mercoledì 15 giugno 2016

I PIEDI PIATTI


Piede piatto è un paramorfismo in cui risultano alterati i rapporti anatomici del piede, caratterizzata dalla riduzione dell'arco plantare e dal conseguente aumento della superficie d'appoggio della pianta del piede.

I piedi piatti sono molto diffusi e normalmente non causano problemi. In alcuni casi l’arco plantare non si sviluppa correttamente durante l’infanzia, in altri il piede può appiattirsi dopo un trauma o a causa dell’usura dovuta all’invecchiamento.

Questo disturbo può contribuire ai problemi delle caviglie e delle ginocchia, perché altera l’allineamento corretto delle gambe, ma se il paziente non prova dolore, per il piede piatto non è necessaria alcuna terapia.

È normale che i bambini e i neonati abbiano i piedi piatti, perché l’arco plantare non si è ancora sviluppato. Nella maggior parte dei casi l’arco plantare si sviluppa durante l’infanzia, ma in alcune persone non si sviluppa: il piede piatto è quindi una normale variazione della forma del piede e quindi chi ha i piedi piatti può anche non avere problemi.

L’arco plantare, inoltre, può appiattirsi con il passare del tempo. Anni di usura possono indebolire il tendine che si trova all’interno della caviglia e che serve da supporto all’arco.

Tra i fattori che fanno aumentare il rischio di avere i piedi piatti ricordiamo:
obesità
traumi al piede o alla caviglia
artrite reumatoide
invecchiamento

La maggior parte delle persone con i piedi piatti non lamenta alcun sintomo. Alcune, però, hanno male ai piedi, in particolare nella zona del tallone o dell’arco plantare. L’interno della caviglia si può inoltre gonfiare.

Il piede fornisce la base d'appoggio a tutto il corpo consentendo di scaricare il peso al suolo e svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio.

In condizioni normali, la superficie d'appoggio del piede non è costituita dall'intera superficie plantare, ma si localizza elettivamente in corrispondenza di tre punti:
testa del primo metatarso
teste del quarto e quinto metatarso
tuberosità calcaneare.
La congiunzione di questi tre punti costituisce le cosiddette volte o archi plantari: una trasversale (anteriore), due longitudinali (mediale e laterale). La volta plantare mediale è formata dal calcagno, dall'astragalo, dallo scafoide, dai tre cuneiformi e dai primi tre metatarsi. La curvatura della volta plantare mediale è sostenuta dalla fascia plantare e dai legamenti plantari, con il supporto dinamico dei tendini del tibiale posteriore e del peroneo lungo, che per la loro funzione vengono detti appunto muscoli cavizzanti del piede.

L'appiattimento di questa volta longitudinale mediale può essere dovuta al cedimento di una o più delle strutture citate e determina un'anomalia nella distribuzione del peso, con conseguente alterazione dei rapporti tra le varie componenti ossee e lo sviluppo di fenomeni degenerativi e dolorosi.

Il collasso della volta plantare può essere dovuto a situazioni congenite (piede piatto del bambino) e acquisite (piede piatto dell'adulto). Queste ultime, talvolta insidiose e non sempre facilmente diagnosticabili, andrebbero individuate tempestivamente per evitare l'insorgenza nel tempo di artrosi dolorosa del piede mediante la correzione chirurgica.



Spesso asintomatico e pertanto sottovalutato, il piede piatto viene diagnosticato solo quando il difetto della postura o del movimento provoca dolore.

La forma d'impronta che il piede lascia sul terreno definisce il tipo di piattismo. Con un apposito podogramma, a seguito di un esame baropodometrico, si rileva e si analizza l'impronta definendo piede piatto un piede che ha una superficie d'appoggio dell'istmo maggiore di 1/3 della superficie d'appoggio del tallone anteriore.

Questa definizione però è solo statica e limitativa e non tiene conto del fatto che ci sono piedi più tonici che hanno lo stesso grado di valgismo calcaneare pur presentando un istmo pressoché normale; è il caso del piede cavo o piede cavo-valgo.

Un semplice metodo per effettuare un'autodiagnosi consiste nel bagnare i propri piedi immergendoli in una bacinella d'acqua per poi metterli su di una superficie liscia ed asciutta (del cemento, o anche della carta) in modo da lasciare l'impronta della propria pianta del piede. La prova risulta ancora più accurata se viene utilizzato borotalco o similare. La distinzione tra un piede piatto "morfologico" e un piede piatto "funzionale" non può essere fatta sulla base della sola immagine podografica.

In linea di massima si distinguono due forme cliniche di piede piatto nel bambino: una, che viene definita piede lasso infantile, dipende dal fatto che lo sviluppo muscolare del piede non coincide con l'età del bambino. In questi casi, l'utilizzo di plantari e una appropriata fisioterapia contribuiscono a ripristinare i normali rapporti anatomici e a recuperare la corretta fisiologia del piede. La seconda, detta piede piatto genetico evolutivo, è una deformità che tende a progredire e a divenire nel tempo invalidante; si accompagna a valgismo del calcagno (il calcagno cioè si porta verso l'esterno) e/o allo scivolamento mediale dell'arco interno (il piede tende a scivolare verso l'interno nella sua parte dorsale e centrale) con medializzazione dell'astragalo. In questo secondo caso il trattamento è solo chirurgico.

Una valutazione del piede si può fare intorno ai tre-quattro anni: se in famiglia sono presenti altri casi di piede piatto, è necessario valutare il bambino con maggiore attenzione perché si potrebbe essere di fronte alla seconda forma.

Ci sono poi forme di piattismo "funzionale", secondarie ad altre anomalie: obesità e sovrappeso, debolezza muscolare, malattie neurologiche, abitudini posturali errate, calzature inadeguate.

La prevalenza del piede piatto nella popolazione adulta prevale intorno al 5%. Può rappresentare un reperto del tutto occasionale in pazienti asintomatici, o determinare, se non trattato opportunamente, una notevole limitazione funzionale.

Le cause di piede piatto nell'adulto sono divise in due grandi categorie:
evoluzione di un piede piatto congenito non trattato (piede piatto flessibile dell'adulto);
piede piatto secondario a disfunzione del muscolo tibiale posteriore o a fratture, lacerazioni tendinee, artrite reumatoide, neuropatia (ad esempio nel piede diabetico) o miopatia.

Durante la visita l’ortopedico osserva il piede da davanti e da dietro e vi chiede di stare sulla punta dei piedi per capirne la meccanica. Può inoltre chiedervi di esaminare le scarpe, per capire come consumiate la suola.

I plantari in vendita in farmacia o nei negozi di articoli ortopedici possono essere utili per alleviare il dolore causato da questo disturbo. Il medico in alternativa può suggerirvi di farvi fare un plantare su misura. I plantari non curano il problema, ma spesso sono in grado di diminuirne i sintomi.
Alcune persone con i piedi piatti hanno il tendine d’Achille più corto del normale. Gli esercizi di stretching del tendine possono essere utili.
Le scarpe che sostengono bene il piede possono essere meglio tollerate rispetto ai sandali o alle scarpe meno strutturate.

Per correggere i piedi piatti non si ricorre alla chirurgia. L’intervento chirurgico può però essere eseguito per correggere un problema connesso a questo disturbo come l’usura o la rottura del tendine.

I piedi piatti sono i responsabili di ben il 90% dei casi di alluce valgo, la deformazione ossea dell’alluce, caratterizzata dalla comparsa di una deformità sporgente verso l’esterno alla base del dito.

La mancanza della naturale curvatura della volta plantare incide negativamente sulla postura, compromettendone il corretto assetto. Chi ha i piedi piatti, inoltre, è da considerare più a rischio di sviluppare tendiniti e fasciti plantari, cioè l’infiammazione del legamento che percorre la pianta del piede dal calcagno alla base delle dita.

Aumentano anche le probabilità di soffrire di spina calcaneare, una degenerazione della fascite plantare che provoca la comparsa di una sporgenza anomala in prossimità del tallone.


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