lunedì 11 gennaio 2016

CORPI ESTRANEI



Il rito dell' intervento chirurgico sembra una perfetta rappresentazione dell' efficienza. Eppure, neanche tanto di rado, la cronaca sembra smentire quest' impressione: i casi di pinze, garze dimenticate e altri incidenti vari occupano sempre piu' spesso le pagine dei giornali. Ma come e' possibile che accada? E perche' questo aumento negli ultimi anni? Chirurghi piu' distratti? O piu' stanchi? "Credo che, in realta' , l' aumento sia solo apparente" risponde un chirurgo. "E sia semplicemente dovuto alla maggiore eco che i mezzi di informazione danno a questi incidenti, rispetto al passato". Ma per quali ragioni questi incidenti si possono verificare? Quali sono, e perche' qualche volta non funzionano, i procedimenti adottati per evitare, per esempio, gli smarrimenti di garze e ferri nel corpo dei pazienti? "Nel corso degli anni si sono sviluppati, e sono stati adottati, diversi sistemi per evitare questi problemi", precisa l' esperto. "Innanzitutto la conta iniziale e finale della garze e dei ferri. Prima che inizi l' intervento, infatti, la ferrista ordina sul tavolo in una disposizione ben precisa tutti gli strumento e le garze, e li conta. Al termine dell' intervento, prima che il malato venga avviato alla sua stanza viene effettuata la conta di controllo: ferri e garze devono essere in numero identico a quelli di partenza. Se ne manca uno, prima lo si cerca dappertutto, e , se proprio non lo si trova, ... lo si cerca nella pancia del paziente, con una radiografia". "Infatti" continua il chirurgo, "non solo i ferri, ma anche le garze oggi sono visibili con una radiografia perche' sono dotate di un sottile filo metallico radio opaco". "Inoltre, proprio per limitare distrazioni nell' uso degli strumenti, durante l' intervento, ogni volta che il chirurgo utilizza un ferro, richiama l' attenzione dell' equipe".  "Ma queste sono solo le principali procedure", continua il chirurgo. "Quasi tutti i principali ospedali nel mondo ne adottano di aggiuntive e particolari". Ma allora, com' e' possibile che qualcuno si trovi una "pinza nella pancia"? "E possibile intanto che le procedure di controllo non siano eseguite correttamente, e poi e' possibile anche la fatalita' , la percentuale di errore umano inevitabile in qualsiasi lavoro". Quali possono essere le conseguenze di un ferro o di una garza dimenticati? Il pericolo maggiore e' la perforazione di un organo o altri tipi di lesioni interne. Talvolta pero' lo strumento sta immobile per molto tempo, senza dare problemi, e viene scoperto casualmente grazie a una radiografia fatta per altri motivi. Le garze possono venire incapsulate (specie se sono piccole) dal sistema immunitario, che crea intorno ad esse una reazione fibrosa, all'interno della quale possono anche restare per lungo tempo. Se invece la reazione fibrosa non si verifica, possono muoversi e dare problemi di vario tipo (per esempio un'occlusione intestinale), oppure, se non sono sterili, causare un' infezione.



Scambio di farmaci, garze e strumenti rimasti dentro l’addome, confusione tra cartelle cliniche, ecco la lista degli errori medici più comuni.
Sarebbero 400, in media 13 al mese, le vittime degli errori medici nel corso degli ultimi quattro anni. Questi in estrema sintesi sono i risultati di un’inchiesta della Commissione Parlamentare del Ministero della Sanità. La metà di questi errori si sono verificati in Calabria e Sicilia, ma in realtà le vittime sono ancora di più, vengono infatti alla luce quelli che causano danni seri, gli altri quelli che creano semplici disagi rimangono insabbiati. Lo sbaglio medico è infatti un fenomeno sottostimato: alcuni errori sono imputabili direttamente ai camici bianchi altri a inefficienze organizzative, ma è difficile quantificare un numero preciso perché in Italia non esiste un registro degli errori medici. Gli errori più frequenti? Operato al rene sano, ingessato al braccio sbagliato, amputata la gamba non malata, garze e strumenti dimenticate nel corpo del paziente durante l’intervento, mancato riconoscimenti di fratture, inserimento di protesi troppo corte, diagnosi errata o tardiva in oncologia, errore di prescrizione, esami diagnostici non eseguiti e così via.

Cosa si intende per errore medico? Deve essere inteso come un intervento mancato oppure inappropriato che comporta per il malato lesioni serie, danni irreparabili o fatali. In entrambi i casi perché si possa parlare di errore, l’evento avverso che ne consegue deve essere necessariamente evitabile. Ci sono poi casi di errori percepiti come tali, ma che in realtà non possono rientrare in questa categoria: nonostante tutte le precauzioni infatti intervengono eventi avversi indipendenti dall’atto medico o dalla struttura. Va però detto che il rischio di errore medico non potrà mai essere azzerato, certi sbagli capitano in determinati contesti perché non sono stati presi i provvedimenti necessari per contenere i rischi in ambito sanitario. «Dalle segnalazioni ricevute che presentiamo con l'annuale Rapporto Pit Salute, emerge un aumento della conflittualità tra medici e cittadini», dice Francesca Moccia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva. «Il blocco del turnover, la carenza di personale, i piani di rientro incidono in modo negativo sui livelli di qualità e sicurezza del nostro servizio sanitario. Così mentre aumenta l'aspettativa di qualità e sicurezza del cittadino, lo stesso si scontra quotidianamente con i disservizi e le carenze del sistema. Nonostante gli strumenti a disposizione per prevenire l'errore, dal semplice lavaggio delle mani per evitare le infezioni all'autodenuncia da parte del medico che sbaglia, si continua a non utilizzarli. Constatiamo inoltre che i cittadini, per tutelare i propri diritti in sanità, hanno difficoltà di accesso alla giustizia, perché la stessa ha tempi e costi eccessivi. Per questo scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale».

L’incidenza maggiore di errori medici accadono nella chirurgia addominale e toracica, nelle procedure legate al parto, in cardiochirurgia e neurochirurgia. Non è cosi remoto il caso che una garza intrisa di sangue si mimetizzi con il resto del campo operatorio o che qualche strumento (aghi, bisturi e pinze) sfugga all’occhio del chirurgo, in particolare in determinate situazioni quali: interventi che prevedono la presenza di più équipe mediche, obesità, cambiamento di procedura chirurgica non programmata ma dettata dall’improvvisa necessità. Per contenere questi errori viene raccomandato per esempio di conteggiare più volte aghi, bisturi, garze, prima di iniziare l’intervento, nel corso dell’operazione e prima di chiudere la ferita. Il solo conteggio non basta: una volta che tutto il materiale è ritornato sul tavolo operatorio questo va controllato nella sua integrità. Per evitare di operare la parte del corpo sbagliata è importante contrassegnare la zona con un pennarello indelebile e con simboli che non diano adito a confusione. Il contrassegno deve essere fatto coinvolgendo il malato oppure i suoi familiari. Non devono invece essere contrassegnate altre parti del corpo.

Secondo il rapporto del Tribunale dei diritti del malato gli errori diagnostici e terapeutici, dal 58,9% del 2010, sono saliti al 62,7% del 2011. Le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, ovvero tutti quei comportamenti che, pur non avendo causato un danno, rappresentano procedure incongrue potenzialmente rischiose, rimangono pressocché invariate e sono ancora una percentuale consistente delle segnalazioni in quest'ambito (12,9% del 2010 , 12,1% nel 2011). Le infezioni nosocomiali mantengono sempre la stessa rilevanza con una lievissima flessione dal 6,6% del 2010 al 5,5% del 2011. Nell'analisi delle segnalazioni relative all'anno 2011, si denuncia che in molte strutture ancora non esistono percorsi differenziati per i materiali puliti e per quelli sporchi ed infetti, con gravi rischi di contaminazione e diffusione di germi. Non sono mancate le segnalazioni in merito alla mancanza di accortezze per la prevenzione e la diffusione di infezioni. Queste hanno riguardato il cattivo mancato uso di guanti, di camici di sostituzione delle scarpe, di errata disinfezione di strumenti e delle mani dopo ogni prestazione. C’è ancora poca attenzione nella sterilizzazione dei ferri chirurgici e nel riutilizzo di materiali monouso. Infine il mancato o scorretto uso delle mascherine e la non corretta gestione e conservazione dei farmaci appaiono tutti elementi che contribuiscono a delineare un quadro di rischio avvertito e pertanto segnalato dai cittadini. La possibilità di infezione nosocoamiale è molto alta ed strettamente legato alla stato immunitario del paziente e al tipo di intervento da effettuare, così come alle procedure preventive messe in atto dalla struttura che se ben attuate possono ridurre di molto il rischio di insorgenza. I presunti errori terapeutici sono stati segnalati in una percentuale maggiore di quelli diagnostici, e dal 2010 sono aumentati passando dal 55,3% al 58%.
Le segnalazioni sui presunti errori diagnostici invece sono lievemente diminuite, passando dal 44,7% nel 2010 al 42% nel 2011. Il maggior numero di segnalazioni su presunti errori diagnostici si riscontra nell’area oncologica, con il 26,5%. La seconda area più segnalata resta l’ortopedia, che si attesta ad un 15,3% a seguire l’area della ginecologia ed ostetricia con il 10,2% delle segnalazioni. Per quanto riguarda gli errori terapeutici, l’ortopedia continua ad essere la specialistica con il maggior numero di segnalazioni ( 23,1% ), dato in aumento rispetto all’anno precedente in cui si registrava il 17,6% dei casi. Segue la chirurgia generale, con un 11,3% e la ginecologia ed ostetricia con il 9,9% dei casi.





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