lunedì 22 febbraio 2010

Una fettina di limone .....

Una fettina di limone
contro la bocca asciutta
La sensazione di secchezza è dovuta a una scarsa produzione di saliva. Per contrastarla, bisogna assumere vitamina C

Hai la bocca sempre secca? La sensazione non è affatto rara: viene avvertita da circa tre persone su dieci. Ma la soluzione, in qualche caso, è semplice: basta mordere una fettina di limone.
Perché si rimane a bocca asciutta? La maggior parte delle volte per una scarsa produzione di saliva, detta xerostomia. Che può essere congenita oppure acquisita.
Perché capita? «Nel 44% dei casi la xerostomia è dovuta a una malattia autoimmune, in forma più o meno blanda, che interessa le ghiandole salivari (la sindrome di Sjogren), mentre per il resto si associa al diabete (3%), all'abuso di alcolici (3%) o di farmaci (11%)», spiega Antonio Quaranta, professore ordinario di otorinolaringologia all'Università di Bari.
Basti pensare che circa 400 medicinali possono ridurre la formazione di saliva: quelli di uso più comune sono gli antipertensivi, i diuretici e gli antidepressivi.
Tra le cause, anche una cattiva igiene dentale. Mentre, nel 21% dei casi, la sensazione di bocca secca è idiopatica, cioè non attribuibile ad alcuna ragione.

Contro la sensazione di secchezza: vitamina C
La soluzione? Una prima risposta consiste nell'assumere vitamina C, quella di cui è ricco il limone e che tra le sue proprietà ha proprio quella di stimolare la salivazione. Stesso risultato con kiwi e ananas, oppure con le compresse di vitamina C.
Se il problema persiste, si curano le cause potenzialmente responsabili con le terapie specifiche e si evitano, se possibile, i farmaci che riducono la formazione della saliva.
«In ogni caso consiglio di sottoporsi periodicamente a un'accurata pulizia dei denti», dice Quaranta. «E ogni sera ci si deve ricordare del filo interdentale e di pulire anche la lingua».
Per stimolare la formazione della saliva è poi utile l'uso di gomma da masticare e di caramelle (preferibilmente senza zucchero per non innescare problemi di carie). Ultimo consiglio pratico: bere molto mentre si mangia, in modo da facilitare la deglutizione.
Alberto Paleari - OK La salute prima di tutto

COMUNQUE IL MIGLIOR CONSIGLIO E' QUELLO DI BERE MOLTA ACQUA DURANTE TUTTA LA GIORNATA ............ OK



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mercoledì 17 febbraio 2010

Palestra o dieta? Olio di gomito






Palestra o dieta? Olio di gomito: i lavori domestici aiutano a bruciare le calorie. Dati di dispendio energetico delle attività di casa, che si contraddistinguono per medio-bassa intensità e medio-lunga durata, indicano che insieme agli zuccheri si consumeranno anche i grassi in eccesso (GUARDA la classifica dei mestieri per dispendio calorico).

Chi lava pavimento o biancheria perde peso
Per rifare i letti in mezz'ora, per esempio, si consumano circa 70 chilocalorie (è l'unità di misura utilizzata in biologia e scienze della nutrizione). Idem per il bucato. Ma se si lavano a fondo i pavimenti si arriva a bruciarne, nello stesso arco di tempo, oltre 130.
«Considerato che un grammo di grasso equivale a circa nove chilocalorie, in mezz'ora di lavoretti si bruciano più o meno dieci grammi di grassi», spiega Alberto enrico Minetti, professore di fisiologia presso il dipartimento di fisiologia umana della facoltà di medicina dell'Università Statale di Milano.
Lo sforzo maggiore lo si fa se si decide di spostare i mobili (210 chilocalorie in mezz'ora), mentre per portare a casa la spesa (500 metri a piedi con due sacchetti di dieci chili) senza prendere l'ascensore per due piani di scale, sono richieste 30 chilocalorie, grosso modo le stesse che si consumano correndo per tre minuti alla velocità di nove chilometri all'ora.

Schiena dritta e si scansano i dolori
Le faccende domestiche protratte e ripetute nel tempo possono, come molte altre attività fisiche, portare inconvenienti al sistema muscolo-scheletrico. Adottare posture e procedure corrette, come il sollevamento di carichi a gambe piegate e schiena dritta, può aiutare a evitarli.
La tecnologia e l'ergonomia forniscono strumenti di lavoro domestico che sempre più contribuiscono a un uso più sicuro di muscoli e articolazioni. È bene tener presente, però, che più i lavori domestici saranno resi facili dalla tecnologia e dall'ergonomia, meno energia metabolica sarà impiegata, a scapito dell'utilizzo della casa come surrogato della palestra per smaltire i chili di troppo.
Marco Maroni - OK La salute prima di tutto


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La sicurezza dei cibi ......

La sicurezza dei cibi dipende anche da te. Al supermercato, in cucina, in frigo.
Nonostante i controlli operati dagli enti incaricati, è impossibile che negli alimenti il rischio di presenza di agenti o sostanze tossiche sia pari a zero.
Spetta a noi fare in modo che questo rischio non aumenti, imparando a scegliere, consumare, preparare e conservare i cibi. Anche se spesso temiamo di più le sostanze chimiche aggiunte, come gli additivi alimentari, o di cui possono essere presenti dei residui, come i pesticidi, il vero pericolo in ciò che mangiamo è rappresentato dalle contaminazioni dei microbi.
• Al momento dell'acquisto di un alimento fresco, la pulizia e l'ordine del punto vendita possono darci qualche informazione sul prodotto.
• Se si tratta di un alimento confezionato, invece, dobbiamo ricordarci di verificare sull'etichetta la data di scadenza, oltre alla composizione.
• Nel trasporto verso casa di alimenti refrigerati o surgelati, facciamo attenzione a che non si riscaldino.
• Frutta e verdura vanno lavate con attenzione, mentre la pulizia delle mani e del piano di lavoro deve essere sempre accurata, prima di manipolare qualsiasi cibo.
• Dovremmo inoltre evitare il contatto tra alimenti diversi, specialmente tra quelli crudi e quelli cotti.
• Una volta cotti, inoltre, i cibi non dovrebbero stare troppo tempo a temperatura ambiente: o si consumano subito, oppure vanno messi in frigo entro una-due ore dalla cottura.
• Infine, se dobbiamo far scongelare qualcosa, è meglio se lo facciamo in frigo (con il dovuto anticipo) o al microonde, ma non a temperatura ambiente.
Fonte: sapermangiare.






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Grazie della visita e un saluto a tutti.

La frutta .....

La frutta
si mangia
soprattutto
a fine pasto

Non è vero che mele o pere dopo pranzo o cena facciano male. Anzi!






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giovedì 4 febbraio 2010

I 10 pericolosi miti alimentari da sfatare ......

I 10 pericolosi 

miti alimentari da sfatare








Facciamo chiarezza sulle leggende 

metropolitane con l'esperto in nutrizione


Spesso i nostri comportamenti alimentari sono dettati più da delle convinzioni acquisite che non dalla logica o da evidenze scientifiche. Ci ritroviamo così a seguire diete alimentari o metodi per mantenersi in forma privi di fondamento e, in molti casi, pericolosi per la salute.
Che fare? Iniziare con il chiarirsi le idee e poi, magari, discuterne con il proprio medico. L'importante, come sempre, è evitare il fai da te o dar retta all'improvvisato esperto di turno o al "sentito dire".

Poiché anche noi avevamo dei dubbi al riguardo di certe voci circolanti in materia di alimenti e diete, ci siamo rivolti all'esperto in nutrizione, il prof. Fabio Galvano, Nutrizionista e Docente di Scienze Dietetiche Applicate presso l'Università di Catania.

Prof. Galvano, ci sono molti miti e leggende su alimenti e diete. Potrebbe illustrarcene alcuni in modo da fare un po' di chiarezza?
«Sì, potremmo riassumerne 10, che sono anche i più comuni e diffusi».

1. LO ZUCCHERO DI CANNA È PIU’ DIETETICO DELLO ZUCCHERO BIANCO
«Da un punto di vista chimico e nutrizionale sono esattamente la stessa cosa: saccarosio. Quindi apportano le stesse calorie: 4 kcal/g. L’unica differenza è che il primo è ottenuto dalla canna da zucchero, il secondo dalla barbabietola ed essendo più raffinato assume il colore bianco brillante».

2. LE MACCHIE BIANCHE SULLE UNGHIE INDICANO UNA CARENZA DI CALCIO
«Le unghie non sono fatte di calcio ma di cheratina. Le macchie bianche sono dovute a difetti di fusione tra gli strati di cheratina».
3. L’ANANAS BRUCIA I GRASSI COPRPOREI
«E’ una leggenda metropolitana che probabilmente nasce dal fatto che l’ananas contiene la bromelina, una molecola che possiede una blanda azione antiedematosa. Peraltro la bromelina non è presente nel frutto ma nel gambo della pianta…».

4. SAUNA E MASSAGGI AIUTANO A DIMAGRIRE
«Entrambi i trattamenti rimuovono soltanto liquidi che vengono rapidamente ripristinati. Quindi fanno perdere, temporaneamente, peso ma non fanno dimagrire, in quanto dimagrire vuol dire eliminare grasso corporeo».

5. LA FRUTTA DEVE ESSERE ASSUNTA LONTANO DAI PASTI PERCHÉ FERMENTA NELLO STOMACO
«Innanzitutto nello stomaco non avvengono fermentazioni, possono semmai avvenire nell’intestino. La frutta, almeno 2-3 porzioni al giorno, può essere assunta sia alla fine del pasto, quando esplica al meglio le sue funzioni, sia tra i pasti principali come spuntino spezza fame. Se alla fine del pasto causa sensazione di pesantezza probabilmente è perché il pasto è stato troppo abbondante e non abbiamo lasciato spazio per la frutta.

6. MEGLIO MANGIARE GRISSINI O CRACKERS AL POSTO DEL PANE
«Grissini (431 kcal/100g) e cracker (428 kcal/100g) sono, a parità di peso, più calorici del pane (275 kcal/100g), in quanto contengono grassi aggiunti e una minore quantità di acqua. Quindi se proprio vogliamo sostituirli al pane ne dobbiamo mangiare meno».

7. LE INTOLLERANZE ALIMENTARI FANNO INGRASSARE
«Non vi è nessuna relazione tra intolleranze alimentari e sovrappeso. Le intolleranze alimentari clinicamente testabili sono poche, tra queste ricordiamo l’intolleranza a lattosio, fruttosio, glutine (celiachia)e fave (favismo). Tuttavia molti soggetti in sovrappeso vengono indotti da professionisti, farmacie e laboratori di analisi a sottoporsi ad uno dei tanti, costosi e clinicamente non validati, test di intolleranza alimentare, alcuni dei quali ricordano pratiche magiche e stregonerie. Nella stragrande maggioranza dei casi viene riportata una intolleranza a cereali, lieviti e latticini. Eliminando pane, pasta, dolci e formaggi il soggetto incauto ovviamente dimagrisce, ma solo perché riduce drasticamente le calorie ingerite e non certo per aver eliminato le presunte cause dell’intolleranza».

8. LE ACQUE RICCHE DI CALCIO CAUSANO I CALCOLI RENALI
«Piuttosto il calcio può prevenire i calcoli formati da ossalato di calcio, giacché legandosi all’acido ossalico nell’intestino ne previene l’assorbimento. Infatti, se gli ossalati di calcio si formano nell’intestino non è un problema, lo diventa semmai quando si formano nel rene. In caso di predisposizione individuale è invece corretto:
 a) limitare alimenti ricchi di ossalati quali spinaci, biete e frutta secca;
 b) evitare integrazioni non controllate di vitamina C;
 c) bere anche fino a 3 litri al giorno di acqua».

9. LA VITAMINA C CURA IL RAFFREDDORE
«Non vi è nessuna evidenza scientifica che la vitamina C possa prevenire o curare il raffreddore».

10. BERE BIRRA FA AUMENTARE LA MONTATA LATTEA
«Falso e pericoloso: l’alcol passa nel latte e viene assunto dal neonato».

(Luigi Mondo & Stefania Del Principe con la collaborazione del prof. Fabio Galvano)

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lunedì 1 febbraio 2010

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Vuoi dimagrire? Vai di samba ........





Vuoi dimagrire?
 Vai di samba
Il ballo latinoamericano fa bruciare
 calorie quanto gli esercizi in palestra. 
Ed è più divertente

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Volete dimagrire? Scatenatevi con il samba. Meglio se con costanza, durante l'anno, ai corsi: potrete perdere qualche chilo e tonificare la muscolatura.
In un'ora di ballo latinoamericano brucerete calorie quanto in una sessione intensa in palestra. Ma vi divertirete molto di più. Altro che monotonia delle corse sul tapis roulant e delle pedalate sulla cyclette. Qui si salva la linea a ritmo di País Tropical, Filho maravilha e Mas que nada!

Si rassodano fianchi e gambe
«Impegnarsi nel samba comporta un coinvolgimento del metabolismo aerobico di media entità ma progressivamente crescente», spiega il medico dello sport Marcello Faina, direttore dell'Istituto di scienza dello sport del Coni. «Perciò è ideale per bruciare i grassi».
È il veloce ondeggiamento dei fianchi a caratterizzare il samba, storicamente legato al Carnevale di Rio de Janeiro. Le competizioni nelle gare olimpiche, poi, prevedono l'esecuzione di molte figure in coppia, anche se una variante famosa è quella ballata individualmente. E anche nelle scuole è così: ci si può allenare da soli o in due.
Mentre si smaltiscono le calorie in pista, rassodano glutei, gambe, girovita e addominali. Zone critiche per lei, ma a volte anche per gli uomini, che con il samba butteranno giù la pancetta.

Perdono chili anche i dilettanti
«Anche chi non ha mai saputo muovere quattro passi a ritmo di musica può iscriversi a un corso e ottenere buoni risultati», continua Faina.
In alcuni casi è necessario usare qualche precauzione. «Soprattutto se praticato ad alti livelli, il samba (e il ballo in generale) sottopone il cuore a un impegno elevato», avverte il medico dello sport. «I cardiopatici, quindi, dovrebbero sottoporsi ad accertamenti clinici prima di lanciarsi nelle danze. Alcune cautele vanno adottate anche da chi soffre di patologie osteoarticolari, come l'ernia del disco».
Due gli ammonimenti validi per tutti: l'allenamento dev'essere graduale e in progressione e, se si vuole ottenere un effetto sulla bilancia, costante.
Durante la lezione bisogna bere molto in modo da reintegrare i liquidi persi con la sudorazione.

Francesca Gambarini

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Più salute orale .....




Più salute orale, meno malattie cardiovascolari

scritto da: Francesco D'Aiuto



Post di Francesco D’Aiuto, ricercatore in odontoiatria
all’Ucl Eastman Dental Institute di Londra.

Salute orale e salute sistemica sono un argomento che mi appassiona ogni anno di più. Dopo dieci anni di ricerca siamo ancora incapaci di capire esattamente come le evidenze scientifiche possano essere combinate come un grande puzzle.

Negli ultimi 15-20 anni il concetto di rischio cardiovascolare è cambiato nella pratica clinica. I tradizionali fattori di rischio cardiovascolare (fumo di sigaretta, età, sesso maschile, obesità, diabete e ipertensione), pur essendo fondamentali nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari, non si riscontrano in una percentuale pari al 10-15% di individui con eventi vascolari. Questo ha spinto la ricerca di altri possibili fattori di rischio per malattie cardiovascolari.

Le nozioni attuali di malattie cardiovascolari sono cambiate nel momento in cui la comunità scientifica ha capito che il processo di aterosclerosi non è un semplice disturbo da accumulo lipidico nella parete dei vasi sanguigni. Ogni fase della malattia aterosclerotica (dalla lesione intimale iniziale fino alla rottura della placca e conseguente trombo-ischemia) infatti è oggi considerata un processo infiammatorio vascolare. I fattori scatenanti questo processo infiammatorio sono tuttavia ancora sconosciuti.


L’ipotesi che agenti infettivi possano essere coinvolti nel processo aterosclerotico non è nuova. Già nei primi del Novecento, medici avevano ipotizzato che una infezione delle parete vascolare potesse iniziare il processo di infiammatorio dell’aterogenesi. A conferma di ciò, una serie di studi epidemiologici hanno dimostrato una associazione fra la diagnosi di infezioni locali (come la parodontite) o sistemiche (come da Clamidia pneumoniae o Citomegalovirus) con un aumento (20%) del rischio futuro di malattie cardiovascolari (infarto miocardico e ictus).

Negli ultimi cinque anni però la comunità medica di ricercatori ha mostrato sempre meno interesse nel continuare gli studi sull’ipotesi infettiva della aterosclerosi. Questo perché è stata dimostrata la non efficacia clinica di terapie antibiotiche nella prevenzione secondaria di eventi cardiovascolari in larga scala.

Nonostante tutto le evidenze precliniche su modelli animali dimostrano come l’infezione prodotta da batteri parodontopatogeni come il Porphyromonas Gingivalis si associa ad una accelerata e più severa aterogenesi. In aggiunta studi clinici suggeriscono che l’infezione parodontale non è localizzata al cavo orale ma produce un importante coinvolgimento sistemico. Infatti una recente metanalisi della letteratura ha dimostrato che la diagnosi di parodontite si associa con uno stato di moderata infiammazione sistemica determinata da elevati livelli sierici di CRP e a uno stato di disfuzione endoteliale. Quest’ultima rappresenta una alterazione della normale omeostasi delle cellule endoteliali responsabili di una corretta funzione vascolare (dilatazione, contrazione).

Sulla base di queste evidenze, il nostro gruppo di ricerca ha portato avanti l’ipotesi che le forme gravi e generalizzate di parodontite in soggetti geneticamente predisposti potrebbe rappresentare un nuovo fattore di rischio cardiovascolare. In una serie di studi randomizzati clinici abbiamo dimostrato come il trattamento parodontale, oltre a indurre un miglioramento dei parametri clinici parodontali, si associa anche a una riduzione dei livelli sierici di markers infiammatori e di attivazione endoteliale e anche un miglioramento della funzione vascolare.

Tuttavia gli esatti meccanismi patogenetici alla base di questa associazione sono ancora sconosciuti. Sia l’azione patogena dei batteri e delle loro tossine provenienti dai tessuti parodontali, che la risposta infiammatoria-immunitaria sistemica sono implicate nella relazione parodontite-salute sistemica.

In conclusione le evidenze della ricerca clinica e di base dimostrano come la parodontite possiede tutte le caratteristiche di un fattore di rischio cardiovascolare modificabile. Tuttavia maggiori ricerche sono necessarie per dimostrare come il mantenimento di uno stato di salute parodontale si associa a una riduzione di eventi cardiovascolari nella popolazione.

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