mercoledì 10 agosto 2016

CISTI TENDINEE



Una cisti tendinea, o cisti sinoviale, è un rigonfiamento o una sacca contenente liquido, di natura non cancerosa, che prende corpo in prossimità di un'articolazione o un tendine.
Le dimensioni di una cisti tendinea variano da caso a caso: alcuni individui sviluppano cisti tendinee grandi quanto un pisello; altri, invece, sviluppano cisti tendinee della grandezza di una pallina da golf.
In genere, il fluido contenuto in una cisti tendinea è liquido sinoviale. Denso, appiccicoso, incolore e di consistenza gelatinosa, il liquido sinoviale è una sostanza fisiologicamente presente in tutte le articolazioni sinoviali, la cui funzione è preservare da attriti e sfregamenti le diverse componenti articolari (legamenti, tendini, capsula articolare ecc).

Le sedi più comuni delle cisti tendinee sono: il dorso della mano e del polso e il palmo del polso.
I punti d'insorgenza meno comuni, invece, sono:
La base delle dita della mano, dalla parte del palmo: le cisti tendinee che si formano in queste sedi hanno, in genere, dimensioni paragonabili a quelle di un pisello;
La punta delle dita della mano: le cisti tendinee localizzate in queste aree sono dette anche cisti mucose;
La parte esterna del ginocchio;
La parte esterna della caviglia;
Il dorso del piede.

Gli episodi di cisti tendinea sono più frequenti nelle donne e riguardano, per quasi un 70% dei casi, i soggetti di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
La formazione di una cisti tendinea può riguardare anche i soggetti molto giovani, ma si tratta di un fenomeno assai raro.

Nonostante i numerosi studi in merito, le precise cause che inducono la formazione di una cisti tendinea sono poco chiare. Secondo alcuni esperti, le cisti tendinee sarebbero la conseguenza di eventi traumatici a carico dell'elemento articolare o tendineo situato nelle vicinanze; secondo altri esperti, invece, sarebbero il risultato di un difetto a carico della capsula articolare o della guaina sinoviale, rispettivamente, dell'articolazione vicina o del tendine vicino.
Tra le due teorie sopraccitate, la seconda sembrerebbe la più attendibile.

Le cisti tendinee sono immobili, presentano un diametro che misura, mediamente, 2,5 centimetri e hanno la consistenza di una massa molle.
L'aspetto finale di una generica cisti tendinea può essere frutto di un processo di formazione improvviso oppure graduale. Se la formazione è improvvisa, il rigonfiamento può comparire anche dall'oggi al domani; se invece la formazione è graduale, la massa rigonfia compare in maniera progressiva.
Talvolta, è possibile che una cisti tendinea, apparentemente stabile nelle dimensioni, a un certo punto diventi ancora più grande.

Nella maggior parte dei casi, le cisti tendinee sono asintomatiche, ossia non provocano alcun sintomo o disturbo particolare. Più raramente, possono provocare dolore, formicolio, senso d'intorpidimento e/o debolezza muscolare.
La sopraccitata sintomatologia compare in tutti quei casi in cui una cisti tendinea comprime le componenti di un'articolazione oppure si sviluppa in prossimità di una terminazione nervosa e provoca lo schiacciamento di quest'ultima.

Una cisti tendinea sintomatica può impedire l'esecuzione di determinati movimenti con l'articolazione vicino a cui insorge.
Per esempio, nel caso delle cisti tendinee sintomatiche alle mani, i soggetti interessati potrebbero avere difficoltà a piegare il polso o le dita. Queste difficoltà, quindi, possono ripercuotersi su alcune attività quotidiane, come per esempio girare le chiavi dell'auto o dell'abitazione oppure stappare una bottiglia.

Gli episodi di cisti tendinea non sono da considerarsi emergenze mediche. Tuttavia, il loro verificarsi merita sempre le attenzioni del medico, a scopo precauzionale.
È particolarmente importante rivolgersi al medico in presenza di sintomi, come dolore, formicolio ecc.

In genere, per una diagnosi corretta di cisti tendinea sono sufficienti l'esame obiettivo e l'anamnesi.
Tuttavia, in alcune particolari circostanze, i medici potrebbero prescrivere l'esecuzione di test più approfonditi, come per esempio una risonanza magnetica nucleare della porzione anatomica interessata, un'ecografia della massa rigonfia e l'aspirazione, e la conseguente analisi, del liquido sinoviale contenuto all'interno della cisti.


Tra le circostanze particolari che potrebbero richiedere il ricorso dei suddetti test, rientrano una sospetta condizione di artrite e una sospetta presenza di un tumore maligno.

L'esame obiettivo è l'insieme di manovre diagnostiche, effettuate dal medico, per verificare la presenza o assenza, nel paziente, di segni indicativi di una condizione anomala.
Per esempio, in presenza di una sospetta cisti tendinea, una delle classiche manovre diagnostiche consiste nell'applicare una pressione sul rigonfiamento e valutare se quest'ultimo è molle oppure rigido. Un rigonfiamento di consistenza molle è indicativo di una cisti sinoviale.
L'anamnesi, invece, è la raccolta e lo studio critico dei sintomi e dei fatti d'interesse medico, denunciati dal paziente o dai suoi familiari.
In presenza di una sospetta cisti tendinea, l'anamnesi può servire a capire se il rigonfiamento sta comprimendo una terminazione nervosa oppure no.

L'aspirazione e l'analisi in laboratorio del liquido contenuto nelle cisti tendinee rappresentano i test diagnostici più attendibili e che eliminano qualsiasi dubbio sulla natura del rigonfiamento.

A volte, il rigonfiamento può essere confuso con un callo. Per distinguere le due
manifestazioni, è bene sapere che il callo altera il disegno degli strati più superficiali della pelle, mentre tale fenomeno non è presente in caso di cisti, e sotto la pelle si può sentire una formazione simile a un grano di riso.

Non è affatto raro che una cisti tendinea asportata ricompaia poi con una recidiva. Ma ci sono diverse altre soluzioni prima di un intervento, che comunque va eseguito da un chirurgo esperto perché l’asportazione dev’essere molto accurata e il più radicale possibile, ma allo stesso tempo non deve lesionare le delicate strutture anatomiche vicine alla cisti (quali arterie, tendini, strutture vascolari e nervose). Innanzitutto, per avere una diagnosi certa (e appurare che si tratti davvero di una cisti) deve fare un’ecografia, esame di solito sufficiente a fugare ogni dubbio, per poi rivolgersi preferibilmente a un chirurgo della mano, che durante la visita saprà valutare la  situazione e proporre la terapia più indicata del caso.

A seconda della sintomatologia, ovvero valutando il dolore (che può essere presente anche a riposo, o soprattutto quando si muove il polso e le dita, e può dare anche una sensazione di fastidio al polso e alle dita che limita la completa funzionalità del polso e della mano) e il deficit funzionale o estetico che causano, le cisti possono essere soltanto monitorate, associando eventuali trattamenti palliativi come l'uso di un tutore a scopo antalgico. Oppure possono venire trattate in modo conservativo (ovvero con un tentativo di aspirazione e infiltrazione, che purtroppo di solito dà scarsi risultati); o ancora possono essere asportate chirurgicamente. Spesso le cisti con un decorso altalenante e scarsi disturbi possono essere monitorate, per poi prendere decisioni di cura se aumentano di dimensioni, fanno male e limitano la funzionalità. In genere, come primo passo terapeutico si prova ad aspirare la cisti e nel contempo iniettare del cortisone: una procedura veloce, poco dolorosa, eseguibile in ambulatorio, ma che ha un limite perché non garantisce la soluzione (e se la cisti dovesse riformarsi non è consigliato ripeterla). Infine c'è l'asportazione chirurgica, che va preferibilmente eseguita in ospedale, in day hospital e sotto anestesia (locoregionale se le cisti sono al polso, locale o tronculare se alle dita). L'intervento (salvo rari casi) non è particolarmente lungo né complicato e permette una ripresa funzionale piuttosto precoce.


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