giovedì 17 settembre 2015

LA "Sterilizzazione Femminile"



Tutti gli interventi di “sterilizzazione femminile” hanno come obiettivo quello di determinare in chi lo richiede una condizione di sterilità (generalmente permanente), attraverso l’ostruzione delle tube di Falloppio Per evitare che gli spermatozoi maschili possano unirsi all’ovocito della donna e produrre una gravidanza. Le tube di Falloppio siano due organi a forma di “gallerie” che collegano le ovaie all’utero. In esse si realizza l’unione dell’ovulo uscito dall’ovaio con il seme maschile (“spermatozoi”) depositato nella vagina e risalito lungo l’interno dell’utero. In esse si realizza l’unione dell’ovulo uscito dall’ovaio con il seme maschile (“spermatozoi”) depositato nella vagina e risalito lungo l’interno dell’utero.
Se entrambe le tube vengono chiuse, questo incontro (“Fecondazione”) non può avvenire.

In inerenza a quanto quest’intervento di reversibilità possa restituire la fertilità, i dati sono variabili in relazione all’età della donna. Non è comunque affatto vero che un’inversione di legatura delle tube, rispetto alle possibilità di concepimento, sia caratterizzato da un alto tasso di insuccesso, e men che meno che essi sia stato praticamente abbandonato. Secondo il Centro Infertilità di Saint Louis, le inversioni di legatura delle tube hanno un grande successo, tanto che le donne possono aspettarsi un tasso di fertilità del 95%, dopo che la procedura sia stata eseguita. La clinica esegue l'intervento chirurgico in laparoscopia. Presso il Centro Reversal Chapel Hill, invece, i medici offrono un tasso di successo nell’ottenimento di una gravidanza dopo l'intervento chirurgico di reversione del 75%, percentuale comunque ottima. Le percentuali di successo offerte da entrambe queste cliniche rispecchiano complessivamente la media nazionale. Tuttavia, è corretto puntualizzare che questi tassi di successo scendono drasticamente, quando la paziente è di età superiore ai 40 anni; ma questo, d’altronde, è anche un fatto puramente fisiologico. I ginecologi e gli ostetrici fanno correttamente presente di non mettersi comunque nelle condizioni di aspettativa più rosee, quando si esegue l'intervento di reversione su donne d’età superiore ai 35 anni. Questo è un atteggiamento prudenziale del tutto corretto, ma bisogna comunque considerare che siamo ancora di fronte a percentuali di tutto rispetto. Complessivamente, difatti, per le donne sotto i 30 anni, il tasso di successo di gravidanza è del 77%. Per le donne che sono di età compresa tra 35 e 39 anni, il tasso di successo scende a circa il 62%, che comunque è ancora una percentuale, per l’appunto, del tutto rispettabile. Per le donne oltre i 40 anni, la percentuale, come detto, scende ulteriormente, il che è comunque anche fisiologicamente abbastanza ovvio, e si attesta attorno al 34%, che comunque non è affatto una percentuale trascurabile, se posta in rapporto all’immaginario comune dell’irreversibilità di questo tipo di intervento. Di certo, se la legatura delle tube ha coinvolto una cauterizzazione (cioè una bruciatura delle estremità delle tube stesse, una volta resezionate e legate), è chiaro che le probabilità che un’inversione porti un successo riproduttivo sono molto più basse, proprio a causa dei danni provocati alle tube, ma non è affatto necessario intervenire con una cauterizzazione, anzi si può espressamente richiedere che ciò non avvenga, tanto in ogni caso l’intervento, se ben praticato, ottiene una sicurezza contraccettiva attorno al 100%. Del resto, oltretutto, anche nei casi in cui le possibilità d’una gravidanza di successo a conseguenza d’un intervento di reversione d’una salpingectomia siano basse, è sempre possibile considerare di ricorrere alla fecondazione in vitro: è un metodo più costoso per concepire, ma è una buona scelta per coloro le cui tube sezionate non siano in condizioni sufficientemente buone perché la procedura di inversione offra buone probabilità d’ottenere una gravidanza.

Dunque non si può propriamente affermare che tra gli svantaggi di questo metodo di controllo della fertilità femminile vi sia principalmente quello dell'irreversibilità, per quanto sarebbe opportuno compierlo quando se ne è pienamente convinte. Tra i vantaggi vi sono l'alto tasso di successo (simile a quello della pillola contraccettiva) e l'ammortarsi del costo iniziale dell'operazione nel lungo periodo rispetto al costo ricorrente di altri metodi contraccettivi.

Pare che esista una sindrome che segue la chiusura delle tube, detta Post Tubal Ligation Syndrome. Appare comunque non esservi concordanza nel mondo scientifico sotto questo punto di vista, si tratta di un argomento controverso, ma alcune donne sostengono che dopo che aver avuto la loro legatura delle tube, soffrono di quella che viene chiamata appunto "sindrome post-legatura delle tube". Alcuni dei sintomi più comuni sono periodi mestruali più pesanti del normale, crampi, mal di schiena e sbalzi d’umore estremi. Alcuni medici sostengono che la sindrome non esista, mentre altri ritengono che la sindrome sia molto reale.

La chiusura delle tube nella donna si può eseguire in varie maniere: tramite approccio vaginale, tramite laparoscopia, con una minilaparotomia ("minilap") oppure con una vera e propria laparotomia. Si tratta fondamentalmente di interrompere il decorso tubarico con vari metodi. L'intervento addominale (laparoscopico o laparotomico) prevede l'incisione delle due tube con allontanamento dei monconi residui; quello vaginale prevede l'inserimento di una sostanza non riassorbibile, che forma una sorta di "barriera" a livello tubarico. Si preferisce per lo più l'approccio laparoscopico per la brevità dell'intervento e per la sua relativa semplicità, mentre la via laparotomica è preferita quando la chiusura delle tube si effettua nel contesto di un altro intervento (taglio cesareo, cisti ovariche, eccetera).

La legatura delle tube non influisce sul ciclo mestruale.

La chiusura delle tube è una delle procedura più comunemente utilizzate come sterilizzazione chirurgica per le donne. La chiusura delle tube impedisce definitivamente la gravidanza, e termina la necessità di qualsiasi tipo di contraccezione. La chiusura delle tube può anche ridurre il rischio di cancro ovarico. La chiusura delle tube non è appropriata per tutti, però.



La chiusura delle tube è un intervento addominale. I rischi connessi alla chiusura delle tube includono:

danni alla vescica
reazione avversa all'anestesia
ferita che non si rimargina correttamente o che si infetta
dolore pelvico o addominale
Si può essere a più alto rischio di complicanze da una chiusura delle tube se:

si ha avuto precedente chirurgia pelvica o addominale
si ha una storia di malattia infiammatoria pelvica
si soffre di obesità o diabete
La chiusura delle tube non protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili.Nel primo anno dopo una chiusura delle tube, si stima che una donna su 100 possa rimanere incinta. Più giovane si è al momento della chiusura delle tube, più è probabile che la sterilizzazione possa fallire. Se si concepisce dopo aver avuto una chiusura delle tube, c'è una maggiore probabilità che la gravidanza sarà ectopica (l'ovulo fecondato si impianta al di fuori dell'utero, in genere in una tuba di Falloppio).

La Sterilizzazione tubarica non altera la vita sessuale:
non provoca alcun particolare sintomo (dolore, fastidio) o riduzione di sensazioni durante i rapporti sessuali. Alcune donne, al contrario, essendo ormai finalmente certe di non correre rischi di gravidanza, affermano di poter essere più rilassate e meno ansiose durante i rapporti.

Per ottenere un intervento di Sterilizzazione tubarica non è necessario il consenso del Coniuge:

Nessuna Legge lo richiede. Tuttavia vanno tenute presenti la seguenti considerazioni:

il coniuge/partner con il quale si fosse in disaccordo su questo punto potrebbe ritenerlo un motivo sufficiente per rompere il matrimonio/relazione;
il coniuge, in particolare, potrebbe chiedere l’annullamento del matrimonio religioso, o il divorzio, per colpa della moglie;
se Lei si trova in una relazione con tali gravi differenze di valutazioni sul futuro, è opportuno che ottenga un’opinione in proposito da parte di uno/a psicologo/a, quantomeno per ridurre rischi di ripensamenti.




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