venerdì 22 gennaio 2016

IL PARTO IN ACQUA



L'uso di una vasca di acqua tiepida per il travaglio e il parto è un fenomeno relativamente recente in occidente. Nel 1960 il ricercatore russo Igor' Čarkovskij condusse studi riguardo alla sicurezza e ai benefici del parto in acqua. Nel 1960 l'ostetrico francese Frédérick Leboyer sviluppò la pratica di immergere i neonati nell'acqua calda per aiutarli nel passaggio tra l'utero e il mondo esterno e per attenuare gli effetti di un possibile trauma psicologico legato alla nascita.

I proponenti ritengono che questo metodo porti benefici alla salute e al benessere psicofisico sia della madre che del neonato e che sia un'alternativa sicura alle modalità più consuete del partorire.

Studi internazionali concordano: l’acqua esercita un effetto rilassante sul corpo della donna e aiuta a distrarre la mente dal dolore. “Gli studi ha evidenziato anche una riduzione degli ormoni legati allo stress e un aumento di quelli legati al piacere,” sottolinea la capo ostetrica di un ospedale.

Diminuisce il dolore; può diminuire la prima fase del travaglio, riducendo i tempi per la dilatazione; diminuisce il rischio di lacerazioni al momento del parto perché l’acqua aiuta la distensione dei tessuti; si riduce l’uso dei farmaci; risultano in calo i parti operativi.

E' adatto a tutte le donne purché la gravidanza e il travaglio siano considerati fisiologici, cioè a basso rischio. Per questo si fa una selezione, sulla base dei seguenti criteri:la gravidanza deve essere fisiologica (cioè non a rischio); non deve essere gemellare; deve essere a termine (37-41 settimane); giusta presentazione cefalica del bimbo; i test sierologici (come hiv) devono essere risultati negativi (hiv) per la salvaguardia degli operatori; non ci devono essere infezioni cutanee e febbre; il travaglio deve essere ben avviato.

La donna entra nella vasca, in genere alta 70 centimetri circa, che è colma di acqua calda. E’ libera di muoversi, di stare accovacciata, di alzarsi, di uscire, di rientrare. Insomma, ha piena libertà di movimento, un aspetto considerato fondamentale dai fautori del ‘parto dolce’. La temperatura dell’acqua in travaglio è di 36° C, quando ci si avvicina all’espulsione aumenta a circa 37° C.

Un importante studio britannico, ha messo a confronto 25mila parti in acqua con 25mila parti normali e ha concluso che non ci sono rischi di infezioni. Lo stesso vale per le emorragie e la mortalità del feto. Per quest’ultimo aspetto si raccomanda di tenere la temperatura non oltre i 37° C per periodi di tempo prolungati.
I papà sono anche più partecipi e poi se vogliono possono entrare in acqua. Che questo succeda o meno dipende dall’intimità della coppia. A volte è capitato che la donna non volesse nessuno in acqua con lei, la vasca diventava un po’ come una tana. In generale, comunque il partner è più tranquillo nei parti in acqua perché la donna è più tranquilla e serena. Spesso l’uomo non prova quel senso di impotenza che può sentire invece in un parto dove prevale, alcune volte anche in modo violento, la sofferenza e il dolore della donna.



L'ostetrica o il ginecologo saranno con voi per tutto il parto, controllando sempre il battito cardiaco del bambino e la temperatura dell'acqua. Durante il parto vi sarà chiesto di lasciare la piscina, per diversi motivi: per dei normali controlli; se la piscina diventa molto sporca; se il travaglio è troppo lento. In quest'ultimo caso, se dopo due ore il travaglio non va avanti il medico vi esorterà a lasciare la piscina, per poi ritornare dentro più tardi.

Potete anche lasciare la piscina di vostra spontanea volontà: il fatto che abbiate scelto di partorire in questo modo non vi vieta di cambiare idea o semplicemente non vi forza a dover passare tutto il travaglio in acqua.

Molte mamme si preoccupano che i loro bambini, nel tentativo di respirare, possano ingoiare dell'acqua, ma il riflesso del neonato di respirare non c'è fino a quando non esce fuori dal liquido, quindi niente paura.

I residui nell'acqua potrebbero impressionarvi; questo non è un parto per le mamme e i papà schizzinosi.
In un parto in acqua non si può avere l' epidurale.




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