sabato 17 ottobre 2015

LA PARANOIA



"Paranoia" non è un neologismo composto; il termine esisteva già in greco, col significato generale di "follia". Fu introdotto nella psichiatria moderna nel XIX secolo, da Emil Kraepelin, che lo impiegò per descrivere ogni tipo di malattia mentale caratterizzata solo o soprattutto dalla presenza di un sistema di credenze illusorie, deviate, che in quanto tali alterano la percezione della realtà del paziente. In particolare, Kraepelin indicava come "paranoia pura" una condizione patologica caratterizzata dall'adesione a un sistema di credenze illusorio, senza alcun apparente deterioramento delle altre facoltà intellettuali, a prescindere dal fatto che tali credenze avessero o meno a che vedere con un complesso di persecuzione. Per esempio, chi si fosse persuaso di essere un profeta che parla con entità ultraterrene o aliene, sarebbe classificato da Kraepelin come 'puro paranoico'. Anche se la definizione di Kraepelin non è più usata, l'uso del termine "paranoico" in questo senso ampio sopravvive nella terminologia psichiatrica, che per esempio indica con l'espressione schizofrenia paranoide le forme di schizofrenia in cui false credenze siano predominanti.

Freud menzionò la paranoia nel 1895 in un documento noto come Minuta H, in effetti un allegato di una lettera di Freud al suo più stimato interlocutore, il dottor Fliess. Freud si riferiva al caso di una donna ossessionata da "voci interiori" che la criticavano.

Nel XX secolo si è andata via via imponendo l'accezione più restrittiva del termine "paranoia" col riferimento specifico a complessi di credenze a tema persecutorio. Al contempo, è stata adottata l'espressione "disturbo delirante" per riferirsi al concetto più generale di delirio lucido e razionale, che include per esempio il caso di coloro che sono patologicamente convinti di essere amati da qualcuno (per esempio personaggi pubblici, la cosiddetta sindrome di de Clerambault), di avere ricevuto una speciale missione da parte di Dio, di essere traditi dal proprio partner, e via dicendo.

Da un punto di vista psichiatrico, non è sempre chiaro come si possa distinguere un paranoico da una persona mentalmente sana che sia effettivamente nella posizione di avere molti nemici o essere possibile bersaglio di congiure o persecuzioni. Per esempio, Stalin viene talvolta descritto come paranoico, ma è ragionevole presumere che molte persone volessero realmente la sua morte. Potrebbe darsi che con un numero sufficiente di nemici (per esempio nel caso delle persone molto potenti) sia impossibile non essere clinicamente paranoici. La discriminante teorica (che le paure del soggetto siano o meno fondate) non è sempre applicabile con certezza.

Secondo Freud, i sintomi tipici della paranoia sono:
tendenza a sovraccaricare le frasi dette da altri di significati che non sussistono sia secondo chi le ha pronunciate che secondo i presenti o chi ascolta i ricordi del paziente, e a giustificare queste interpretazioni distorte in base al tono della voce e all'espressione del viso dell'interlocutore, in mancanza di una motivazione reale attribuibile al contenuto;
debolezza di memoria relativa a interi periodi della vita dimenticati, in cui ha avuto luogo l'episodio riportato a coscienza al termine del trattamento psicoanalitico;
contestuale capacità di memorizzare interi testi alla prima lettura e sentirli in genere come voci provenienti dall'esterno (quindi in forma di allucinazioni uditive) o più raramente di pensieri propri, che comunque il paziente non è in grado di controllare. Si tratta di voci prodotte dalla mente del paziente, che si impongono alla sua attenzione, esito di un compromesso che porta coscienza qualcosa di simile e collegato all'esperienza rimossa, fra lo psicologo o le esperienze che fanno ricordare, e la coscienza che tende a rimuovere l'esperienza passata;
rimorso a seguito di mancata vergogna nel periodo in cui è stata vissuta l'esperienza, che diviene poi diffidenza verso di sé, proiezione verso gli altri e diffidenza verso gli altri senza opporre resistenza psichica.
L'indagine psicoanalitica dimostra che una frase apparentemente innocua risveglia un ricordo inconscio, in qualche modo legato ad essa, in genere parole simili pronunciate dalla stessa persona in circostanze che sono oggetto di rimozione.



Come nel caso delle fobie o delle manie di vario genere, il termine "paranoia" viene spesso usato nel linguaggio comune in maniera imprecisa, a prescindere da connotazioni patologiche, per riferirsi a persone che mostrano di ritenersi vittima di qualche persecuzione, o anche semplicemente ansiose o apprensive.

Nel definire il significato del termine paranoia è opportuno innanzitutto distinguerne l’uso che se ne fa quotidianamente dal suo significato nel gergo medico-psichiatrico.
Nel linguaggio quotidiano il termine paranoia è spesso usato per definire condizioni non prettamente patologiche in cui una persona si ritiene vittima di persecuzioni o, ancora, per connotare persone più semplicemente caratterizzate da ansia e apprensione, intendendo quindi “paranoia” come una forma rafforzata di paura o angoscia.
Nel linguaggio psichiatrico il termine paranoia, ormai desueto e sostituito dal concetto di disturbo delirante (nel suo sottotipo persecutorio), può indicare una condizione psicotica in cui la persona elabora in modo lucido e sistematico un sistema di ideazioni e credenze incentrate sulla convinzione patologica di essere perseguitati o essere sottoposti a una minaccia concreta. Tale convinzione si manifesta in particolare con idee quali l’essere spiati, pedinati, essere vittime di complotti, attentati o avvelenamenti. In generale la paranoia comporta una tendenza a non fidarsi dell’altro, percepito come mal intenzionato nei nostri confronti, ad averne paura, ad essere sospettosi e guardinghi.
La condizione di paranoia, quando non si presenta nella forma di un disturbo delirante vero e proprio, prevede l’assenza di deliri bizzarri (riguarda cioè situazioni che possono effettivamente esistere nella vita reale) e il comportamento della persona non risulta particolarmente bizzarro o stravagante. Il funzionamento, inoltre, a parte per quanto consegue alla sospettosità, non risulta compromesso in modo rilevante.
Una condizione di paranoia può però manifestarsi non solo come sottotipo persecutorio del disturbo delirante, ma anche a seguito di altre condizioni. Tra queste troviamo l’assunzione di sostanze stimolanti quali cocaina e anfetamine; la schizofrenia, che spesso presenta manifestazioni di bizzarria e allucinazioni uditive o visive, viceversa assenti nel disturbo delirante; in concomitanza di disturbi dell’umore (in questo caso con manifestazioni psicotiche); nel disturbo paranoide di personalità, in cui però le ideazioni paranoidi non sono altrettanto nette e persistenti di quelle presenti nella forma propriamente delirante di paranoia.

Il termine paranoia significa etimologicamente “vicino alla mente” o “fuori dalla mente”, e indica nella sua forma più generale un sistema di idee o convinzioni che si discostano dalla realtà così come viene comunemente percepita. Di solito si usa questa parola per riferirsi a idee di tipo persecutorio: il paranoico è convinto che qualcuno ce l’abbia con lui o gli stia dando la caccia, quando entra in un locale si sente tutti gli occhi addosso, ha sospetti sulla fedeltà del partner oppure è convinto che in sua assenza gli altri parlino male di lui.

Se volessimo restare aderenti all’etimo, “paranoia” dovrebbe indicare qualunque convinzione erronea, non solo di tipo persecutorio. Ma siccome nel tempo è invalso l’uso di questo termine limitatamente agli aspetti persecutori, per evitare confusioni in ambito clinico si preferisce oggi parlare di delirio, termine che ha riconquistato la caratteristica di generalità.

Un delirio può quindi avere per tema un’ideazione persecutoria, ma anche la convinzione di avere un talento non riconosciuto, di essere una personalità religiosa o un dio, una gelosia, oppure la convinzione che un’altra persona si sia innamorata del soggetto delirante. Alcune di queste idee in linea di principio potrebbero anche essere verosimili, ma diventano deliri nel momento in cui si scontrano con la realtà - soprattutto delle altre persone, che ne sottolineano continuamente la bizzarria e l’incongruenza.

Cercare di convincere un soggetto delirante dell’infondatezza delle sue convinzioni può essere un’esperienza estremamente frustrante. Il delirante può apparire per il resto una persona equilibrata, eppure essere intimamente convinto che la sua ex, ad esempio, anche se è stata lei a lasciarlo, sia ancora innamorata di lui. Le conseguenze potranno essere tentativi e comportamenti di riavvicinamento ripetuti, che presto infastidiranno e preoccuperanno l’interessata, e a nulla varranno i tentativi di spiegazione da parte della stessa, dei parenti, dei familiari, degli amici. Alcuni episodi che oggi sono perseguibili come reato di stalking si devono a forme di delirio come questa.

Anche se in letteratura e nella documentazione clinica si preferisce parlare di deliro di persecuzione, il sostantivo “paranoia” e il suo aggettivo “paranoico” sono ancora usati colloquialmente, sia nel parlare comune che dagli addetti ai lavori. Nel gergo giovanile si parla invece di “paranoia” in senso improprio, per riferirsi a paure, angosce oppure a vere paranoie.

Come molti tipi di sintomi, anche le idee persecutorie possono assumere diversa gravità e intensità ed essere presenti isolatamente oppure in associazione ad altri sintomi. È possibile ad esempio una condizione grave di schizofrenia paranoide, dove deliri persecutori coesistono con deliri di altro tipo, allucinazioni uditive, angoscia e rabbia. Ma questa è una condizione grave e fortunatamente abbastanza rara.



Esiste poi il disturbo paranoide di personalità, caratterizzato da un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, che porta a interpretare le intenzioni altrui come malevole. Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri - anche familiari, amici e colleghi - li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non esistono prove che ciò avvenga. Provano costantemente risentimento e sono incapaci di dimenticare gli insulti e le offese subite, perché queste avvalorano la tesi che gli altri ce l’abbiano con loro. Com’è facile intuire, queste persone hanno grande difficoltà ad andare d’accordo con gli altri, perché qualunque relazione è vissuta come pericolosa, a causa della loro eccessiva sospettosità e ostilità.

A parte questi casi più gravi e caratteristici, idee di tipo persecutorio meno gravi possono trovarsi anche in altri tipi di sindromi, ad esempio in associazione a un disturbo d’ansia. Se entrando in un locale un soggetto sente la sgradevole sensazione di avere tutti gli occhi addosso, ciò non significa che sia paranoico, ma che percepisce quella situazione come pericolosa.

Dal punto di vista psicologico l’ideazione persecutoria, in fondo, si riduce a questo: una chiara e netta percezione di pericolo imminente. Questa percezione può essere “fredda”, ovvero non associata ad ansia né paura, come nel caso del reduce di guerra che in città vede cecchini appostati su ogni tetto. Non che ne abbia paura, ma “sa” che ci sono.

La percezione di pericolo può però essere caratterizzata anche da rabbia e continuo desiderio di rivalsa nei confronti dei presunti aggressori. Il paranoico aggressivo può essere un individuo decisamente pericoloso dal punto di vista sociale, dato che è come una mina innescata sempre sul punto di esplodere.

Di sfuggita, è possibile affermare che in molti presunti casi di mobbing lavorativo, si tratta in effetti di idee persecutorie da parte del “mobbizzato”.

Per concludere è bene ricordare che l’uso di sostanze, specialmente psicostimolanti quali cocaina e amfetamine (ecstasy), possono facilmente provocare o “slatentizzare” delle psicosi, e sviluppare deliri paranoici e di altro tipo.






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