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domenica 20 dicembre 2015

IL PRURITO



Il prurito è un sintomo che può causare un significativo fastidio; se intenso, provoca il riflesso o il desiderio irrefrenabile di grattarsi, che a sua volta predispone ad infiammazioni ed escoriazioni, cui possono sovrapporsi infezioni secondarie dei tessuti lesi.
Esistono numerosi mediatori chimici e diversi meccanismi che concorrono ad indurre, trasmettere e mantenere tale sensazione. L'istamina, ad esempio, è uno dei mediatori più significativi: viene sintetizzata e immagazzinata nei mastociti cutanei ed è liberata in risposta a vari stimoli.
Il prurito può essere scatenato da diversi stimoli: un lieve tocco, una vibrazione o il contatto con fibre di lana. Può inoltre essere localizzato in zone circoscritte o generalizzato.
Molte malattie cutanee primitive causano prurito. Le cause più frequenti comprendono la secchezza della pelle (xerosi), la puntura di un insetto, la dermatite atopica (eczema), la dermatite da contatto (secondaria al contatto con un allergene) e l'orticaria. La pelle può essere pruriginosa anche in caso di lichen simplex cronico, psoriasi, pediculosi, scabbia e infezioni micotiche cutanee (dermatofitosi).
Il prurito può anche essere un sintomo di malattie sistemiche, con o senza manifestazioni cutanee associate. Tra le cause più comuni vi sono reazioni allergiche (a farmaci, alimenti, morsi e punture), colestasi, insufficienza renale ed epatica. Cause sistemiche di prurito meno frequenti comprendono ipertiroidismo, ipotiroidismo, diabete, dermatite erpetiforme, anemia sideropenica, linfoma di Hodgkin e policitemia vera. Durante la gestazione, il prurito può essere dovuto a tre condizioni principali: colestasi gravidica, Herpes gestationis e dermatite polimorfa della gravidanza.
Il prurito può anche essere indotto dall'impiego di certi farmaci, in grado di innescare una reazione allergica o indurre direttamente prurito mediante la liberazione di istamina. A provocare tale sintomo sono più comunemente morfina, aspirina, barbiturici, penicillina, antifungini, agenti chemioterapici e alcuni mezzi di contrasto somministrati per via endovenosa.
Altre cause di prurito sono neuropatiche (connesse a patologie del SNC o del sistema nervoso periferico; es. sclerosi multipla e infezione da Herpes Zoster) e psicogeniche (associate a malattie psichiatriche; es. depressione clinica, ansia e varie forme di psicosi).
Il prurito può essere alleviato da farmaci topici o sistemici, da scegliere in base alla causa. Inoltre, può essere utile limitare la durata e la frequenza dei bagni (da eseguirsi con acqua tiepida e detergenti delicati), evitare potenziali irritanti (es. vestiti stretti o di lana) e utilizzare emollienti/idratanti per ripristinare la funzione barriera della cute.
Dopo la scoperta delle molecole alla base del prurito, è stato ricostruito il circuito nervoso che spinge a grattarsi. La 'centralina' che lo attiva si trova nel midollo spinale e la sua scoperta, pubblicata sulla rivista Science, si deve ai ricercatori coordinati da Steeve Bourane, dell'istituto californiano Salk.

Gli scienziati hanno dimostrato che la sensazione del prurito innescata in modo meccanico, per esempio se una mosca si posa su un braccio, stimola neuroni diversi rispetto a quelli che entrano in funzione dopo una puntura di insetto. Questi ultimi infatti sono messi in azione per via chimica.

''È il primo studio che rivela la presenza di un percorso nervoso specifico per questa particolare sensazione'', spiega uno degli autori, Martyn Goulding. "Il circuito molto probabilmente si è evoluto per rilevare la presenza delle punture degli insetti sulla pelle e la sua 'iperattivazione' provoca un aumento dell'impulso di grattarsi simile a quello delle persone che soffrono di prurito cronico".

Identificato nei topi, il circuito è formato da cellule chiamate neuroni 'intermediari' che trasmettono le informazioni sensoriali della pelle, grazie a una proteina messaggera chiamata Npy. ''In futuro", dice Bourane, "potremmo modificare l'attività di questi neuroni per aiutare le persone che soffrono di prurito cronico''.

Sappiamo che non possiamo resistere, ma non il perché. Decine di studi hanno cercato di svelare il mistero. Secondo i più recenti, lo stimolo a grattarsi deriva da un’area della colonna vertebrale, il tratto spinotalamico, in cui sono presenti neuroni suscettibili alle sostanze pruriginose. Scienziati americani hanno anche identificato una molecola, chiamata Nppb, che fungerebbe da «messaggera» del prurito, inviando il segnale dalla periferia del corpo al cervello attraverso una sala di comando, chiamata corno dorsale. Al di là delle ipotesi, ci sono due certezze. Il prurito, quando non è un fatto transitorio (e in questo caso non deve destare preoccupazione) è un campanello d’allarme che non va mai sottovalutato, perché segnala che qualcosa, nel fisico o nella psiche, non va. Secondo: si tratta di un sintomo molto generico e talvolta difficile da interpretare.



Il prurito può avere tre tipi di cause: dermatologiche, quando il sintomo origina da una malattia che colpisce la pelle, neurogeniche o neuropatiche, cioè dovute a disturbi dei nervi sensoriali periferici, oppure psicogene, ossia legate ai centri del prurito localizzati nel sistema nervoso centrale. «Nel primo caso, il sintomo può essere associato a malattie molto diffuse, come eczemi, dermatiti, psoriasi, orticaria, allergie, o rare, come il lichen planus, che colpisce l’1% della popolazione», spiega Luigi Naldi, dermatologo dell’azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo e presidente del Centro Studi Gised.
«Altre cause frequenti che riguardano la pelle sono: punture di insetti, eritemi solari, infestazioni da parassiti (come scabbia o pediculosi), secchezza della pelle. Quest’ultima è una condizione chiamata xerosi, tipica soprattutto degli anziani e di chi soffre di dermatite atopica, una malattia infiammatoria cronica che compare in genere da bambini. In pratica la pelle vede ridotta la sua funzione di barriera, la concentrazione d’acqua nello strato corneo si riduce e la cute reagisce desquamandosi e screpolandosi. E più la pelle si secca, più prude». Una delle cause più frequenti del prurito di origine neuropatica, invece, è la cosiddetta nevralgia post-erpetica, che segue la fase acuta dell’Herpes Zoster o fuoco di sant’Antonio (una riattivazione del virus della varicella), caratterizzata da dolore e/o prurito intenso. Anche l’artrosi, l’ernia e la sindrome del tunnel carpale, comprimendo e irritando i nervi periferici, possono dare prurito.

La terza tipologia, quella psicogena, comprende principalmente il prurito definito sine materia, cioè senza causa apparente: la pelle risulta integra e sana, gli esami sono in regola. «In circa quattro casi su dieci il prurito è una somatizzazione, cioè manifesta attraverso la pelle un disagio emotivo che non trova altra via di sfogo», chiarisce Anna Graziella Burroni, specialista in dermatologia e malattie veneree e presidente della Sidep (Società italiana di psicodermatologia). «Tipico delle personalità ansiose o depresse, il prurito psicosomatico coinvolge principalmente l’asse psiconeuroimmuno-endocrino, che collega il sistema nervoso, la produzione di ormoni e la risposta immunitaria dell’organismo. In questi casi, il dermatologo suggerisce delle strategie non solo per alleviare il prurito, ma anche per distrarre la mente dal pensiero del grattamento. Creme e pomate non agiscono solo a livello cutaneo, ma hanno anche una valenza psicologica, perché favoriscono il recupero del contatto fisico con se stessi e/o con le persone care, che possono partecipare alla terapia applicando il prodotto con un rilassante massaggio. Nei casi più seri, può essere consigliata anche una psicoterapia».

Il grattamento è un fenomeno naturale e, in parte, necessario: stimolando la liberazione di istamina da parte di cellule chiamate mastociti, da un lato attiva l’infiammazione locale che aumenta le difese della pelle, dall’altro alimenta il prurito, generando un circolo vizioso difficile da fermare. La conferma di questo meccanismo viene da uno studio condotto su topi alla Washington University School of Medicine di St. Louis (Stati Uniti), secondo cui strofinare vigorosamente la pelle, fino a indurre un lieve indolenzimento, attiva le fibre nervose che trasmettono il dolore. Il cervello reagisce rilasciando serotonina, un neurotrasmettitore utile a controllare il dolore, ma che intensifica il prurito creando una sorta di dipendenza.
C’è poi un grattamento psicologico che non ha nulla a che fare con il prurito, ma rientra nelle cosiddette attività derivate, come sbadigliare, passarsi le mani tra i capelli, accarezzarsi le orecchie. «Movimenti inconsci che segnalano un’emozione: imbarazzo, rabbia, noia, eccitazione sessuale», sottolinea Burroni.



Infine, il grattamento di riflesso: si vede qualcuno grattarsi, oppure si sente parlare di prurito, e le mani partono. Colpa dei neuroni specchio. Ma grattarsi è concesso? «Se l’atto dello strofinare la pelle procura sollievo e piacere oppure appaga un bisogno, nulla di male», risponde Naldi. «Tuttavia, quando intenso e ripetuto, può causare lesioni e ferite che espongono la pelle al rischio di infezioni. Grattarsi peggiora la situazione soprattutto negli atopici e in chi ha la pelle molto secca, perché causa un’ulteriore infiammazione. Se il fastidio è proprio insopportabile, meglio non usare le unghie e ricorrere al “rubbing”, lo sfregamento con i polpastrelli, che è meno traumatizzante».

In attesa di individuare una delle tante cause scatenanti si possono mettere in atto alcuni accorgimenti. La soglia del prurito si riduce abbassando la temperatura corporea. È importante quindi non sostare in ambienti chiusi dove l’aria è molto secca e riscaldata. Utile l’applicazione sulla pelle di compresse di cotone raffreddate (ma non umide, perché l’acqua, evaporando, secca la superficie epidermica peggiorando il problema). Anche una doccia fresca è efficace, avendo però l’accortezza di asciugarsi subito, tamponando delicatamente la pelle con un asciugamano. Se modesto, il prurito può trarre sollievo anche dall’applicazione di polveri aspersorie a base di talco e mentolo. Le creme emollienti e l’olio di mandorle dolci aiutano a lenire il fastidio, soprattutto se il prurito è associato a secchezza, e reidratano la cute. Inoltre, soddisfano un bisogno psicologico, sostituendo il rituale del grattamento con quello del massaggio.

Soluzioni molto utili, indipendentemente dalla causa scatenante, sono la fototerapia (l’esposizione controllata alla luce ultravioletta) e le varie tecniche di rilassamento, come lo yoga e il training autogeno, che distraggono dal grattamento. Per quanto riguarda i farmaci, in linea generale gli antistaminici (come desclorfeniramina, difenidramina, dimetindene, isotipendile, prometazina, tonzilamina) vanno usati quando la responsabile del prurito è l’istamina, quindi nei casi di orticaria e allergie. Negli altri casi non sono indicati, a meno che non si tratti di antistaminici sedativi, con azione calmante sul sistema nervoso centrale.
Creme, gel e pomate a base di cortisone (ormone steroideo secreto dalle ghiandole surrenali, dall’effetto antinfiammatorio) sono utili in tutti i casi di infiammazione accertata. Vanno bene per le dermatiti allergiche da contatto e irritative e, in generale, per gli eczemi e le punture d’insetto.

La capsaicina, un alcaloide derivato dal peperoncino, ha un effetto comprovato sul prurito di tipo neuropatico. Altri medicinali usati a seconda dei casi sono gli anestetici locali (benzocaina, lidocaina, procaina), che bloccano la trasmissione del prurito alle fibre nervose, gli antagonisti degli oppioidi, come naloxone e naltrexone, efficaci nel prurito generalizzato, e i neurolettici.

Il medico verifica la presenza di lesioni e altri sintomi, sia cutanei, come gonfiore, bolle, desquamazione, sia generici, per esempio febbre, sudorazione notturna, disturbi del sonno. Se la visita non è sufficiente a risalire alla causa, possono essere necessari alcuni esami di laboratorio e una biopsia cutanea. Tra gli esami del sangue, possono essere utili il dosaggio del ferro (l’anemia sideropenica è un’altra causa possibile di prurito) e una valutazione della funzione epatica e renale. Infine, vengono controllati i livelli di alcuni marcatori tumorali: certi tumori si manifestano attraverso questo sintomo».

Il prurito può essere anche una reazione al contatto o all’esposizione ad alcune sostanze: metalli come nichel, cobalto e cromo (usati per esempio nella produzione di pentole e bigiotteria), creme, prodotti di make up, tinture per capelli, saponi, vestiti in lana o tessuti sintetici. Alcuni cibi possono scatenare una liberazione di istamina: fragole, cioccolato, frutti di mare, pesce, frutta secca.






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lunedì 19 ottobre 2015

LA DOCCIA




Le origini della doccia risalgono alla Grecia antica e all'antico Egitto, civiltà che ce ne hanno tramandate antiche testimonianze, anche se la doccia modernamente intesa nasce nel XIX secolo.

Fu il dottor Merry Delabost, medico della prigione Bonne-Nouvelle di Rouen, a inventare la doccia nel 1872, con lo scopo di garantire un'igiene migliore ai prigionieri. Si trattava di docce collettive, anche se il flusso d'acqua era individuale.

Nel 1879 l'esercito prussiano la rese obbligatoria per i soldati e installò docce comuni nelle baracche.

I vantaggi della doccia rispetto alla vasca da bagno sono molteplici:
consumo ridotto di acqua, circa 10-20 litri al minuto per la doccia, più di 150 litri per il bagno. La validità dell'affermazione dipende anche dalle condotte individuali: ad esempio, è valida se la doccia dura meno di 7-15 minuti, magari chiudendo il getto mentre ci si insapona, altrimenti la situazione può ribaltarsi, evidentemente;
facilità di preparazione e di accesso rispetto alla vasca da bagno (anche per persone disabili, con appositi accorgimenti);
maggiore igiene, derivante dal contatto con acqua corrente anziché ferma;
minor tempo per riuscire a provvedere all'igiene personale;
minor ingombro rispetto alla vasca, orizzontale.

Lavarsi è importante, specialmente per chi vi sta accanto, e su questo non ci piove. Il risparmio idrico e la salute, però, ci impongono di non esagerare facendo una doccia o più al giorno, anche in inverno.

Joshua Zeichner, assistente di dermatologia all'ospedale Mount Sinai di New York, e la dermatologa bostoniana Ranella Hirsch, hanno lanciato un appello agli Stati Uniti, mettendo in guardia i cittadini sui rischi per la salute che possono provocare troppe docce. «Il popolo americano tiene più alla bellezza che alla vera igiene personale» - spiegano gli esperti - «e l'acqua calda della doccia, alla lunga, può seccare e irritare la pelle, spazzando via anche i batteri positivi fino a causare infezioni».

Zeichner e Hirsch suggeriscono di fare una doccia ogni due giorni, ma di lavarsi quotidianamente in punti cruciali del corpo come il viso, le ascelle, i genitali, il sedere e i piedi. E lanciano un consiglio anche alle neomamme: «I bimbi non vanno lavati quotidianamente. Se esposti ad un po' di batteri la loro pelle in futuro diventa meno sensibile e questo può prevenire allergie e infezioni come l'eczema».

Depilarsi sotto la doccia con il rasoio è una comodità. Ci permette idealmente di risparmiare tempo, ma potrebbe portare ad un vero e proprio spreco di acqua preziosa. Abbandoniamo l'abitudine di depilarci lasciando scorrere l'acqua della doccia senza pensarci troppo. Possiamo semplicemente inumidire e insaponare la pelle prima di passare il rasoio, tenendo accanto un bicchierino d'acqua in cui immergerlo per risciacquarlo.



Non dimentichiamo di scegliere le spugne più durature e dal minor impatto ambientale quando facciamo la doccia. Le spugne naturali possono essere di origine animale. Controlliamo bene le confezioni prima dell'acquisto. Le spugne sintetiche rischiano di rovinarsi facilmente e poi dovranno essere gettate tra i rifiuti indifferenziati. Una delle scelte più durature è rappresentata dai guanti di spugna, realizzati con lo stesso tessuto degli asciugamani. Non si rovinano, asciugano in fretta e durano davvero per molti anni.

Chi non ama le docce calde, soprattutto in inverno? Attenzione però. L'acqua della doccia non deve risultare troppo calda per non creare problemi alla circolazione e per non causare abbassamenti di pressione. Inoltre, l'acqua troppo calda non è benefica per chi ha la pelle molto sensibile o per chi soffre di eczema. A causa del calore, infatti, la pelle può irritarsi e arrossarsi facilmente. Meglio una doccia tiepida, senza dimenticare gli effetti positivi di una doccia fredda.

Scegliete sempre con attenzione il vostro docciaschiuma. Se opterete per i prodotti ecologici e a base di ingredienti provenienti da agricoltura biologica, il momento della doccia e della cura personale diventerà anche un'occasione per rispettare l'ambiente. Meglio scegliere prodotti a basso impatto ambientale e a base di ingredienti il più possibile innocui per la pelle e per l'ambiente. Utilizzate soltanto la quantità di prodotto davvero necessaria.

Se scegliete uno shampoo ecologico, ricordate che è più semplice applicarlo sui capelli già inumiditi, in modo che faccia più schiuma, così da sprecare minori quantità di prodotto. Il consiglio è comunque valido per ogni tipo di shampoo.

Risciacquate sempre bene sia la pelle che i capelli. E' un consiglio molto utile per chi ha la pelle sensibile e per chi soffre di allergie o intolleranze ai componenti presenti negli shampoo e nei docciaschiuma. Risciacquando bene i detergenti e la loro schiuma, la pelle risulta pulita e protetta. Se non avrete lasciato scorrere l'acqua inutilmente mentre vi stavate insaponando, potrete dedicarvi con cura al risciacquo, senza temere sprechi eccessivi.

Qual è il momento ideale per applicare sulla pelle lo scrub e i prodotti esfolianti? Dovrete procedere prima della doccia, e quindi non dopo o durante. L'applicazione dello scrub può avvenire non appena sarete entrati nella doccia, prima di iniziare a lavarvi. Inumidite leggermente la pelle del viso e del corpo e applicate lo scrub. Infine, massaggiate e risciacquate. In sostituzione dello scrub, potrete massaggiare la pelle con dell'olio di sesamo prima della doccia, per facilitare l'eliminazione delle tossine, come suggerisce l'Ayurveda.

Quando vi asciugate, procedete sempre in modo delicato. Mentre magari potrete lavarvi rapidamente per risparmiare acqua, potrete dedicare alla vostra pelle tutto il tempo necessario ad asciugarla con cura. Non strofinatela, ma tamponatela delicatamente con l'asciugamano, massaggiatela e ricordate di trattare il vostro corpo sempre con la massima dolcezza. Vi sentirete molto più rilassati.

Una volta terminata la doccia, non possiamo che pensare al risparmio energetico. Proviamo a scegliere un phon con opzione eco, a non utilizzarlo mai alla massima temperatura, sia per risparmiare energia che per non rovinare i capelli, ed a tamponare ed asciugare la nostra chioma molto bene con l'asciugamano, così da minimizzare l'utilizzo dell'asciugacapelli..



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