venerdì 5 febbraio 2016

LE VACCINAZIONI



La vaccinazione consiste nella somministrazione di un vaccino sia a scopo profilattico (vaccinoprofilassi) che a scopo terapeutico (vaccinoterapia).

La vaccinoprofilassi è un tipo di vaccinazione effettuata per creare uno stato immunitario nei confronti di una o più malattie, attivando le componenti del sistema immunitario a rispondere meglio ad uno specifico agente patogeno.

La sua efficacia è in relazione alla sua estensione nei confronti della popolazione; essa è assoluta solo nel caso in cui tutta la popolazione che si vuole proteggere sia stata vaccinata. A causa dei costi di una vaccinazione di massa, essa viene praticata per malattie infettive con morbilità e/o mortalità elevata, e contro cui non esistano altri metodi profilattici.

La vaccinoterapia è invece un tipo di vaccinazione effettuata a scopo terapeutico contro una malattia, quando questa è già in atto, con lo scopo di potenziare gli anticorpi presenti nell'organismo.

Alcune vaccinazioni sono state rese obbligatorie per legge, mentre altre sono assiduamente consigliate dai medici territoriali. Per rendere le vaccinazioni più efficaci vengono stilate successioni cronologiche, riassunte nei cosiddetti "Calendari Vaccinali", predisposti dalle autorità sanitarie nazionali (in Italia viene preparato dal Ministero della Salute), e che riguardano principalmente le vaccinazioni in ambito pediatrico.

La vaccinazione è un fondamentale intervento di Sanità Pubblica, che si prefigge di proteggere da malattie gravi o potenzialmente letali sia l'individuo che la comunità. Le vaccinazioni di profilassi sono un presidio preventivo fondamentale per la salute del bambino, e negli ultimi decenni hanno permesso di ridurre in maniera estremamente rilevante sia il numero di patologie gravi, che la mortalità dei bambini vaccinati e le forme di disabilità infantile nel mondo.

L'occasionale rinuncia di alcuni genitori alle vaccinazioni consigliate per i propri figli, spesso sulla base di fuorvianti informazioni pseudoscientifiche o di credenze errate sulla reale sicurezza dei vaccini, ha portato negli ultimi anni ad una ripresa dell'incidenza di malattie gravi o potenzialmente mortali (che sarebbero facilmente evitabili tramite semplici vaccinazioni) in migliaia di bambini.

I vaccini attualmente disponibili sono estremamente sicuri e, nel corso degli anni, medici e ricercatori li hanno resi sempre più efficaci.

Le vaccinazioni obbligatorie hanno lo scopo di tutelare la salute pubblica e quella del singolo cittadino. Nel caso di malattie epidemiche, la libertà di cura del singolo si concilia con il dovere delle autorità sanitarie di evitare il propagarsi di virus o batteri pericolosi per la salute della popolazione.

Secondo il principio della libertà di cura, la decisione ultima sull'adozione di una terapia spetta esclusivamente al paziente e al suo medico curante; a loro volta, i pazienti affetti da una malattia trasmissibile, che non adottano le cure a disposizione, e le misure necessarie a evitare il contagio di altre persone (o che non avvertono dei rischi legati alla loro malattia), assumono però una responsabilità penale nei confronti delle altre vittime del contagio.

In Italia, il Ministero della Salute, attraverso l'Ufficio VIII della Direzione della Programmazione Sanitaria, eroga gli indennizzi ai soggetti che dovessero eventualmente essere danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati infetti, ai sensi della Legge 210/92 Legge 25 febbraio 1992, n. 210 (in Gazzetta Ufficiale, 6 marzo, n. 55) e successive modificazioni. Nello stesso senso va la Legge 229/2005.

Il Calendario vaccinale stabilisce la tempistica delle vaccinazioni raccomandate. Questa è determinata dalla epidemiologia dell'infezione verso cui è rivolta la vaccinazione e dal grado di maturità del sistema immunitario del bambino, che gli permette di rispondere adeguatamente alle vaccinazioni, in modo da assicurare un'immunità duratura nei confronti del virus o del batterio che causa quella determinata malattia.

Per il primo anno di vita sono previste 4 vaccinazioni obbligatorie (anti-poliomielite; anti-difterite; anti-tetano; anti-epatite), anche se spesso vengono somministrate all'interno di un "vaccino esavalente", che contiene le 4 vaccinazioni obbligatorie più 2 raccomandate: anti-pertosse e anti-Haemophilus influenzae di tipo B. Tutte malattie legate a patologie di difficile curabilità che potrebbero altrimenti mettere in serio pericolo la vita o la salute del bambino.

La prima vaccinazione viene effettuata al terzo mese, con successivi richiami al quinto e all'undicesimo mese. Per il vaccino anti-polio, tra le dosi deve intercorrere il seguente periodo:

tra la prima e la seconda almeno 45 giorni;
tra la seconda e la terza almeno 120 giorni;
tra la terza e la quarta almeno un anno.
Per il vaccino anti-polio inoltre è previsto un richiamo a 5 o 6 anni; per i nati dal 2004 in poi, questo richiamo si effettua nel corso del sesto anno; per l'anti-difterite e anti-tetanica vanno invece effettuati richiami periodici: il primo a 5 anni, i successivi ogni 10 anni. Anche per il vaccino anti-Haemophilus influenzae tipo B è previsto un richiamo a 5 anni.

All'inizio del secondo anno di vita è raccomandata la vaccinazione trivalente anti-morbillo, anti-parotite e anti-rosolia; per questa vaccinazione è necessario effettuare un richiamo al sesto anno di vita.

Altri vaccini facoltativi sono l'anti-pneumococcica, l'anti-meningococcica e l'anti-influenzale.

La storia del vaccino per la poliomielite è lunga e di particolare interesse.
Nel 1957 è stato introdotto il vaccino a virus ucciso tipo Salk (somministrato per via intramuscolare); nel 1964 è stato introdotto un vaccino a virus vivo attenuato tipo Sabin (somministrato per via orale). Con l'uso del vaccino tipo Sabin c'era la possibilità di eliminare con le feci un virus vivo attenuato, con lo scopo di mettere in circolo una popolazione virale a bassa virulenza in modo da poter ottenere un'elevata copertura vaccinale di massa, anche nei confronti degli individui che per svariati motivi non erano stati vaccinati (ad esempio gli immigrati). Nel 1966 nasce la legge sull'obbligatorietà della vaccinazione anti-polio di massa per i nuovi nati nel primo anno con vaccino tipo Sabin, anche in considerazione della frequenza della malattia in questi anni.

Non vengono vaccinati i seguenti casi:
immunodeficienza congenita (umorale, cellulo-mediata e combinata)
infezione da HIV
in terapia immunosoppressiva (farmaci o radiazioni)
conviventi di immunodepresso primitivi o secondari
donne in stato di gravidanza
individui oltre i 18 anni non immunizzati in precedenza
Quando il rischio di comparsa di VAPP (Poliomielite Paralitica Associata al Vaccino, cioè causata dal vaccino stesso) è stato superiore al rischio di comparsa della malattia da virus selvaggio, è stato tassativo modificare il sistema di profilassi sostituendo l'OPV (vaccino somministrato per via orale) con l'IPV (vaccino inoculato); per questo si decise di reintrodurre il vaccino tipo Salk.

Siccome l'Italia è geograficamente vicina ad aree in cui ci sono state epidemie (come l'Albania) o comunque ad aree in cui sono presenti casi di polio e da cui proviene da una elevata immigrazione, c'è stato un ritardo nell'introduzione del vaccino IPV. Il passaggio da OPV a IPV è avvenuto gradualmente, con l'introduzione nel 1999 di uno schema sequenziale 2 dosi di IPV seguite da 2 dosi di OPV (prima si somministra l'IPV perché il rischio di VAPP associato all'OPV è maggiore nelle prime dosi). I risultati con questo schema sono stati molto buoni: dal 1980 al 1994 già con l'uso solo di OPV ci sono stati solo 8 casi di VAPP per anno, mentre dal 1996 in poi quando è stata introdotta la raccomandazione per l'uso dello schema sequenziale i casi di VAPP sono ulteriormente crollati (nel 1997 5 casi di VAPP, nel 1998 1 solo). Nel 2002 si è passati al solo uso di IPV e questo è avvenuto in concomitanza alla disponibilità su tutto il territorio nazionale dei vaccini esavalenti.



Il vaccino poliomielitico è uno dei più efficaci che ci siano in circolazione. Basti pensare che in tutto il mondo, dall'inizio del terzo millennio, non si sono avuti casi di poliomielite in individui con un passato calendario di vaccinazioni adeguate. L'efficacia è, quindi, del 100% netto.

Causata da ceppi tossigeni (produttori di tossina) di C. diphtheriae, la faringite difterica è una grave faringite pseudomembranosa associata ad un'importante adenopatia satellite. La localizzazione faringea non pone particolari problemi legati al distretto interessato ma, a causa dell'abbondante vascolarizzazione che permette il passaggio in circolo della tossina, è la forma più spesso seguita da complicanze a distanza.

Le complicanze della difterite riguardano:
Miocardio: tachicardia, ipotensione, ritmo da galoppo, disturbi del ritmo (fibrillazione atriale, battiti prematuri ventricolari, tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare). Di solito ha un'evoluzione benigna, ma quando il riassorbimento della tossina è notevole può condurre a shock cardiogeno e a morte.
Sistema nervoso periferico: paralisi precoci che solitamente interessano il nervo glossofaringeo (paralisi del velo pendulo, disturbi della fonazione come voce nasalizzata, reflusso di liquidi nel naso durante la deglutizione) e paralisi tardive che possono interessare sia i nervi cranici che spinali.
Rene: oliguria, proteinuria ed ematuria.
Il vaccino anti-difterite contiene tossoide difterico inattivato con formaldeide. Gli individui vaccinati possono essere infettati dal C. diphtheriae ma le manifestazioni sistemiche della difterite non insorgono. Il vaccino attualmente si trova incluso nella formulazione esavalente, mentre per i richiami successivi, da eseguirsi ogni 10 anni, il vaccino è somministrato insieme a quello anti-tetanico (TD) e ha un contenuto antigenico ridotto.

Gli effetti collaterali sono pochi e di modesta importanza, e comprendono: rari effetti locali (eritema o tumefazione), francamente diminuiti con la possibilità di somministrazione dell'esavalente; reazioni sistemiche (febbre modesta, sintomi simil-influenzali); reazioni di ipersensibilità. Il rischio di complicazioni aumenta parallelamente con l'età del vaccinato, perciò è consigliabile non effettuare vaccinazioni ulteriori, dopo quelle obbligatorie per legge, in quanto un'ottima immunità è comunque garantita per periodi di tempo molto lunghi passati dall'ultima dose vaccinale. L'efficacia, infatti, si mantiene attorno al 97% circa, nell'arco della vita.

Il tetano è una tossinfezione dovuta alla tossina di Clostridium tetani, bacillo anerobio obbligato gram positivo, sporigeno. In Italia la vaccinazione è stata introdotta nel 1963, inizialmente per alcune categorie professionali (lavoratori agricoli, sportivi); nel 1968 è stata resa obbligatoria per tutti i bambini nel 2º anno di vita in associazione con quella anti-difterica. In risposta a queste misure preventive c'è stata una diminuzione notevole dei casi di malattia, ma non ancora una totale scomparsa.

Il vaccino è costituito dall'anatossina ottenuta trattando la tossina con la metodica di Ramon: formolo 0,4% a 38°- 40° per un mese. Per gli individui di età superiore ai 6-7 anni si somministra un vaccino bivalente (tetano e difterite) dal contenuto antigenico ridotto, usato anche per i richiami successivi. La durata dell'immunizzazione è di almeno 10 anni. L'efficacia è, se la vaccinazione è "ribadita" da opportuni richiami ogni 5 o 10 anni (a seconda dell'età del paziente), del 99,3%.

Gli effetti collaterali sono rari e modesti: effetti locali (eritema, tumefazione); reazioni di ipersensibilità; reazioni sistemiche severe sono molto rare, e avvengono soprattutto dopo un eccessivo numero di dosi precedenti; isolati casi di complicanze (neuriti).
La pertosse è un'infezione batterica acuta dell'albero tracheobronchiale, causata da Bordetella pertussis, un batterio gram negativo, immobile e asporigeno, che nel soggetto non immune si manifesta con un quadro tipico di accessi di tosse spasmodica.

La gravità della malattia è accentuata nel primo anno di vita, soprattutto nei primi mesi, dove la mortalità è elevata.

Senza dubbio però la malattia è diffusa anche nei bambini in età prescolare e adolescenziale, che di per sé non hanno un rischio di morte ma la possono trasmettere ai fratelli più piccoli. Da un punto di vista vaccinale, c'è la necessità di coprire soprattutto il primo anno di vita, ove si concentra il 70% dei decessi.

Alcuni paesi come gli Stati Uniti, la Germania, l'Inghilterra e molti altri paesi europei preferiscono adottare una scheda vaccinale che copre già dal 2º mese di vita (2º-4º-7º mese e poi un richiamo successivo al 12º-15º mese); in Italia e nei Paesi scandinavi vengono fatte solo 3 dosi, partendo dal 3º mese.

Esistono due tipi di vaccino: il vaccino a cellule intere e quello acellulare. Il primo, tuttora usato in alcuni paesi (ad esempio in Scandinavia), ha un'efficacia protettiva dell'82%, che si riduce a circa il 57% dopo 3 anni, al 52% dopo 7 anni ed al 48% dopo 15 anni. Determina con discreta frequenza reazioni locali e febbre moderata, più di rado febbre elevata, convulsioni, modificazioni dello stato di coscienza, pianto persistente e stridulo; complicanze neurologiche gravi, costituite da un'encefalopatia con sequele permanenti, sono invece limitate ad un caso ogni mezzo milione di vaccinazioni.

Il vaccino acellulare, attualmente usato in Italia e negli USA, contiene frazioni antigeniche purificate, ha un'efficacia protettiva che si avvicina all'85% (che peraltro resiste nel tempo molto meglio, rimanendo al 76% circa anche dopo 15 anni) ed è assai meglio tollerato del preparato a cellule intere.

Più di 2 miliardi di persone attualmente viventi hanno subito un'infezione da HBV; circa 350 milioni sono infetti cronicamente; circa 1 milione di morti l'anno sono dovute all'epatite B; la cirrosi e l'epatocarcinoma insorti in presenza di un'epatite cronica B sono tra le principali cause di morte in molte parti dell'Africa, dell'Asia e della regione del Pacifico.

La trasmissione della donna con positività per l'antigene HBs è particolarmente elevata se è positiva anche per l'antigene HBe (la percentuale di nati infetti, se non adeguatamente trattati, sale al 90%); in ogni caso se la donna è HBe negativa la percentuale di trasmissione è del 20%. Indipendentemente dall'antigene HBe, e in considerazione del fatto che la trasmissione del virus avviene al momento del parto per contatto con sangue materno e secreti vaginali e non durante la gravidanza, la prevenzione per il neonato si attua attraverso la somministrazione entro le 48 ore di vita di 200 IU (International units) intramuscolo di immunoglobuline anti-HBsAg specifiche (HBIG) e di una dose di vaccino i.m. entro la prima settimana di vita. Successivamente il bambino riceverà come tutti gli altri la dose di esavalente.

Il vaccino contro l'epatite B è disponibile dal 1982; il primo vaccino veniva preparato usando il plasma di individui HBsAg positivi; il secondo vaccino è preparato attraverso la tecnologia del DNA ricombinante ed è quello usato attualmente. Dal 1991 il vaccino contro l'epatite B viene somministrato per legge a tutti i nuovi nati negli stessi tempi (3º, 5º ed 11º mese di vita) in cui essi ricevono le altre vaccinazioni obbligatorie contro la difterite, tetano e la poliomielite (Schema Piazza). La legge ha imposto la vaccinazione anti-epatite B anche ai dodicenni solo dal 1991 al 2003.

Questa strategia vaccinale ha dato i suoi frutti, in quanto i nuovi casi di malattia sono diminuiti notevolmente.

In individui sani, la durata dell'immunizzazione è almeno di 15-20 anni. Il vaccino dà lievissimi e non costanti effetti collaterali, come febbre modesta, cefalea e dolenzia nella sede dell'inoculazione del virus.

L'efficacia del vaccino sfiora il 92%, mantenendosi piuttosto costante nel tempo.

Haemophilus influenzae è un microrganismo che determina un ampio spettro di patologie: molto comuni sono le infezioni delle mucose quali otite media, sinusite, bronchite, congiuntiviti, polmoniti, infezioni del tratto urinario; di solito non danno luogo a sepsi e quindi non sono pericolose per la vita. Le patologie invasive gravi avvengono soprattutto nei neonati, e in generale nei bambini al di sotto dei 5 anni di età.

Le più importanti patologie invasive sono meningite, epiglottite e polmonite settica.

Dalla seconda metà degli anni '80 furono disponibili vaccini polisaccaridici; essi hanno la caratteristica di non stimolare l'immunità dipendente dai linfociti T. Successivamente, il polisaccaride capsulare è stato coniugato ad una proteina di trasporto: quest'ultima viene riconosciuta dalle cellule T e stimola la risposta immunitaria T-dipendente, col vantaggio di aumentare la produzione di anticorpi, soprattutto nei bambini più piccoli.

Una volta che il vaccino è stato introdotto, c'è stato un drastico calo a livello mondiale delle patologie: se prima i casi da patologie invasive da H. influenzae erano intorno ai 15-30 casi per 100.000 soggetti per anno, si è scesi a un'incidenza annua di meno di 1 caso per 100.000 individui, che è un dato estremamente rincuorante. L'efficacia del vaccino possiede una amplissima controversia di pareri: si va da un possibile 30-40%, ad un quasi 100% di efficienza. Gli effetti collaterali gravi sono molto rari, relativamente frequenti, invece, sono quelli lievi: reazioni locali e sistemiche lievi nel 5-30% dei vaccinati; rare le reazioni di ipersensibilizzazione; reazioni locali e sistemiche più severe sono invece estremamente rare, avvenendo più che altro dopo un eventuale quarta dose.

Visto che l'obiettivo del vaccino è coprire i primi cinque anni di vita, in cui c'è maggiore rischio di patologie invasive, non si eseguono richiami dopo il 5º anno di età, quando viene somministrata la terza dose.

Il morbillo è una malattia infettiva acuta altamente contagiosa causata da un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxoviridae, genere Morbillivirus.

Il problema del morbillo è legato alla frequente presenza di gravi complicanze, anche potenzialmente invalidanti o mortali:
7-9% otite media
1-6% polmonite, sia virale che batterica
6% diarrea
0,1-0,01% encefalomieliti
0,001% panencefalite sclerosante subacuta (PESS)
0,01-0,05% mortalità
Il vaccino disponibile è un vaccino a virus vivo attenuato; tra i suoi eventuali effetti collaterali, con simulazione della malattia, vi può essere rialzo termico o interessamento delle mucose, raramente rash cutaneo. Questi sintomi non compaiono, come nel caso dei vaccini a virus inattivato, dopo qualche ora dalla somministrazione, ma dopo 6-7 giorni, e durano qualche giorno. Ciò di per sé non è grave, ma bisogna allertare le famiglie soprattutto se il bambino soffre di convulsioni febbrili, in modo da poter preventivamente somministrare qualche dose di paracetamolo.

Il vaccino si inattiva mediante ripetute crescite in colture di fibroblasti di uova embrionate; ciò aveva suggerito l'ipotesi che vi potessero essere reazioni avverse nei soggetti allergici all'uovo, ma quest'ipotesi è stata smentita perché la quantità di antigene dell'uovo presente è talmente bassa da non destare preoccupazioni. L'unica indicazione alla vaccinazione in ambiente protetto è l'anafilassi.

Il 95% dei soggetti sviluppano immunità dopo 1 dose di vaccino, il 99% dopo la seconda dose, il 99,6% se vengono rispettate tutte le possibili dosi di richiamo. Il vaccino è molto efficace, garantendo una copertura vaccinale duratura per tutta la vita del paziente.

La parotite è una malattia infettiva contagiosa, di eziologia virale (il virus appartiene alla famiglia dei Paramyxoviridae), che si manifesta tipicamente con un ingrossamento delle ghiandole parotidi; può avere un decorso asintomatico o interessare numerosi organi e apparati.

Esistono delle complicanze ma sono soprattutto evidenti in età puberale (nel maschio orchite o epididimite, prostatite e nelle femmine mastite, ooforite, tiroidite di De Quervain). Complicanza comune è anche la pancreatite, anche se non è nota la reale incidenza di questa complicanza: una certa congestione d'organo è probabilmente molto frequente, mentre rare sono le forme conclamate.

Una cosa più comune nel bambino (1-10% dei casi) è la cerebellite (che si manifesta con deambulazione a base allargata) associata o meno a un'encefalite (con una compromissione neurologica più evidente).

Il vaccino anti-parotite è un vaccino a virus vivo attenuato. Un tempo si utilizzava un ceppo di virus inattivato che poteva dare, anche se raramente e in maniera blanda, una meningite a liquor limpido che aveva risoluzione spontanea. Oggi ovunque si usa un altro ceppo, che è quello che assicura rispetto ad altri ceppi vaccinali la maggior efficacia e minor effetti collaterali. Il vaccino è somministrato dopo l'anno, con la possibilità di eseguire il richiamo al 5-6º anno.

L'efficacia, pur non completa, è stimata attorno al 96-97%.

La rosolia è una malattia infettiva moderatamente contagiosa, di eziologia virale (il virus appartiene alla famiglia dei Togaviridae), che si manifesta tipicamente con un esantema maculopapuloso e con tumefazioni linfoghiandolari. Se contratta in gravidanza può configurare nel nascituro il quadro della rosolia congenita.

Il vero problema è quello della prevenzione della rosolia congenita, e quindi di avere donne in età fertile tutte coperte contro la rosolia. Fino a qualche anno fa si eseguiva il vaccino in tutte le bambine a 11 anni di età, ma la sua mancata applicazione capillare ha creato alcuni problemi di copertura; quindi attualmente il calendario vaccinale antirosolia segue quello della vaccinazione anti-morbillo: con 2 dosi di vaccino si riesce ad assicurare un'ottima copertura vaccinale.

L'efficacia è elevatissima: 99,95% circa dopo 2 o 3 dosi inoculate.

La rosolia contratta durante la gravidanza può essere una malattia molto pericolosa, soprattutto se contratta nel primo semestre di gravidanza; d'altra parte dopo il 4º mese di gravidanza l'infezione non dà difetti al nascituro.

La rosolia congenita può condurre ad aborto o a morte fetale intrauterina, oppure, tra coloro che sopravvivono, può colpire diversi organi e apparati: il problema più comune è la sordità, altre manifestazioni comprendono cataratta, glaucoma, retinopatia, microftalmia, difetti interatriale o interventricolare, stenosi della valvola polmonare, pervietà del dotto di Botallo, microcefalia, ritardo mentale, lesioni ossee.

Sulla base dei riscontri epidemiologici riguardante la circolazione dei virus influenzali, i vaccini utilizzati comprendono i ceppi di più recente isolamento e, quindi, di più probabile circolazione (di solito 2 del tipo A e 1 del tipo B). Esistono vaccini a virus intero, ma in età pediatrica si consigliano i vaccini subvirionici che determinano con minore frequenza effetti collaterali locali (dolorabilità e indurimento in sede d'iniezione) e sistemici (malessere, cefalea e febbre).

Tutti i composti disponibili risultano efficaci nei soggetti con più di 6 mesi di vita, in quanto, prima di tale età, la risposta anticorpale è bassa. Va effettuata ogni anno in autunno avanzato (dall'inizio di ottobre fino alla fine di novembre). Fino ai 9 anni si somministrano 2 dosi nei soggetti vaccinati per la prima volta: il concetto delle 2 dosi dipende dal fatto che si presuppone che il soggetto non abbia mai incontrato il virus.

Le raccomandazioni Statunitensi, ma anche quelle del Ministero della Salute in Italia, sono quelle di vaccinare tutti i soggetti con patologia cronica di età superiore ai 6 mesi allo scopo di prevenire le complicanze dell'influenza. I vaccini vanno fatti sopra i 6 mesi perché, soprattutto per quanto riguarda i vecchi vaccini, sotto quest'età non funzionano. I soggetti con patologia cronica sono i soggetti con cardiopatie congenite emodinamicamente significative, con patologia respiratoria cronica (incluso l'asma), con patologia metabolica incluso il diabete, con insufficienza renale ed epatica, con immunodeficienze congenite o acquisite.
A queste categorie il Ministero ha aggiunto anche i prematuri e i nati di peso inferiore ai 2,5 chili. Nei soggetti sani di età compresa tra i 6 e i 23 mesi la vaccinazione è raccomandata ed è offerta gratuitamente e attivamente. Questo accade perché degli studi hanno dimostrato come i soggetti di età inferiore ai 2 anni durante il periodo influenzale, senza avere nessuno particolare fattore di rischio, venissero ospedalizzati molto frequentemente, addirittura più di quelli con patologie croniche ma di età superiore; questo perché se un bambino sotto i 2 anni presenta febbre alta la tendenza è sicuramente quella di ricoverarlo, anche per essere sicuri che non si tratti di altre infezioni, ad esempio batteriche. Per lo stesso motivo, in un altro studio si è dimostrato che nei primi 2 anni di vita vi è una frequenza di visite mediche e di terapia antibiotica particolarmente elevato.

Anche considerando i costi, i dati italiani dimostrano che il costo medico dell'influenza è molto elevato, non solo in termini diretti (numeri di ricoveri, di prescrizione di antibiotici, di antipiretici) ma anche in senso indiretto in relazione al numero di giornate di lavoro perse dai genitori, non solo perché assistono il figlio malato ma perché c'è la possibilità che si ammalino loro stessi. I dati italiani per ora mostrano che questo problema è soprattutto accentuato nella fascia di età tra i 2 e i 7-8 anni, cioè in coloro che iniziano la scuola materna e i primi anni di elementari.

La tendenza attuale è quindi quella di allargare la vaccinazione anche ai bambini sani, fino ai 7-8 anni.

A forza di bufale, allarmi sui social e processi alla scienza, le vaccinazioni in Italia sono in caduta libera, e secondo l’Istituto superiore di sanità sono ormai arrivate al limite della soglia di sicurezza. A testimoniarlo sono i dati raccolti dall’Iss e dal ministero della Salute, che parlano di una copertura per malattie importanti come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B ormai al di sotto del 95%, e per morbillo, parotite e rosolia inferiori all’86%. Numeri che non raggiungono gli obiettivi minimi stabiliti dal Piano nazionale per le vaccinazioni, né quelli stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità.

I numeri inoltre descrivono una situazione che continua progressivamente a peggiorare, e che secondo gli esperti dell’Iss rischia di avere gravi conseguenza sulla salute, sia sul piano individuale che su quello collettivo. “Scendere sotto le soglie minime – sottolinea l’Istituto superiore di sanità in una nota – significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso, e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino”.

Il rischio quindi è quello di nuove epidemie, e il ritorno di malattie ormai scomparse grazie alla protezione dei vaccini, che rischiano oggi di non essere riconosciute e trattate per tempo. “Ricordiamo che i vaccini hanno salvato circa 2 milioni e mezzo di vite l’anno – ha commentato a proposito il presidente dell’Aifa Sergio Pecorelli – 5 al minuto e che ancora oggi una malattia come il morbillo può risultare mortale”,.

Come nasca questo crollo delle vaccinazioni non è difficile da immaginare. Una ricerca presentata durante il congresso nazionale di Paidòss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, e condotta su mille genitori con figli al di sotto dei sei anni di età ha rivelato infatti che il 33% degli intervistati riteneva i vaccini più pericolosi delle malattie che curano, il 36,6% pensava che rischi e utilità cambiassero da malattia a malattia, e solo un 25,4% sarebbero incondizionatamente a favore delle vaccinazioni.

Il problema comunque non è limitato al mondo dell’infanzia. Le vaccinazioni antinfluenzali negli ultimi tre anni sarebbero infatti calate di oltre il 10%, passando dal 60% del 2012/2013, a poco più del 50% nel 2013/2014, per scendere al di sotto del 50% nell’ultima stagione. Anche qui, numeri pericolosi, che ci mettono in fondo alla classifica dei paesi dell’Europa occidentale.



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