lunedì 21 settembre 2015

ATTENTI AI FUNGHI....le intossicazioni



Con le dovute precauzioni, i rischi di mangiare funghi controllati da un micologo, sono minimi e si può portare in tavola un piatto prelibato. «Il consiglio? Consumare pochi funghi, tutto l'anno, e assaporarli freschi quando sono di stagione», dice un nutrizionista.
«Nella tradizione popolare si usavano rimedi fai da te per riconoscere i funghi velenosi da quelli commestibili», mette in guardia l'esperto micologo. «Nessuno di questi metodi ha il benché minimo fondamento, l'unico sistema per non rischiare è rivolgersi all'ispettorato micologico, dove operano professionisti nel riconoscimento delle specie fungine».

Gli avvelenamenti da funghi possono essere divisi in due grandi categorie: intossicazione a lunga incubazione ed intossicazioni a breve incubazione.

Ciò che caratterizza le intossicazioni a lunga incubazione è la comparsa dei sintomi dopo otto-dieci ore dall'ingestione del fungo: cioè non dipende da un fatto digestivo ma dall'azione di alcuni veleni che giungendo alle cellule agiscono in senso negativo sui processi vitali.

Se, dopo l'ingestione di funghi, insorgono dei disturbi sospetti quali sindrome gastroenterica e vomito e diarrea, anche dopo 24 ore: recarsi subito in pronto soccorso e portare con sé tutti gli avanzi dei funghi (cotti, crudi, resti di pulizia). Se altre persone hanno consumato gli stessi funghi, contattarli immediatamente e inviarli al pronto soccorso.

I sintomi a breve latenza compaiono da 30 minuti a 6 ore dall'ingestione di funghi tossici e si risolvono in circa 24 ore. Il rischio per la vita è basso e, se non gravi, regrediscono con il solo uso di farmaci sintomatici.



La sindrome gastrointestinale è la più frequente. Molti funghi ne possono essere la causa (soprattutto Entoloma lividum, Russula emetica, Boletus satanas, ecc) e i principi attivi responsabili sono molteplici e non sempre noti.

I sintomi compaiono già al termine del pasto o entro 3-4 ore e sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Il vomito, la diarrea e i dolori addominali regrediscono spontaneamente in 24-48 ore, ma spesso necessitano di una reintegrazione delle perdite idriche.

La sindrome panterinica è data soprattutto da Amanita muscaria e Amanita pantherina. In rapporto alla quantità di tossine ingerite (acido ibotenico, muscimolo e muscazone) si ha un quadro clinico che va dal capogiro, barcollamento, euforia, tremori, stato confusionale, sino alle crisi convulsive accompagnate da allucinazioni e sopore.

La sindrome muscarinica è dovuta alla muscarina (isolata dall'Amanita muscaria ma presente in maggior quantità in Clitocybe e Inocybe) ed è caratterizzata da un quadro clinico, che compare 15-60 minuti dopo l'ingestione, con cefalea e dolori addominali, ipersalivazione, intensa sudorazione, lacrimazione, tremori, bradicardia. La terapia prevede, oltre alla decontaminazione gastrica, l'uso di atropina.

I funghi responsabili della sindrome psicodisleptica appartengono ai generi Psilocybe, Panaeolus, Stopharia.

La sintomatologia insorge entro 1 ora dall'ingestione ed è caratterizzata da disturbi della visione, distorsione della percezione dei colori e delle forme, disorientamento, agitazione, aggressività.

La sindrome coprinica è determinata da una tossina prodotta da Coprinus atramentarius che interagisce con l'etanolo ed è caratterizzata da vasodilatazione cutanea, ipotensione, tachicardia, cefalea. Il trattamento è sintomatico.



Le sindromi a lunga latenza provocano una più alta incidenza di mortalità e sono intossicazioni che possono manifestarsi con una sindrome tardiva, maggiore alle 6 ore (8-12 ore).

I sintomi inizialmente possono mimare una gastroenterite di tipo influenzale, tanto che il paziente e lo stesso medico curante possono sottovalutare il rischio e l'ospedalizzazione può avvenire tardivamente.

La tossicità è legata alla presenza di amatotossine. Sono sufficienti 20 g pari anche a un solo cappello per determinare gravi intossicazioni. I sintomi della sindrome falloidea sono caratterizzati da frequenti episodi di vomito e diarrea che portano a disidratazione e squilibri elettrolitici.

L'organo bersaglio è il fegato con il blocco della sintesi delle proteine e conseguente morte cellulare. Il danno può richiedere il trapianto o essere mortale. Tutte le gastroenteriti che compaiono dopo ingestione di funghi, con una latenza superiore alle 6 ore, devono essere trattate il più precocemente possibile con la decontaminazione (lavanda gastrica, carbone a dosi ripetute) e con l'infusione di liquidi, poiché il trattamento è tanto più efficace quanto è precoce.

La sindrome orellanica è determinata dal genere Cortinarius orellanus e speciosissimus, può non dare manifestazioni gastroenteriche, ma già dopo 36 ore (a volte con intervalli di giorni o settimane), compaiono dolori muscolari, cefalea, brividi, inappetenza, seguiti da riduzione della quantità di urina.

L'evoluzione verso un'insufficienza renale è possibile e spesso irreversibile. Per questo tipo di intossicazione l'unica terapia a disposizione è la dialisi, di supporto durante il periodo di sofferenza renale; nel caso di insufficienza renale irreversibile è previsto il trapianto di rene.

La sindrome gyromitrica è caratterizzata per la comparsa, dopo ingestioni ripetute e di notevole quantità, di sonnolenza, contratture muscolari, anemia emolitica, danno al fegato e ai reni.
Le principali specie fungine coinvolte nelle intossicazioni a rapida insorgenza sono l'Amanita Muscaria od ovolo malefico e l'Amanita Panterina o tignosa bruna. Invece, un esempio di fungo molto tossico, ma con una lenta insorgenza dei sintomi, è dato dall'Amanita Phalloides o tignosa verdognola; è infatti sufficiente ingerire metà del cappello di questo fungo per avere effetti a livello gastrico e neurologico, sino alla morte. Gli effetti causati dall'Amanita Phalloides insorgono anche dopo 24-48 ore dalla sua ingestione. Questo fungo contiene un mix di sostanze tossiche che appartengono a diverse famiglie e che possiedono meccanismi d'azione differenti. Queste sostanze pericolose e letali sono:
AMATOSSINE: sono presenti in bassa concentrazione, possono essere riassorbite a livello intestinale ed  inibiscono la RNA polimerasi II, con conseguente inibizione della sintesi del mRNA e delle proteine;
FALLOTOSSINE: producono gravi danni epatici e neurologici (encefalopatia);
VIROTOSSINE: hanno più o meno lo stesso effetto delle precedenti.







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