857-1927), il cui intento era di fondare una psicologia oggettiva e sperimentale, priva di riferimenti spiritualistici e introspettivi. L'oggetto di indagine erano i riflessi. La sua concezione riflessologica è generale e unitaria di tutti i fenomeni fisiologici, psicologici e sociali. Nello studio dei rilessi (da lui denominati associativi) aveva privilegiato quelli motori a differenza di Pavlov (attività riflessa vegetativa).

La concezione sistematica più importante delle basi fisiologiche del comportamento fu elaborata da Ivan Pavlov (1849-1936).

Il primo laboratorio di psicologia russo risale al 1886 Bechterev a Kazan.

Dalla fine ‘800 al 1917: la psicologia russa è orientata secondo gli indirizzi europei dell’epoca:

alcuni psicologi (es Celpanov): univano a un’impostazione sperimentale (Wundt) una concezione spiritualistica della psiche;
altri psicologi (Secenov): aderivano alla corrente materialistica che riduceva i processi psichici a processi fisiologici.
Dal 1917 si evidenzia una frattura nella psicologia russa. Vengono riviste le basi della psicologia alla luce delle teorie marxiste e leniniste, e  vi è il tentativo di fondare una scienza che servisse alla soluzione dei problemi della nuova società comunista. Da questo momento in poi, con questi presupposti, la psicologia russa si presentò come un complesso compatto sul piano teorico e applicativo.
 
Alla corrente riflessologica appartengono Secenov, Bechterev, Pavlov e i pavloviani.

La Riflessologia sostiene che i processi psichici sono riducibili a riflessi, processi puramente fisiologici ed elementari. In senso più stretto per “riflessologia” si intende la scuola fondata da Bechterev. Il precursore della corrente riflessologica è Secenov (1829-1905) il padre della fisiologia russa, che si formò in Europa con Helmholtz. Fu costui a conferire la prima formulazione della concezione riflessologica, formulando una teoria materialistica dei processi psichici (derivata dalla cultura tedesca) sostenendo che:

Sia nei processi comportamentali elementari che in quelli più complessi complessi, il meccanismo di base è sempre lo stesso:

l’arco riflesso= stimolo - centro nervoso - reazione

meccanismo semplice e di cui si conoscono le basi fisiologiche.

per i processi comportamentali elementari, quelli automatici, involontari (ritrarre la zampa da uno stimolo doloroso) si ha il “riflesso spinale” (il centro nervoso coinvolto è il midollo spinale)
per i processi comportamentali più complessi, superiori, si ha il “riflesso cerebrale” (il centro nervoso coinvolto è il cervello, centro nervoso superiore).
Se da un lato i processi psichici sono STRUTTURALMENTE riducibili a riflessi, dall’altro è necessario che la psicologia analizzi i contenuti dell’attività psichica.



Ogni contenuto psichico (lingua, ricordi, emozioni) deriva dal rapporto individuo-ambiente, ed è acquisito secondo il meccanismo dei riflessi durante lo sviluppo ontogenetico (oggetto di ricerca della fisiologia).

Vladimir M. Bechterev: (1857-1927) (neuropsichiatra e psicologo) fonda la scuola riflessologica, che si diffonderà in Russia tra il 1910-30.

Il suo obiettivo era quello di fondare una psicologia oggettiva e sperimentale, priva di riferimenti spiritualistici e introspettivi, con oggetto di indagine i riflessi, da lui chiamati “riflessi associativi”.

Fonda la riflessologia come concezione generale unitaria di tutti i fenomeni fisiologici, psicologici e sociali: i riflessi sono alla base di tutta l’attività psichica e di processi anche più complessi come quelli sociali.

Sono privilegiati i riflessi motori (a differenza di Pavlov, che privilegiava l’attività riflessa vegetativa). Lo studio dell’attività motoria durante il comportamento permette una conoscenza più approfondita di questo non solo negli animali, ma anche nell’uomo.

Gli allievi di Bechterev svilupparono la:

“riflessologia genetica” che consiste nello studio dello sviluppo dei riflessi associativi nella prima infanzia.
 
Pavlov elabora la più importante concezione sistematica delle basi fisiologiche del comportamento.

Studia soprattutto i riflessi condizionati e la sua teoria dell’attività nervosa superiore.

Parte dall’osservazione della “secrezione psichica”: fenomeno per cui il cane salivava non solo quando il cibo veniva a diretto contatto dei recettori gustativi, ma anche in sua assenza (quando semplicemente si aspettava questo).

Questa reazione in assenza dello stimolo relativo è denominata riflesso condizionato.

Il comportamento è l’insieme dei processi riflessi che regolano l’interazione individuo-ambiente:

in un primo stadio i processi riflessi sono elementari e “incondizionati”, presentandosi come risposte innate agli stimoli (gli istinti).
in un secondo stadio, proprio degli animali superiori e dell’uomo, i processi sono più complessi e “condizionati”,presentandosi come risposte acquisite.
il condizionamento avviene in questo modo:
a partire da uno stimolo incondizionato (SI) si ha una risposta incondizionata (RI). Se a SI si associa ripetutamente uno stimolo nuovo precedentemente neutro, lo stimolo condizionato (SC), in seguito la sola presenza di SC genera la risposta SI che diventa risposta condizionata RC).

I riflessi condizionati consentono di reagire in modo più adattativo all’ambiente: l’animale oltre alle reazioni riflesse in presenza degli stimoli diretti,  può apprendere a reagire, in modo anticipato, ad altri stimoli che segnalano gli stimoli a cui l’animale dovrebbe reagire successivamente.

Lo stimolo condizionato segnala l’applicazione successiva dello stimolo incondizionato; allora la reazione si produce subito dopo lo stimolo condizionato e prima dello stimolo incondizionato.

Pavlov descrisse una serie di processi fisiologici alla base della formazione dei riflessi condizionati: i processi di eccitazione e inibizione, irradiazione e concentrazione, ecc.

Con questi processi si voleva spiegare cosa accade nella scatola nera interposta tra S e R.

Questi processi erano stati “dedotti” dal comportamento degli animali studiato negli esperimenti sui riflessi condizionati. Per via di questa deduzione e non di una osservazione diretta, il sistema nervoso descritto da Pavlov è stato denominato “sistema nervoso concettuale”.

I processi di acquisizione dei riflessi condizionati sarebbero stati comuni agli animali e all’uomo.

Pavlov aveva però distinto due sistemi di segnalazione (di variazione dell’ambiente per la regolazione del comportamento):

il primo comune agli animali e all’uomo era quello dei riflessi condizionati appena descritti
il secondo, solo per la specie umana, era la capacità di utilizzare come stimoli condizionati gli stimoli verbali.
Il condizionamento interocettivo si basa sull’azione degli stimoli condizionati e/o incondizionati sulle mucose degli organi interni cioè un’esposizione sistematica delle ricerche su questo tema di Bykov è stata alla base delle spiegazioni occidentali deî disturbi psicosomatici su basi psicofisiologiche.

La Rivoluzione ebbe profonda influenza sulla cultura nel nuovo stato socialista. La psicologia cercò una nuova prospettiva teorica e metodologica, e si pose il problema delle proprie applicazioni e finalità nella nuova società.

Esponente principale della scuola storico-culturale è Vygotskij (1896-1934).

Insieme a Leontjev e Lurija fece parte del gruppo di studio di Kornilov, psicologo d’impostazione materialistica che pose subito il problema teorico dei rapporti tra psicologia e marxismo. Le questioni da affrontare erano sia teoriche (rapporti tra psicologia e marxismo, psicologia e scienze naturali, ecc.) sia pratiche (che ruolo doveva avere la psicologia nella società comunista, che compiti doveva svolgere lo psicologo nelle scuole, nelle fabbriche, negli ospedali).

Nodi fondamentali delle teorizzazioni e punti di indagine di questo studioso con lo sviluppo de La teoria storico-culturale sono stati:

il rapporto tra il comportamento degli animali e quello dell’uomo
lo sviluppo delle funzioni psichiche dal bambino all’uomo.

Lo studio evolutivo mostra che vi è una continuità strutturale e funzionale e che vi è una serie di momenti critici che distinguono nettamente i vari comportamenti.
La teoria storico-culturale si fonda su:
teoria del condizionamento storico-sociale dei processi mentali: lo sviluppo di funzioni complesse come il linguaggio e altri processi cognitivi ha come condizione necessaria l’interazione dell’individuo con l’ambiente sociale.
quanto è appreso in tale ambiente viene progressivamente interiorizzato e costituisce le regole, le strategie e i contenuti dell’attività psichica.

Studi vari sul rapporto cultura-sviluppo e capacità mentali (ricerche cross culturali),  hanno messo in luce forti differenze di origine storico-culturale.

I processi fisiologici e comportamentali quali sono i riflessi condizionati:

per gli animali costituiscono l’unità fondamentale di comportamento
per l’uomo sono solo i processi più elementari e rappresentano i processi meno tipici.
Tra gli animali e l’uomo vi è una specie di “salto” nelle modalità di interazione con l’ambiente: l’uomo si avvale in modo caratteristico degli strumenti, sia utensili che simboli (linguaggio regole comportamentali).

L’uso degli strumenti è appreso durante lo sviluppo ontogenetico nel contesto sociale:

nei primi anni di vita il bambino usa i simboli (parole e regole dell’attivîtà comportamentale) in base all’interazione che ha con i propri genitori e con gli adulti nella vita quotidiana e nella scuola;
in seguito egli adotta gli stessi simboli da se stesso, senza lo stimolo esterno di un’altra persona.

Vygotskij elabora una teoria che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento fondamentale che hanno come punto di indagine lo sviluppo e la relazione tra pensiero e linguaggio

Il pensiero e il linguaggio hanno due radici genetiche differenti:

Sia negli animali che nel bambino piccolo vi sono forme più o meno evolute di attività intellettiva (soluzione di problemi, adattamento all’ambiente). Queste attività possono essere indipendenti dal linguaggio.
Il bambino può usare forme primitive di linguaggio senza implicare processi intellettivi o di pensiero, ma per comunicare stati emotivi, richiamare l’attenzione dei genitori, ecc.
Intorno ai due anni circa il pensiero e il linguaggio cominciano ad interagire: il linguaggio diventa strumento di comunicazione alle altre persone della propria attività di pensiero e regolazione del proprio comportamento in base alle strategie e alle regole adottate dal bambino.

Una teoria importante è quella che tiene conto:

distinzione tra funzione comunicativa e funzione regolativa del linguaggio
l’interiorizzazione del linguaggio (della funzione regolativa del linguaggio)
Tale teoria si esplica così:

in un primo stadio, il linguaggio è utilizzato come strumento di comunicazione con altre persone ed è espresso a voce alta e la funzione comunicativa del linguaggio che si sviluppa intorno a 1 anno e mezzo-2 anni;
successivamente il linguaggio viene usato come strumento di regolazione del comportamento cioè la funzione regolativa del linguaggio che si sviluppa intorno ai 4 anni. Tuttavia la funzione regolativa del linguaggio:
fino ai 7 anni viene svolta a voce alta (come si osserva soprattutto quando il bambino dovendo risolvere un problema difficile “ricorda” a se stesso a voce alta le operazioni che deve compiere): tale fase è detta “fase del linguaggio egocentrico”;
solo dopo i 7 anni, tramite un processo graduale, si ha l’interiorizzazione del linguaggio come strumento di regolazione delle proprie azioni.
Il linguaggio interiore è frammentario, abbreviato.
il linguaggio esteriore, quello che usiamo quando parliamo con un’altra persona, è più disteso e completo.
Queste differenze si ripercuotono sul piano grammaticale e sintattico, per cui possiamo studiare la trasposizione dei contenuti di pensiero in specifiche forme linguistiche a seconda delle funzioni che il linguaggio assolve di momento in momento.

Lurija: (1902-1977) Studiò:
processi emotivi e dinamici
(con Vygotskij) lo sviluppo del linguaggio e dei processi cognitivi
ricerche neuropsicologiche:
disturbi dei processi psichici conseguenti a lesioni cerebrali;
basi cerebrali della memoria e del linguaggio.

Evidenza importante, sviluppata in tal senso, è che la stretta relazione tra cervello e ambiente spiega come le lesioni cerebrali producano disturbi differenziati da individuo a individuo a seconda delle loro abitudini, della loro lingua, della loro cultura e altre variabili, (da qui l’importanza allo studio di casi individuali di cerebrolesi).





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