giovedì 1 ottobre 2015

CASTRAZIONE ED EVIRAZIONE



La castrazione è l'asportazione delle gonadi nell'essere umano o nell'animale. La procedura chirurgica di asportazione dei testicoli nel maschio viene detta orchiectomia.

L'orchiectomia viene attualmente eseguita esclusivamente per scopi terapeutici (asportazione di tumori) ma, sempre attraverso l'espressione di un consenso informato e con sentenza positiva del giudice (legge n. 164 del 1982), possono anche far parte del percorso di transizione degli individui con disturbi dell'identità di genere.

In sostituzione della procedura chirurgica, si può in alcuni casi ottenere un effetto equivalente alla castrazione utilizzando appositi farmaci che bloccano l'attività delle gonadi (castrazione chimica), o radiazioni.

L'asportazione delle gonadi comporta come prima conseguenza l'impossibilità di procreare, ma comporta anche una serie di cambiamenti fisici e psicologici, determinati dall'alterazione dell'equilibrio ormonale del soggetto sottoposto a castrazione (ipogonadismo con relative conseguenze).

Se un soggetto viene sottoposto a castrazione prima della pubertà, mantiene un aspetto infantile anche nell'età adulta in quanto non si verifica lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Non vi sarà ad esempio la muta vocale. L'apparato genitale conserva dimensioni ridotte, il soggetto non ha desiderio sessuale, la voce rimane acuta, la massa muscolare e la distribuzione di peli è scarsa, il tessuto adiposo si accumula maggiormente nelle sedi tipiche del sesso femminile (fianchi, cosce, mammelle), dando origine a un aspetto fisico definito eunucoide.

Se l'orchiectomia viene praticata dopo la pubertà, quindi dopo lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, le alterazioni fisiche saranno molto meno evidenti e l'attività sessuale può ancora verificarsi, anche se in presenza di una libido diminuita e di una incapacità a procreare.

Nei moderni stati di diritto la castrazione umana per scopi punitivi, coercitivi o eugenetici, è fermamente condannata. In passato, oltre che come forma di punizione corporale e di tortura, in alcune culture la castrazione umana veniva praticata al fine di originare eunuchi o castrati.

Nel sec. XVIII la castrazione era dovuta a motivi d'affari: con il diffondersi dei cori polifonici, si aveva un sempre maggiore bisogno di voci bianche. Dato che una bolla pontificia vietava l'inserimento delle donne, si preferiva castrare i fanciulli (di circa otto - dieci anni) per impedire la muta vocale e far sì, che in questo modo mantenessero la capacità di cantare con voce femminile. Asportando chirurgicamente i testicoli, la mancata produzione di testosterone faceva sì che la voce mantenesse quel timbro anche da adulti. Ogni anno circa 4.000 ragazzi europei venivano castrati, soprattutto in Italia. Il medico fiorentino Antonio Santarelli, specialista in castrazioni, era tra i chirurghi meglio pagati dell'epoca.

Il più celebre dei cantanti castrati è stato Carlo Broschi in arte Farinelli. Alessandro Moreschi invece fu l'ultimo evirato nella storia della musica: solista nel coro che si esibiva presso la Cappella Sistina in Vaticano, cantò anche al funerale del re Umberto I. Fu congedato per pensionamento nel 1913, dopo che nel 1902 ci fu l’estromissione formale dei castrati da parte della Chiesa.

La castrazione veniva praticata con una profonda incisione all'inguine, dalla quale erano estratti il cordone e i testicoli. I cordoni venivano strettamente legati prima del taglio e, talvolta, cauterizzati, per evitare mortali emorragie dalle arterie spermatiche. A operare venivano chiamati, soprattutto, i norcini (macellai specializzati nella lavorazione del maiale) e i barbieri. All'epoca non esisteva anestesia; al più si stordiva il ragazzo con del laudano (tintura di oppio - Paracelso). La mancanza di asepsi provocava infezioni, anche di tetano, che si credeva derivassero dalle sofferenze.

In passato sui maschi umani venivano praticati due tipi di castrazione: bianca (asportazione dei testicoli) e nera (rimozione delle gonadi e del pene per dare origine a eunuchi, parzialmente o completamente incapaci di attività sessuale, utilizzati come guardiani degli harem). Nel medioevo islamico gli eunuchi erano ricercati anche per assegnar loro funzioni amministrative e incarichi politici e militari, scongiurando in tal modo forme di nepotismo.



Nel mondo islamico la castrazione è stata praticata fino all'età contemporanea al fine di reclutare gli inservienti della Ka'ba di Mecca, d'origine africana. Le famiglie povere erano onorate di cedere i loro figli per questo incarico altamente onorifico, che comportava oltre tutto per gli interessati un trattamento di particolare riguardo anche sotto il profilo economico.
L'operazione di castrazione veniva attuata a tal fine in età prepuberale.

Un certo numero di culti religiosi ha incluso la castrazione tra le loro pratiche principali. Tra loro:

il culto di Cibele, i cui devoti si auto-castravano in emulazione estatica di Attis;
alcuni cristiani di epoca antica la consideravano strumento accettabile per contrastare i desideri peccaminosi della carne (Origene ne parla in un passo dubbio);
gli Skoptsy, setta russa di fine Settecento.

Sin dalla sua apparizione, la pratica della castrazione fisica è collegata ai riti sacrificali per la fecondità della terra. L’evirazione è un sacrificio che consente il perpetuarsi delle stagioni. La venerazione della Grande Madre, divinità femminile che simboleggia il ciclo della natura e la mediazione tra l’umano e il divino, ha assunto numerose forme e significati: la Dea Madre degli Ittiti, il culto di Cibele a Roma, Astarte a Cartagine, la dea babilonese Ishtar, Osiride nell’antico Egitto e si ritrova ancora oggi nelle processioni durante le feste padronali nell’Italia meridionale, dove viene portata in spalla la statua della Madonna.
Le prime testimonianze storiche sugli eunuchi provengono dalla Cina e risalgono al III millennio a. C., datazione di alcune sculture antropomorfe ritrovate nella provincia di Anhui. Molti sono gli storici che riportano le vicende di alcuni eunuchi famosi, tra questi Erodoto narra la storia di Erotimo, potente eunuco della corte del re persiano Serse, che si vendicò sul mercante Panonio che l’aveva fatto evirare, costringendolo a castrare i suoi quattro figli che poi mutilarono lui.Il divieto islamico di castrare gli schiavi veniva aggirato comprando schiavi erano stati castrati al di fuori del regno, che giungevano dall’impero bizantino, oppure dai monasteri copti in Egitto. Il commercio dei castrati, a cui partecipavano musulmani, ebrei e cristiani divenne molto redditizio e portò ad una grande diffusione di queste figure che presso le corti divennero consiglieri, generali, amministratori e reggenti.
Spesso la castrazione portava alla morte di coloro che per volontà o costretti da altri venivano privati delle parti genitali. Qualora non morissero durante o a seguito della mutilazione, i castrati presentavano alcune caratteristiche fisiche quali gigantismo, assenza del pomo d’Adamo, assenza di masse muscolari, mancata discesa della laringe e tendenza all’obesità in età adulta. Un’altra conseguenza era la mancanza di pelosità, era infatti diffuso nell’area mediorientale portare i baffi come segno distintivo rispetto agli eunuchi. I modi di castrazione differivano in base al luogo. In Cina ad esempio le tecniche di castrazione erano molto avanzate, e mentre nei monasteri copti in cui si eviravano gli schiavi neri durante l’età moderna la percentuale dei ragazzi che morivano era superiore al 60%, per la stessa operazione in Cina decedeva solo il 2% – 3% di coloro che la subivano. Le modalità della castrazione sono raccontate nel resoconto dell’ultimo castrato dell’imperatore cinese, Sun Yoating morto nel 1996, all’età di 94 anni. Egli scrive che per circa un anno un eunuco anziano insegnava al ragazzo di età compresa fra gli 8 e 12 anni i costumi e le usanze delle famiglie nobili, massaggiandogli ogni sera il pene. Quando arrivava il momento dell’operazione, il ragazzo veniva steso su un giaciglio e legato per essere castrato con un coltello scaldato al fuoco. Dopo l’evirazione veniva inserita una piuma d’oca nell’uretra e tamponata la ferita. 



L’operazione era riuscita se il bambino orinava nel giro di un paio di giorni, in caso contrario sarebbe morto. Invece il metodo utilizzato nei centri della penisola italiana nei secoli XVII e XVIII consisteva nella somministrazione di oppio al bambino che veniva immerso in seguito in un bagno caldissimo. Quando entrava in uno stato di torpore gli venivano recisi i condotti che portavano ai testicoli, che in breve tempo si raggrinzivano e scomparivano. Fu questa la sorte toccata al più famoso cantante castrato di tutti i tempi: Carlo Broschi, in arte Farinelli.
Ma l’evirazione non è una pratica estinta, legata ai passati splendori delle corti cinese e ottomana e alla grandezza del papato. Oggigiorno esistono varie forme di evirazione che mantengono un legame con il rituali sacri. E’ l’esempio degli Hijras indiani, uomini che compiono l’operazione chiamata nirvan (escissione dei genitali) , ai quali è attribuito il dono di conferire fertilità e che spesso si prostituiscono per le strade delle maggiori città indiane. La loro vita ai margini somiglia a quella dei giovani transessuali iraniani, costretti a subire l’operazione di asportazione dei genitali per via della pressione sociale. Essere omosessuale in Iran è un reato per cui si rischia la prigione, ma non cambiare sesso. Fu lo stesso Khomeini che promulgò una fatwa che permetteva di subire l’operazione di mutilazione genitale. Molti dei giovani omosessuali iraniani si operano per avere più diritti, ma spesso vengono allontanati dalle famiglie e vivono ai margini della società.



Il fenomeno della castrazione costituisce così una trama comune che comprende non solo i Paesi del bacino del Mediterraneo ma è diffusa anche nell’Oriente più lontano, in una continuità che non è solo temporale. L’eunuco viene dimenticato e marginalizzato dalla storiografia tradizionale e descritto come personaggio esotico e lontano nei romanzi del Settecento e dell’Ottocento, figura che ritorna in chiave ironica nella commedia napoletana. Ma se approfondito e sviscerato nei suoi contenuti si presenta come qualcosa di non compiuto e finito. Non è il trittico delle “Tentazioni di Sant’Antonio” dipinte da Bosch nel quale si allude alla castrazione, collegata alla sodomia e ai culti misterici. Potrebbe essere invece la tavolozza usata dal pittore per comporre il colore nelle sue sfumature infinite, in cui rimangono delle croste di pittura anche dopo che viene ripulita. Occuparsi degli eunuchi della corte ottomana o dei castrati italiani del XVIII secolo ci permette di sollevare un po’ di polvere dalle rovine della storia e risvegliare gli interrogativi del presente attraverso le vestigia del passato, che rimangono anch’esse in parte avvolte nell’enigma.
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